2019. Elio Somaschini, navigando a spanne

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Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela: sarà come essere in barca anche se siete a terra.


Ho navigato a spanne per 20 anni

Tratto dal Giornale della Vela del 2019, Anno 45. n. 11, dicembre-gennaio, pag. 72/77.

Elio Somaschini ha girato il mondo in barca a vela senza strumenti, usando solo un orologio e le sue mani. Vi raccontiamo l’incredibile storia di uno scienziato pazzo…per la vela e come si fa a navigare a “spanne”.

Quando ho visto un documentario brasiliano che parlava di uno strambo signore brianzolo che aveva girato il mondo in barca senza strumenti, usando la mano come sestante, mi sono dovuto dare un pizzicotto per sincerarmi di non stare sognando. Era tutto vero: Elio Somaschini, 70 anni da Seregno (Monza), esiste e mi ha raccontato la sua storia bellissima. Figlio di migranti in cerca di fortuna, Elio si trasferisce in Brasile a 11 anni, dove intraprende la carriera di fisico e poi di imprenditore. Mi racconta, nel suo italo-brasiliano cantilenante, che per lui “navigare a vela trasforma la fisica in poesia”. Nel 1978 muove i primi passi sui windsurf, dove raccoglie buoni risultati sportivi, poi arriva la passione per la vela, nel 1983, grazie a un Hobie Cat 16: “Uscivo spesso da solo: tenevo la scotta del fiocco tra i denti, quella della randa con una mano e con l’altra il timone mentre ero al trapezio, non indossavo neanche il salvagente. Ero un pazzo incosciente”.

La tempesta che mi ha quasi ucciso

Un giorno, al largo di Santos, Somaschini viene sorpreso da una tempesta: il suo piccolo catamarano si spezza in due e affonda. “Ho utilizzato uno dei timoni come salvagente, ma la corrente e le onde mi portavano lontano dalla costa, sarò stato dieci miglia al largo. Era sera, sentivo sopraggiungere l’ipotermia. Meraviglioso, morire di ipotermia. Ti spegni come una candela, tranquillo e rilassato: ho pensato a mia moglie e i miei figli, al fatto che avessi lasciato loro soldi sufficienti per tirare avanti e mi sono rassegnato”. Nel buio della notte, Elio scorge una luce: “Sono arrivato in cielo, è stato il mio primo pensiero. Poi mi sono ricordato di essere un fisico, non ci sono luci in cielo la notte! Era una nave cinese, mi tirarono su e mi salvarono la vita. Che fortuna!”.

Elio Somaschini in un momento di relax a bordo sull’amaca “brasileira”: la foto risale al 2004.

Nasce il navigatore Elio

Questa esperienza traumatica potrebbe spegnere per sempre una passione, e invece. “Invece è stata la scintilla che mi ha incentivato ad andare avanti e a mettermi alla prova! Non volevo più fare il cretino, mai più rischiare: navigare e tanto, ok, ma farlo bene (vedremo che ci sarà ancora qualche eccezione, ndr)”. Elio pensa per la prima volta all’acquisto di un cabinato: i soldi sono pochi e prende una decisione. “Misi su un’azienda di comunicazioni con un solo obiettivo: farla crescere e venderla dopo 20 anni, per avere il denaro sufficiente a mollare tutto e girare il mondo in barca”. Il sangue brianzolo di Somaschini non mente e l’azienda decolla: al punto che può permettersi velocemente l’acquisto della sua prima barca, nel 1987, il Fast 345 Tetiaroa: “A bordo di questa barca ho imparato a navigare per davvero: ma ho fatto anche delle cazzate incredibili”. Come quella volta che si va a schiantare contro un molo di cemento nel marina di Ubatuba, dopo aver distrutto le prue di alcune barche ormeggiate: “Elio, l’hai fatta grossa. Devi essere più umile, mi dissi, ricordandomi una splendida frase di Eric Tabarly: ‘Il mare non accetta la bugia’. Non puoi mentire alla tua barca”.

Il Crapun in navigazione.

Scegli: o me o la barca!

Nel 2002 Somaschini raggiunge, anzitempo, l’obiettivo che si era prefissato: vende l’azienda e compra il First 40.7 che battezza “Crapun”, in milanese “testone”. La moglie gli pone la fatidica domanda: “scegli, o me o la barca”. “Non ci ho pensato un secondo: mia cara, la scelta l’ho già fatta 20 anni fa!”. Si assicura che la sua famiglia sia a posto economicamente, prende e parte: “Tutta la mia vita, fino a quel momento, era basata sulla fisica e la matematica. Volevo raggiungere il Mediterraneo, per riscoprire il mio lato umanistico. La mia cultura di origine, le mie radici”. Salpa da Santos per i Caraibi, poi San Blas, canale di Panama, Galapagos, Marchesi e Polinesia.

Somaschini mentre assicura la cima di prua dopo un ormeggio all’inglese con il suo First 40.7 Crapun.

Bastano le mani e un orologio

Qui ha modo di conoscere il grande navigatore polinesiano Mau Piailug, che gli insegna le antiche tecniche astronomica polinesiana. Poco tempo dopo, un’avaria al sistema elettrico della barca gli fa saltare tutti gli strumenti: Elio capisce che è giunto il momento di mettersi alla prova. Da qui in poi utilizzerà soltanto le mani e il suo orologio per orientarsi (abbiamo dedicato le due pagine successive alla spiegazione della sua tecnica). Nuova Zelanda, Australia, Sri Lanka, India, Sudafrica, Sant’Elena, Stati Uniti, Azzorre, Inghilterra, Spagna, Gibilterra e Mediterraneo fino al Mar Nero: tutto navigando “a spanne”, “l’errore massimo era di poche decine di miglia, trascurabile in una lunga traversata”. Il momento più emozionante: “Quando finalmente ho oltrepassato l’Equatore e ho potuto vedere, in mare, la stella polare per la prima volta. Mi sono messo a piangere: era uno dei miei sogni di bambino”. Poi Elio torna in Brasile, scende a Sud fino a Ushuaia e in Antartide. Deve esplorare, conoscere, il suo spirito scientifico ha il sopravvento su tutto: “Solo così mi sentivo felice”. In Brasile, intanto, circola la voce delle sue avventure e Somaschini diventa famoso nella comunità dei “velejadores”.

Elio non si prende mai troppo sul serio, questo è uno dei suoi segreti: qui è al “timone” sott’acqua.

Così si è disintegrato il Crapun

Il suo peregrinare in barca si interrompe bruscamente il 6 marzo del 2018: al largo della spiaggia di Aracaju (contava di lasciare le coste brasiliane per dirigersi verso la Groenlandia compiendo il passaggio a Nord Ovest, un altro dei ‘pallini’ di Elio), il Crapun colpisce una secca e viene completamente distrutto: “Incredibile come la chiglia si è staccata rapidamente e come la barca si è rovesciata su un lato. Si è tutto svolto in meno di tre minuti, lo scafo è finito in mille pezzi. Nella frenesia sono riuscito a prendere un parabordo che ho utilizzato come sostegno mentre nuotavo verso la spiaggia. Prima di me, sulla sabbia, è arrivato il frigorifero. Povero Crapun! Per fortuna è successo in Brasile. Se fosse successo durante il passaggio a Nord Ovest, sarei morto a causa della temperatura dell’acqua!”. Adesso Elio Somaschini, 70 anni, gira per il Brasile – e per il mondo – a raccontare la sua avventura durata quasi 20 anni e la sua poco ortodossa tecnica di navigazione (ha scritto anche un bel libro, “O que Sobra de Uma Viagem”, che speriamo venga tradotto presto in italiano): nei suoi viaggi, è tornato a Seregno, il suo paese natale: “Ma ho trovato tutto molto triste, la gente in Italia non canta più come mi ricordavo facesse. Cosa vi è successo?”.

Come ti calcolo la latitudine con la mano

Molti di voi avranno visto “Oceania”, il film di animazione della Disney: la giovane protagonista Vaiana, a un certo punto, durante la navigazione notturna sul suo “proa” (il tipico multiscafo asimmetrico polinesiano), punta la mano al cielo a mo’ di sestante per calcolare la latitudine della barca sfruttando le stelle. Somaschini utilizza un sistema molto simile, non a caso insegnatogli dal guru micronesiano della navigazione Mau Piailug (1932-2010). Spiega Elio: “Mettetevi in piedi e aprite le braccia come se foste su una croce. Adesso girate la testa verso la mano con la quale desiderate effettuare la misurazione e aprite bene le dita, in modo tale che il mignolo sia verso il basso e il pollice verso l’alto. Con un solo occhio aperto, mettendo la punta del mignolo sulla linea dell’orizzonte, l’estremità del pollice sarà di circa 23 gradi sopra. Questo valore può cambiare poco da persona a persona, ma a spanne ci siamo. È utile sapere che ogni dito, messo perpendicolare al braccio steso vale 2 gradi e il pugno chiuso ne vale 10. Così capirete la posizione delle stelle o del sole”. Questo sistema ha consentito a Elio di navigare e raggiungere le mete prefissate con un errore massimo di poche decine di miglia, quasi trascurabile dopo una lunga traversata. Condizione necessaria per il calcolo è sapere l’ora: la navigazione astronomica si basa sull’ora del meridiano zero (Greenwich), che dal 1948 è divenuta l’ora UT (universal time) tempo universale.

Basta un orologio per conoscere la longitudine

Veniamo al calcolo “spannometrico” della longitudine. Anche in questo caso è di fondamentale importanza un buon orologio, anche digitale. Ecco il metodo utilizzato da Elio, che prevede di segnarsi la posizione delle stelle (qui viene fuori l’indole da “fisico” di Somaschini): “L’orologio usa 24 ore come misura della giornata. Però la Terra non fa un giro su sé stessa in 24 ore! Ci impiega poco più di 23 ore e 56 minuti (il valore esatto è chiamato giorno siderale). Magari vi chiederete: ma se quella che gira è la Terra, perché questa differenza? Perché mentre gira su se stessa (movimento di rotazione) si muove pure un poco più avanti intorno al sole (traslazione). Quindi per poter compiere un giro completo, deve fare un giro più un piccolo angolo! Questo angolo vale un grado! Starete capendo il trucco: il movimento di 1° equivale al movimento fatto da qualunque stella in 4 minuti! Se guardate il cielo, per esempio alle 11 di sera del giorno X, sappiate che, se non vi muovete, troverete lo stesso cielo alle 10:56 del giorno successivo, alle 10:52 due giorni dopo e così via. Immaginate lo stesso scenario: siete partiti il primo giorno con la barca, e dopo cinque giorni vi sdraiate in coperta e osservate lo zenith del cielo sopra di voi. Se non foste partiti, trovereste la configurazione iniziale alle 10:40 (-4 minuti x 5 giorni = -20 minuti). Ma guardando le stelle, la stessa congiunzione si verifica alle 11:10. Cosa significa? In questo caso che vi siete mossi in direzione ovest e che le stelle hanno impiegato 30 minuti per “raggiungervi”: 30 minuti diviso 4 minuti fa 7,5. Ovvero, espressa in gradi, la distanza che avete percorso verso ovest. Se conoscete la longitudine del vostro punto di partenza, ecco che ora sapete la vostra longitudine attuale. Con la mano, come vi ho spiegato misurate la latitudine e, volete, sapendo che un grado nel circolo massimo vale 60 miglia nautiche, prendete i 7,5 gradi e moltiplicateli per 60: 450 miglia percorse, se foste all’equatore. Se state navigando sui 30° di latitudine? Il calcolo da fare è coseno di 30 = √3/2 = 0,85. Avrete percorso 450 X 0,85 = 380 miglia, con una velocità media di 3,16 nodi (380 miglia diviso 120 ore). Che strazio, c’era poco vento!”.

Di Eugenio Ruocco.
Illustrazioni di Luna Poggi


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