Via la randa! Il concetto DolceVela è ciò che chiedono (e già fanno) i diportisti in vacanza
IL REGALO PERFETTO!
Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

Potremmo chiamarlo provocatoriamente come “Processo alla Randa” il concetto DolceVela, ovvero la barca senza randa di cui il primo modello, DolceVela 48, è già navigante (disponibili anche le due versioni più piccole, DolceVela 34 e 42). Ma in realtà l’idea di realizzare una barca senza randa nasce da un’attenta osservazione delle abitudini dei diportisti. Ce lo hanno raccontato le tre menti dietro la nascita del concetto DolceVela, ovvero il noto progettista “fuori dal coro” Alessandro Vismara, Alessandro Degl’Innocenti e Otto Villani.
Abbiamo usato due volte la parola “concetto” non a caso, DolceVela infatti non è solo il 48 piedi che è stato varato recentemente, prodotto da AV Yachting, ma si tratta di un’idea applicabile tanto a una barca nuova quanto a una vecchia.
DolceVela è quello che chiedono i diportisti

“Io faccio barche tecnologiche da una vita, e il Dottor Bruni, per cui è stato pensato il DolceVela 48, è un armatore con cui abbiamo una lunga storia di innovazione” esordisce Alessandro Vismara.
“Negli ultimi anni io navigavo in Grecia in estate con un bellissimo Baltic 60, il Dottor Bruni aveva un Vismara 50. In Grecia io navigavo e non vedevo mai qualcuno con la randa issata ma spesso solo col fiocco. Alessandro degl’Innocenti in acque toscane notava la stessa cosa. E il Dottor Bruni navigava spesso solo col fiocco per ragioni di comodità della navigazione in famiglia.
Chi va in vacanza in barca a vela, il più delle volte vuole stare comodo, navigare si ma senza fatica o con lo stress della barca molto sbandata. Un giorno allora siamo andati in vacanza tutti e tre, per ragionare su questa piccola rivoluzione. L’idea di fondo era che comunque la barca che stavamo per concepire non potesse prescindere dalle prestazioni, perché è quelle che Vismara cerca da sempre. Ernesto Tross era un precursore, ma non aveva gli strumenti che abbiamo oggi. Io, Degl’Innocenti e Otto Villani abbiamo simulato le performance di una barca fiocco e randa, solo fiocco e triple head.
Le performance del DolceVela
Era difficile potere calcolare la potenziale perdita di performance ad andature strette, alla fine siamo riusciti a creare un piano velico che può essere impiegato di fatto in qualunque barca, per esempio lo stiamo facendo su un Grand Soleil 343, e un Comet 50 race. Dolcevela non è quindi più solo una barca, ma è applicabile anche al resto che sono state prodotte” sentenzia Vismara. Che aggiunge: “Dalla bolina Fino a 120 gradi siamo convinti che questo concetto sia più performante rispetto a un fast cruiser classico, e in più garantisce uno sbandamento minore.

Il piano velico code zero, Genoa e stay sail, o grosso Genoa e stay, è più efficiente rispetto a uno con fiocco piccolo e randa grande come nelle barche di serie moderne. Chiaro che una barca da alte prestazioni, moderna, in carbonio, con piano velico classico, ha prestazioni maggiori, ma il raffronto è con la grande produzione di serie e il piano velico classico dei cruiser moderni che ha un fiocco piccolissimo e randa generosa.

L’unico punto in cui DolceVela è inferiore di circa il 10% rispetto agli altri cruiser è in poppa molto profonda. Ma qui torniamo al punto iniziale, a come navigano i diportisti in vacanza. Se c’è molto vento preferiscono rimanere comodi in porto o in una baia riparata. In poppa piena non ci navigano quasi mai, prediligono la bolina larga e il traverso in condizioni di brezza media diciamo dai 7-8 nodi in su ma entro i 20 nodi, condizioni in cui il concetto DolceVela è altamente efficace, oltre che molto più comodo rispetto alle barche con un piano velico classico” conclude Vismara.
Il navigare dolcemente
Gli fa eco Alessandro Degl’Innocenti, storico armatore Vismara nonché venditore del marchio: “Si pensa che una barca senza randa non riesca a navigare e a bolinare. Una volta diversi anni fa c’era a Livorno la regata dell’Accademia Navale, io quella volta la feci con dei ragazzi disabili, c’era anche un ragazzo in carrozzina. C’erano 14-15 nodi di vento, barca sbandata, era una situazione per loro un po’ scomoda e pericolosa. Decidemmo allora di andare solo di fiocco, e mi resi conto che stringevo la bolina quasi quanto le altre barche. Mi resi conto insomma che questa cosa poteva funzionare se si pensava un progetto appositamente concepito per un piano velico solo a fiocchi.

E in più ci metto che in crociera c’è chi non è contento quando si naviga a barca sbandata, per esempio mia moglie, e anche a me in vacanza capita di navigare solo di fiocco, e tanti fanno la stessa cosa, ma senza avere barche ben concepite per navigare così.
La randa poi da issare e ammainare è un po’ noiosa, ammettiamolo. Con DolceVela basta srotolare fiocco e trinchetta (156 mq di vela il nostro 48 come una barca con un piano velico classico) e cammini come una barca normale. Bisogna pensare anche al pubblico over 60, che può trovare estremamente comodo un piano velico di questo genere. Si perdono 3-4 gradi di bolina, ma per una barca pensata per la crociera non mi sembra un dramma. L’albero molto più a poppa consente di avere dei fiocchi di dimensioni generose, e oltre tutto rende la tuga libera e pienamente fruibile” sintetizza Degl’Innocenti.
“Dolcevitizzare” una barca a piano velico classico
Otto Villani invece ha curato la parte tecnica ed esecutiva del progetto, occupandosi dell’architettura navale e dell’interazione tra carena e piano velico.
“Ho curato la parte del progetto della barca, l’architettura navale in particolare, e adesso stiamo lavorando ad altri progetti che sono nati dopo questa prima esperienza, stiamo “Dolcevelizzando” altre barche. Stiamo lavorando sia a barche nuove, sia a modifiche su barche già naviganti che verranno riviste in senso “Dolce Vela” ci racconta Otto.
“Le vele di prua possono essere 2 o 3, e abbiamo lavorato con la Valeria Millennium per cercare di avere delle vele efficienti anche per un uso crocieristico. Abbiamo studiato l’ottimizzazione dei pesi in fase costruttiva, per cercare di ottenere una barca che navighi anche meglio delle altre barche da crociera di serie almeno fino ai 130 gradi di angolo al vento.
I canali e i flussi delle tre vele di prua li abbiamo studiati con metodi di fluido dinamica. Il vento apparente viene ampliato tramite l’interazione di queste tre vele. A livello di appendici, di centro di spinta e di idro dinamica, la barca sotto è molto simile a una barca da crociera classica con randa e fiocco”.
E come dicevamo il concetto DolceVela può essere applicato anche a barche già esistenti, come il Comet 50 e il Grand Soleil 343 a cui stanno lavorando.
Le modifiche da fare
“Stiamo lavorando a un Comet 50 e un Grand Soleil 343, abbiamo fatto uno studio generale sulle due barche e dopo le modifiche sbanderanno anche meno. Per la modifica di piano velico la base d’albero viene spostata indietro e qui vengono fatti trasversalmente dei rinforzi strutturali anche per accogliere le nuove lande. Il timone in alcuni casi, ma ancora non ci è capitato, va ritoccato per correggere il centro di spinta immerso, e avere quindi una barca equilibrata alla ruota e non poggera. Questa è una modifica che in teoria non è necessaria sempre, dipende dal tipo di barca. Il piano velico nuovo è più o meno sugli stessi mq di quello vecchio, semplicemente distribuito in modo diverso”.
Condividi:
Sei già abbonato?
Ultimi annunci
I nostri social
Iscriviti alla nostra Newsletter
Ti facciamo un regalo
La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!
Può interessarti anche

Classic Boat | Capolavori Danesi: 6 natanti eccezionali firmati X-Yachts
Icona Danese, X-Yachts nasce nel 1979, ma trova le sue fondamenta in un periodo appena precedente. Caratterizzati dalle prime collaborazioni tra Birger Hansen e i fratelli Jeppesen (Lars e Niels), gli anni tra il 1977 e il 1979 vedono infatti

Classic Boat Cult | Icone Scandinave: 5 capolavori firmati Olle Enderlein
1917, Norrköping, Svezia. Da genitori finlandesi nasce un futuro astro della progettazione navale, una stella della vela scandinava –e non: Olle Enderlein. Nasce così, quindi, anche la componente meno evidente, seppur fondamentale, del DNA Hallberg-Rassy. Icone Scandinave: 5 capolavori firmati Olle

Classic Boat | Cult da crociera: 5 chicche di scuola britannica
Classic Boat | Cult da crociera: 5 chicche di scuola britannica La Manica, le coste umide e battute dal vento, foci sabbiose, isole e maree… pochi altri elementi sono radicati nella nautica e nella vela come le coste inglesi e

Così è morta una barca mitica: l’Helisara VI di Herbert Von Karajan
Un’altra tempesta ha definitivamente distrutto il celebre maxi yacht di 70 piedi “Helisara VI” appartenuto al grande direttore d’orchestra Herbert Von Karajan. Il relitto giaceva dall’estate del 2024 su una spiaggia di Formentera dove era rimasto arenato a causa del












6 commenti su “Via la randa! Il concetto DolceVela è ciò che chiedono (e già fanno) i diportisti in vacanza”
Chi sceglie solo il fiocco non ama andare a vela: che vada a motore se non vuole la barca sbandata.
Non sarei così chiuso. In passato ebbi modo di pensare la stessa cosa delle e-bike, pensavo, “..ma il bello della bici è pedalare e faticare..”, ma questo era valido per me e tanti altri ovviamente, ma poi ho pensato a quante persone per svariati motivi, non avrebbero mai usato una bicicletta muscolare e invece, con l’avvento delle biciclette elettriche, le stesse persone hanno potuto godere dell’andare in bici, vedere posti, divertirsi e stare in salute, faticando, ma un pò meno e infatti si è visto che larghissimo consenso hanno avuto.
Motoscafari mancati. Poi con solo fiocco li pre de un groppo e son dolori.
Ho una barca classica di cui apprezzo l’essere molto “marina” ma riconosco anche i limiti di comfort. Il concerto Dolcevita mi sembra interessante per molto aspetti, incluso la eliminazione del motore termico. Seguirò con attenzione gli sviluppi!
Non so se oltre a parlarne la avete anche vista…….io la vedo spesso nelle mie passeggiate a P.Ala . Mi dicono addirittura che un forte vento al traverso la ha fatta disalberare all’ormeggio(???)
A parte questo,che sarebbe gravissimo,quando le altre barche sono ferme lei rolla da morire, per quanto mi riguarda se una persona è così pigra da non volere la randa cambiasse hobby.
Io,a volte,uso solo la vela di prua ma con forti venti portanti oppure per fare due miglia.
Capisco che in un’epoca di easy sail si voglia rendere ancora più easy l’andare per mare,ma visto anche il sovraffollamento non sarebbe meglio il virtual sail?
Se questo fosse stato un progetto di altri cantieri, abituati a guardare più agli spazzi al confort, per andare incontro alle esigenze dei charter, non mi sarei meravigliato, ma da Vismara non me lo sarei mai aspettato