1997. Quando si rischia la vita. Impresa o follia?

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Oltre il limite

Tratto dal Giornale della Vela del 1997, Anno 23, n. 01, febbraio, pag. 32/37.

Partono in quindici per il Giro del Mondo in solitario senza scalo e senza assistenza.  Alla Vendée Globe dopo due mesi sono rimasti in cinque: Cinque barche scuffiano, le altre si distruggono. La vela estrema della fine degli anni ’90, impresa o follia?

Sono partiti in quindici da Les Sables d’Olonne, sulla costa atlantica francese, il 3 novembre scorso, per il giro del mondo in solitario senza scalo. Durante le 25.000 miglia non è consentito richiedere assistenza medica e tecnica né toccare terra per qualsiasi motivo, se non rientrare nel porto di partenza, pena la squalifica. È quanto accaduto a due dei favoriti alla vittoria, la francese Isabelle Autissier, fermatasi a Città del Capo in Sud Africa per riparare un timone, e al suo connazionale Yves Parlier, entrato nel porto australiano di Fremantle per sostituire lo strallo di prua. Hanno poi deciso di continuare ugualmente, anche se ormai fuori classifica.

Tra delaminazioni, disalberamenti e abbandoni, dopo poco più di due mesi di regata sono rimasti solo 5 concorrenti. La sorte peggiore l’hanno avuta Raphael Dinelli, Thierry Dubois e Tony Bullimore, naufragati in Oceano Indiano. II 6 gennaio si sono interrotte le comunicazioni con Gerry Roufs, fino a quel momento in seconda posizione. Al comando della regata, con un vantaggio abissale di più di 1.500 miglia sugli inseguitori, si trova Christophe Auguin su Geodis.

Auguin ha sempre regatato da conservatore con un mezzo più che collaudato, aspettando che i suoi avversari più pericolosi si eliminassero con le proprie mani: forse la tattica giusta da adottare in una regata di resistenza come questa, dove per vincere, evidentemente, bisogna innanzitutto non perdere contro se stessi.

(A.F.)


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