Fountaine Pajot, storia di un cantiere che ha rivoluzionato il mondo dei catamarani

IL REGALO PERFETTO!

Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

In occasione dei 50 anni del Giornale della Vela, le grandi eccellenze del mondo della vela si raccontano e svelano i loro progetti. In questa rubrica scoprite tutte le aziende e le persone che hanno fornito un importante contributo all’articolato mondo della vela, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.

In questa puntata, vi portiamo alla scoperta della storia e delle novità di Fountaine Pajot, lo storico cantiere francese leader nella costruzione di catamarani.


Fountaine Pajot, un grande futuro dietro le spalle

Il nuovo Fountaine Pajot 44, disponibile con motore elettrico e pannelli solari.

Storia di un cantiere icona che ha rivoluzionato il mondo dei catamarani (e vuole continuare a farlo). Dai primi multiscafi al nuovo corso “eco”.

La storia del cantiere Fountaine Pajot inizia dall’incontro fortuito tra due velisti, Jean-François Fountaine e Yves Pajot, avvenuto durante le Olimpiadi di Montréal del 1976. Forti delle loro esperienze (Fountaine era campione mondiale Half Tonner, Pajot medagliato olimpico nel Flying Dutchman a Monaco ‘72), i due ragazzi, affiancati da Daniel Givon e Rémi Tristan, fondarono un piccolo cantiere nel garage di famiglia. Inizialmente si dedicarono alla vela leggera, costruendo le classi 420, 470 e 505. L’adozione pionieristica del processo di produzione in sandwich compositi li elevò rapidamente a punto di riferimento nel settore. Nel 1978, il cantiere si trasferì nell’attuale sede ad Aigrefeuille-d’Aunis; proprio in quel periodo si affacciarono per la prima volta al mondo dei multiscafi d’altura costruendo il trimarano Royale e, successivamente, il catamarano da competizione Charente Maritime, un 20 metri che dominò le regate transatlantiche tra il 1982 e il 1984. Nel 1983, l’azienda entrò nel settore della nautica da diporto con il lancio del suo primo catamarano da crociera di serie.

Un giovane Yves Pajot, a sinistra, al lavoro nel 1976 nel cantiere neonato assieme al fratello Marc. I due erano fortissimi velisti, sui Flying Dutchman.

Il prima Cat da crociera

Fountaine e Pajot, sfidando un mercato dominato dalla produzione anglosassone incentrata più sul comfort, collaborarono con gli architetti Joubert-Nivelt per creare il Lousiane 37, il primo catamarano da crociera veloce. Questo modello, realizzato in sandwich, fu un successo commerciale con 90 unità costruite. Il successo spinse il cantiere a sviluppare rapidamente la gamma, introducendo tre nuovi modelli. Nacquero i tratti distintivi del catamarano moderno e facile da usare: scafi con pinne fisse, motori entrobordo e un’ampia connessione tra gli scafi. Il Venezia 42 consolidò la loro reputazione internazionale, introducendo il caratteristico hard top del cantiere. “Per noi la linea dello scafo bassa, filante e il più orizzontale possibile sull’acqua”, ci dice Steven Guedeu, Sales Director di Fountaine Pajot “è una caratteristica imprescindibile. Le nostre barche devono essere riconoscibili ed eleganti”.

Nel 1983 arriva il primo catamarano di serie da crociera costruito da Fountaine Pajot. è il Louisiane 37, progetto di Michel Joubert e Bernard Nivelt.

“I nostri catamarani non si rompono mai”

Steven Guedue, durante la nostra chiacchierata, ci fornisce un dato curioso: la maggior parte delle barche prodotte da Fountaine Pajot (si stima oltre l’80%) sono ancora in giro per i mari. “Questo è sinonimo di qualità costruttiva, che va contro il nostro interesse, perché i nostri catamarani non si rompono mai”, ci dice sorridendo. A questo punto, una domanda ci frulla in testa: visto che navigano ancora così tante barche, perché il cantiere non si adopera per creare una divisione per le classic boat ed il loro refit? “Non posso ancora dire nulla, ma ci stiamo pensando: dobbiamo trovare la formula adatta per garantire gli stessi standard di qualità e capire come riuscire ad arrivare in ogni angolo del Mondo. Non è un progetto così semplice ed è molto costoso da affrontare per un produttore di barche”.

L’Aura 51 in configurazione “Smart Electric”. In questo momento Fountaine Pajot si sta focalizzando sulla costruzione di barche a basso impatto ambientale.

Mantenere la leadership

Nel settore dei catamarani, Fountaine Pajot ha ormai assunto una posizione di leader di mercato, come lo stesso cantiere ci conferma, e la vera sfida è quella di mantenere questa leadership: “la parte più difficile non è diventare leader di mercato”, continua Steven, “bensì mantenere questo primato il più a lungo possibile. Per farlo sono necessari soprattutto tre fattori chiave: innovazione, ascolto dei propri clienti e qualità costruttiva”, ci confessa. L’innovazione, in un settore conservativo come quello della vela, non è facile da applicare: gli armatori richiedono continue novità, ma non vogliono che siano troppo stravolgenti. Per farlo, ci assicura Fountaine Pajot, servono molti investimenti che, per un costruttore in un settore industriale tutto sommato di piccole dimensioni, non sono cosa da poco. “Quello che abbiamo fatto negli ultimi 10 anni della nostra storia è la dimostrazione di un processo di innovazione profonda e gli investimenti sono stati ingenti; questo però ci ha consentito di riacquistare la leadership di mercato dopo averla persa circa 15 anni fa”. L’ascolto delle volontà dei clienti, inoltre, è un’altra delle chiavi del successo di Fountaine Pajot, perché senza capire i nuovi trend e le nuove richieste da parte degli armatori, la famosa innovazione potrebbe prendere una piega sbagliata. In questo momento il costruttore francese si sta focalizzando sulla costruzione di barche a basso impatto ambientale: “vorremmo arrivare ad abbattere almeno il 65% dell’emissioni di CO2 attorno alle nostre barche, dalla costruzione al loro utilizzo”, dice Guedue, che pone il 2035 come deadline per questa transizione.

Il nuovo Fountaine Pajot 55 vedrà la luce nel 2026. In cantiere anche un nuovo 48 piedi.

Il giusto equilibrio

“La creazione di una nuova barca”, ci confessa poi il direttore, “avviene mantenendo un giusto bilanciamento fra il settore marketing, gli architetti e il team del design: da sempre la ragioniamo così, perché se non ci fosse una stretta collaborazione fra di loro le barche risulterebbero troppo facili da costruire e banali dal punto di vista del design, oppure troppo belle da vedere, ma difficili e costose da creare. Inoltre, quello che ci differenzia da altri produttori è la passione che ognuno di noi ha per la vela: una delle prime cose che chiedo a chi si candida per lavorare con noi è proprio se è un velista. La quasi totalità di noi è amante della vela: questo fa sì che si lavori con estrema passione per il proprio lavoro e che si capiscano quali sono le criticità dell’andare per mare, trasformandole in soluzioni pratiche sulle nostre barche”. Fin dalla sua nascita, il DNA di Fountaine Pajot è una doppia elica che abbraccia il mare: una società creata da marinai pensata per assecondare le volontà dei marinai.

visita il sito di Fountaine Pajot



50 anni del GdV: un’occasione da non perdere. Anche per il tuo brand

Per festeggiare i suoi 50 anni Il Giornale della Vela organizza la campagna di comunicazione più grande della sua storia, che raggiungerà una total audience di 2.000.000 di “sea lover” interessati al mondo della vela.

50 anni del GdV

Come? Mettendo in campo tutti i suoi canali di comunicazione: magazine (carta+digitale), siti web, E-mail marketing, social (facebook/instagram). La certezza è che verranno raggiunti 2 milioni di persone interessate a cui raccontare la storia della tua azienda.

Perché ti conviene imbarcarti con noi
Il Giornale della Vela propone a tutte le aziende a cui interessa il target della nautica di raccontare la loro storia, così come il GdV racconta la sua. Non ti preoccupare, i nostri giornalisti sono a tua disposizione per aiutarti a produrre testi e immagini attrattive ed efficaci per raggiungere due milioni di “sea lovers”.

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra Newsletter

Ti facciamo un regalo

La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!

Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


In evidenza

Può interessarti anche

2015. Chi era veramente Fogar, l’avventuriero

Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

2017. Quella barca italiana in cima al mondo

Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela:

Torna in alto