Quando la Coppa America era già a Roma, ma…

IL REGALO PERFETTO!

Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

Lascio spazio al racconto sul sogno sfumato di disputare la Coppa America in Italia, a Roma. Lo narra Claudio Gorelli, nel 2010 magistrato prestato al Governo, allora presidente dello Yacht Club Roma.

Un episodio che torna di grande attualità dopo l’annuncio di Patrizio Bertelli, patron di Luna Rossa, che ha indicato in Cagliari la sede della prossima Coppa America, che prende il via a Barcellona il 22 agosto, in caso di vittoria. (Luca Oriani, direttore del GdV)

Quando la Coppa America era già a Roma, ma…

Il varo di Luna Rossa a Cagliari ha riaperto le sfide italiane all’America’s Cup e nasce con la missione di portare per la prima volta in Italia, e precisamente a Cagliari, la finale del trofeo velico più spettacolare al mondo.

Molti hanno dimenticato che la 34° Coppa America del 2013 ebbe concrete possibilità di vedere la finale disputata nelle acque del mare di Roma a seguito dell’incontro (amicizia) tra Vincenzo Onorato e Claudio Gorelli, allora presidente del Club Nautico di Roma (CNR), che lanciarono la sfida quale club Challenge of Reccord della Coppa a BMW Oracle del Golden Gate Yacht Club (GGYC) di San Francisco, detentore della Coppa. Sfida prontamente accettata da Oracle!

La sperimentata amicizia tra Russell Coutts per il GGYC e Vincenzo Onorato per il CNR aveva dato i suoi frutti: presentare al mondo della vela mondiale la 34° Coppa America nella Città Eterna sede del team dei Challenger (sfidanti).

Coppa America a Roma - 1
Roma 6 maggio 2010, sala Esedra dei Musei Capitolini, all’ombra dellla statua di Marco Aurelio viene ufficializzata la possibilità della scelta di Roma come sede della 34° Coppa America. Vincenzo Onorato boss del team Mascalzone Latino (a sinistra) e il suo amico personale Russell Coutts (a destra) che rappresenta Oracle detentore della Coppa, sono lì. La mitica Brocca forgiata nel 1851 è in primo piano.

La sfida fu ufficializzata in un modo spettacolare attraverso una diretta streaming: il 6 maggio 2010, la Coppa d’argento volò da San Francisco a Roma ed atterrò nella sala Esedra dei Musei Capitoli all’ombra della statua di Marco Aurelio. Durante la presentazione dei team ed alla presenza dell’allora Sindaco di Roma Alemanno, per sottolineare il sostegno della Città all’evento sportivo, emersero alcune indiscrezioni sulle innovazioni che avrebbero caratterizzato la 34° Coppa America, in particolare e grande innovazione la volontà che le regate fossero seguite da bordo delle imbarcazioni consentendo agli spettatori di sedersi a poppa delle stesse!!!

Un virtuale equipaggio per consentire a tutti l’emozione di stare a bordo.Nella stessa occasione rimase incerta la scelta tra monoscafi e pluriscafi che venne rinviata alla sottoscrizione del Protocollo. Fu concorde la volontà di maggiore collaborazione tra i team Challengers e Defender, per superare i tanti contenziosi sviluppatisi nel corso della precedente edizione.

Coppa America a Roma - 3
Foto della firma del protocollo per portare la Coppa America a Roma nel 2013. Da sinistra: Vincenzo Onorato armatore di Mascalzone Latino, Claudio Gorelli presidente dello Yacht Club Roma, il presidente del Golden Gate YC Marcus Young e Russell Coutts di Oracle.

La rivoluzione annunciata a Roma ebbe la sua definizione il 13 settembre 2010 a Valencia nella base di BMW Oracle, dove i presidenti del Golden Gate Yacht Club Marcus Young e Claudio Gorelli per il Club Nautico di Roma firmarono lo storico Protocollo che avrebbe regolato la 34° sfida dell’evento velico per eccellenza.

Protocollo storico perché introduceva nelle regate di Coppa i catamarani AC 72 di 72 piedi (22meri circa), con possibilità di usare l’ala rigida per regatare in ogni condizione di vento e fornire quindi ad un pubblico sempre più vasto e più giovane l’emozione delle spettacolari velocità rese possibili dalle innovazioni tecniche introdotte sugli scafi, nonché di seguire l’evento da “bordo” grazie alla presenza sugli scafi di “telecamere”.

In questo modo, come mai prima di allora, le immagini in diretta dalle imbarcazioni in gara potevano rimbalzare su TV e su tutti i social raggiungendo in questo modo anche il pubblico più giovane.
Il Protocollo prevedeva, prima di arrivare alla sfida di Coppa vera e propria, che tutti i partecipanti si sfidassero, con catamarani di dimensioni più ridotte rispetto ai 72 piedi; gli AC42 (14 metri circa), in un circuito di regate annuali denominata “America’s Cup World Series”. Questi circuiti annuali – svolti dal 2012 al 2013 – avevano il duplice obiettivo di mantenere alto l’interesse degli appassionati verso l’evento conclusivo nonché di mettere a punto, attraverso diverse sperimentazioni, le tecniche richieste dalle nuove imbarcazioni nelle
Nulla fu detto a Valencia sulla sede dove si sarebbe svolta la 34 sfida della AC, alimentando in questo modo le numerose voci che davano tra le possibili sedi candidate oltre a San Francisco, alcuni paesi Arabi e soprattutto Roma.

Infatti già prima di Valencia, in via riservata, erano state avviate le trattative per disputare in Italia alcune tappe della World Series nonché la stessa finale di Coppa America a Roma. Per dare seguito a queste trattative, subito dopo la firma del protocollo fu avviato un tour discreto, con la partecipazione dei massimi rappresentati dei due team, nelle principali citta italiane dove si sarebbero potute svolgere tappe della Louis Vuitton Cup e cioè Venezia, Napoli, Cagliari, Trapani,

Come il sogno sfumò

Le richieste finanziarie di Oracle per sostenere l’evento e realizzare le ambizioni italiane furono inizialmente molto elevate ma si ridussero drasticamente con il tempo a seguito delle contrattazioni svolte. Sembrava che tutto procedesse a vele spiegate verso l’obiettivo da sogno: svolgere la finale della 34 Coppa America nello specchio di mare romano.

La realizzazione di questo sogno sarebbe stato per il nostro Paese una importante vetrina internazionale con ricadute importanti oltre che sul piano squisitamente sportivo anche su quello turistico e più in generale economico. Per tali motivi il progetto fu apprezzato e sostenuto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dallo stesso sottosegretario Gianni Letta che incontrarono riservatamente il patron di Oracle Larry Ellison.

Mentre le difficoltà di natura economica si stavano attenuando lo scoglio sommerso della politica che si fece sempre più insidioso fecero incagliare e poi naufragare il progetto faticosamente e lungamente portato avanti.

E il bel sogno svanì, Vincenzo Onorato ed il Club Nautico di Roma si ritirano dall’impresa. Tuttavia, a testimonianza del grande lavoro di preparazione svolto e dei buoni rapporti maturati con il team di Oracle, in Italia furono disputate, tra il 2012 e 2013 , tre delle dodici regate eliminatorie della America’s Cup World Series, di cui uno nella straordinaria città di Venezia (maggio 2012) e due a Napoli (aprile 2012 e 2013) nel fantastico Golfo.

Così morì il grande sogno delle Regate finali dell’America’s Cup a Roma, in Italia: nessuno ci può impedire di continuare a sognare.

Claudio Gorelli

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri l’ultimo numero

Sei già abbonato?

Ultimi annunci
I nostri social

Iscriviti alla nostra Newsletter

Ti facciamo un regalo

La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!

Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


In evidenza

Può interessarti anche

Coppa America: come sta il defender Team New Zealand?

Per la seconda volta nella storia della Coppa America un defender proverà a tenersi il Trofeo giocandosela lontano da casa propria. Ci era riuscita Alinghi nel 2007 a Valencia, ma questa volta per Emirates Team New Zealand è diverso. Barcellona

Registrati



Accedi