S&S Swan Rendez-Vous: 25 anni di celebrazioni e scafi cult
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Marciana Marina, 17-22 giugno 2025. Date di inizio e di fine di una delle grandi manifestazioni ‘classic’ della stagione Mediterranea. Caratterizzato dal poco vento, si è infatti concluso l’11° Sparkman & Stephens Swan Rendez Vous, l’evento cult votato alla celebrazione di alcuni tra gli scafi migliori mai concepiti per la produzione in serie. Un vero e proprio testamento della Golden Age della Vela. Tra celebrazioni, imbarcazioni leggendarie e regate, ecco com’è andata la ‘festa’ dei più grandi cult firmati Sparkman & Stephens.
S&S Swan Rendez-Vous 2025
Partiamo da un paio di numeri. Nonostante il tormento del poco vento, l’11° Sparkman & Stephens Swan Rendez Vous si è comunque concluso con 4 prove disputate, numero che, peraltro, ha concesso il subentro dello scarto. In acqua, oltre 30 capolavori firmati dal binomio Sparkman & Stephens / Nautor Swan. In poche parole, una vera e propria sfilata di scafi eccezionali, pezzi inequivocabilmente iconici e testimoni purissimi della storia della vela. Tra questi, i soliti ‘campioni’, gli Swan 44 e Swan 47, ancora una volta in testa alle classifiche. Ma non sono solo i numeri a contare in questo tipo di evento.
Tra le barche in acqua, infatti, i nomi di rilievo non sono affatto mancati e, alcuni, ci portano fino agli ‘albori’, alle grandi Whitbread anni ‘70, e alle Ostar, tra cui quella ‘degli italiani’, la solitaria del 1976… Eccellenza che trasuda da ogni scafo dell’evento e che, vedremo più nel dettaglio, dopo aver snocciolato un paio di numeri…

S&S Swan Rendez-Vous 2025 _ Classifica
Partiamo dalle basi: innanzitutto, 3 divisioni, C, R e W, a loro volta divise in 4 categorie: Racing, per la R, e White, per la W, con la C divisa ulteriormente in Moby e Toremar. A conquistare la vetta nella Racing, Solano (1972), splendido Swan 44 e già vincitore della scorsa edizione. Vince invece in classe White, Isabella (1967), Swan 36, nonchè 10° scafo ad essere stato prodotto dal cantiere… È sempre uno Swan 44, Deneb, invece, a vincere in Divisione C, Toremar, dimostrando ancora una volta la performance indiscutibile di questi 13 metri.

A guadagnare, infine, la testa della più affollata Divisione C, Moby, uno Swan 47 CB, Tortuga, tallonato dallo Swan 57 Matchless (altro grande nome) e, in terza posizione, dall’altro 47 CB, Vanessa (potete trovare le classifiche complete sui canali ufficiali dell’ S&S Swan Association).

S&S Swan Rendez-Vous 2025 _ Storie e Barche d’eccezione
Perché citare gli anni ‘70, una Whitbread, o una Ostar? Qualcuno potrebbe chiederselo. Da una parte, certamente, perché queste barche appartengono, per filosofia e per anagrafe, a quei tempi. Dall’altra, perché quelle stesse barche, a quei tempi c’erano, e non in quanto modelli, ma in prima persona. E altrettanto vale per alcuni dei partecipanti.

Tralasciamo i leggendari Swan 65, onnipresenti in quel decennio –dalla vittoria del Sayula alla Whitbread Round the World Race del ‘73-74, fino ai successi delle ‘sorelle’ alla seguente edizione (‘77-78), con Flyer, King’s Legend, Disque d’Or e ADC Accutrac (oggi Translated 9) a registrare, rispettivamente, il primo, secondo, quarto e quinto posto– e guardiamo alle partecipanti odierne.

Un primo segnale della storia presente all’Isola d’Elba ci è offerto da uno Swan 55, oggi Gandalf, meglio conosciuto ai ‘veterani’ come Tauranga, lo stesso 55’ con cui Pascoli partecipo proprio a quella prima Whitbread. Dall’altra parte, l’immancabile Matchless, ex Battlecry IV, il 57’ voluto da sir John Prentice per la Fastnet Race del 1979, la Fastnet della tempesta… e poi, per non dilungarci, una chicca. Una chicca sotto così tanti punti di vista, che è forse la sua stessa storia a offrire un più chiaro sguardo sul significato di questa manifestazione: un ‘piccolo’ Swan 37, Tikka III.

Tikka III, da Marciana Marina alla Ostar
Nel poco vento di questi giorni, tra i pontili dell’Elba, un piccolo 37’ nasconde un pezzo di storia della vela italiana. È il Tikka III, Swan 37 varato nel 1970, originariamente appartenuto a John Repard, l’allora dealer ufficiale Nautor del Mediterraneo, e oggi nelle mani di Luca Alessandrelli, suo ultimo e appassionatissimo armatore. È lei a portarci ad un’altra storia, un’altra epoca, a grandi nomi…

Nel 1976 si tenne la Ostar ‘degli italiani’, edizione ad elevatissima partecipazione nostrana. Castiglioni, Mascheroni, Malingri, Fogar… per citarne giusto un paio. A Plymouth, tra le barche di questi ultimi due, troviamo ormeggiata Tikka, allora Swan di famiglia del giovanissimo Corrado Di Majo, qui alla sua prima regata oceanica. La prima esperienza in oceano era venuta un paio di anni prima, trasferendo Palaviréi, uno Swan 44, dal cantiere di Pietarsaari al Mediterraneo, attraverso il Baltico, la Manica e l’Atlantico, in pieno ottobre… Ora la Ostar, su un 37’. Saranno 44 giorni tranquilli, con sole due drizze rotte a intoppare la traversata. Sarà Tabarly, in questo caso, a vincere.
Ma dalla Ostar al resto, il passo è breve. Nel ‘77 arriva la seconda Whitbread, e ritroviamo Di Majo al comando di B&B Italia, unica entry italiana di quell’anno. Se siete stati attenti ai numeri, è l’anno dei quattro Swan 65, interrotti dal conquistare l’intero podio dal Traité de Rome, sempre un S&S, però one-off. Seguiranno poi un’altra Round the World Race, su Gatorade, e poi il management, questa volta per il giro di Brooksfield… Tikka, in tutto ciò, rimane sua, barca eccellente, marina, inarrestabile. Fino agli anni ‘90.

A Marciana Marina i due sono di nuovo uniti, Di Majo regata su Tikka, su invito dell’armatore. Un semplice bel gesto, per alcuni. Ma è in realtà molto di più, è la testimonianza del vero testamento che questi scafi portano seco. E non vuole essere uno sproloquio, l’ennesimo atteggiamento nostalgico. È una semplice risposta a chi si interroghi sul significato di celebrare “semplici barche vecchie…” Cosa avranno mai da offrire rispetto a scafi nuovi? La storia, intanto. E poi le esperienze. E, forse più di tutto, il fatto che 50 anni dopo, siano ancora qui, celebrate, condivise e pronte a riportarci su quelle stesse rotte, sia nella memoria, sia nella realtà. In breve, sono da celebrare perché sono tra le rare barche valide tanto oggi quanto allora, se non, forse, di più.

S&S Swan Rendez-Vous 2025: torna il grande Cult del Mediterraneo
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