Coppa America: come sta il defender Team New Zealand?

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Team New Zealand in allenamento a Barcellona.

Per la seconda volta nella storia della Coppa America un defender proverà a tenersi il Trofeo giocandosela lontano da casa propria. Ci era riuscita Alinghi nel 2007 a Valencia, ma questa volta per Emirates Team New Zealand è diverso. Barcellona è praticamente dall’altra parte del mondo rispetto alla Nuova Zelanda, e per capirlo basti pensare che il trasporto dell’AC 75 kiwi fino in Catalogna ha fatto perdere ai difensori della Coppa ben 28 giorni: tanto c’è voluto per trasferire la barca in Europa, con tappe via mare o in aereo.

Se c’è una cosa che in Coppa America non si può comprare infatti è il tempo, e i kiwi lo sanno bene dato che hanno navigato con l’AC 75 già dal giorno del varo, cercando di sfruttare al massimo ogni momento prima che la barca venisse smontata e inviata in Europa.

Team New Zealand a Barcellona

Il defender è riuscito ad accumulare 14 giorni di navigazione tra fine aprile e la prima metà di maggio, poi ha proseguito il proprio programma di allenamento con i due AC 40, alternando l’equipaggio della Coppa con quello Young e Women. Adesso Team New Zealand ha ripreso gli allenamenti con l’AC 75 a Barcellona, con la curiosa coincidenza che la discesa in acqua dei kiwi in Spagna è avvenuta appena dopo la conclusione del Programma Recon, quello ufficiale delle “spie” di Coppa America.

Per quest’edizione infatti è stato organizzato un team di spie ufficiali che hanno seguito ogni team durante i mesi di preparazione, e il programma Recon (così è stato chiamato) si è concluso a fine giugno, appena prima dell’arrivo dei kiwi a Barcellona. Coincidenza? Casualità? Voglia di rimanere al riparo da occhi indiscreti? Probabilmente poco cambia, ma sta di fatto che Team New Zealand a Barcellona adesso potrà allenarsi senza un gommone dei Recon sulla propria scia, anche se, con tutti i team in acqua per gli ultimi test, sarà difficile mantenere tutte le carte coperte per quanto riguarda le scelte progettuali.

Come sta quindi Team New Zealand a poco meno di due mesi dall’inizio delle regate ufficiali? I kiwi prenderanno parte ai round Robin con gli altri sfidanti, per poi uscire di scena prima delle semifinali e attendere il vincitore della Louis Vuitton Cup per la finale della Coppa America. I rumors li danno ancora come i favoriti assoluti, con un vantaggio progettuale sulla barca, ma non sembra che il margine possa essere netto come quello visto nella scorsa edizione.

Le soluzioni progettuali dei vari team sono diventate meno eterogenee, adesso i foil piatti li montano tutti anche se quelli dei kiwi sembrano leggermente diversi, più curvi, ma di questo ne parleremo più approfonditamente presto. I 28 giorni di stop forzato e il fatto di non regatare nelle acque di casa rendono il defender più fragile rispetto al 2020: basterà per soffiargli via la Coppa America?

Mauro Giuffrè

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6 commenti su “Coppa America: come sta il defender Team New Zealand?”

  1. Loro innovano e sorprendono, gli altri seguono sino agli eccessi dei francesi che proprio clonano….. non si può vincere senza salti in avanti e azzardi…
    In ogni caso in mare si naviga, e per fortuna oltre la tecnologia a bordo ci sono ancora i marinai …e speriamo per molti anni ancora…. e…forza ragazzi !!! in culo alla balena 😉

  2. In mare ci sono le onde, sempre uguali ma profondamente diverse e, soprattutto, non puoi addomesticarle, devi seguire la sua danza e anticiparne le mosse, così come il vento che non puoi fermare ma puoi assecondare regatando e pedalando, solo così riuscirai a tenere la barca sopra le onde e volare.

  3. Anch’io come Maurizio ho seguito tutte le regate in notturna, puntando la sveglia. Mi auguro che quest’anno i ragazzi di Luna Rossa ci facciano vivere momenti Esaltanti. Forza ragazzi.

  4. Sono convinto che una Coppa “ibrida” sarebbe stata più avvincente e forse equa.
    Mi spiego meglio: in bolina barche velocissime con i foil, mentre in poppa avrei obbligato le barche ad eseguire il lato esclusivamente con scafo in acqua senza uso dei foil (“per salire”) così da permettere a chi è dietro di poter recuperare in qualche modo…
    Poi i dettagli tecnici di come fare li lascio agli esperti!
    Così invece chi è dietro è quasi certo di non poter recuperare (tranne rari colpi di scena ovviamente)

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