Classic Boat Cult | Chimera, riscoprire un super-prototipo IOR

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Chimera, I-10507
Chimera, I-10507 – Immagine d’archivio

1985, Cantiere Galetti, Lago di Garda.
Dalla volontà di Bruno Calandriello e Franco Bardi prende vita un super-prototipo. La firma è quella di Philippe Briand, la barca sarà un One Tonner, un II Categoria concepito sulla falsa riga di Passion II, già firmata dal francese e vincitrice della One Ton Cup dell’84, quella di Trinité-sur-Mer. È l’inizio di una storia che diventerà molto complessa da ricostruire: nasce Chimera…

Classic Boat Cult | Chimera, riscoprire un super-prototipo IOR

2022, Adriatico: Sergio Marchetti e Francesco Perlati sono alla ricerca di una barca da acquistare insieme e Chimera svetta tra le opzioni a disposizione.
Il potenziale è evidente e, cogliendo accenni di un pedigree importante, il gioco è presto fatto. Senza averne piena cognizione diventano armatori di un pezzo di storia. Una storia, però, tutta da scoprire e, a loro disposizione, un singolo dettaglio: una possibile vittoria relativa la One Ton Cup del 1986… Da lì in poi, il passo è lunghissimo, ma scatta una scintilla d’interesse e prende il via un’indagine che si trasforma in un vero processo investigativo. Ricerche online, libri specializzati, ex-armatori, equipaggi e circoli nautici, tutto fa brodo e tutto aiuta. Così, avvalendosi di ogni aiuto a disposizione, navigando tra archivi, certificati ORC scansionati, pagine ingiallite e testimonianze racimolate tra ogni angolo e pontile, la storia di Chimera vine rispolverata e con lei quella della vela. Prende così vita un puzzle di passaggi di proprietà, refit, vittorie e avventure umane, un unicum ricomposto tassello dopo tassello –un restauro della memoria a cui, in parallelo, muove anche quello concreto.

Chimera, I-10507
Chimera, I-10507 – immagine per gentile concessione della proprietà

Riscoprire uno IOR

Come Sergio stesso ci racconta, se l’avvicinamento a Chimera è avvenuto quasi per caso, tutt’altro è stato il ricostruirne la storia, inizialmente basata su accenni imprecisi e note lacunose.

“Le prime ricerche in rete restituivano poco o niente, se non qualche riferimento generico a Palma. Allora ho iniziato a concentrarmi sul Cantiere Galetti, da cui la barca proveniva: un nome importante del Garda, legato al mondo delle regate.”

Un libro sul cantiere, quindi la presa di contatto con Carlo Galetti stesso – qualcosa si smuove. È l’inizio di una ricostruzione faticosa e appassionata che, grazie a testimonianze e archivi, dagli anni della costruzione e del varo, incespicante riesce a risalire all’oggi. Ed è a partire da questo primo tassello che, piano, la storia si apre davanti a Sergio, dal primo armatore, il Professor Bruno Calandriello, alla partecipazione alle prime regate, fino  ai grandi nomi e i passaggi di proprietà: Calandriello e Bardi, poi Turizio, e quindi Capociuchi e Panissidi e, infine, Bigoni.
Ogni nome viene rintracciato con pazienza, tessendo la trama della vita della barca attraverso telefonate, documenti e fortuite coincidenze –come il vecchio certificato ORC rimasto nel carteggio, intestato ad un nome mal-cancellato e recuperato grazie alle nuove tecnologie. Un tassello di risposta a quella frase incompleta di Bigoni “la comprai da un romano”: Gaetano Panissidi. Da qui, le varie congiunzioni, il successivo acquisto di Capociuchi, l’ammodernamento dello scafo…

Ognuno degli armatori contribuisce un tassello prezioso, mentre la linea del tempo si compone: dalla nascita con Galetti, per arrivare fino a Sergio e Francesco. Una storia tracciata tra mille coincidenze e scoperte e che non si limita a un inventario di proprietà ma, al contrario, restituisce vitalità ad un oggetto, facendolo artefice di una narrazione collettiva, memoria condivisa e testimonianza di una storia più ampia. Una storia iniziata nel 1985, presso il Cantiere Galetti, sul Lago di Garda.

Chimera, I-10507 – Immagine d'archivio
Chimera, I-10507 – Immagine d’archivio

Chimera, I-10507

1985, Lago di Garda.Dalla volontà di Bruno Calandriello e Franco Bardi prende vita un super-prototipo. La firma è quella di Philippe Briand, la barca è Chimera, One Tonner che esordirà in un fenomenale secondo posto in Giraglia, appena 4 minuti in reale dietro a Capricorno.

Nel 1986 arrivano il Trofeo Zegna e, più importante per Chimera, il Nastro Azzurro, dove la barca guadagnerà il secondo posto, appena dietro Merope, ma davanti a Brava Les Copain e Lady B, terze e quarta rispettivamente.
“[…] si tratta del disegno più innovativo di cui dispone la flotta IOR italiana di questo momento. I risultati lo confermano: è giunto secondo nella classifica dei ‘racer’ della seconda classe, a un soffio dalla vittoria”. Giornale della Vela, 1986_
La premesse sono buone e, aggiornata la barca, si prepara la One Ton Cup.

Chimera, I-10507
Chimera, I-10507 – Immagine d’archivio

Palma di Maiorca, One Ton Cup, 1986. Chimera vince una prova, ma il risultato complessivo non è dei migliori. A dominare l’evento, infatti, è la Danimarca, con Andelstanken a prendere il gradino più alto del podio, coronando un’eccellente performance dell’intera fazione danese presente, subito tallonata dalla maxi-presenza spagnola, con ben 6 scafi. Botte per gli italiani. 

Andelstanken, vincitrice della One Ton Cup del 1986 | X-Yachts One Tonner

A questo punto, però, ci sono le selezioni per la Sardinia Cup, poi valide per l’Admiral’s. Qui, però, la tragedia. Chimera rompe, l’albero è incriccato, e il gioco si blocca. Calandriello vende.
È il 1987 e la proprietà passa a Turizio.
La grande innovazione arriva però nel ’90, quando la barca cambia nuovamente proprietà e passa nelle mani di Capociuchi: 36 mesi di cantiere ne vedono uscire uno scafo nuovo, ora con crash box prodiero, poppa modificata e interni aggiornati per la regata in solitario. Anche motore e propulsione cambiano, così come vengono aggiunti serbatoi maggiorati e ballast. Ma il cambiamento profondo tocca l’albero, sostituito con quello di
Aria (ex Container), e il bulbo, ora sostituito con un nuovo siluro. Regaterà in questa configurazione fino al ‘99.
Nel 2000 arriva però, Panissidi la proprietà cambia e Chimera torna uno scafo per equipaggi.

Chimera, I-10507 – Immagine per gentile concessione della proprietà

Nuovamente adatta alle lunghe nostrane, ai bastoni, Chimera arriva al 2000 senza più ballast e attrezzatura nuove, tra cui alcune vele addirittura ereditata da Brava Q8, oltre che la pala del timone di Shardana II. Sarà però una stagione breve, perché nel 2005 la proprietà cambia di mano una volta ancora e, ora Bigoni, si concentra sul migliorare abitabilità e comfort, preservando chimera fino al 2022, anno in cui, finalmente, arrivano Francesco e Sergio, che decidono di riportarla tra le boe.

Chimera
Chimera, I-10507 – immagine per gentile concessione della proprietà

Chimera, 2022-2025

Riportare in acqua uno scafo di quarant’anni, renderlo competitivo, richiede però ben più di una ricostruzione storica. Ragion per cui, a questa, Sergio e Francesco hanno così affiancato un lavoro certosino, un secondo restauro, mirato però al fronte più concreto di Chimera: scafo, armo e attrezzature. Nel rispetto filologico per l’anima IOR originale, viene così avviato fin da subito un lavoro radicale: impianti elettrici e idraulici vengono rifatti da zero, le strutture sono completamente revisionate, il sartiame è rimesso a nuovo, timone e bulbo sono revisionati, la carena trattata, e le attrezzature di coperta, come i sistemi di sicurezza, vengono così aggiornati agli standard moderni.

Chimera
Chimera, I-10507 – immagine per gentile concessione della proprietà

In questa fase, sin dai primi mesi, il valore delle competenze tecniche e delle memorie storiche si rivela essenziale anche per il refit, creando un un dialogo costante con i protagonisti storici della barca e le figure di riferimento nel mondo della vela. Dai membri dell’equipaggio ai guru della vela, Chimera prende così forma in ambedue le direzioni, passando dal piano tecnico a quello pratico, con Francesco e Sergio assistiti da amici e cari, e trasformando così la barca in un più vasto luogo di apprendimento e di esperienze autentiche condivise e trasversali.

Chimera, I-10507 – immagine per gentile concessione della proprietà

Dai campi di regata al refit, dalle amicizie al supporto dei tanti coinvolti, la storia di Chimera diventa così anche un viaggio personale – un percorso di formazione, così come di restituzione di memoria e competenza – e approda in un progetto più ampio, quello di crearne un libro, un gesto a metà strada tra la genealogia di uno scafo e la più ampia narrazione di quel gran calderone di eccellenze che fu la vela in Italia e che, Chimera come tante altre barche, ancora possono raccontare e far rivivere.

Galetti applica la targhetta certificante il valore storicodella barca sul trasto di Chimera – immagine per gentile concessione della nuova proprietà

La proprietà tiene a ringraziare tutte le persone partecipi nel duplice processo di ‘ricostruzione’ di Chimera: “tutti i circoli che hanno condiviso documenti impolverati, i precedenti armatori, i maestri come Galetti e Fabbroni, gli amici che hanno condiviso il cantiere, chi ci ha dato voce come Laura Doria e gli sponsor, che hanno creduto in questo progetto. Un ringraziamento anche al Giornale della Vela per aver messo a disposizione della ricerca i suoi archivi storici”.


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2 commenti su “Classic Boat Cult | Chimera, riscoprire un super-prototipo IOR”

  1. Antonio Baldassarre

    Con Cosimo Turizio Chimera, rinominata Jaguar partecipò alla One Ton Cup di Napoli del 1989 vinta da Brava.
    Rimase a Napoli con i colori del R Y C C Savoia per un paio di anni

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