L’Oceano di Mapei: Veronica Squinzi si racconta, dalla famiglia al sogno Vendée Globe

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Da sinistra: Ambrogio Beccaria (34 anni), Simona Giorgetta (45, membro CdA di Mapei e cugina di Veronica e Marco), Veronica Squinzi (53) e Marco Squinzi (54), Amministratori Delegati Mapei). Il colpo di fulmine che ha spinto Mapei a sostenere le avventure oceaniche di Ambrogio è di Simona Giorgetta che ha fatto appassionare al progetto tutta la famiglia.

Da bambina andava in Optimist, ama lo sport in tutte le sue forme ed è alla guida di una grande eccellenza italiana. La cugina Simona Giorgetta l’ha contagiata con la “ febbre oceanica” e il fascino di Ambrogio Beccaria ha fatto il resto. La vela italiana aspettava da tempo un’azienda come Mapei. Non uno sponsor “impersonale”, interessato solo ai numeri di audience, ma un’azienda che ci mettesse passione, un po’ come farebbe un armatore con la sua barca. Veronica Squinzi, AD e Direttore dello Sviluppo Globale del Gruppo Mapei, racconta le tante e profonde ragioni che hanno portato Mapei in Oceano.

Il fascino, l’ambizione e la freschezza di Ambrogio hanno giocato un ruolo importante, ma anche il sogno di una sfida oceanica, e una passione per la vela che ha radici lontane nella famiglia Squinzi, sono stati decisivi. E così una grande azienda italiana ha deciso di credere nella vela oceanica, per il progetto più ambizioso che ci sia: il Vendée Globe, il giro del mondo in solitario 2028. Veronica Squinzi racconta qui il legame di Mapei con la vela.

Da Rodolfo a Giorgio Squinzi, fino ad arrivare a lei Veronica, com’è nata questa grande azienda italiana e cosa è oggi Mapei?

La storia di Mapei inizia nel 1937 quando mio nonno Rodolfo, aiutato da mia nonna Elsa, inizia a produrre vernici a Milano, nel quartiere di Dergano. Ben presto quella piccola realtà aziendale di sette dipendenti inizia a evolversi: dalle vernici si passa agli adesivi e ai prodotti per la posa di resilienti, poi di ceramica. Quando arrivò mio padre, Giorgio Squinzi, ebbe questa capacità di unire la sua grande visione imprenditoriale alle sue conoscenze della chimica: così inizia la fase di internazionalizzazione in cui Mapei continua a crescere e aprirsi al mondo e, allo stesso tempo, nascono prodotti innovativi e tecnologie all’avanguardia. Oggi io e mio fratello Marco siamo la terza generazione, guidiamo un’azienda che conta oltre 13.200 persone nel mondo, 106 stabilimenti e una presenza in tutti e cinque i continenti.

Come vi siete conosciuti con Beccaria? Ci può svelare qualche “retroscena” della vostra collaborazione?

Come dicevo Mapei è un’azienda famigliare, oltre a mio fratello in Consiglio di amministrazione ci sono mia zia Laura Squinzi, Presidente, e mia cugina Simona Giorgetta, che è una grande appassionata di vela oceanica. mÈ stata lei a coinvolgerci nel percorso di Ambrogio e a trasmetterci la passione: ci raccontava delle sue regate e dei suoi progetti futuri, facendoci immergere in questo sport, a partire dalla vittoria alla Mini Transat del 2019, un successo storico. Quando ho avuto l’occasione di conoscere Ambrogio per la prima sponsorizzazione del suo Class 40 ho visto tutto il suo talento e la sua determinazione, oltre a una grande capacità comunicativa. 

L’intervista completa sul numero cartaceo dicembre-gennaio de Il Giornale della Vela, in uscita in edicola in questi giorni. 

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