2004. Chi è Torben Grael, tra Luna Rossa e cinque medaglie olimpiche

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Il talento è (quasi) tutto

Tratto dal Giornale della Vela del 2004, Anno 30, n. 10, novembre, pag. 68-71.

L’uomo che fiuta il vento esiste. Si chiama Torben Grael, ha portato Luna Rossa in finale di Coppa America, ha vinto cinque Olimpiadi ed è in procinto di partecipare al Giro del Mondo Volvo (che poi ha vinto). Cosa volete di più? Il Giornale della Vela lo ha intervistato.

Nessun dubbio che Torben Grael sia nato per la vela. Ma è anche un infaticabile organizzatore e un tecnico eccezionale. Che ha voglia di stupire ancora, cominciando dalla Volvo Ocean Race.

Chi è Torben Grael? L’asso delle cinque medaglie olimpiche, l’ultima delle quali conquistata in agosto a Glyfada: l’oro della Star. Ma è anche il tattico di Luna Rossa e lo skipper che sogna di portare il Brasile in cima al mondo con la Volvo Ocean Race. E ancora è lo sportivo che ha lanciato un progetto straordinario per aiutare i bambini del suo Paese a scoprire tutti i lati della vela, non solo agonistica ma anche lavorativa. E se avesse ragione Meco Lillia, l’italiano che lo conosce di più, e l’artigiano che gli realizza velocissime Star per vincere sin da quando Grael era appena conosciuto dagli appassionati? “Torben ha la vela nel sangue – racconta – ma soprattutto è un campione di vita. Anche nei momenti in cui le nostre barche erano leggermente meno veloci delle altre, non ha mai dato la colpa al cantiere ma ha continuamente cercato di migliorarle. E intanto ha vinto comunque tre medaglie olimpiche prima di Atene”. Noi abbiamo incontrato il maestro della Star proprio a Musso, sulla sponda occidentale del lago di Como (sede del cantiere Lillia) che fa pensare a quanto sia strano il destino. Un velista nato a San Paolo, una delle più grandi metropoli, che forse non sarebbe mai diventato un mito se non avesse passato tante ore in questo paesino.

Il Giornale della Vela – Prima domanda d’obbligo: hai intenzione di continuare con la Star insieme al tuo prodiere, ormai leggendario come te. Marcelo Ferreira?
Torben Grael – Per ora sì, vogliamo qualificaci subito per le Olimpiadi di Pechino. L’anno prossimo, infatti, sarò molto impegnato per l’organizzazione della Volvo Ocean Race. Fortunatamente, il Mondiale in Argentina è all’inizio del 2005: puntiamo a toglierci subito il problema.

GdV – Proviamo a spiegare in poche parole perché hai vinto a Glyfada…
T.G. – È stato un processo, la voglia di fare sempre le cose meglio. insieme. Parliamo e discutiamo anche su tutto ciò che non funziona. Da questo confronto sono nati ottimi rapporti che portano a un intesa vincente. Poi ci sono gli allenamenti ben fatti con una crescita importante nelle prestazioni. Naturalmente i materiali sono stati importanti: l’eccezionale barca di Lillia, con le modifiche dovute ai numerosi test a cui ci siamo sottoposti. Poi le vele Halsey e l’attrezzatura Harken si sono rivelate perfette. Infine, posso dire che abbiamo navigato bene durante le giornate olimpiche!

Torben Grael con il fedelissimo e inseparabile Marcelo Ferreira durante l’ultimo Mondiale Star a Gaeta.

GdV – I programmi per l’inverno?
T.G. – In questo momento sono molto occupato con il programma della regata intorno al mondo. La costruzione della barca è già stata avviata e gli stampi sono già in preparazione. Mi attendono molte riunioni, meeting e anche la definizione dell’equipaggio. Ammetto che sono abbastanza stanco: dopo l’oro olimpico, abbiamo vinto il campionato brasiliano di Star e una regata di Melges 24 in Brasile. Poi abbiamo presentato la sfida della Volvo Ocean Race, siamo andati a Valencia per discutere con il team Luna Rossa e tornerò ancora. Entro fine anno andrò in America per vedere il progetto del VOR ’70 e poi tornerò in Brasile per un paio di regate. Altro che riposo…

GdV – A questo punto possiamo parlare del Giro del Mondo. Una nuova avventura: cosa ci può dire del suo equipaggio?
T.G. – Sarà misto: non solo brasiliano ma latino. Credo che sia più facile lavorare con velisti che abbiano la mia mentalità, penso agli amici in Spagna e in Italia che hanno esperienza nelle regate oceaniche. Per me questo aspetto è molto importante (si parla anche di contatti con Stefano Rizzi, Ciccio Celon e Dede De Luca, ndr).

Su Brava Q8, armato da Pasquale Landolfi e vincitore della One Ton Cup 1992, Grael è stato tattico.

GdV – Mai pensato a un giro del mondo in solitario? O a un tentativo di record?
T.G. – Ho sempre preferito navigare con barche in cui non fossi solo anche se, ricordo con piacere le regate con il Finn e il Laser. Ma navigare con un’altra persona o tante, è più divertente. Partendo da questo ragionamento, è più affascinante lavorare in team piuttosto di realizzare il giro del mondo in solitario. La Volvo Ocean Race, regata per eccellenza in questo senso, mi darà la possibilità di concretizzare questo desiderio.

GdV – Insomma, è un traguardo.
T.G. – No, è solo una tappa nella mia carriera di velista. Ho fatto sei Olimpiadi, due America’s Cup e tante altre competizioni. La Volvo Ocean Race è una regata che non ho ancora fatto e poter navigare nei mari del Sud mi affascina. Conosco un po’ queste zone ma non mi sono mai trovato in condizioni estreme: una situazione che mi attira molto. Una volta che hai superato le difficoltà iniziali non puoi che continuare, cosa che difficilmente faresti in un altro tipo di regata.

Una Louis Vuitton Cup eccezionale nel 2000, con Luna Rossa vincitrice contro America One, e una mediocre nel 2003: questo il bilancio del campione brasiliano nell’America’s Cup.

GdV – C’è molta attesa e curiosità per la vostra sfida alla Volvo Ocean Race.
T.G. – Mi aspetto molto e spero di farlo in maniera competitiva. È difficile essendo la prima volta che i brasiliani si cimentano in una regata così importante. Anche dal punto di vista organizzativo è una bella sfida, lavoriamo in un bel gruppo e speriamo di riuscire a completare la regata con buoni risultati. L’obiettivo è regatare in maniera competitiva, perché non ha senso partire senza la convinzione di essere protagonista.

GdV – Sarà ancora il tattico di Luna Rossa, per la terza volta consecutiva. Non si è un po’ stufato di questo ruolo?
T.G. – Ci ho pensato, lo ammetto. Ma l’impegno nel Giro del Mondo mi toglie in parte questa possibilità. Ho fatto una scelta: per la vela brasiliana è molto importante partecipare a questa regata, senza di me sarebbe difficile mettere in atto questa sfida. Evidentemente. potrò mettermi a disposizione di Luna Rossa abbastanza tardi e quindi sarò “costretto” a mantenere il mio ruolo.

Torben Grael su Luna Rossa con Michele Ivaldi, Matteo Plazzi e Francesco De Angelis.

GdV – Si diverte ancora o no?
T.G. – Il mondo di Coppa America mi conosce come tattico, ho svolto questo ruolo anche sulle barche di altura: è un ruolo divertente che riveste una parte fondamentale della regata. Io penso di farlo bene, questo è l’importante.

GdV – Dicono che hai imparato così bene l’italiano grazie a Meco Lillia. È vero?
T.G. – Diciamo che dalla prima telefonata fatta a lui, nell’88, in occasione di una regata, mi accorsi che parlava pochissimo inglese. Quindi è stato necessario utilizzare la vostra lingua; già in occasione delle mie prime visite a Musso mi impegnato a imparare l’italiano sia scritto che parlato. Poi ho cominciato a fare regate su barche dei vostri armatori e questo mi ha aiutato molto con la lingua.

Torben Grael in azione ai Giochi di Savannah nel 1996: medaglia d’oro con il solito Ferreira a prua.

GdV – Non è un mistero che tu sia stato fortunato all’inizio della carriera. Provieni da una famiglia senza problemi economici.
T.G. – In Brasile la vela è sempre stata stigmatizzata come uno sport elitario, di nicchia anche per il fatto che i campioni provengono da quell’ambiente. Ma oggi è anche della classe media, che però in Brasile è schiacciata: la piramide sociale ha una base molto vasta e un vertice molto ristretto. Ecco perché è venuta in mente a me, mio fratello e Marcelo Ferreira, mio prodiere e persona stupenda, il Progetto Grael: un’idea nata nel ’96 che abbiamo concretizzata due anni dopo.

GdV – Vuoi presentarcelo?
T.G. – Molto volentieri. Vogliamo indirizzare i bambini al mare, alla vela ma soprattutto a un lavoro legato alla nautica. Quindi finanziamo varie iniziative, abbiamo appena acquistato un’officina a Niteroi per la formazione di manodopera qualificata. Non vogliamo formare dei campioni ma aiutare gente di talento e non agiata a diventare brava. Oltre, come detto, a educare a una professione il maggior numero possibile di giovani. Noi abbiamo avuto fortuna, loro devono trovarla.

Con l’amatissimo Snipe, Torben ha conquistato sei titoli iridati: tre juniores e tre assoluti.

GdV – Ti rende felice tutto questo?
T.G. – Sì, è un progetto che porta grande soddisfazione e serenità nel mio cuore e a cui vorrei dedicare ancora più tempo. Quando mi chiedono quale sia stata la maggiore gioia che ho provato per l’oro di Atene, non ho dubbi: la festa che mi hanno fatto tutti i bambini quando sono partito e quella ancora più bella che ho trovato al mio ritorno.

Così parlò Torben Grael da San Paolo: un campione di vita. Ha ragione Meco Lillia.

di Sabina Saracini


NDR: Torben Grael si è aggiudicato l’edizione 2009 della Volvo Ocean Race, al timone di Ericsson 4. Nell’edizione precedente (quella di cui si parla in questo articolo), aveva concluso la competizione al terzo posto, alla guida di Brasil 1.


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