Novità regolamento ORC, cosa aspettarsi dall’aggiornamento 2026: parola a Nicola Sironi

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43 Copa del Rey MAPFRE ORC, Palma de Mallorca.

Il 2026 è un anno significativo per le regate d’altura targate regolamento ORC in Italia, dato che a maggio, dal’8 al 14, tra Napoli e Sorrento, si svolgerà il Mondiale ORC. Entro fine anno la commissione dedicata agli aggiornamenti del regolamento ORC elaborerà la versione 2026, che uscirà a inizio gennaio.

Vi anticipiamo subito una cosa interessante per gli armatori con barche stazzate con questo sistema: non ci saranno grandi rivoluzioni, e nella maggior parte dei casi il certificato di stazza della vostra barca non subirà variazioni significative. Ci sono tuttavia delle novità e delle eccezioni, ce le siamo fatte raccontare da Nicola Sironi, guru dei regolamenti – Vice Chief Measurer ORC (Offshore Racing Congress).

Il guru del regolamento ORC

Linee generali, cosa cambia davvero con il regolamento 2026

Nicola Sironi

Non ci sono novità drastiche, quello che è stato deciso è di aumentare un po’ il controllo dei dettagli. Ci sono state diverse submission riguardanti le manovre assistite, i winch elettrici insomma ma non solo, anche l’idraulica, o per esempio il retriver motorizzato. L’ORC non copriva alcune di queste situazioni, e adesso sono state analizzate più a fondo. Si sta ancora lavorando su questa parte, il regolamento nuovo uscirà a inizio gennaio, per il resto non ci saranno grandi sconvolgimenti, ma abbiamo introdotto una piccola novità sull’abbuono per l’età. Fino ad ora ogni barca lo riceve ogni anno per 15 anni, salirà a 20 anni. 

Spinnaker o gennaker, quale la scelta migliore?

Nei bastoni lo spinnaker da qualche vantaggio anche tattico e strategico. L’obiettivo dell’ORC è quello di mettere tutti sullo stesso piano, senza scoprire percorsi troppo vantaggiosi. I gennaker con lo IOR erano proibiti e lo sono rimasti fino al 95, in cui vennero “liberalizzati”. Anno dopo anno gli asimmetrici sono stati depenalizzati dal sistema ORC, basti pensare al “duello” tra Swan 45 e 42, con i primi che alla fine sono gradualmente passati agli asimmetrici. Ma occorre dire c’è stata anche una grossa evoluzione di disegno da parte dei velai, con gennaker che adesso riescono sempre di più a fare poggiare le barche. In definitiva la scelta dipende anche dal tipo di barca e dal tipo di regate a cui si partecipa. Non c’è una delle due vele da preferire in assoluto, dipende da barca e contesto.

Flying Jib si o no

Il problema di un certo tipo di vela su frullino, come i fiocchi “volanti” che vengono armati sul bompresso, è che hanno un range di utilizzo piuttosto limitato, magari in una ventina di gradi di apparente. Se capita la regata dove si usano è un vantaggio, altrimenti sono solo penalizzanti perché pesano abbastanza sul certificato, soprattutto se si usa l’APH (All-Purpose Handicap n.d.r.). L’APH si usa molto nelle lunghe, ma lì il Flyng Jib o una vela simile possono essere molto utili. Se dovessi fare solo bastoni non lo stazzerei, perché sul certificato incide e se non crea un vantaggio in acqua ha poco senso. Serve soppesare con attenzione e scegliere la configurazioni di vele che non penalizzi troppo la barca. 

Asimmetrici, cosa cambia con le vele tipo Code Zero, A Zero e simili?

Qui le novità risalgono a qualche anno fa, non ce ne sono di nuove. L’A0 per esempio non pesa come un Jib grande vero e proprio, però in parte viene letto come fiocco quindi un po’ incide sul certificato. Viene letto dal sistema ORC sia come spinnaker che come fiocco, prima era praticamente gratis un A0 o un A3, perché bastava fossero più piccoli del gennaker più grande del corredo per non pesare nulla sul certificato. Da qualche anno non è più cosi, una vela del genere viene letta come  ibrida tra fiocco e gennaker. Non è però una novità di adesso ma già in vigore.

A cura di Mauro Giuffrè

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1 commento su “Novità regolamento ORC, cosa aspettarsi dall’aggiornamento 2026: parola a Nicola Sironi”

  1. Insomma. Mi sembra un autodichiarazione che il sistema è ancora molto lontano dalla buona corrispondenza con realtà. Sembra spostare più la strategia di regata sui calcolatrice e furbetteria che sulle reali performances. Gennaker che scendono come spi, vele troppo specifiche che usi poco/mai ma che si pagano salate sul certificato. Se davvero vogliamo prestare più attenzione ai dettagli, perchè non cercare di cominciare a usare le tabelle dei compensi in ragione di angolo e pressione? Cercando il più possibile di considerare le reali condizioni di vento/onda in campo e le variazioni? Cosi se quella specifica ti da un vantaggio lo si troverà nella tabella in corrispondenza di angolo/pressione. E solo allora si paga. Anche gli elasticoni, ovvero i buchi di vento che nelle lunghe ricompattano la flotta avvantaggiando barche piccole e lente e penalizzano quelle veloci che di fatto non riescono mai a pagarsi il certificato. Come alla RAR2025, in cui hanno vinto i piccoli e un first36.7 ha battuto un Italia 11.98 ( e anche qui..)

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