Meteo pratico – In barca, impariamo a leggere il cielo per capire cosa succederà

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Riccardo Ravagnan, esperto meteorologo a capo di Meteomed, continua a darci pillole di meteo e proseguiamo insieme a lui il nostro cammino nel mondo della meteorologia, per capire come interpretare ciò che accade attorno a noi. La fase che andremo a descrivere ora è la più “esperienziale” del percorso; dopo modelli, mappe e strumenti, oggi si parla di cielo e degli strumenti che ci occorrono: occhi e penna. Il meteo, infatti, non si vive solo leggendo dati riportati sugli strumenti, ma osservando e registrando ciò che accade in un determinato lasso di tempo.

 

Impariamo a riconoscere l’altezza delle nuvole

Ad un primo sguardo, un cielo sereno con nuvole in lontananza può sembrare solo un bello sfondo per le nostre fotografie, ma in realtà dobbiamo imparare a leggere e registrare l’evoluzione di queste nubi.

Non serve conoscere il nome di ogni tipo di nuvola, ma dobbiamo sviluppare la nostra sensibilità per capirne l’altezza; in meteorologia le nuvole si classificano in basse, medie e alte. Riconoscere questa distinzione e capire a che altitudine son posizionate le nubi ci aiuta a capire il tipo di sistema che stiamo attraversando. Se le nuvole sono basse, (es. cumuli, cumulonembi), esse sono legate alla convezione locale (leggi brezze termiche), ma anche ai temporali nei casi di forte instabilità; le nuvole medie (es. altostrati) si formano in contesti di umidità e instabilità più concreta; infine, le nuvole alte (es. cirri, cirrostrati), indicano venti di gradiente e spesso l’arrivo di un fronte caldo. Quando compaiono in sequenza e aumentano progressivamente, sono i primi segnali di un cambiamento. Facciamo un esempio pratico: quando si avvicina un fronte caldo ben formato (segna il confine tra una massa d’aria fredda e una calda e porta con sè nubi e precipitazioni), si vede un’evoluzione progressiva: prima nubi alte, poi medie e, infine, basse e compatte. Questa sequenza è leggibile anche senza strumenti, solo osservando il cielo ogni ora e, per questo, si consiglia di annotare su un diario meteo l’evoluzione e, se volete, dotarvi anche di un atlante delle nuvole.

 

Il diario meteo (con l’aiuto del barometro): creiamo un’abitudine

Tenere un diario meteo è un’abitudine poco frequente in barca, ma è un cattiva consuetudine; la buona norma sarebbe quella di annotare con cadenza regolare alcuni dati come pressione, direzione e intensità del vento, stato del cielo (nuvolosità e visibilità), condizioni del mare, previsioni consultate e decisioni prese. Redigere un diario di questo tipo non serve solo a ricordare, ma soprattutto per riconoscere gli schemi. C’è una ragione in più, a sfondo giuridico: scrivere le decisioni che si prendono e il perché si prendono è parte della diligenza del comandante e in caso di sinistro, il diario di bordo completo di note meteorologiche diventa uno strumento prezioso per dimostrare di aver agito in modo responsabile. 

Il barometro è lo strumento più “silenzioso”, ma spesso il più utile che abbiamo a bordo e possiamo consultare; come abbiamo visto, monitorarne l’andamento in tempo reale ci permette di anticipare condizioni critiche prima che siano visibili. In pratica, cosa possiamo osservare? Se registriamo una pressione che scende bruscamente in poco tempo, aspettiamoci un ciclone in avvicinamento o temporale violento; se, al contrario, la pressione aumenta improvvisamente, è segnale di un possibile vento forte da gradiente. Se la pressione resta stabile, ma il cielo si oscura, invece, è indice di una possibile attività convettiva locale. Da questi esempi si può capire l’importanza dell’annotare ogni ora il valore della pressione, perchè si riesce a creare la traccia di un andamento che, spesso, i modelli non riescono a prevedere con una così alta precisione.  

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Federico Lanfranchi

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1 commento su “Meteo pratico – In barca, impariamo a leggere il cielo per capire cosa succederà”

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