1975. Quando tre barche italiane sfidavano il mondo

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Benvenuti nella sezione speciale “GdV 5o Anni”. Vi stiamo presentando, giorno dopo giorno, un articolo tratto dall’archivio del Giornale della Vela, a partire dal 1975. Un consiglio, prendete l’abitudine di iniziare la giornata con le più emozionanti storie della vela: sarà come essere in barca anche se siete a terra.


Tre barche italiane all’assalto dell’Admiral

Tratto dal Giornale della Vela del 1975, Anno 1, n. 01, luglio, pag 4-8.

C’era una volta una regata, l’Admiral’s Cup, dove le migliori barche di ogni nazione si sfidavano in Inghilterra. Obiettivo: diventare campioni del mondo della vela d’altura. E l’Italia era tra le grandi protagoniste.


La commissione altomare della FIV non ha avuto un compito troppo difficile nello scegliere le tre barche italiane per l’Admiral’s Cup. Come il Telex de Il Giornale della Vela ha ampiamente riferito, la difficoltà è stata soprattutto «diplomatica», a causa dell’assenza del Deception, la nuova barca disegnata da Gary Mull per Vanni Mandelli, dalle ultime regate di osservazione in Sardegna. Eliminato il Deception «date le circostanze », era chiaro che la scelta non poteva che cadere sul Guia III, sul Mandrake e sul Vihuela. Vi mostriamo queste tre barche e vi raccontiamo, attraverso le loro parole, come sia nato l’amore per questo sport da parte dei tre skipper che prenderanno parte alla sfida.

 

Giorgio Falck: il Guia III, un colpo di fulmine

Nella foto, il Guia III di Giorgio Falck, sotto spi e blooper. Disegnato da Bob Miller e costruito, sotto il nome di Gingko, in Australia nel 1972, è lungo ft m 13,50, al galleggiamento 12,31, largo ft m 3,87 e al galleggiamento 3,40. Disloca 11,8 tonnellate, di cui 6,3 in deriva. Superfici veliche di stazza: randa mq 33, triangolo di prua mq 69 (totale mq 102), spinnaker mq 160. Altezza dell’albero dalla coperta m 17,70; distanza albero-strallo m 5,55. Rating: 36.6.

 

Giorgio Falk: “La Star è stata la mia scuola, vi ho regatato dal 1952 (allora 14enne) fino al 68, quando ho comperato l’Al’na’ir di Pierobon. Devo dire che la Star è un’importante scuola di timone, in quanto si naviga spessissimo soprainvelati e lo scarto fra “troppo all’orza”  e “troppo abbattuto”  è veramente minimo: pochi gradi, per cui ci si abitua a una grandissima precisione. Dalla Star sono venuti, tanto per citare qualche nome, Straulino, North, Wennestrom eccetera. Come starista non sono mai emerso (nei primi dieci ai campionati italiani e niente più). Nel 1970 variamo il Guia I, con cui, nel gennaio 1971, partecipiamo alla Città del Capo-Rio de Janeiro. Nel ’71 e ’72 vinciamo il campionato del Mediterraneo, e nel ’73, dopo aver partecipato al Fastnet come barca di riserva della squadra italiana, vedo il Gingko di Miller. Lo compero in 10 minuti, un vero colpo di fulmine. Ora quella barca è il Guia III. Dopo di che mi imbarco sul Guia per il giro del mondo, che finiamo in quinta posizione. Il Guia III ha subito modifiche durante l’inverno: aumento dell’albero e appesantimento secondo me molto riuscito; la barca ha anche nuovo sartiame in tondino e un nuovo corredo di vele. Ha raggiunto un rendimento costante molto buono in tutte le condizioni, anche se non è più un “fulmine”  in bolina”.

L’equipaggio del Guia III
L’equipaggio: Giorgio Falck (skipper, tattico, timoniere di bolina), Luigi Arzenati, Giovanni Garassino, François Gray (timoniere di poppa), Francesco Longanesi (tattico, timoniere di tempo duro), Paolo Pesci, Giovanni Sicola (timoniere di poppa), Oscar Tonolli, Giovanni “Jeppson” Verbini (timoniere di tempo duro), Gigi Viacava.

 

Giorgio Carriero e il Mandrake: i tre aspetti dell’agonismo

Un’immagine del Mandrake di poppa. Le misure di questo sloop, costruito in alluminio da Hujsman su progetto di Stephens, sono: lunghezza ft m 14,75, lunghezza al galleggiamento m 11, larghezza massima m 3,77, immersione m 2,35, altezza d’albero dalla coperta m 18,60; superficie velica: randa mq 37,80, triangolo di prua (160 per cento) mq 90,76, totale mq 128,56. II dislocamento è di 13,5 tonnellate. Il rating è 37.7.

 

Giorgio Carriero: “Ho incominciato ad andare in barca a vela da ragazzino, come spesso capita a coloro che trascorrono le vacanze al mare. Ma, anche se ho posseduto dapprima uno Snipe poi un FJ, la mia vera passione per la vela, soprattutto agonistica, è nata nel 1971. Per me la vela d’altura agonistica presenta tre aspetti: 1) quello tecnico, che mi interessa e mi appassiona in modo particolare, e non si esaurisce con lo studio del disegno e la realizzazione della barca, ma è sempre presente nel continuo perfezionamento, dovuto a motivo di rating, dell’attrezzatura e dei pesi; 2) l’aspetto agonistico, che consiste nella difficile ricerca dell’armonia dei rapporti tra i membri dell’equipaggio; a questo proposito devo dire che ho molto apprezzato lo spirito agonistico esistente in competizioni di livello internazionale, come le regate dell’Admiral’s Cup, in particolare quelle del Solent, alle quali ho partecipato nel 1973 con il Sagittarius: in questa occasione, infatti, il livello delle barche e degli equipaggi e, di conseguenza, la correttezza della gara raggiungono la loro massima espressione; 3) il terzo aspetto, infine, è quello romantico, ossia il silenzio, la lontananza dal caos quotidiano della città, la lotta contro la forza del mare e del vento, che aiuta a ridimensionare i propri problemi; e la vita in comune, che, dopo pochi giorni di regata, induce ogni individuo a esprimere veramente se stesso senza rumore, e quindi a conoscersi meglio”.

L’equipaggio del Mandrake
L’equipaggio: Giorgio Carriero (skipper), Federico Bortolotti, Lorenzo Bortolotti, Luigi Dentone, Gianluigi Devoto, Enrico Isenburg, Andy McGowan (tattico), Franco Rodino, Cuck Sadler, Mike Spillane (navigatore), Giorgio Zolezzi.

 

Il Vihuela di Fabrizio Violati: l’amore per la vela è un vizio di famiglia

II Vihuela è la prima barca tutta italiana (progettista, costruttore e bandiera) che partecipi all’Admiral’s Cup. È uno sloop lungo ft m 13,88, di larghezza massima di m 4,13, con un dislocamento di 6,2 tonnellate, di cui 1,8 in chiglia. È dotato di deriva mobile: con pinna, l’immersione è di m 2,50, senza pinna solo 33 cm. La superficie velica effettiva è di 29,50 mq di randa e 71 mq di genoa Le principali misure di stazza: P 14,20, E 4,15, J 5,75; il suo rating è 39.8 piedi.

 

Fabrizio Violati: “L’amore per la vela ce l’hanno un po’ tutti, nella mia famiglia. A 13 anni, mio padre mi mise su uno Snipe, che fu la prima barca della mia vita, con base al Circeo. Il germe era così inoculato. Negli anni successivi si precisò la mia passione per la crociera: avevamo in famiglia una vecchia barca armata a cutter, il Teulada, con base ad Anzio. Nel 1962, ordinai la mia prima barca d’altura a Peppino Gallinari di Anzio: era un III Classe RORC, il Keira, sul quale correvo con mio cugino Massimo e che ci dette qualche soddisfazione, facendoci vincere nel ’63 il campionato assoluto della zona. Nel ’72, avvenne il mio incontro, sempre attraverso Gallinari, con l’ingegner Giulio Carcano e con un progetto che Carcano aveva appena preparato. Da questo progetto doveva poi nascere il Vihuela. Il progetto era molto spinto, con basso bordo libero, senza motore e dislocamento leggerissimo. Il disegno mi affascinò per la sua originalità, ma chiarii a Carcano che volevo una barca meno spinta per poterci non solo correre, ma anche andare in crociera con moglie e figlio. Carcano mi segui, e nacque così il Vihuela. E sul Vihuela i successi li abbiamo colti in tre, ossia con Carcano e Gallinari, che quando possono siedono accanto a me nel pozzetto, e mi danno tanta amicizia, oltre che aiuto”.

L’equipaggio del Vihuela
L’equipaggio: Fabrizio Violati (skipper), Carlo Ambrogi, Robby Brahnn (navigatore), Paolo Coari, Peppino Gallinari, Gianni Giustiniani, Raffaello Napoleone, Pierluigi Roberti, Mario Violati; Giulio Carcano come riserva e solo per i triangoli nel Solent.


NDR: L’edizione del 1975 dell’Admiral’s Cup fu avara di successi per gli equipaggi italiani. La vittoria finale andò infatti ai britannici.


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