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“Albero in alluminio o in carbonio”? Siamo stati a parlare di questo, per una buona mezz’ora, appena tornati dalle vacanze in redazione. “Carbonio tutta la vita, per rigidezza e perfomance“, diceva Luca, il nostro direttore! “Mah, l’alluminio però costa meno“, rispondeva Eugenio, il suo vice (che è ligure).

Albero – Meglio così o così?

Ci siamo resi conto, però, che il quesito se lo pongono in tanti. E non si tratta solo di chiacchiere da bar. Perché a ogni soluzione tecnica, a ciascuna forma, a qualsivoglia parametro progettuale corrispondono caratteristiche peculiari ben precise.

In questo articolo rispondiamo a tre dubbi del crocierista sull’albero. Dubbi che vengono fuori nel momento in cui deve scegliere tra le varie possibilità offerte dal mercato.


Dubbio n. 1 – Crocette in linea o acquartierate?

La tendenza ormai in atto da anni è quella di semplificare le manovre. E al riguardo le cosiddette crocette acquartierate (angolate verso poppa) hanno indubbiamente apportato grandi vantaggi. Primo dei quali evitare l’uso delle sartie volanti e in alcuni casi anche del paterazzo (è il caso del nuovo Sun Odyssey 350, del Solaris 40 ST e dell’Oceanis 37.1).

Albero - 1
Albero. Crocette in linea o acquartierate?

Meno manovre da fare in virata, un più agevole passaggio del genoa sulle altre mura, strambate con vento forte non più da cardiopalmo. Le timonerie, inoltre, si spostano verso poppa guadagnando spazio e possibilità di tughe più importanti e di conseguenza volumi ancora più XXL sotto coperta.

Il funzionamento di questa configurazione è semplice e al tempo stesso geniale. Le sartie alte consentono alle crocette di tirate la testa verso poppa e spingere la parte centrale dell’albero verso prua, mentre le diagonali lo sostengono verso poppa e ne impediscono l’inversione della curvatura. Si crea così un equilibrio di forze che stabilizza il “palo” e non lo fa pompare sull’onda.

Ci sono tuttavia delle contropartite: anzitutto il profilo deve essere sovra-dimensionato e di conseguenza più pesante di quello che potrebbe essere adottato per un albero con crocette in linea, dotato di volanti e stralletto. In poppa a filo, inoltre, non si riesce a lascare più di tanto la randa.

Sembra un dettaglio di poco conto, ma in una traversata atlantica sulla rotta degli alisei questo è un limite non trascurabile. Ma forse l’aspetto più critico sta nella difficoltà di regolazione del sartiame.

L’albero ha infatti bisogno di un pre-bend (la curvatura longitudinale) molto accentuato, con la testa che va verso poppa e la parte centrale che spancia verso prua. Con questo assetto, quando si cazza il paterazzo per diminuire la catenaria, la testa d’albero tende ad abbassarsi e di conseguenza le sartie alte vanno in bando e lo strallo di prua anziché tendersi rischia di mollarsi.

L’ideale sarebbe dotare l’albero di un tendistrallo di prua, come si usa fare sulle barche da regata più tirate. Cosa impensabile su una barca destinata alla crociera. Insomma, occorre prestare attenzione alle regolazioni e considerare che questo tipo di configurazione è meno semplice nell’utilizzo di quanto si pensi.


Dubbio n. 2 – Albero in coperta o passante?

Le differenze sostanziali tra un albero che poggia in coperta e uno sul fondo dello scafo (generalmente su un tacco di legno integrato al paramezzale) stanno nella regolazione del profilo e nel suo dimensionamento.

Essendo vincolato in due punti (mastra e piede) anziché su uno solo, come quello che poggia in coperta, l’albero passante consente una più facile regolazione della curvatura (pre-bend) e della inclinazione sull’asse longitudinale (rake). Inoltre può essere di sezione più piccola e pertanto più leggero e sottile, con conseguente minore resistenza al vento e una più contenuta zona d’ombra sulla randa.

In termini di sicurezza, se l’aggancio del piede in coperta e se il puntone interno che distribuisce il carico a compressione sono ben progettati e realizzati, non esistono ragioni per preferire l’uno all’altro.

Paradossalmente, in caso di disalberamento l’albero poggiato in coperta produce meno danni di uno passante. Quest’ultimo, inoltre, è soggetto al passaggio di acqua che penetrando all’interno del profilo finisce in sentina. Ma per questo problema ci sono oggi varie soluzioni efficaci per bloccare l’ingresso dell’acqua.


Dubbio n. 3 – Albero in carbonio o in alluminio?

Se l’albero in alluminio non è ancora stato soppiantato da quello in carbonio è solo per una questione economica. Per quanto la fibra nera sia oggi meno costosa di un tempo, il divario di prezzo è infatti ancora piuttosto alto.

albero
Albero in carbonio o in alluminio?

Mentre un profilo d’alluminio nasce da una trafila e ha pertanto una facile e veloce riproducibilità, quello in carbonio viene realizzato manualmente. E questo contribuisce a elevare i suoi costi di produzione.

La sua costruzione è ben più raffinata, la robustezza può infatti essere calibrata meglio applicando più materiale (ovvero rinforzi di fibra) dove serve e meno dove i carichi sono minori.

E questo consente, oltre a un miglior rapporto peso/rigidità, una curvatura più omogenea. Ma i vantaggi che possono orientare la scelta a favore del carbonio non riguardano solo le prestazioni, bensì anche il comfort in navigazione. Risparmiare il 30-40 % del peso del profilo consente di abbassare il baricentro a tutto vantaggio del rollio, del beccheggio e non ultimo dello sbandamento.

Durante una prova da noi effettuata su due barche gemelle di 12 metri armate con alberi diversi, la prima in carbonio e la seconda in alluminio, abbiamo potuto verificare che quella differenza di 80 kg del profilo determina una ben diversa reazione allo sbandamento: con 18 nodi di vento reale, sulla barca armata con albero in alluminio abbiamo dovuto dare una mano di terzaroli, mentre l’altra navigava ancora a tutta tela e randa un po’ scarrellata.

Altrettanto marcata è risultata la differenza di comportamento sia in bolina che in poppa con mare formato: la barca dotata di albero in carbonio passa più dolcemente l’onda e rolla meno. Riguardo al problema della elevata capacità di attrazione dei fulmini da parte del carbonio, l’esperienza delle ormai migliaia di barche che girano il mondo ci suggerisce di sospendere il giudizio. Lo si diceva anche all’epoca dei primi alberi in alluminio.


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