2008. Saga Ceccarelli: noi che abbiamo fatto la storia della vela

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Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela: sarà come essere in barca anche se siete a terra.


Ceccarelli: Noi che abbiamo fatto la storia della vela

Tratto dal Giornale della Vela del 2008, Anno 34, n. 03, aprile, pag. 84-91.

Nessuno in Italia ha sfornato 1.000 barche, molte pietre miliari della vela moderna. Tutte hanno qualcosa di nuovo e inusuale. Una navigazione nello studio Ceccarelli e nei suoi archivi, da Epaminonda a Giovanni. Per scoprire l’evoluzione della progettazione.

Epaminonda e Giovanni Ceccarelli.

 

57 anni fa, a 26 anni, Epaminonda Ceccarelli progetta la sua prima barca. Suo figlio Giovanni lo anticipa e disegna il minitonner Anita a soli 21 anni. Insieme, nel loro studio di Ravenna, hanno sfornato più di mille barche. Molte sono pietre miliari della storia della vela moderna, tutte hanno rappresentato, sempre, qualcosa di nuovo. Preparatevi a un viaggio negli archivi della vela italiana degli ultimi 50 anni.

1925- Nasce Epaminonda Ceccarelli a Ravenna, soprannome Nanni. Nel 1952, dopo la laurea in ingegneria, ottiene una borsa di studio alla Scuola superiore di ingegneria aeronautica. Lì si rende conto che l’uso della resina poliestere rivoluzionerà la nautica.

1951- Malaguegna, la prima barca. È un classe C (RORC) di 8 metri costruito in legno a fasciame. “Brutto perché aveva slanci molto corti” ricorda Nanni. Anticipa di cinquant’anni la tendenza attuale della progettazione.

1952/60 – Innovazione costruttiva. Shaula (17 metri) Silvica (15 metri) Bella Ciao (terza classe RORC). Le prime sono due barche in legno dalle linee classiche che adottano, per la prima volta, l’incollaggio con tecnologia aeronautica. Il Bella Ciao è la prima barca da regata a spigolo in compensato marino.

1961 – Nasce Giovanni Ceccarelli a Ravenna. Mentre frequenta il liceo scientifico inizia a lavorare nello studio del padre. Si laurea in ingegneria, nel 1987, con la tesi “Unità galleggiante multiuso”.

1966 – Classis 26, la prima in vetroresina. Un 7,30 m da crociera e regata in vetroresina. Una delle prime barche non in legno in Europa. In quegli anni progetta numerose barche di piccole dimensioni costruite in centinaia di esemplari.

1973 – EC 26, i francesi s’incazzano. Nel tempio della vela d’allora, La Rochelle, il 7,80 m di Ceccarelli vince in tempo reale la regata lunga nella sua classe. I francesi sono sbalorditi.

1974/77 – Le dimensioni crescono. Epaminonda disegna anche barche di dimensioni maggiori che hanno grande successo, come l’EC 37 Albsail e il Seariff 55 (16,80 m).

1983/85 – La prima barca è già vincente. Giovanni progetta Anita, un minitonner, che vince il Campionato italiano e arriva terza al mondiale. Nel 1985 con Secondanita rivince il campionato con lui stesso al timone.

1991/95 – I mondiali IOR con quarter. Giovanni diventa il re della classe Quarter Tonner, aggiudicandosi tre mondiali nel 1991 (Marfrio), 1995 e 1996 (Per Elisa).

1993 – Trionfo sul Garda. Vince la Centomiglia del Garda, battendo le barche del mito Bruce Farr, con il classe libera Dimore del Garda. Detiene tuttora il record della regata.

1995/2006 – 5 volte Progettista dell’Anno. Vince, unico in Italia, per cinque volte il premio “Progettista dell’Anno” del nostro giornale.

1996/98 – Tripletta con l’ILC 30. I suoi IMS-ILC 30 conquistano i mondiali nel 1996 (Kind of Blue), 1997 e 1998 (Ornella all’attacco). Le sue barche sono velocissime e anticonvenzionali.

2002/07 – Nel magico mondo della Coppa. Entra nel mondo della Coppa America come Principal Designer. Nell’edizione 2002 progetta Mascalzone Latino, nel 2007 +39.

Il filo conduttore di Epaminonda Ceccarelli

 

Epaminonda Ceccarelli negli anni ’70. Il suo nome diventa famoso anche in campo internazionale.

 

È l’uomo che, negli anni ‘60 ha fatto nascere in Italia la vela moderna, quella delle barche in vetroresina costruite in serie. È il primo progettista che, nel 1973, è andato nella tana dei maestri francesi, a la Rochelle, e li ha battuti con il suo EC 26. È colui che non si è mai stancato di ripetere che noi italiani non siamo inferiori a nessuno, men che meno nel campo della nautica. E i fatti gli hanno dato ragione. E ancor oggi a un giovane che si vuole cimentare nella progettazione chiede quali idee ha in testa, prima di sapere se sa smanettare bene con il computer. Nella sua lunga vita l’83 enne Epaminonda Ceccarelli di idee ne ha avute tante ed ha sempre trovato qualcuno che gli ha permesso di metterle in pratica. Aprire il suo archivio è come nuotare nella storia della vela moderna. Si rimane storditi dalla quantità di idee con cui ha inondato la nautica, a partire dal dopoguerra. La maggior parte di successo, talvolta prima che altri le portassero alla ribalta, facendole proprie. La sua opera prima, l’otto metri Malaguegna del 1951 la definisce “brutta, con slanci molto corti”. Nata per la crociera in regata si lasciava di poppa barche di gran nome e di dimensioni ben maggiori. Se c’è un segreto nella velocità delle sue barche, anche quelle da crociera pura, gli esperti lo attribuiscono alla sua solida formazione da ingegnere. Come dire: abbinare l’estro e la creatività a solide basi tecniche, in un epoca dove il computer era sconosciuto, i calcoli si facevano al massimo con la macchina da calcolo e i disegni nascevano sul tecnigrafo. Ed è lo stesso Epaminonda che svela qual è stata in quel periodo, dove i software erano solo le rotelle del suo cervello, la marcia in più nella progettazione, che gli permetteva di capire come pochi i principi della fluidodinamica e del disegno delle appendici: “Sono sempre stato appassionato di aeronautica e mi sono anche cimentato nell’aeromodellismo”. La sua laureain ingegneria, ben diversa da quella in architettura, gli ha permesso poi di diventare il papà della nautica italiana moderna. E sua la prima barca in vetroresina di serie, il Clasis 26. Era il 1966 e sino ad allora l barche erano fatte di legno, qualcuna in acciaio. Applicando i concetti dell’industrial design, Epaminonda ha progettato il prototipo della barca odierna, dove tutto viene studiato prima, sia a livello costruttivo che di layout. Da quel 1966 la sua carriera è stata un successo continuo, testimoniato da centinaia di barche marchiate EC che sono uscite da cantieri in tutt’Italia. Ma se gli chiedete qual è il ricordo più piacevole della sua lunga carriera, Epaminonda non ha dubbi: “Nel 1968, quando gli aristocratici triestini, che si consideravano i depositari della vela italiana, si incazzarono. Noi ‘poveri’ ravennati li battemmo con una mia barca, il classe C Maelstrom, vincendo la regata Triste-San Giovanni in Pelago-Trieste”. Buon sangue di romagnolo non mente. Neanche a 83 anni.

La marcia in più di Giovanni Ceccarelli

Giovanni Ceccarelli al lavoro nel suo studio.

 

Nessun progettista italiano ha vinto quanto Giovanni, il figlio di Epaminonda. Dieci campionati del mondo nelle classi d’altura minitonner, IOR e IMS. E nessuno potrà mai dire che le sue barche si confondono con quelle dei suoi colleghi. Neanche quelle che ha progettato per la Coppa America, Mascalzone Latino per l’edizione 2002e +39 per quella 2007. Sin dal 1983 quando, con l’aiuto del padre, a soli 22 anni ha dato vita al minitonner Anita. “Era un razzo” ricorda un velista di grido che gli ha regatato contro. “Aveva qualcosa di diverso rispetto alle altre barche. Gli scafi di Giovanni hanno sempre avuto qualcosa di particolare rispetto agli altri”. Lui stesso confessa che, oltre ai progetti del padre, da ragazzino era affascinato da barche anticonvenzionali, che uscivano dagli schemi, come Police Car di Ed Dubois che all’Admiral’s Cup 1979 stupì per le sue forme innovative e per le sue prestazioni. E ha sempre ammirato i progetti di un altro inglese, Rob Humphreys. Giovanni è anche uno dei pochi progettisti che ha portato una sua barca alla vittoria, Secondanita, timonandola in un campionato italiano. “Mi piaceva andare a bordo delle mie barche” ricorda. “Poi, negli anni ’90 non riuscivo più a seguire tutti i miei clienti. Avevo anche cominciato a occuparmi di barche da crociera costruite in serie”. E proprio nel settore delle barche in serie che Giovanni non ha raccolto, sino a ora, i successi che invece ha avuto nel mondo delle regate. Sono suoi i modelli Rimar 44.3 e 41.3 del cantiere forlivese. Un rimpianto ce l’ha: “Avevo disegnato per il Cantiere del Pardo (quello dei Grand Soleil, ndr) un 40 piedi che aveva dei volumi ben sfruttati e con idee nuove. Purtroppo alla fine non se n’è fatto nulla”. Tra tutte le barche che ha progettato nei venticinque anni di carriera e che hanno vinto in tutto il mondo c’è una barca che ricorda con particolare affetto. È Dimore del Garda, il bellissimo classe libera che ha stracciato tutti gli altri “mostri” progettati dai nomi più belli dello yachting, vincendo la Centomiglia del Garda del 1993. Tuttora ne detiene il record. “Penso sia stato il momento, sino a ora, più importante della mia carriera di progettista” sentenzia Giovanni. Si era creata un’atmosfera magica attorno a questa barca e al suo equipaggio, capitanato dal compianto Giorgio Zuccoli. E l’esperienza della Coppa America, dove lui unico italiano è stato per due edizioni “principal designer”, prima di Mascalzone Latino (2002) e poi di +39 (2007). Non ne parla con particolare entusiasmo. Ma è sicuro che se +39 avesse avuto i finanziamenti necessari avrebbe fatto ben altra figura e avrebbe potuto dimostrare tutte le sue potenzialità. Di una cosa è certo: l’esperienza acquisita nella Coppa darà grandi benefici alla progettazione. A patto che “la tecnologia informatica rimanga sempre un valido strumento di verifica e di ottimizzazione delle idee dell’uomo”. E ribadisce: “La progettazione integrale con ausilio di programmi 3D ci permette di visualizzare le forme in anticipo, di sfruttare le volumetrie interne nei minimi dettagli… sono strumenti utili, ma alla base ci deve essere, a mio avviso, sempre l’idea, l’esperienza dell’uomo, lo sviluppo logico che solo la mente umana del progettista può realizzare”. In questo Giovanni non fa altro che ribadire quello che suo padre Epaminonda ha sempre sostenuto, facilitato anche dall’aver progettato in un’epoca dove la matita e il tecnigrafo erano gli strumenti di lavoro di un designer nautico. La saga Ceccarelli continua.

di Luca Oriani


NDR – Epaminonda Ceccarelli è mancato a Cesena  il 24 novembre del 2011, per poi essere sepolto nel cimitero di Ravenna, in una tomba da lui disegnata.

Nel 2012 Giovanni Ceccarelli viene coinvolto come progettista e poi come ingegnere gestionale nel progetto del recupero della Costa Concordia, naufragata nelle acque antistanti l’isola del Giglio. È lui a ideare la metodologia da utilizzare per il parbuckling, così da rimettere in assetto verticale la Costa Concordia prima di essere poi rigalleggiata e trasferita a Genova per lo smantellamento. Nel 2014 per iniziativa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli è stata riconosciuta l’onorificenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana.


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