2022. Rondetto. L’incredibile barchina che non vuole morire

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Rondetto: L’incredibile storia della barchina che non vuole morire

Tratto dal Giornale della Vela del 2022, Anno 48, n. 02, aprile, pag. 68-73.

Nessuno avrebbe scommesso su questo sette metri, varato nel 1965 su disegno del ’42. Eppure è diventato un mito della vela. E’ il Rondetto la prima barca con cui un navigatore italiano, Erik Pascoli, ha attraversato l’Atlantico nel 1969. E vive ancora adesso.

Nessuno avrebbe scommesso su questo sette metri, varato nel 1965 su un disegno del 1942. Eppure è diventato un mito della vela. Il Rondetto è stata la prima barca con cui un navigatore italiano ha attraversato l’Atlantico nel ’69. Nella sua storia ha compiuto cinque traversate (tra cui una Ostar), si è spiaggiato in Brasile nell’86, è affondato nella mareggiata di Rapallo nel 2018 ed è ritornato a nuova vita grazie alla passione del suo ultimo armatore, che è un grande velista.

“Ma è il Rondetto originale”? Così ha chiesto un passante nel 2021, stupito nell’assistere al ritorno in mare di quel piccolo scafo a vela dal nome conosciuto. “Si, è proprio lui”. La risposta di Michele Ivaldi, l’appassionato velista milanese che l’ha restaurato, ha confermato la rinascita di una delle più piccole e importanti imbarcazioni che hanno contribuito a scrivere pagine di storia della vela italiana. Rondetto è uno sloop bermudiano in fasciame di mogano dell’Honduras su ossatura in quercia lungo 7,60 metri (6,90 metri al galleggiamento), varato nel 1965 dal cantiere J.G. Parnham & Sons di Emsworth, nella contea inglese dell’Hampshire. Il progetto si rifà a quello del Nordic Folkboat, il piccolo cabinato svedese nato nel 1942 su progetto di Jac Iversen e Tord Sundén, poi diffuso in oltre 3500 esemplari nel mondo. Contrariamente al Folkboat, Rondetto ha il fasciame calafatato invece che a clinker e in fase progettuale le sue linee d’acqua sono state modificate dall’inglese John Illingworth (anche progettista del Sangermani Artica II del 1956 della Marina Militare) per affrontare meglio le onde dell’oceano e per poter correre nel Junior Offshore Group tra Inghilterra, Francia e Spagna. Il primo armatore di Rondetto fu il luogotenente David Gay, comandante del Royal Yacht Bloodhound.

Dall’alto a sinistra in senso orario: Erik Pascoli a bordo di Rondetto nel 1968; Pascoli nel 1972 durante la terza traversata atlantica; Bruno Pietrangeli dopo lo spiaggiamento del 1986; Piero Baggini, armatore di Rondetto dal 2014 al 2024.

L’impresa di Erik Pascoli

Nel 1968 il navigatore torinese Erik Pascoli (1942-2013) era alla ricerca di un piccolo yacht per attraversare l’Atlantico in solitario, primo italiano a tentare la sfida. Dopo averlo cercato in Italia e in Francia si recò in Inghilterra e il 20 dicembre acquistò Rondetto. Il 3 aprile 1969 partì per le Antille e impiegò 47 giorni per raggiungere la Dominica, impresa raccontata nel libro “Da Portsmouth a Portsmouth. Con Rondetto attraverso l’Atlantico” edito da Mursia nel 1971. Dopo la traversata Erik visse ai Caraibi per due anni a bordo. Stancatosi della vita ai tropici e desideroso di rientrare in Europa per cercare nuovi confronti velici, nel gennaio del 1971 decise di riportare Rondetto in Mediterraneo sulla rotta delle Azzorre da Ovest a Est. La navigazione in pieno inverno, da Pointe-à-Pitre ad Almeria in Spagna, durò 53 giorni. La nuova impresa gli valse il Trofeo D’Albertis dello Yacht Club Italiano e il Premio Città di Sanremo dello Yacht Club Sanremo. Nel 1972, dopo avere trasferito Rondetto via camion da Mentone a Plymouth, Pascoli partecipò fuori classifica alla O.S.T.A.R., la traversata atlantica in solitario fino a Newport R.I. nella quale regatarono anche il mostro a tre alberi Vendredi 13 e il Pen Duick IV, l’ex barca di Eric Tabarly con a bordo il connazionale Alain Colas. Rondetto impiegò 48 giorni, compresa una sosta “forzata” di 9 giorni in Nuova Scozia a causa di un ascesso. Secondo i calcoli del Royal Western Yacht Club si sarebbe piazzato secondo in tempo compensato pari merito tra i monoscafi. Dopo questa terza atlantica lasciò New York alla volta di Genova a bordo del transatlantico Michelangelo, con Rondetto nella stiva. Dopo aver assunto il comando di Tauranga, con cui partecipò alla prima Whitbread Around The World Race, l’editore Alberto Rizzoli affidò a Pascoli la Big Boat Mariette, uno dei sette grandi schooner in acciaio costruiti dall’americano Herreshoff tra il 1903 e il 1915, anno di varo di Mariette.

Il Rondetto passa di mano

Nel frattempo nel 1980 Rondetto venne ceduta a Bruno Pietrangeli, cugino del campione di tennis Nicola, e nel 1982 il Cantiere Beconcini della Spezia eseguì una serie di lavori tra i quali il rifacimento della tuga, la posa di un nuovo ponte in teak e la rinvergatura del fasciame dell’opera viva. Con Pietrangeli la barca attraversò l’Atlantico per la quarta volta, da Tenerife a Martinica in 30 giorni, e una quinta volta nel 1986, da Gibilterra a Fortaleza in Brasile, 3.300 miglia in 41 giorni. Ma a poche miglia dalla costa Brasiliana il solitario Pietrangeli subì un’intossicazione alimentare e finì “a pagliolo”, lasciando al timone a vento il compito di governare Rondetto. Per pura fortuna la barca evitò di andare a scogli e si spiaggiò nei pressi di Fortaleza. Spedita in Italia via cargo venne riparata da Beconcini. Il successivo armatore fu il lericino Piero Biaggini, classe 1938, pioniere della classe Mini 6,50. Con lui Rondetto navigò in Mediterraneo per 20 anni, soprattutto tra l’Arcipelago Toscano e la Corsica.

La mareggiata che a fine ottobre si abbatte sul Golfo del Tigullio non risparmia Rondetto, la barca è perduta. Dov’è finita? La burocrazia infinita rallenta la localizzazione, che avviene il 25 novembre. Bisogna fare presto. Dopo tre recuperi programmati e cancellati, finalmente il 22 dicembre la barca viene pallonata dai sub, trainata sotto il travel lift e riportata a terra. è in condizioni disastrose.

L’era Ivaldi

Poi nel 2014 la barca venne acquistata dal milanese Michele Ivaldi, con un passato di velista a bordo delle derive Optimist, Europa, Laser, 470, Minitonner, gli IOR Guia di Giorgio Falck, i windsurf classe Mistral e in II Divisione (è stato campione svizzero), i J22 e J24. Nel suo curriculum figura inoltre una traversata atlantica nel 2009 in regata ARC con equipaggio. Appassionato di barche d’epoca, è stato armatore del gaff cutter Star 1907, ancora navigante sul Lago Maggiore, che in passato potè fregiarsi della White Ensign, la bandiera inglese riservata agli yacht della Royal Navy e del Royal Yacht Squadron. Oggi Ivaldi vive tra l’Italia e l’Irlanda, dove frequenta l’ambiente delle barche tradizionali di West Cork e coltiva la passione per l’allevamento di cani da caccia. Il portamento nobile, l’eleganza e i basettoni molto british, che ricordano il James Brooke nemico giurato di Sandokan, ne fanno un personaggio piacevole col quale intrattenersi a parlare di mare. Con lui Rondetto naviga tra la Liguria e la Sardegna, dove nel 2015 trasferisce la barca rigorosamente in solitario. Da maggio 2018 lo sloop fa base presso il porto Carlo Riva di Rapallo e viene impiegato per uscite rilassanti e pesca alla traina. Ma nulla lascia presagire il triste destino al quale sta andando incontro.

Se la passione di Michele Ivaldi non fosse infinita, e se non si trattasse di Rondetto, la barca finirebbe in demolizione. Ma invece fa rotta verso Pisa, presso la Maritime Safety Advice di Carol Petek e Nikola Kaljevic, per il restauro.

Rondetto, relitto n° 1

Il 29 ottobre 2018 una violenta mareggiata si abbatte sul porto e alle 02:38 del 30 ottobre Ivaldi riceve un messaggio da far gelare il sangue: “Barche tutte perse”. Quella che si presenta al mattino è una visione catastrofica, con la diga del porto spazzata via e gran parte delle barche letteralmente inghiottite dall’acqua. Nessuno può accedere e le ricerche private non sono autorizzate. Dov’è finita Rondetto? La teoria di Michele è che sia affondata lì dove l’ha lasciata, al posto barca I-91, ormeggiata con la prua in banchina e la poppa a sfidare le onde che hanno distrutto la diga foranea. Ma la burocrazia infinita rallenta tutto. Solo il 25 novembre riceve una piantina dei relitti. Rondetto è catalogato come “Relitto n. 1” e si trova dove pensava Ivaldi. Bisogna fare presto. Dopo tre recuperi programmati e cancellati, finalmente il 22 dicembre la barca viene pallonata dai sub, trainata sotto il travel lift e riportata a terra.

Rinata dal fango

A bordo il fango è ovunque, l’albero è piegato, le vele sono strappate, le lande sradicate e piegate, la coperta è piena di buchi, i pulpiti accartocciati. Se non si trattasse di Rondetto forse varrebbe la pena disfarsene. Per diversi mesi Ivaldi trascorre tutti i week-end a smontare, pulire, lavare e sistemare. Poi nel giugno 2019 avviene il trasferimento a Pisa presso la Maritime Safety Advice di Carol Petek e Nikola Kaljevic, già costruttori di Sira, una replica in legno del Vertue di Giles varato nel 2018. Tra gli infiniti lavori realizzati la sostituzione di 8 ordinate e 4 bagli, la riparazione di una decina di tavole del fasciame, la ricostruzione del paramare sinistro del pozzetto, delle falchette in teak e della pala timone. L’attrezzatura, principalmente Lewmar Emsworth, è stata ricercata e ricomprata di seconda mano in Inghilterra e in Irlanda. Lapidario il giudizio di Ivaldi su Carol e Nikola: “Non hanno sbagliato niente, non ho dovuto far rifare nessun lavoro due volte, casomai lo hanno rifatto da soli perché non ne erano soddisfatti”. Per l’albero ci si è affidati alla Velscaf del noto navigatore Franco ‘Ciccio’ Manzoli, vincitore della O.S.T.A.R. del 2005 e compagno di traversata di Ivaldi nella traversata del 2009, mentre le vele sono state rifatte da un altro solitario, Roberto Westermann, terzo classificato alla O.S.T.A.R. del 2009.

Nell’ottobre del 2021 Rondetto ha debuttato in mare in occasione della sedicesima edizione del Raduno Vele Storiche Viareggio. Il marzo scorso, a Roma, la sua storia è stata la grande protagonista nel corso della presentazione del calendario annuale dedicato alle regate di vele d’epoca. è lì che Ivaldi si è davvero accorto di essere diventato armatore e custode di un pezzo di storia della vela italiana.

Un pezzo di storia della nautica italiana

Nell’ottobre del 2021 Rondetto, più bella che mai, ha debuttato in mare in occasione della sedicesima edizione del Raduno Vele Storiche Viareggio, dove le è stato attribuito un premio speciale. Il marzo scorso, a Roma, la sua storia ha incantato la platea di armatori e presidenti dei più importanti yacht club italiani intervenuti in occasione della presentazione del calendario annuale dedicato alle regate di vele d’epoca. E lì Ivaldi si è accorto di essere diventato l’orgoglioso armatore di un pezzo di storia della nautica italiana.

di Paolo Maccione


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2 commenti su “2022. Rondetto. L’incredibile barchina che non vuole morire”

  1. Bellissimo articolo che mi ha fatto battere il cuore e a Michele che dire? Sei un grande! Chi ama le barche sa che hanno un’anima e quella di Roberto si sta rivelando immortale!

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