Attacchi delle orche alle barche. Cosa fare, anche in Mediterraneo

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Le orche assassine di barche da diporto diventa un caso ufficiale e lambisce anche il Mediterraneo. Due importanti associazioni nautiche, il RYA (Royal Yachting Association) e la Cruising Association hanno ufficialmente diramato un comunicato in cui, con l’arrivo della bella stagione, sollecitano i diportisti che pianificano crociere in acque dove sono presenti orche di informarsi sul protocolli forniti da RYA e CA e osservare le necessarie precauzioni.

Dove c’è pericolo di trovare le orche

Le zone interessate sono, per ora, Golfo di Biscaglia, penisola iberica e Stretto di Gibilterra, costa settentrionale del Marocco, costa mediterranea della Spagna sino a Marbella.

L’allarme lanciato è reale, nell’ultimo anno le orche hanno affondato due barche e causato danni ad almeno una decina di barche, ben 28 le interazioni con le orche in Spagna nel 2023. Clamoroso il caso di ben tre barche attaccate durante il trasferimento alla regata Copa del Rey a Palma di Maiorca.

Non sempre le orche le si riconosce ad occhio nudo, possono sembrare innocui cetacei. Se volete capire come riconoscerle, cliccate qui.

Il periodo pericoloso, c’è l’APP

Perché tutto questo allarme? Sono saltate negli ultimi due anni tutte le previsioni e statistiche sugli spostamenti delle orche. Il dato ufficiale era quello che da aprile a luglio le orche si posizionassero nella zona del canale di Gibilterra per intercettare il tonno rosso in uscita dal Mediterraneo. Ma negli ultimi due anni gli avvistamenti (e gli attacchi) si prolungano anche al di fuori di questo periodo e in altre zone, anche in Mediterraneo.

Sono attive due APP, GT Orcas e Orcinus, che forniscono informazioni aggiornate sulle probabilità d’incontro di orche nelle varie zone di navigazione.

Cosa attrae le orche verso le barche

Si pensava inizialmente che il colore dell’antivegetativa e i segnali dell’ecoscandaglio fossero degli elementi che scatenassero l’aggressività delle orche verso le barche. Ma gli studiosi hanno smentito queste teorie. Insomma, non si sa perché attaccano le barche e cosa le irrita.

orche attacco gs 44

Gli esperti del RYA e del CCA brancolano nel buio, ecco le loro supposizioni: “Nonostante i danni alle barche, riteniamo che classificare le interazioni come “attacchi” sia fuorviante. Raramente le barche attaccate presentano segni di denti, i danni predominanti ai timoni e alle chiglie sono dovuti a colpi o speroni con la testa o il corpo. Le orche non stanno facendo a pezzi i timoni, come farebbero se si trattasse di un comportamento di caccia. Sebbene il comportamento possa essere spaventoso (e costoso) dal punto di vista umano, dal punto di vista delle orche sembra essere in qualche modo gratificante”.

I consigli utili per non farsi attaccare

Ecco cosa consigliano gli esperti per cercare di evitare attacchi dalle orche: “Una volta iniziata l’interazione, il consiglio è di fermare la barca, perché questo le calma. Ci sono tre opzioni. Uno è restare a non fare nulla perché forse non puoi fare nient’altro – ad esempio con grandi onde, ecc. – quando quella è la tua unica scelta.

Un’altra opzione è invertire la rotta, ma è possibile farlo solo in alcune circostanze. Ci sono prove che se si fa retromarcia perdono interesse e questo minimizza o riduce il danno. Ma poi viene proposta una terza opzione: se la barca è abbastanza veloce e hai un motore decente, ti conviene dirigerti verso acque poco profonde il più rapidamente possibile”.

E proseguono: “I dati definitivi dicono che per evitare un’interazione la barca deve trovarsi in acque poco profonde – meno di 20 metri – e vicino alla riva, a meno di due miglia di distanza. Oppure molto lontano, in acque molto profonde, a molte miglia di distanza.

In qualunque altra condizione sei a rischio”.

Le orche in Mediterraneo: ci sono

Le orche sono arrivate in Mediterraneo. I rilevamenti ufficiali segnalano una presenza stabile lungo le coste della Spagna mediterranea sino a Marbella. Ma la cronaca di questi ultimi anni ci racconta di presenze di orche anche nel nostro Mediterraneo. Come le orche in porto a Genova e nello stretto di Messina nel 2019 o, addirittura, al largo di Ancona nel 2023.

E’ evidente che sono saltate anche le certezze scientifiche sulla presenza di orche in Mediterraneo che venivano considerate sporadiche, come ha raccontato la ricercatrice Sabina Airoldi anni fa al Giornale della Vela:” L’orca è considerata una specie “occasionale” nei nostri mari, al pari di megattere e kogia (simile al capodoglio, ma più piccolo – ndr) e la sua presenza è documentata fin da tempi storici, anche se in acque italiane i casi certi sono meno di 10 casi e risalgono agli anni Settanta-Ottanta (l’ultimo a Ponza nel 1987)”.

E non è l’unica delle certezze scientifiche cadute relative ai nostri mari. Principale sospettato è il cambiamento climatico che sconvolge l’equilibrio dei mari, della sua fauna e flora. Comeil caso della barriera corallina che si crea in Puglia.

La barca italiana affondata da un’orca

A proposito di disastri. Nell’immaginario di ogni velista resta impresso il clamoroso affondamento in Atlantico causato dall’attacco di un’orca alla famosa barca da regata Guia di Giorgio Falck che nel 1976, come testimoniò il Giornale della Vela, affondò, squarciata e per miracolo l’equipaggio si salvò.

guia attacco orche

Ecco cosa scrisse al Giornale della Vela lo stesso Falck a proposito di cosa significa perdere una barca: “This in captain Norman speaking… L’equipaggio sta bene, ma la barca è affondata…L’effetto istantaneo è stato quello del mondo che si rovescia, come mi era successo, fisicamente, da piccolo, quando ero caduto da cavallo. Solo chi possiede una barca può capire. Può capire l’affetto… no, il cumulo di affetti che contiene una barca: l’orologio al quarzo “garantito due secondi al mese, regalo di mio zio e compagno ai tanti stop durante il giro del mondo; il sestante col quale avevo fatto i primi punti, esitante, nel ’71; la coperta blu sulla quale una mano gentile aveva ricamato “riservata a Giorgio”.

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4 commenti su “Attacchi delle orche alle barche. Cosa fare, anche in Mediterraneo”

  1. Pungere antipredazione. La “banana” costa due soldi e male che va tiene alla larga i delfini quando pescate alla traina ed evita collisioni coi cetacei in genere.
    Manovra evasiva: Quick stop e indietro tutta in circolo.

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