“Io che non vado in barca amo la vela e vi spiego perché”
IL REGALO PERFETTO!
Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.
Francesco Vicario, giornalista esperto di dinastie reali per “Gente” e acuto osservatore della vita mondana, confessa cosa è la vela per lui. Quella vela che ha spesso raccontato e incrociato più volte nella sua carriera. Ne è venuto fuori uno splendido affresco colorato di barche mito, storie e personaggi
Io che non vado in barca ma amo la vela
di Francesco Vicario*
Di cosa è fatta la vela? Per me, di colori e storie. Di immagini e avventure. Se chiudo gli occhi, rivedo nitidissima la gigantografia di una foto di Gatorade scattata tra il 1989 e il ’90, durante la Whitbread Round the World Race. È lì, appesa al muro di una camera da letto dove ho trascorso gli anni dell’infanzia. Spicca lo spinnaker, arancione come il sole che si getta nel mare. Ero un bambino, mi sembrava uno scatto immenso. Fisicamente ed emotivamente. E lo era per davvero. Quella foto porta con sé, nella mia memoria, echi lontani di discorsi tra adulti, resoconti di telefonate attraverso i continenti piene di apprensione per i pericoli di potenti onde oceaniche, di temibili orche, di venti violenti, di imprevedibili iceberg alle estreme latitudini. E piene d’amore.

Nel tempo, da osservatore, ho cercato un colore – talvolta un amore – e un racconto in ogni barca che ho incontrato. In Felicia, elegante e guizzante progetto di Doug Peterson dove ho trascorso tante estati di sentimento e risate, è il blu sottile che corre lungo lo scafo, come una traccia di acqua di mare, quella severa, quella che incroci appena varcato il Canale di Portovenere. E che emozione averne sentito le gesta, quando il timone era tra le mani di Gian Maria Volontè, suo armatore in un tempo lontano.

Poi mi sono imbattuto nelle sfumature dei legni, che hanno tinteggiato le mie incursioni nella cantieristica classica, meraviglioso mondo ogni anno raccontato dalle Vele d’Epoca di Imperia. Il mogano quasi ramato di Manitou, yawl bermudiano che debuttò nelle competizioni sul Lago del Michigan, era il 1936, poi diventato il rifugio sul mare di John Fitzgerald Kennedy.

E che dire dell’albero di Emilia, Costaguta in purezza, dono del Senatore Agnelli (Giovanni, il nonno dell’Avvocato, ndr) al genero Carlo Nasi, che poi la cedette subito dopo, e chissà perché? Albero in spruce, legno autoctono dell’Alaska, chiaro e leggero come le bionde chiome di una ragazza, eppure fortissimo: alto 30 metri, pesa 400 chili e riesce a reggere una compressione di 18 tonnellate. Un prodigio laico che mi raccontò il drizzista Ferdinando Lauditi.

I racconti sono il bene più prezioso se hai scelto di fare il cronista. Quelli sulla vela, se sei fortunato, ti restituiscono potenza del mare, coraggiose avventure, notti stellate, tempo infinito e grandi amicizie. Ma fotografano anche una particolare genìa di uomini e donne.
C’è chi, quando decide o capisce che il proprio percorso con una barca è giunto al termine, fa sua la missione di cercarne non un nuovo possessore, ma il successivo custode. Tomas de Vargas Machuca, attuale armatore di Puritan – progetto di John Alden del 1930 che tra altro l’ha dotata di una deriva mobile, colpo geniale per l’epoca, ma non entro nei dettagli tecnici poiché non è il mio campo – mi raccontò che Arturo Ferruzzi, quella barca, proprio non gliela voleva vendere. Pensava che il potenziale acquirente non avesse né l’età né la preparazione tecnica adeguata per occuparsi di un tesoro del genere. Poi cedette e de Vargas, per dimostrare a Ferruzzi che non si era sbagliato, affidò il restauro velico di Puritan al grande Guido Cavalazzi.
E poi c’è chi ha, come missione, quella di restituire le barche al mare come ha fatto – «contro ogni logica», parole sue – Serena Galvani.

Le successe, vagando per il Mediterraneo, di incontrare un 8 metri stazza internazionale, Aria, adagiata su un orto (sì, letteralmente su un campo) a Favignana. In condizioni pietose, da quell’altura, Aria mirava l’orizzonte con la sua prua scalcagnata, sognando di tornare al suo habitat. Serena l’ha riportata al vento e alle competizioni.
E non è stato un caso, dice lei: quando ha scoperto che il numero velico di Aria corrisponde alla data di nascita e morte di suo padre, ha capito tutto, il suo tutto.
Ed è proprio così: ognuno, pensando a una barca a vela, può rintracciare il proprio tutto.
*Chi è Francesco Vicario

L’autore di questo “affresco” del mondo della vela è Francesco Vicario, giornalista di “Gente”, esperto di case reali e dinastie. Ha condotto, sulla rete televisiva Real Time, “Royal Time”, programma dedicato ai documentari di approfondimento sulla famiglia reale britannica.
Condividi:
Sei già abbonato?
Ultimi annunci
I nostri social
Iscriviti alla nostra Newsletter
Ti facciamo un regalo
La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!
Può interessarti anche

Buon vento GM Fercioni, il marinaio che ha portato il tatuaggio in Italia
Gian Maurizio Fercioni se n’è andato a 80 anni lasciando dietro di sé una scia lunga una vita intera fatta di inchiostro e storie di mare. Per il mondo del tatuaggio è stato un punto di riferimento assoluto: il “papà”

Crociere da incubo: cosa sta succedendo alla piattaforma Boataround?
Un numero crescente di velisti ha subito esperienze negative con l’agenzia di charter online Boataround, con barche non consegnate, pagamenti trattenuti e rimborsi mancanti. Le analogie con il caso Zizoo e l’importanza di affidarsi agli operatori affidabili quando si affitta

Tre mete esotiche per le vacanze invernali in barca: Isole Grenadines, Seychelles e Tailandia
Mentre il Mediterraneo entra in letargo e i porti si svuotano, dall’altra parte del mondo si apre la stagione perfetta per levare l’ancora. Acque calde e venti regolari, rendono le rotte tropicali perfette per chi vuole continuare a navigare anche

Una vita per la vela. Antonio Solero ha vissuto più in mare che a terra
Passati gli 80 anni Antonio Solero ricorda alcune delle sue esperienze più significative di marinaio, velista, solitario. E fornisce utilissimi consigli frutto di esperienze infinite che finite ancora non sono. Antonio Solero – La mia vita da velista Mi chiamo











