Come nacque, scomparve e risorse Moretto. Il Moro di Venezia “tascabile” di Raul Gardini

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moretto
In primo piano, il Moretto. La barca che Raul Gardini si fece costruire come “Moro” in miniatura su progetto di Frers

Non serve aver passato anni da Bertone o da Pininfarina o che so io, da Giugiaro per capire che disegnare una “fuoriserie” o un’autovettura grande e grossa ti assicura tante chance di riuscita ma al contrario, quando ti trovi a schizzare un piccolo progetto, allora le cose diventano difficili, impervie! Vuoi mettere disegnare un’ammiraglia di casa Ferrari (una Testarossa?) o Lamborghini (una Urraco?) rispetto a disegnare una MiniMinor (quella originale però!) o una Fiat 500 (dell’epoca!)!??

La storia del Moretto. Piccolo ma geniale

Facile per certi versi – torniamo sul nostro campo – disegnare un bel MaxiBoat di 20 e passa metri, molto molto più difficile disegnare una “barchetta” di 8-9 metri, per dire… Ma se si è dei geni navali come quello che risponde al cognome Frers ed al nome German la cosa non solo non è impossibile ma è realizzabile, anzi, è realizzata e si chiama Il Moretto!

La nascita del Moretto. La “voglia” di Gardini

Dobbiamo a questo punto mandare indietro col suo fruscio assordante – il nastro analogico ovviamente – per tornare alcuni anni prima degli anni Ottanta della “Milano da Bere” quando un pensieroso Raul Gardini sentiva la saudade, la nostalgia del suo Moro di Venezia (occhio che qui parliamo di Moro come sinonimo di maxi d’alto mare, che andava a destra e manca su e giù per gli Oceanici di mezzo mondo (nulla a che vedere coi Moro che divennero ultra-famosi e telegenici della Coppa America!) lontano perciò dalla sua amatissima Ravenna.

Raul Gardini (foto tratta da fondazioneraulgardini.org)
Raul Gardini (foto tratta da fondazioneraulgardini.org)

Smentita plateale del detto “cuore non vede, occhio non duole”: Raul vedeva e come vedeva ed il cuor suo se ne doleva. Mancava all’appello un “mezzo” con cui uscire alla bisogna, al semplice e sano desiderio di tirar i classici 4 bordi fuori. Pare di vederlo, il Raul: “Chiamami German” disse e gli passarono dal centralino la roca voce di German – pareva quella di Rick, Humphrey Bogart in Casablanca – che gli rispondeva niente di meno al di là dell’oceano, da Ortiz de Ocampo, in Argentina.

Gérman Frers

Hermano” (fratello) disse Raul che pur non versato nelle lingue riconosceva una consonanza fondata sulla “latinità” con German, la grande promessa realizzata dell’architettura navale maturata nel miglior ambiente possibile, lo studio nuovaiorchese di Sparkman & Stephens, “fammi” – continuò Raul – “un Moro tascabile, vedi un po’ tu, direi di 30 piedi o suppergiù così…”. German annuì e Raul capì che l’affare era fatto.

Poco meno di un mese e mezzo dopo bussarono all’ufficio di Raul: c’era un plico di posta aerea, colle classica bandieruola multicolore che distingueva allora la posta prioritaria aerea. Il mittente ero lo studio Frers. Impaziente, Raul, lasciò la riunione sotto lo sguardo attonito degli astanti e fece chiamare Angelo, il suo fidatissimo marinaio.

Angelo Vianello, professione marinaio

Angelo, di cognome Vianello, nativo dell’Isola di Pellestrina, dintorni della regale Venezia era un marinaio fatto da un legno che non circola più: è estinto. Non aveva mai imparato a guidare una macchina: “guidava” le barche come Togni ammaestrava gli elefanti ed i leoni, con un talento unico. Dozzine e dozzine di velisti nostrani sono debitori del suo talento, del suo umore, della sua modestia (in questo pochi ne son stati veri allievi!). Morto come si addice alla “brava gente” davvero dimenticato da tutto e da tutti. Angelo – mia testimonianza diretta a bordo del Moro alla Maxi Cup di Porto Cervo – appellava Raul “el mi’ paron” ma non c’era piaggeria in questo, era solo una sana deferenza verso il suo mentore.

Del resto Raul – come racconta lui stesso in A modo mio – aveva per Angelo una stima che rasentava la venerazione: gli dà addirittura il merito di aver salvato suo figlio da una brutta circostanza! Ma torniamo a noi: il bustone oltreoceanico, dischiuso, sciorina una messe di tavole A0 – lasciatemi dire quanto sono incantevoli i disegni fatti col tecnigrafo di allora coi vari pennini Rapidograph! Vere e proprie opere d’arte! -: c’era tutto il Moretto! Né Raul né Angelo potevano credere ai loro occhi: se non avessero visto la scala del disegno avrebbero creduto che German gli avesse presi in giro e mandato una sorta di copia del Moro “grande”!

Facciamo il Moretto!

Raul disse allora: “Lo facciamo!” e seduta stante – era un suo classico, “a modo suo” appunto – iniziò a chiamare a destra e manca cantieri in Adriatico[1] che avrebbero potuto fare la barca in legno ma fu – si stenta a crederlo – rimbalzato non per cattiva volontà ma semplicemente perché erano pieni zeppi di lavoro per il prossimo mezz’anno e Raul non era un uomo delle attese, era uno del “qui ed ora”, questo è poco ma sicuro (Raul era diametralmente opposto a Quinto Fabio Massimo, detto “il temporeggiatore”).

Buttò giù la cornetta di bachelite grigia: a momenti la rompe! ma la rialza subito e chiama il Piro Onoranti[2] – mitica figura oramai ma uomo dalle mille risorse ai tempi dello IOR, agente dell’esclusivo sartiame in tondino Riggarna nonché alberi Stearn e centraline idrauliche vale a dire il meglio del meglio di allora! e gli dice, anzi, gli intima: “Mi devi far il Moretto!” e poi mette giù.

Il Moretto è lungo 9,12 m

Piro pensa che Raul sia pronto per esser portato a prender la farina, vecchio detto romagnolo per coloro che debbono essere internati al manicomio colla scusa di andar al mulino per prendere un po’ di farina e lascia quindi correre. Neanche il tempo di andar a negozio, a PuntoVela, così si chiamava e si chiama tutt’ora allo scader del suo 50° anno di attività la creatura del Piro – eccoti comparire Raul, invero c’era poco da sorprendersi visto che una sera sì una sera no Raul si faceva vivo a negozio – del resto tra la ditta Ferruzzi e PuntoVela era questione di poco scarrozzare… – per prendere qualcosa assieme ma quel qualcosa fu lasciato perdere a favore dello squadernarsi delle meravigliose tavole illustranti i piani del Moretto.

Una barca top di gamma

Neanche a distanza di un anno scarso – grazie al fatto che Piro di buon grado s’era sobbarcato sulle spalle l’ingrato compito del project manager e che, a quel punto, il cantiere Carlini tanto che stava finendo il Moro grande aveva ceduto alle pressioni di Raul si mise di buzzo buono per farne una replica con carpentieri navali che lavoravano pure sabato e domenica compresa (tanto da comunisti alla buona stile Don Camillo e Peppone importava poco del giorno del Signore) la barca fu pronta per portare a zonzo Raul e la sua bella figliola Eleonora come del resto Ivan stesso, altro suo figlio.

Inutile dire che seppur per “passeggio” il Moretto godeva di tutte le migliori attrezzature possibili ed acquistabili allora per barche da regata: rig di Tim Stearn, enfant prodige della nuova concezione di alberi a piccola sezione e multi-crocette; sartiame in tondino Riggarna con i suoi arridatoi a cannocchiale molto migliori dei Navtec; attrezzatura di coperta Schaefer assieme alla Nicro-marine americane – ma soprattutto era riuscita magnifica.

Dentro, gli interni parevano e paiono ancor oggi un violino Guarneri del Gesù tanto è leccata dal ruffiano flatting-coppale che fa a vedere a vista tutto lo splendore del mogano frammisto al classico bianco verniciato, stilema così adorato dal cantiere Camper / Nicholson, vero arbiter elegantia dello yachting mondiale (parliamo ovviamente di quello di allora!).

In coperta un anti-skid celestino delinea alla perfezione il marchio di fabbrica di quegli anni: il pozzetto risicato ed unicamente pensato per il timoniere con una barra tubulare posta poppa-prua come tienti-bene per le gambe di quest’ultimo: davanti il trasto della randa importantissimo per regolare a dovere il canale randa-genoa che coi genoa enormi, al 150% della J di allora facevano correre il rischio di sventare-rifiutare sulla randa in più di una occasione.

La scomparsa del Moretto…

Poi fu il buco nero, stile Stephen Hawkins, come se il Moretto fosse stato occultato dalla storia: come un pixel cancellato dal photoshop. Scomparve dal radar letteralmente.

Non dimentichiamo che la storia tutta passò per il tunnel di tangentopoli e la fine tragica di Raul.

…e il suo ritorno alla famiglia Gardini

Se ne ebbe di nuove notizie quando la barca prese di nuovo il mare con un avvocato del Nord-est che – meritevole atto – l’affidò alle sapienti cure del cantiere De Cesari a Cervia che maquillage dopo maquillage l’ha tenuta in forma splendida ma soprattutto non l’ha violentata così che il piccolo gioiello rimane tale e quale come fu concepito dalle menti di German e di Raul.

*qui sopra le foto più recenti del Moretto. La barca è tornata al suo antico splendore, con la coperta di colore beige

Scomparso l’Avvocato con tanto di giubbone blu-rosso Henry-Lloyd il Gioco dell’Oca della Vita ci riporta alle caselle iniziali e – felicemente – la barca torna in possesso dell’entourage Gardini tant’è che oggidì Ivan Gardini e sua figlia Sophia (la timoniera del Moretto in tutte le sue uscite “ufficiali”) hanno costituito un team di giovani affiatati del Circolo Velico Ravennate che la fanno rivivere con grande soddisfazione.

Il Moretto in navigazione

Non stentiamo a crederlo! Non serve un Testarossa per far felice un uomo, basta e avanza una MiniMorris concepita a metà in Argentina e metà a Ravenna!

Danilo Fabbroni

[1] Si narra di Morri & Para, cantiere che costruì tra l’altro il primo Brava One-tonner, appunto di legno.

[2] Tutt’ora dominus di un eclatante negozio ex-shipchandler a Marina di Ravenna.


Gallery – Tutte le foto del Moretto

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4 commenti su “Come nacque, scomparve e risorse Moretto. Il Moro di Venezia “tascabile” di Raul Gardini”

  1. L’avvocato veneto che per un periodo ha avuto il Moretto era Gabriele Berti, scomparso di recente; è lui al timone, nelle foto che accompagnano questo articolo.
    L’armatore era in realtà la sua mamma, che partecipava alle regate stando sotto coperta (con qualsiasi tempo), preparando qualche panino e fumando, in stile Gardini.
    Ha avuto la bontà di invitarmi a bordo per qualche regata tra Chioggia, Venezia e Ravenna, e a bordo ho conosciuto buoni amici.
    Moretto era ed è una barca bellissima, nelle sue linee classiche, con un piano di coperta e manovre straordinariamente efficienti, considerando i materiali, tutti d’epoca.
    Fair winds, smooth sea

  2. Gabriele Berti in coppia con il padre hanno partecipato a numerose edizioni della 500×2 con il Moretto a partire dagli anni 80 con ottimi risultati, negli anni in cui si regatava senza il gps. Anch’io ho avuto il privilegio di fare qualche uscita con loro sul Moretto, ricordo ancora che conservavano i giubbotti salvagente con i nomi di Raul e del figlio. Moretto era una barca bellissima e molto razionale nella disposizione del piano di coperta, ne conservo un’ottimo ricordo.

  3. Ho avuto la Fortuna di navigare sul Moretto alle regate di vele d’epoca a Venezia ….ricordi Splendidi della barca ed anche di Gabriele….spigoloso ma Vero

    1. BABBO BERTI MI DISSE CHE CONOSCEVA BENE IL GIUDICE CALOGERO QUELLO DEL TEOREMA MA POI NON SE NE FECE NULLA… PECCATO! DECISAMENTE SAREBBE STATO PIÙ ISTRUTTIVO PER ME CHE VINCERE L’ADMIRAL

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