1991. Le boline di Gorla che diventano arte
IL REGALO PERFETTO!
Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela: sarà come essere in barca anche se siete a terra.
Dodo Gorla, l’artista
Tratto dal Giornale della Vela del 1991, Anno 17, n. 06, luglio, pag. 44-51.
A tu per tu con Giorgio “Dodo” Gorla, l’italiano che, in copia con l’indimenticato Alfio Peraboni, ha vinto come solo Straulino nella classe Star. Capirete come si misura l’intelligenza nell’interpretare il vento e come si eleva la bolina a forma d’arte.
Se pensate che la vela sia uno sport di barche Giorgio Gorla non fa per voi. Se invece, come noi, credete che sia uno sport per uomini che misurano la loro intelligenza nell’interpretare il vento, Gorla è il vostro campione ideale. Nella Star, la più tecnica delle classi olimpiche, ha vinto tutto. Per oltre dieci anni ha implacabilmente bordeggiato dalla parte giusta elevando la bolina ad arte. Il suo segreto? Non c’è. Gorla è un uomo sereno che ama profondamente la vela, e riesce anche a farla amare. Per questo vale la pena di ascoltarlo attentamente.
Giorgio “Dodo” Gorla è nato ad Orta San Giulio in provincia di Novara 46 anni fa. Da dieci anni vive a Venezia, dove possiede una farmacia. È sposato con Caterina e ha un figlio di 19 anni, Nicola, che curiosamente odia la vela. La carriera velica di Gorla è cominciata molto presto in Snipe con la vittoria del campionato italiano juniores (1963) e poi assoluto (’66). Segue una parentesi in Finn con altro titolo italiano prima del definitivo matrimonio con la Star in coppia con l’ex giocatore di pallacanestro Alfio Peraboni. In Star Gorla e Peraboni hanno vinto quattro titoli italiani, l’europeo nel 1985, l’europeo di primavera nel 1987, il mondiale nel 1984, oltre a due medaglie di bronzo alle olimpiadi di Mosca (1980) e Los Angeles (1984). Attualmente Gorla corre ancora in Star col gardesano trentenne Dino Bonetti.
Giovedì 5 marzo 1984. A Villamoura nel Sud del Portogallo è in programma la quinta e penultima prova del campionato mondiale della classe Star. In testa alla classifica provvisoria c’è un equipaggio italiano: Giorgio Gorla e Alfio Peraboni a bordo di una barca italiana del cantiere di Danilo Folli di Mandello del Lario (dove è nato anche Peraboni) contrassegnata dal numero velico 6573. Il tabellino della coppia italiana sino a questo momento recita 7-4-11-4, per un totale, senza scarto, di 46 punti, cioè 3,7 in meno dell’americano Andrew Menkart, un emergente ex finnista che è in ascesa in classifica (3-18-14-1 i suoi piazzamenti). È l’anno delle olimpiadi di Los Angeles e il livello qualitativo del mondiale della classe Star è come al solito il massimo possibile. Nessun italiano è mai stato tanto in alto in classifica in un mondiale Star dai tempi di Straulino (che peraltro ne vinse tre) e a sole due prove dal termine. Gorla quella mattina del 5 marzo di sette anni fa confida a Peraboni una tremenda ovvietà: “ci vuole un primo posto, altro che piazzamenti”. Ma il vento fa le bizze, si aspetta una brezza che non si decide ad arrivare, la tensione sale, Menkart è nervoso, Gorla anche, il giovanissimo, allora, Paul Cayard, cerca il primo exploit della sua carriera che lo porterà poi sino al timone del Moro di Venezia. La partenza della quinta regata del mondiale Star viene infine data alle cinque meno dieci del pomeriggio con 15 nodi vento da 260 gradi, ossia dall’oceano. È la situazione che Gorla preferisce, i 115 chilogrammi di Peraboni si accartocciano sull’acqua e permettono una randa molto potente. Alla prima boa di bolina, una bolina senza angoli, giocata tutta sul centro del campo di regata, Gorla ha 54 secondi sul suo più diretto avversario. Una eternità. Di più, una schiacciante dimostrazione di superiorità psicologica e tattica, che gli vale la vittoria di giornata (Menkart in tilt cerebrale finisce appena 17) e il giorno successivo il titolo di campione del mondo. L’Italia ha trovato così l’erede di Straulino. Per parlare del 46enne Giorgio Gorla abbiamo voluto cominciare dal momento più bello e cruciale della sua grande carriera. Perché spesso, raccontando le gesta di un velista, si raccontano sommariamente le vittorie, si liquidano le avventure olimpiche dimenticando che ogni carriera è fatta di tant piccoli episodi, uno dei quali fondamentale. La prima bolina di quella regata del 5 marzo 1984 in Portogallo Giorgio Gorla non la dimenticherà mai, e noi con lui, perchè raramente capita di veder vincere quando serve, ancor più raramente vincere con tale distacco davanti ad un gruppo di 79 avversari con la barca più o meno identica alla tua. E per ricordarlo siamo disposti a sorvolare sulle due medaglie olimpiche, sui titoli europei che Gorla, sempre in compagnia di Peraboni, ha conquistato. Oggi Gorla continua a correre con la sua Star e si diverte ancora molto. Ha cambiato prodiere e insegue il sogno della sua quarta olimpiade. È un uomo felice, è sposato da molti anni con la bionda e bella Caterina, ha un figlio di 19 anni, Nicola, che scia piuttosto bene ed è, anche se pudicamente fatica ad ammetterlo, straordinariamente orgoglioso di lui. Gorla vive a Venezia, città di Caterina, dove possiede una farmacia a due passi da piazza San Marco. Prima di lasciargli la parola, accomodato su una poltrona del suo club, la Compagnia della Vela, naturalmente di Venezia, è necessario ricordare due cose. La prima è che Gorla è il miglior tattico mai espresso della vela italiana. “Tattico” nel senso più esteso del termine, come colui che è in sintonia con Eolo e quindi ne sente e prevede anche le minime variazioni di direzione e intensità di vento, mentre tutti gli altriricevono informazioni da Eolo come una trasmissione radio sotto un cavalcavia, confusa e indecifrabile. La seconda è che Gorla non sarebbe forse diventato quello che è senza suo padre Deda (da cui ha mutuato il nome in Dodo), campione di bob, appassionato dirigente sportivo. Un uomo che voleva un figlio campione (in una discussione tra genitori di molti anni fa, si parlava di acquistare o meno il motorino ai figli quattordicenni, e Deda sentenziò che l’unico motorino che avrebbe comprato a suo figlio Giorgio sarebbe stato quello per la barca) e l’ha avuto. Peccato solo, è morto nel 1981, che non abbia potuto gustarne sino in fondo i trionfi.

Vela: Dodo, quando si fanno le regate sul lago di Bracciano la prima sensazione che si ha è che sia piccolissimo. Eppure il lago d’Orta, dove sei nato tu, è più che piccolissimo. È infatti un terzo del lago di Bracciano. Il fatto che il miglior velista italiano dopo Straulino, cioè tu, esca fuori, sia detto senza offesa, da una “pozzanghera” simile, è fatto che ancora oggi lascia verdi di rabbia i marinai di Genova, Napoli, Palermo e Trieste.
Gorla: Ma no, guarda che molti ottimi velisti italiani sono nati sui laghi. A me piaceva molto lo sport e vivendo a Orta era naturale sciare in inverno e andare in barca a vela d’estate.
Vela: Ma il piccolo lago d’Orta…
Gorla: Oh, guarda, è grande abbastanza te lo assicuro. Certo, Torbole è un’altra cosa, ma in fondo non posso lamentarmi.
Vela: La vela degli inizi si chiamava Snipe.
Gorla: Sì, era la classe più diffusa dalle mie parti, un’ottima scuola.
Vela: Dodo, mi sembri sfuggente.
Gorla: No, il punto è che la vela a quel tempo era soprattutto un gioco. Un gioco bello e affascinante ma comunque un gioco, come ce ne sono tanti nell’adolescenza di ognuno di noi. Non ero un campione, non pensavo di diventarlo, volevo soprattutto divertirmi, a ripercorrerlo così, quel pezzo della mia vita, mi pare un po’ riduttivo.
Vela: Dopo lo Snipe venne il tempo del Finn…
Gorla: Quanta fatica, e che frustrazioni! Il fisico certo non mi aiutava correre su una barca tanto dura come il Finn. Ero troppo leggero, mi dannavo l’anima ma non c’era niente da fare, molti avversari mi parevano invincibili. Più tardi molti di loro li ho ritrovati in Star e mi sono accorto che in fondo non erano cosi invincibili.
Vela: Cambieresti il tuo mondiale di Star con una Gold Cup, il mondiale dei Finn?
Gorla: No, e perchè? Se scorri i rispettivi albi d’oro ti accorgi che i più “grandi” hanno vinto nelle Star.
Vela: Il tuo primo tentativo olimpico risale comunque al 1968, selezioni secche alla Maddalena. Vuoi ricordare l’ordine d’arrivo?
Gorla: Certo, primo Pelaschier, secondo Albarelli, terzo Golser, quarto io.
Vela: Che cosa pensi di Pelaschier? Lui di te dice testualmente che vai in barca con la naturalezza con cui cammini.
Gorla: E’ stato molto gentile.
Vela: Adesso non è che vi fate i complimenti.
Gorla: Ma io penso seriamente che Mauro Pelaschier sia il miglior velista italiano dopo Straulino.
Vela: Ma guarda che i numeri dicono che quello sei tu.
Gorla: Ora sei tu che fai i complimenti, non penserai che queste cose te le dica io…
Vela: Mi arrendo, torniamo a Pelaschier.
Gorla: L’ho rincontrato recentemente ai campionati quinta lor a Lignano. È ancora fortissimo. Ottime boline, sempre dalla parte giusta e molta attenzione. Proprio bravo.

Vela: Gorla sullo Ior. Hai resistito per molto tempo, infine, seppur non del tutto, hai ceduto. Perchè? E perchè non prima?
Gorla: Lo avevo già accennato prima, lo spiego meglio ora. Vado in barca a vela per puro piacere e per molto tempo ho pensato che non potesse esserci niente di meglio in questo sport di una classe olimpica tecnica ed entusiasmante come la Star. Ior significa molta gente intorno, non necessariamente tutti amici, con cui dividere la stessa gioia della regata. Troppo complicato. E in più non ci sono mai stati i presupposti giusti, nel senso che non ho mai trovato una barca di veri amici con cui divertirmi. Non è capitato, comunque non lo rimpiango. È andata così.
Vela: Oggi però ti si vede ogni tanto sulle barche più piccole, dai quinta ai settima.
Gorla: Infatti, se il lavoro me lo permette, se me lo chiedono gli amici, e dato che l’impegno in Star non è così duro come un tempo, mi lascio tentare, e mi diverto anche.
Vela: I tuoi migliori risultati in Finn?
Gorla: Campione italiano nel 1974, ventiquattresimo al campionato mondiale.
Vela: Quando venne il tempo della Star?
Gorla: Nel 1977 mi trovai a Musso e per caso partecipai ad una regata con mio cognato. Vinsi tre prove su tre capendo subito di aver trovato la mia barca ideale. La sentivo come il mio Finn, la tattica era simile. Fu amore a prima vista.
Vela: Sognando le olimpiadi.
Gorla: No, a quelle sognavo da bambino, ma nel ’77 avevo già smesso di pensarci, avevo 32 anni e in più quando ho cominciato la Star non era classe olimpica.
Vela: Quando il salto di qualità in campo internazionale?
Gorla: Dal 1978 quando ho cominciato ad andare in barca con Alfio Peraboni, sono andato praticamente tutti i giorni in barca per due anni.
Vela: Alla faccia di chi ti rimprovera di essere uno poco allenato.
Gorla: Oh questa è una leggenda. Pensa che una volta me lo ha rimproverato amichevolmente anche Straulino, mi disse: “ah Gorla, se si allenasse di più!”
Vela: Insomma quale è la verità?
Gorla: La verità è che ho avuto la fortuna di potermelo permettere perchè negli ultimi dieci anni non ci sono state rivoluzioni tecniche sostanziali. Bastava stare al passo coi tempi con i materiali e noi avevamo la fortuna di avere i cantieri migliori del mondo in casa. In quanto alle vele, ci sono i velai di professione che lavorano per noi, per ordinarne un gioco dal più bravo del momento non serve essere allenati, al massimo informati.
Vela: Come dire che la bolina è sempre la bolina, e se il fisico ce la fa non serve passare una vita in barca.
Gorla: No, non fraintendere. Non voglio essere un esempio per nessuno, in barca serve andarci sempre, il più possibile, altro che storie. Il punto è che a me è capitato di andarci moltissimo prima, meno quando gli altri si aspettavano che ci andassi di più. Ma lo spiego col fatto che gli “altri” non erano tenuti a conoscere i dettagli della mia carriera.
Vela: Non è anche che la Star perdona più errori?
Gorla: Si, so a che cosa ti riferisci. Quando ho vinto il campionato europeo di primavera a Torbole nel 1987 durante una strambata al Ponale mi sono letteralmente rovesciato, ma ho perso relativamente poco. Fossi stato su un FD o un 470 la regata sarebbe stata indubbiamente compromessa.

Vela: Torniamo indietro. Al 1980, anno della prima olimpiade, quella di Tallin, medaglia di bronzo. Prima medaglia dopo un digiuno che durava dal 1968 quando lo stesso metallo toccò ad Albarelli nei Finn e a Cavallo nelle Star.
Gorla: L’oro lo vinse Mankin, oggi allenatore delle squadre olimpiche italiane e quindi anche mio allenatore. Era preparatissimo ed erano le olimpiadi di casa sua, per l’oro non ci fu niente da fare.
Vela: E per l’argento?
Gorla: Andò all’austriaco Hubert Raudaschl. Io girai primo all’ultima bolina con l’argento in tasca. Poi ci fu un salto di vento a suo favore, arrivai sesto e bronzo fu.
Vela: Guarda che non passo ad altro sino a quando non racconti cosa successe sul podio.
Gorla: Ebbene si, piansi.
Vela: Direi che è il momento di chiederti del tuo prodiere “storico”, quell’Alfio Peraboni secondo molti il segreto delle tue vittorie.
Gorla: Che cosa devo dirti. Siamo cresciuti insieme, quando l’ho preso in barca per la prima volta era poco più di un bambino. Con grinta, determinazione e potenza fisica è diventato il miglior prodiere del mondo di Star e tale è rimasto almeno dal 1983 sino all’85 compreso.
Vela: Quanto gli devi?
Gorla: Almeno quanto lui deve a me, in Star si va in due, l’equipaggio è inscindibile. Oltre al fatto che naturalmente, prima di tutto, Alfio è un amico importante.
Vela: Un avversario notevole prima in Finn poi in Star della tua carriera, è un tuo coetaneo, Albino Fravezzi. Con lui si ricordano scontri epici, ma nel momento decisivo finivi sempre per prevalere tu.
Gorla: Mi ricordo di una regata in Finn sul Garda di molti anni fa. Arrivò un temporale che ci rovesciò in mezzo al lago. Rimanemmo aggrappati alle nostre barche io, Albino e Lievi, una vera bufera. A volte scherzando penso che se mi fossi perso in quel temporale la carriera di Fravezzi sarebbe stata diversa.
Vela: Hai mai avuto paura in barca?
Gorla: Ricordo una caduta in acqua a Orta quando ero un bambino sempre con un temporale di mezzo. Da allora non dimentico mai di mettere il giubbotto salvagente.
Vela: Un’ ottima abitudine.
Gorla: Già e non sai quanto sono stato contento quest’anno in Norvegia alla Mini Ton Cup di avere il salvagente.
Vela: Racconta.
Gorla: Sì, in effetti ho avuto paura. Partecipavo alla Mini Ton Cup. Per la regata media ci fanno partire con 35 nodi. Nella baia più lontana l’onda frangeva proprio vicino alla boa da girare. Io ci arrivo in sicurezza ma quando ci sono un’onda pazzesca mi trascina in acqua. Ricordo di aver pensato che per me finiva Il. Poi non so come (anzi, lo so come: sono stati bravissimi) a bordo in due riescono a tirare giù le vele e recuperarmi. E ora sono qui a parlartene.
Vela: Torniamo a Fravezzi.
Gorla: Un grande avversario, a volte penso che a me sia sempre andato tutto bene, a lui tutto male. Ma che posso farci?
Vela: Riannodiamo il filo della tua carriera. Siamo all’anno d’oro, il 1984.
Gorla: Vittoria al mondiale e bronzo olimpico.
Vela: Cominciamo dal mondiale.
Gorla: Una soddisfazione enorme. Ricordo che all’ultima prova solo Paul Cayard poteva battermi. Il vento era instabile e lui recuperò in una boa la bellezza di 30 posizioni. In quel momento, era l’ultima bolina, confessai ad Alfio: “guarda tu, io non ce la faccio più.”

Vela: Vincendo il mondiale ti presentavi alle olimpiadi di Los Angeles, pochi mesi dopo, come l’uomo da battere. Però fu bronzo di nuovo.
Gorla: Vorrei cancellare dalla mia vita le ultime 24 ore di quella olimpiade. Dalla sera prima dell’ultima prova quando decisi di cambiare albero e vele.
Vela: Comunque a metà regata ti presenti alla boa di poppa virtualmente medaglia d’oro in seconda posizione. Peccato che Alfio sfiora la boa col salvagente. Continua tu…
Gorla: Non persi materialmente molto tempo a rigirare la boa, una sola posizione. Ma mi innervosii moltissimo. Oggi ho il dubbio che potevo forse evitare di tornare indietro, la boa fu appena sfiorata e nessuno era vicino… Comunque vista la prodigiosa rimonta di Buchan, da sesto a primo, oro non sarebbe stato, in ogni caso.
Vela: Ma l’argento finì al tedesco Griese.
Gorla: L’ho detto, persi la calma. E quindi sbagliai le ultime due boline.
Vela: Quindi sul podio…
Gorla: Non ero affatto contento.
Vela: Facciamo un gioco assurdo. Costruiamo un timoniere imbattibile della classe Star che abbia le migliori caratteristiche dei tuoi avversari. Cominciamo dal lasco. Chi è il migliore che hai incontrato?
Gorla: Risposta facile, il brasiliano Grael, un autentico fenomeno. Oltre a lui il tedesco Alex Hagen, almeno sino a quando ha potuto contare su Hoesch come prodiere. In poppa ancora Grael, più lo svedese Johansson. Di bolina l’americano Bill Buchan e ancora Alex Hagen. La migliore partenza Dennis Conner.
Vela: Il più abile in fase di protesta.
Gorla: L’americano Mark Reynolds, argento a Seul. È un mistero come riesca sempre nell’impossibile: farsi togliere un PMS. Ma tornando ai miei avversari italiani mi piacerebbe andare al lasco come Fravezzi e avere la sua potenza muscolare.
Vela: Allora parlami di Flavio Scala.
Gorla: Il suo era un modo diverso di andare in barca, senza offendere nessuno, un po’ “vecchio”. Se Flavio stava davanti vinceva la regata, ma se stava dietro non riusciva a rimontare.
Vela: Sei invidioso?
Gorla: No, francamente no. Ho sempre corso contro me stesso, io ero quello da battere. Ed ho sempre ammirato sinceramente chi vinceva, chi era più bravo di me.

Vela: Coppa America.
Gorla: Ma io ne sono completamente fuori.
Vela: Non nasconderti dietro un dito. Il Moro di Venezia di Gardini corre con i colori del tuo stesso circolo, la Compagnia della Vela. Ed io so, perchè me lo ha detto lui, che Paul Cayard ha una stima molto elevata di te. Perchè non sei sul Moro di Venezia?
Gorla: Più o meno per la stessa ragione per la quale dissi di no ad Azzurra.
Vela: Su Azzurra durò poche ore, un blitz a Porto Cervo e subito il ritorno a casa. Che cosa c’è davvero che non va tra Gorla e la Coppa America?
Gorla: Io non sono un ragazzino. Ho un lavoro, che poi è la farmacia da seguire. Una famiglia che è composta da una moglie un figlio che mi piace seguire nelle sue gare di sci. E vivo in una città meravigliosa, probabilmente senza uguali al mondo.
Vela: Tutto giustissimo, ma…
Gorla: Partecipare alla Coppa America significa rivoluzionare la propria vita: mesi e mesi di trasferte, estenuanti allenamenti, sottoporre tutta la famiglia a dei sacrifici in fondo, a mio modo di vedere, ingiustificati. Certo potessi arrivare in elicottero sulla barca quando mancano dieci minuti alla partenza, probabilmente lo farei. Ma a queste condizioni non me la lasciano fare… (ride, ndr)
Vela: E pensare che, cito ancora Cayard, tu saresti un perfetto uomo da Coppa America, un tattico coi fiocchi.
Gorla: Cayard è molto gentile. Un giorno, quando era ancora qui a Venezia ad allenarsi col Moro ha suonato alla porta. Era triste e voleva sentir parlare di Star, della settimana di Kiel che si era appena conclusa. Forse sentiva un po’ di nostalgia, non lo so. Lui ha molta energia, ma la Coppa America è davvero un impegno notevole.
Vela: Ma in definitiva che cosa significa essere un buon tattico?
Gorla: Dovrei essere io a chiederlo a te dato che ne parli tanto spesso. Ci sono giorni che vai in barca e tutto funziona perfettamente, viri nel posto giusto, sei veloce. Forse dipende dai bioritmi.
Vela: Chiedi consigli sul bordeggio al tuo prodiere?
Gorla: No, sono abituato a decidere da solo.
Vela: Quale è la sensazione più bella che si ha in Star?
Gorla: In poppa col vento forte, è splendido sentire di dominare la barca che corre molto velocemente tra le onde.
Vela: E una regata in particolare?
Gorla: Una regata di allenamento prima delle olimpiadi del 1980 con 12 metri al secondo, tutta bordo a bordo con Mankin.
Vela: Che cosa pensi dei ragazzini che cominciano oggi la loro carriera di velisti?
Gorla: Mi piacciono. Anche se qualcuno ha cominciato un po’ presto a darsi arie da professionista. Io lo noto perchè mi ritengo l’ultimo dei dilettanti.
Vela: Tutti?
Gorla: Si. Mi ricordo sempre una cena a un campionato di Laser di parecchi anni fa. Al tavolo c’era uno di 14 anni che arrogantissimo sparava giudizi su tutti. Si capiva che aveva la grinta per diventare un campione, e infatti lo è diventato, era Paolo Semeraro.
Vela: II prossimo appuntamento sono le olimpiadi di Barcellona, l’anno prossimo. Ora corri con Dino Bonetti, possente e fortissimo. Che speranze hai di partecipare alla tua quarta olimpiade?
Gorla: Con le selezioni secche si deciderà sul filo del decimo di punto, siamo in parecchi a poter competere e basta un PMS per trovarsi fuori dai giochi.
Vela: Dei tuoi colleghi staristi proprio non mi vuoi parlare?
Gorla: Io penso che Benamati sia tra i primi cinque staristi al mondo, ma questo non significa che io, Semeraro, Fravezzi, D’Ali o Ferrarese non possiamo batterlo in una selezione secca.
Vela: L’americano Bill Buchan ha vinto l’ oro nella Star a Los Angels a 50 anni. Quanti anni avrai per Barcellona?
Gorla: 47.
Di Luca Bontempelli
NDR – Dal 1992, lasciata la Star , Gorla inizia a regatare sul Lago di Garda, e vince al timone del 1993 il Campionato Italiano Asso 99, sulla barca di Luciano Lievi, suo ex compagno nella squadra di Finn. Nel 1994 vince ancora il Campionato Italiano Star a Malcesine, col suo primo prodiere Alessandro La Lomia di Palermo. Sempre sul Garda vince il Campionato Italiano Dolphin (1977) UFO (2000) e ancora il Campionato Asso 99 (2002) al timone della barca dei fratelli Giovannini. Nel 2013, a 69 anni , vince a Santa Margherita ligure il campionato Italiano Dinghy con 119 concorrenti, raggiungendo il 14º titolo Italiano, in 8 classi diverse.
Condividi:
Sei già abbonato?
Ultimi annunci
I nostri social
Iscriviti alla nostra Newsletter
Ti facciamo un regalo
La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!
Può interessarti anche

2022. L’incredibile rinascita di Moby Dick
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

Dufour, la storia del cantiere che inventò “la vela per tutti”
In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato

2022. La seconda volta dell’impresa impossibile della Vespucci
Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

BS Nautic, una squadra di professionisti a tua disposizione
In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato
















