INTERVISTA Luca Bassani ha lasciato Wally: ci svela cosa farà “da grande”
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Luca Bassani che ha reinventato le barche a vela dopo trent’anni non è più il “signor Wally”. Ma non smette di inventare il futuro: tra isole di ormeggio al posto dei porti, Cina, case, foil, rimpianti, personaggi famosi, velisti contro motoristi, catamarani, luoghi del cuore, velisti digitali vs analogici. E lo sapete come è nato il nome Wally?

Ciao Wally. Intervista a Luca Bassani
intervista a Luca Bassani a cura di Mauro Giuffrè, Luca Oriani, Eugenio Ruocco
Luca Bassani ha lasciato Wally, la sua creatura nata 31 anni fa. E’ come se Miuccia Prada lasciasse Prada. Qualcosa di inimmaginabile, un legame indissolubile che invece si scioglie. Wally e Bassani nella nautica, a vela e a motore, rappresentano la rivoluzione che ha cambiato il modo di concepire le barche. Se oggi sono più belle, semplici, comode lo si deve al binomio Wally/Bassani. E adesso cosa farà Bassani? Nella cantieristica, nulla. La sua uscita da Wally, che oggi è al 100% del brand Ferretti, presuppone un patto di non concorrenza. Ma Bassani di mestiere, anche se non lo dice, fa l’inventore e anche, un po’, il provocatore: “Penso sempre a come si può migliorare la vita in barca, la vita sul mare. Questo è un pensiero continuo che non riesco a togliermi. Gioco a golf, disegno case, sto facendo queste cose qui, però non riesco a non pensare a come migliorare comunque qualsiasi cosa”.
Così è iniziato il nostro incontro a Milano nella redazione del Giornale della Vela, di Barche a Motore, di Top Yacht Design. Luca Bassani è arrivato, come sempre perfetto. è sceso dalla sua macchinetta elettrica Yo Yo sorridente, abbronzato. Come se fosse appena sceso da un Wally ormeggiato nella rada dell’isola di Cavallo, uno dei suoi luoghi del cuore. Giacca blu, un’aria sempre distinta, ma anche uno sguardo che rimane sempre frizzante e un sorriso amichevole che annulla le distanze.
Dopo un caffè è partita una chiacchierata a 360 gradi, un incrocio di domande. Eravamo tre contro uno. Lui da solo e noi (Luca Oriani, Eugenio Ruocco e Mauro Giuffrè). Bassani ci ha risposto colpo su colpo: dai marina del futuro ai mercati d’oriente, dal design delle barche del futuro ai foil. E dopo diverse ore di conversazione, che abbiamo cercato di sintetizzare in queste righe, abbiamo lasciato un Luca Bassani fedele a sé stesso, il solito vulcano di idee, con la mente che continua a guardare al futuro.

Esiste ancora la nautica che racconti nel tuo libro (Un sogno chiamato Wally, una straordinaria storia di passione n.d.r.), alla quale ti sei avvicinato quando ancora Portofino non era quella che conosciamo oggi?
No, non esiste più. Tutto è cambiato, il mondo è cambiato. Io da ragazzino prendevo una lancia per arrivare alla barca ormeggiata alla boa, era una dimensione ancora di totale contatto con il mare. Oggi la nostra barca è chiusa in un porto che sembra come il garage di un auto. E proprio sui marina infatti ci sarebbe tanto da dire.
Il nome Wally, qual è la sua genesi?
In Wally io ho lasciato 60 anni di passione per la vela, non sono più in Wally ma la mia testa resta sempre la stessa e non si ferma. Ci tengo a dirvelo prima di raccontare come è nato questo nome.

una mattonella”.
Il nome Wally nasce per un paio di ragioni. La prima è che avendo disegnato, varato e usato, il primo Wallygator, che iniziava a diventare famoso per tutte le sue caratteristiche innovative, mi sembrava giusto seguire un po’ questo nome e quindi ho tenuto Wally.

Da Wallygator a Wally il mondo nautico avrebbe già capito cosa significava. Ma c’è anche un’altra ragione, volendo fare un marchio nuovo nel settore della vela, che fosse innovativo, ero un po’ stufo di sentire i nomi roboanti dei vecchi cantieri che si usavano un tempo, mi suonavano un po’ antichi. Volevo un nome nuovo e fresco che bene rappresentasse lo spirito innovativo di Wally.
Quali sono i mercati in cui oggi la nautica può ancora espandersi e innovare?
Quando si parla di Asia, parliamo di un mercato che è molto diverso da quello a cui siamo abituati. Basti pensare che in Cina per secoli c’è stato un divieto assoluto alla navigazione da diporto, solo i pescatori o la marina militare potevano navigare: pensate che ci fu un imperatore che, per troncare i rapporti con l’estero, ordinò di distruggere quella che era la più grande flotta di barche al mondo, 25.000 navi! Da pochissimi anni, e non in tutte le zone, iniziando prima dai fiumi e dai laghi, hanno aperto anche la navigazione da diporto: il mercato della nautica li non è ancora veramente esploso a differenza degli altri settori. Sono abbastanza sicuro che in questi mercati la nautica crescerà, ci sono migliaia di chilometri di costa da sfruttare, anche se non sono sfruttabili come in Mediterraneo, in molte zone mancano un po’ le baie, come ci sono, per esempio, nei dintorni di Hong Kong. Scommetto sullo sviluppo in Asia della nautica, forse però non cosi rapido e impetuoso come in Mediterraneo.

All’inizio di questa chiacchierata hai fatto un cenno ai marina, e ci sembra tu abbia delle idee che ti ronzano in testa.
Quando parliamo di nautica da diporto non possiamo dimenticarci dei porti. Quando ero molto più giovane c’erano i porti tradizionali ma non le nuove marine, che arrivarono dopo dando un grande slancio alla produzione di barche. Oggi però ci ritroviamo di fronte ad almeno due nuovi problemi: le marine non sono più sufficienti come numero e dimensione, le barche sono sempre più grandi e larghe, i posti barca pensati 40 anni fa sono ormai obsoleti per le barche moderne, penso anche ai catamarani per esempio.

Però abbiamo anche il problema di ricercare una maggiore sostenibilità della nautica da diporto, non solo ormeggi per le barche quando non vengono usate ma anche quando, per esempio, in estate si va in vacanza e in giro. E qui arrivano tante limitazioni, penso ad esempio alle zone di posidonia dove non si può ancorare, alle aree marine protette, ai campi boe insufficienti. E qui bisognerebbe inventarsi qualcosa, io ho sempre pensato di realizzare dei “parchi” boe, parchi di ormeggio, dove ci si può fermare quando si naviga per turismo. Le marine per come sono state concepite fino ad oggi sono una sorta di “parcheggio” per barche, per questo è bello stare in rada in vacanza, ma lì si incontrano le limitazioni di cui accennavo. Quando parlo di una baia attrezzata con le boe, non intendo solo un semplice punto di ormeggio, ma qui immagino che arrivino tutti i servizi, luce, connessione web, acqua dolce, sarebbe bello ideare come delle piccole isole in cui si può ormeggiare, ricostruendo anche una nuova natura. Non più una diga di cemento dritta, ma uno scoglio naturale, magari con una spiaggetta, cosi avremmo un nuovo modo di pensare l’ormeggio, in armonia con la natura.

Barca a vela e a motore, perché sono diverse?
Quando parlo delle barche a vela devo dire che il mercato non va bene come quello delle barche a motore. Secondo me la ragione è anche nella nuova cultura digitale, quella delle nuove generazioni. La barca a vela secondo me ha un uso analogico, la barca a motore digitale. Il godimento della barca a vela è quello di navigare senza avvere l’assillo del tempo. Questa è ciò che chiamo filosofia analogica. Mentre il godimento a motore è arrivare alla meta nel minor tempo possibile: la considero una filosofia digitale. Poi, si parla tanto di sostenibilità, ma la gran parte dei compratori di barche fa il confronto budget/volume a bordo e in questo la barca a motore vince sempre. Si comprano sempre più barche a motore e meno a vela, che è il contrario di una visione sostenibile. Bisognerà muoversi per fare capire che la barca a vela è l’unico sistema autenticamente sostenibile.

Forma e funzione, cosa sta succedendo?
Mi hanno sempre domandato se reputavo più importante la forma o la funzione, e io ho sempre risposto che Wally è nata per migliorare la funzione, ma con stile. Però come sempre, si arriva agli eccessi. Vengono costruite barche che sono troppo funzionali e quindi diventano anche brutte, goffe. Secondo me il proprietario di una barca deve pensare, quando la guarda, che è la sua è la più bella della baia. Ma la funzionalità, quando le misure si riducono, è fondamentale, altrimenti la vita in barca diventa poco piacevole. Succede anche l’inverso, cioè che la forma prende il sopravvento a scapito della comodità e della marinità, questo soprattutto accade nelle barche grandi quando il design diventa preponderante sulla funzione della barca.

Qual è la misura oltre la quale le barche diventano troppo grandi?
Negli ultimi anni la dimensione di tutte le barche è aumentata e soprattutto in quelle a motore abbiamo superato forse il limite. Ci sono delle barche a motore che sono delle vere e proprie navi, io credo che questa esagerazione forse sia troppa: quando entri in una bella baia e trovi una barca che la occupa tutta… forse parliamo di una cosa poco sostenibile. Fare delle barche di 80, 100, 150 metri mi sembra veramente fuori dai tempi che viviamo. Io ho sempre risposto, ai clienti facoltosi che volevano barche molto grandi, che la formula migliore non era la singola barca di lunghezza XXL, ma la flotta. Con lo stesso budget, o meno, invece che avere una barca molto grande, potremmo avere una barca a motore di 30, 40 metri, e poi avere anche un tender importante che permette navigazioni lunghe, e una barca a vela sportiva per sentire il vento. Costerebbe anche meno come investimento complessivo.

Foil o non foil?
Ne abbiamo dibattuto tanto nelle nostre trasmissioni sulla Coppa America: sulle barche da America’s Cup vanno bene, sono entusiasmanti, hanno innescato un movimento culturale legato ai foil e a questa nuova vela. Tanti si chiedono perché non utilizzarli anche sulle barche da diporto a vela o motore. La mia risposta è chiara: per quella che è la tecnologia adesso, mi sembra assai improbabile. Questo perché la gestione dei comandi elettroidraulici è tutt’altro che semplice e poi c’è un aspetto squisitamente di navigazione. Qui nascono altri problemi: se sei in crociera e incappi in un guasto all’elettronica che gestisce i foil il problema diventa grosso. Se accade mentre stai volando a 30 nodi si innesca un rischio di ingavonata in acqua, cadendo dai foil, che è pericolosissimo per chi è a bordo. Insomma bello volare, va bene farlo in Coppa America, ma per il diporto al momento non vedo un’applicazione di quel genere di foil.
Si può innovare ancora sulle barche?
Me lo chiedo di continuo. Secondo me quando parliamo di barche a vela si può migliorare ancora nel piano velico, o meglio tutto il rig nel complesso, inclusi alberi e sartie. Vele sempre più rigide e dal profilo indeformabile sotto carico aumenteranno di molto le prestazioni senza complicare troppo la loro gestione. Ci sono già delle tecnologie in questo senso in via di sviluppo. Nel settore a motore impossibile non parlare di idrodinamica, che è la vera chiave della sostenibilità. Faccio un esempio: il burro si taglia col coltello messo di taglio, non di piatto. E così una carena per fare poca resistenza, deve tagliare bene l’acqua, se non lo fa aumentano i consumi, il peso è maggiore, servono motori più grossi, insomma facciamo tutto il contrario di un oggetto sostenibile. Uno scafo che ha meno resistenza all’avanzamento invece garantisce molti vantaggi. Poi c’è la questione dell’inquinamento delle onde: pensate quando siete in rada e c’è traffico di barche a motore. Quelle di oggi hanno molti più volumi e spostano più acqua, alzando tante onde che in rada sono fastidiose.

Cosa fa oggi Luca Bassani?
La testa non si ferma mai, penso ancora a come potere migliorare le cose che faccio e che utilizzo, anche quando salgo su una barca ovviamente. E poi ho tanti amici che mi invitano a bordo di splendidi Wally (ride, ndr). Nel frattempo sto programmando un trasferimento con mia moglie, non in Italia, in una nuova casa. Tra le mie passioni c’è quella di giocare a golf, ma anche di immaginare come sarà una nuova casa. Dopo anni di ricerche ho trovato un terreno che mi piace, dove non ho vicino quasi nessuno ma non sono fuori dal mondo, c’è anche un piccolo vigneto. Ho iniziato a disegnare la casa definitiva, dopo avere fatto la stessa cosa con quella in montagna e al mare, perché un’altra mia grande passione è l’architettura. Non sarà una casa di vacanza, ma dove vivere tutto l’anno. Riprende un’architettura un po’ antica, un lavoro che sto facendo con il mio grande amico Lucio Micheletti, sarà quindi un crossover tra mondo nautico e architettura, e ci siamo ritrovati molto con Lucio.
Risposte telegrafiche.
Quali sono i Wally del tuo cuore? A motore: Wallypower, navigare a 60 nodi nel silenzio. A vela: Genie of the Lamp, Wallygator II, Tiketitan.
Chi nella nautica stimi di più? Nathanael Herreshoff, il genio che ha inventato tutto prima.
I tuoi luoghi del cuore? Corsica e Sardegna. Un bagno a Barcaggio davanti alla Giraglia per poi ancorare davanti a Centuri. Isole: Lavezzi, cavallo. Baie: Roccapina, Portopino, Isola Piana. A terra: Pantelleria.
Cosa fai appena ti svegli in rada? Mi tuffo.
Cosa vorresti fare in barca che non si può fare? Ancorare con le cime a terra.
Cosa non ti piace fare in barca? Pescare.
Cosa rimpiangi? Non sentire più il profumo di mirto quando arrivi di notte in Sardegna in barca.
Un ricordo curioso? Quando è nata Wally volevo con me un inglese. Gli dico che avrei chiamto la nuova società Wally. Mi risponde: mi space non posso…in inglese Wally vuol dire quello che a Milano è un “ciula” (scemo in italiano).
Chi è l’armatore perfetto? Gianni Agnelli, sia per la vela sia per il motore. Un vero amante della vela pura è Marco Tronchetti.
Un consiglio? Il fiocco autovirante, troppo comodo!
Una frase? L’ha detta il grande architetto Giò Ponti: Un buon progetto per essere tale deve avere un buon papà e una buona mamma. Il papà è il progettista, la mamma è il committente.

Luca Bassani (e Wally) story per immagini
















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3 commenti su “INTERVISTA Luca Bassani ha lasciato Wally: ci svela cosa farà “da grande””
Bello leggere di persone così, sicuramente Luca ha fatto la storia della nuovi concept a vela. La sua passione è andata avanti di tanto facendo sognare e regatare tantissimi Armatori.
Grazie Luca, Tommaso
Leggere e sentire quello che ha da dire il sig. Bassani è sempre interessantissimo, è una pietra miliare nella vela mondiale. Certo saperlo lontano da Wally sconcerta e mette un po’ di tristezza pensando a quali barche ha creato. Ma sono sicuro che ci stupirà con nuove idee innovative, buon vento sig. Bassani!!
Il bello della storia è che ci racconta il passato ma ci insegna ad immaginare il futuro. Bassani ha saputo fare questo. Innovazione e tradizione per evitare di avere barche dalle forme sempre meno marine e ricerca di soluzioni mai immaginate prima.