Sarà la prima Coppa America… senza America. Arriva il “non ci stiamo” degli statunitensi

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American Magic (USA)

Sono ore cruciali per l’America’s Cup, che entro il 31 ottobre vedrà chiudersi la finestra temporale per l’iscrizione dei nuovi sfidanti, e che incassa in queste ore il NO di American Magic, che con un secco annuncio ha dichiarato che non prenderà parte alla Coppa America di Napoli. Salvo novità, per la prima volta nella storia l’America’s Cup non avrà un team a stelle e strisce al via.

Formalmente anche Alinghi, salvo sorprese nelle prossime ore, ha già annunciato la sua rinuncia. Si prospetta uno scenario con Luna Rossa e Athena Racing, incerta la partecipazione francese, come unici sfidanti. A meno che Grant Dalton non abbia dei conigli da tirare fuori dal suo cappello, la Coppa America di Napoli non nasce certo sotto una buona stella.

Vani a questo punto i tentativi di mediazione tra le parti, con la nascita di America’s Cup Partnership, che evidentemente non ha incontrato il benestare di tutti gli sfidanti.

Il comunicato di American Magic

American Magic ha confermato oggi che non parteciperà alla 38a edizione dell’America’s Cup. La decisione fa seguito a un’analisi approfondita dell’attuale Protocollo e Accordo di Partnership dell’evento e del loro allineamento con gli obiettivi sportivi e strategici a lungo termine del team.

“Dopo un ampio confronto con il Defender, il Challenger of Record e gli altri team, abbiamo concluso che l’attuale struttura non fornisce ad American Magic il quadro necessario per gestire una campagna altamente competitiva e finanziariamente sostenibile per la 38a America’s Cup”, ha dichiarato Doug DeVos, Team Principal di American Magic. “Abbiamo a cuore l’America’s Cup e ciò che rappresenta. Tuttavia, per un team impegnato nell’eccellenza a lungo termine, l’allineamento tra sostenibilità finanziaria e prestazioni competitive è essenziale. Al momento, non crediamo che queste condizioni siano presenti per consentire ad American Magic di competere.”

Sebbene American Magic non parteciperà alla prossima edizione dell’America’s Cup, il team rimane pienamente impegnato nel suo obiettivo fondamentale: costruire una piattaforma velica americana ad alte prestazioni che competi e vinca sulla scena mondiale.

Restano vaghi i motivi di questa decisione, esplicati sinteticamente nella dichiarazione di Doug DeVos, ma non viene reso noto quali siano state le richieste fatte al defender e non esaudite. Sta di fatto che con American Magic la Coppa America perde un protagonista credibile che, pur con alti e bassi nelle ultime due campagne, ha rappresentato il club forse più importante nella storia della Copp, il New York Yacht Club. E c’è di più, salvo novità, per la prima volta nella storia l’America’s Cup non avrà un team a stelle e strisce al via.

Coppa America a Napoli, c’è aria di crisi?

L’America’s Cup è in crisi? Diciamo che non gode di ottima salute anche se per una diagnosi precisa converrà aspettare la scadenza del 31 ottobre per vedere se ci saranno sorprese sul fronte sfidanti.

Una Coppa America a 3, incluso il defender, e con il Challenger of Record Athena Racing di Ben Ainslie che sembra non godere di grande salute economica, non è certo l’edizione che sognavamo per Napoli. Luna Rossa potrebbe giovarne, approfittando della situazione per provare a rigiocarsi il Trofeo contro New Zealand, ma siamo convinti che neanche il team italiano possa essere entusiasta del clima che si respira in queste settimane intorno all’evento.

A Napoli nel frattempo sono iniziati i lavori nell’area di Bagnoli, quella che dovrà essere bonificata per ospitare le base dei team. Nel capoluogo campano è atteso già nel 2026 almeno un evento preliminare (con gli AC40), e un altro prima della Louis Vuitton Cup nel 2027.

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12 commenti su “Sarà la prima Coppa America… senza America. Arriva il “non ci stiamo” degli statunitensi”

  1. Quando si imboccano le strade della ipertecnologia questo è il risultato; costi alle stelle e meno spettacolo.
    E’ accaduto nel motorsport e ora anche la vela (se ancora si può chiamare cosi’) sta facendo la stessa fine…

    1. Barche che non toccano l’acqua, equipaggi vestiti come astronauti, vele che rimangono sostanzialmente nella stessa posizione, andature (bolina lasco poppa) che si equivalgono con il vento apparente … se questa è vela … chiamiamola origami al vento

    2. Mah…. Il successo della SailGP direbbe esattamente il contrario. Tecnologia e spettacolo vanno di pari passo con un pubblico in aumento costante.
      Quello che invece mi sembra più determinante per la mancata partecipazione di American Magic è la scadenza troppo breve per la prossima coppa unitamente alla limitazione sull’uso delle attuali barche.
      Tutto sommato le ultime AM erano barche di basso potenziale e continuare ad usarle avrebbe stabilito un risultato modesto già in partenza

  2. Queste barche al di là delle iperboli mediatiche fini a se stesse in realtà hanno dimostrato molti problemi:
    – Troppa costosissima tecnologia
    – scomparsa delle manovre veliche
    – scomparsa dei velisti nei vari ruoli, al loro posto ci sono i “ciclisti ” (non si potevano sentire i commentatori che, non sapendo più cosa dire, si eccitavano a rimarcare quanti watt produceva il tale ciclista…)
    – Troppa casualità nello svolgimento delle regate, basta un “no foil” per chiudere la partita
    In definitiva alla maggior parte dei velisti queste barche e queste regate non piacciono, evidentemente anche a quelli che pagano il gioco.

  3. Andrea de Manzini

    Mi dispiace per Napoli, ma solo un insuccesso può far capire che bisogna fare marcia indietro e tornare alle barche a vela tradizionali, anche se molto tirate, alle manovre ,agli equipaggi ,alla tattica.. chissà che non sia una strada che riporterà anche la Star alle olimpiadi. Io lo spero.

  4. A tirare troppo la corda… La AC avrebbe dovuto rimanere una competizione “classica”, in cui storia e tradizione velica avrebbero dovuto essere le linee guida fondamentali dalle quali non discostarsi troppo. Va bene innovazione e tecnologia, ma credo che si sia andato troppo oltre. La AC ha perso praticamente tutto il fascino ed ha portato i costi a livelli esorbitanti, senza un reale ritorno. Anche perché la vela e ormai uno sport esclusivamente di élite che ben poco ha a che fare con lo spirito di una volta. E a chi interessa una cosa del genere? Solo a qualche riccone che ha il prodotto in testa, e la AC non lo fornisce, né tantomeno porta lustro e prestigio, proprio perché è estremamente elitaria.
    Questa situazione e solo l’ovvia conseguenza, se non l’epilogo, di una competizione storica totalmente snaturata da soldi e tecnologia (inutile peraltro).

  5. Bella notizia!
    Finalmente qualcuno ci ha messo l’anima.
    Nella vela c’è sempre da imparare, questa vela invece non insegna nulla e non richiama nuovi appassionati.
    Ai tempi di azzurra le scuole di vela si riempivano di ragazzini e di persone di ogni età, Ultimamente non è più così.
    Torniamo a navigare come ci hanno insegnato i grandi navigatori, ai piloti lasciamo tutto il resto.

  6. Io riproporrei la J Class come standard, come é stato dal 1930 al 1937.
    Barche estremamente affascinanti e con costi uguali, se non inferiori credo, agli attuali AC75.
    Sarebbe un gran bel vedere….

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