2000. Virtuelle: quando la barca è un oggetto di design
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Realtà Virtuelle
Tratto dal Giornale della Vela del 2000, Anno 26, n. 05, giugno, pag. 90-95.
Prendete uno dei più grandi progettisti navali, Andrea Vallicelli, aggiungete il designer più famoso dell’epoca, Philippe Starck e avrete un “oggetto” stupefacente. Il Giornale della Vela presenta Virtuelle, la barca che ha anticipato le tendenze future nella nautica a vela. A partire da quello strano oblo sulle fiancate. Geniale!
A bordo del nuovo fast cruiser di 80 piedi firmato da Andrea Vallicelli e Philippe Starck. Un concentrato di alta tecnologia e design innovativo, capace di prestazioni entusiasmanti.
Seduto comodamente in dinette, puoi guardare l’acqua scorrere a 10 nodi lungo la murata da un grande oblò tondo che sa di fantascienza. È una delle tante meraviglie di Virtuelle, il nuovo ventiquattro metri interamente in carbonio dalla collaborazione tra lo studio Vallicelli e il famoso designer francese Philippe Starek che ha curato lo styling della coperta e degli interni. Un “oggetto” all’apparenza anticonvenzionale, e che indubbiamente introduce elementi innovativi sia nell’uso dei materiali d’arredo, sia nelle soluzioni architettoniche. Come la scelta di usare per il rivestimento del mobilio il cotone resinato al posto del legno, o quella di sostituire il teak massello con il lamellare per la coperta, così da poter realizzare raggi di curvatura impossibili per la solita doga da 10 mm. Ma nella sostanza Virtuelle resta una barca a vela purissima, dal dislocamento leggero e dai rapporti progettuali più potenti di un racer: 350 mq di tela in bolina, che salgono a 600 in poppa, per 33 tonnellate di peso.
Una barca che sfrutta la rigidità della sua costruzione in compositi avanzati e il ridotto beccheggio che deriva dalla concentrazione dei pesi, alla ricerca del massimo comfort e divertimento in navigazione. Simmetrie, prospettive, geometrie diverse che si alternano con rigorosa precisione sopra e sottocoperta, frutto dell’estro creativo di Philippe Starck, servono così a dare semplicemente nuove forme alle funzioni, rispettandone le ergonomie e la logica di utilizzo. Quel pozzetto circolare riservato agli ospiti ne è un esempio: la profondità variabile della seduta, più stretta a poppa e pia larga verso prua, consente di trovare la posizione più confortevole in rapporto alla propria statura, mentre lo schienale alto e arrotondato, raccordato al ponte con un flesso negativo, garantisce una ottimale inclinazione del busto e una protezione dal vento. Non c’è nessuna manovra libera in coperta, tutto corre sotto il livello del ponte e la scotta randa, priva del trasto come è ormai abituale sui maxi cruiser dell’ultima generazione, è posizionata a pruavia delle aree destinate al relax. Con carichi di questa portata è un fattore di sicurezza essenziale.
La particolarità del progetto sta nella soluzione della doppia pala del timone, ripresa dagli Open oceanici e adottata per la prima volta su una barca da crociera di grandi dimensioni. All’aumentare dell’angolo di inclinazione dello scafo, la pala sottovento accresce la sua efficienza, mentre quella sopravvento la perde. La traslazione sottovento del piano di deriva segue così quella del centro velico, favorendo l’equilibrio al timone e la stabilità di rotta. Tant’è che nella prova ci siamo permessi di mollare la ruota navigando a 12 nodi sotto gennaker al traverso. Già, sono queste le velocità di Virtuelle, alla quale basta un alito di vento per costruirsi il suo apparente. E così, con dieci nodi d’aria se ne fanno altrettanti di passo. Il tutto con un genoa al 110% che in virata passa da solo sulle altre mure, senza volanti da regolare e con una batteria di winch elettrici concentrati a poppa manovrabili con un pulsante. Degli interni parlano le foto, aggiungiamo solo che la luce che filtra dagli oblò tondi contribuisce a dare un’atmosfera “virtuale”.
Questione di feeling
“Un reciproco travaso di esperienze, molto utile a entrambi”. Così Andrea Vallicelli definisce la collaborazione tra lo studio da lui diretto e quello di Philippe Starck. Per il designer francese non è stato il primo approccio con la vela, in passato ha infatti firmato due modelli del cantiere Beneteau. Ma con Virtuelle ha potuto liberare il suo spirito creativo senza i vincoli imposti dalla grande serie. “Ci siamo intesi subito su tutto, con il massimo rispetto delle rispettive idee”, prosegue Vallicelli. Chi, invece, ha dovuto patire l’esasperato perfezionismo di Starck sono stati i falegnami. Che per tenere allineata la fuga del rivestimento, da prua a poppa, sono diventati pazzi.
di Livio Fioroni
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