Aegean 600, velista cade in mare e muore. Cosa è successo

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La quarta edizione della Aegean 600, regata no stop di 605 miglia tra le isole della Grecia, è stata funestata da un grave incidente. Un membro dell’equipaggio del Pogo 44 “Heaven” è morto in seguito a una caduta fuoribordo.

Aegean 600 – La tragedia

Tragico incidente alla Aegean 600, regata no stop tra le isole greche. Un velista è deceduto dopo essere caduto in mare ed essere probabilmente stato colpito dal timone dell’imbarcazione, il Pogo 44 ucraino “Heaven” al comando dello skipper Andrii Prokopenko.

Nella tratta tra Santorini e Kassos, “Heaven” aveva del problemi con lo spinnaker e lo skipper aveva mandato due membri dell’equipaggio a prua. Entrambi tuttavia nella concitazione della manovra sono caduti in mare. Lo stesso skipper ha subito attivato la procedura di recupero uomo a mare ma, una volta recuperati i velisti, le condizioni di uno dei due sono apparse subito disperate. Probabilmente colpito dalla pala del timone aveva infatti evidenti ferite e perdeva copiosamente sangue.

L’equipaggio del Pogo 44 ha subito allertato la Guardia Costiera ellenica, ma purtroppo il velista è deceduto durante il trasferimento al porto di Kassos, dove la stessa “Heaven” si trova oggi all’ormeggio.

AEGEAN 600 – La Regata

La flotta dei 64 equipaggi iscritti a questa quarta edizione della Aegean 600 suddivisi tra monoscafi e multiscafi era partita domenica 7 luglio con un vento tra i 15 e i 25 nodi per completare il percorso di 605 miglia su un periplo antiorario del Mar Egeo. Ma il Meltemi durante la regata ha superato punte di 45 nodi, soprattutto nel passaggio tra Mykonos e Delos.

Subito a prendere il comando sono stati i due trimarani della classe MOD70: “Argo” dell’americano Jason Carroll, due volte campione del mondo Melges 32, e “Zoulou” al comando del francese Erik Maris, ex campione del mondo Mumm 30 e campione europeo Swan 45. Entrambi i multiscafi con nuovi set di foil hanno dato vita a una battaglia senza tregua con continui sorpassi e arretramenti.

Leggi anche: Perché la Aegean-600 è la regata più cool del momento

Aegean 600

Il MOD70 “Zoulou” batte il record della regata

Alla fine ad avere la meglio e tagliare per primo il traguardo di Sounion nelle prime ore del mattino di martedì 9 luglio è stato “Zoulou”, con un vantaggio di appena 1 minuto e 21 secondi su “Argo”. “Zoulou” ha anche stabilito il nuovo record della regata con il tempo di 37 ore e 18 minuti, demolendo il precedente primato di 45 ore e 5 minuti stabilito nel 2023 dal maxi monoscafo di 100 piedi “Leopard 3”.

“La cosa bella di avere venti così forti, ma anche instabili, è che ci sono un sacco di opportunità per rimescolare le carte-  ha dichiarato all’arrivo Ned Collier Wakefield imbarcato su “Zoulou” – All’inizio eravamo dietro ‘Argo’ perché abbiamo avuto un piccolo deficit di velocità nelle andature al lasco. Ma le condizioni così varie che hanno comportato un continuo cambio di marcia. I salti vento erano imprevedibili, per cui ti ritrovavi con più di 30 nodi addosso e il minuto dopo non avevi nulla. Basti dire che abbiamo effettuato 125 cambi di vele. Ma questo ha reso il tutto divertente e addirittura per l’ultima ora siamo stati testa a testa a più di 30 nodi: è stato pazzesco!”.

Mentre “Zoulou” si è aggiudicato l’importantissima vittoria in tempo reale, tuttavia “Argo” ha vinto in tempo compensato MOCRA, conquistando così un primo posto nel Mediterranean Multihull Challenge (IMA).

Aegean 600

Tra i monoscafi a “Lucky” la vittoria in tempo reale

Anche sul fronte dei monoscafi la battaglia in questa Aegean 600 è stata dura e avvincente. Tra i più veloci il Juan K 88 “Lucky” di Byron Earhart (Usa), il VO 70 “L4” di Joern Larsen (Mlt) e il Botin 56 Black Pearl di Stefan Jentzsch (Ger). Con l’arrivo alle ore 14 di martedì 9 luglio, “Lucky” ha conquistato la vittoria in tempo reale. Per l’ex Rambler 88, i venti sono stati ugualmente irregolari, ma il percorso è stato meno straziante. “È stata una regata molto dura sia per l’equipaggio che per la barca – ha raccontato il tattico brasiliano della barca, Joca Signorini – Il vento cambiava spesso forza e in modo drammatico, quindi era difficile trovare l’assetto giusto per la barca”

Il principale avversario di “Lucky” è stato l’ex vincitore della Volvo Ocean Race “L4” che ha terminato la regata alle 16,42, posizionandosi in testa alla classifica IRC in tempo compensato.

Tra gli italiani in gara c’era anche anche l’innovativo multiscafo a vela Rapido 53 XS (eXtra Space) “Picomole” di Aldo Fumagalli, ingegnere italiano ex proprietario del marchio di elettrodomestici Candy che ha chiuso in terza posizione della classe MOCRA.

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11 commenti su “Aegean 600, velista cade in mare e muore. Cosa è successo”

    1. Se per9 é caduto da prua ed è stato preso dalla pala sopravento probabilmente la manovra di recupero é avvenuta dopo.
      Detto questo il momento in cui si passa dal controllo allo smarrimento é una linea molto sottile su ogni barca e quindi lil. Mio cordoglio per lo scomparso e la sua famiglia e a mia solidarietà all’equipaggio

    2. E’ caduto a prua, finito sotto lo scafo ed è stato colpito dal timone… con la barca che va a 25 nodi non hai scampo…

    3. Anche fossero andati “soli” 20nidi sono 10-12 m/s sarebbe impossibile virare in tempo. Inoltre con quelle pressioni se non si manovrano le vele la barca non accosta di certo così all’improvviso.

  1. Potrebbe anche essere stata colpita subito dopo la caduta, e non durante la manovra di recupero, penso che durante la manovra di recupero non stessero surfando a 15 nodi.
    Potrebbe non essere colpa dello skipper.
    Ad ogni modo anche se conosceva la procedura, ci sta che di notte col vento, le onde ed il buio, si faccia un “errore”.

  2. Io non capisco perché la gente non si lega. Io mi lego sempre, naturalmente unico delle flotte in cui mi trovo a regatare e ovviamente in genere deriso da tutti.

    1. Carissimo Luca,
      per quel poco di esperienza che ho penso che anche se fosse stata legata alla selfline, quando finisci fuori bordo a quella velocità il primo impatto potrebbe essere fatale.

      Tieni in considerazione che la selfline copre quasi tutta la lunghezza della barca e per consentire la libertà di movimento al velista c’e margine di corda da farti finire fuori bordo, e le conseguenze non sono solo l’impatto contro la pala del timone, ma possono esserci altre concause.

      Skipper o no sono attimi in cui si consumano tragedie di questo tipo “anche in altri sport”.
      Un vero peccato🙏

      1. La lifeline (non selflline) serve come secondo ancoraggio “provvisorio” per gli spostamenti poppa-prua. Sul posto di manovra ci si lega (anche) corti in ad un punto robusto. Proprio per evitare la caduta. A prescindere da quel che è successo e dai fatti che non conosco e quindi ben lungi dal dare giudizi, concordo con Luca sul principio. Primo prevenire la caduta fuori bordo. Regata o non regata. E quando ci sono 45 nodi francamente credo che la regata debba passare comunque in secondo piano. Con problemi allo spi e sotto 45 nodi è già un mezzo miracolo che ne abbiano salvato uno.

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