Bamboccioni a chi? Tre storie di giovani pronti a tutto per la vela

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I tre giovani di cui vi raccontiamo le storie. Dall’alto, in senso orario: Marco Martinez, Pietro Giolli, Elia Favaro

Se siete dei boomer che pensano che i giovani italiani di oggi siano dei “bamboccioni”, le storie che state per leggere vi faranno ricredere. Tra le tante che vi raccontiamo ogni giorno, ne abbiamo scelte tre.

Giovani, velisti, pronti a tutto

Sono tre storie che hanno tanto in comune tra loro. A cominciare dalla passione – tanta – per la vela. Ma c’è di più. I protagonisti delle nostre storie sono giovani (dai 30 anni in giù) che hanno sacrificato tutto – o quasi – per inseguire il loro sogno. Quello di vivere in barca, o comunque di compiere qualcosa di eccezionale da ricordare per tutta la vita.

Sono tre giovani determinati e pronti a tutto. Che hanno rimesso a posto le loro tre piccole barche (altro punto in comune) con le loro mani, dimostrando e acquisendo perizia e skills da veri marinai. Non hanno soltanto realizzato i loro sogni. Hanno anche imparato un mestiere. Quello, oggi richiestissimo, di conoscere le barche e saper mettere le mani ovunque. 

Uno, Elia Favaro, ha appena attraversato l’Atlantico da Capo Verde alle Barbados in solitario. Ma la sua vicenda inizia anni prima, quando si innamorò e decise di acquistare e restaurare la sua barca. L’altro, Pietro Giolli, ha salvato un vecchio X-79 e dopo avergli ridato vita ci ha attraversato il Mar Baltico. L’ultima storia che vi raccontiamo è quella di Marco Martinez, che ha restaurato un vecchio Arpège per farlo diventare la sua casa e naviga in Mediterraneo sulla scia di Ulisse.


“Volevo fare l’Atlantico da solo a tutti i costi”

La prima storia ve l’abbiamo raccontata qualche tempo fa. E’ quella di Elia Favaro, 30 anni da Salgareda, un paesino in provincia di Treviso. Il suo sogno era girare il mondo in barca così, durante il Covid, ha scovato un vecchio Van de Stadt 34 (10,25 m). Lo ha rimesso a posto con le sue mani, e dopo mesi di lavoro “matto e disperatissimo” è partito con Coconut (questo il nome della barca) da Caorle e ha navigato lungo le coste italiane e il Mediterraneo, per approdare prima a Murcia, in Spagna, e poi far tappa alle Baleari.

Elia Favaro
Elia Favaro

Da lì Gibilterra, poi Capo Verde e approdo nei dintorni di Murcia, in Spagna. Con la sua barca, che si chiama Coconut, ha fatto tappa alle isole Baleari. Poi Cadice, Madeira (dove giunge dopo che era stato dato per disperso), Canarie. Il 3 dicembre scorso è partito da Tenerife, destinazione Barbados. Dopo una sosta tecnica a Capo Verde. Per arrivare a Bridgetown (Barbados).

Coconut, il Van de Stadt 34 acquistato da Elia e rimesso a posto con le sue mani

Ha impiegato 24 giorni e 10 ore per percorrere le 2.300 miglia in solitario tra tante peripezie: pilota automatico rotto, cali di energia a bordo, avarie di ogni sorta, sartie rotte. I genitori di Elia ci hanno anche raccontato cosa si prova ad avere un figlio da solo in mezzo al mare… Ma questa traversata era il suo sogno e Elia ha risolto tutti i problemi da vero marinaio.


“Ho restaurato una barca del 1981 per attraversare il Baltico”

Proseguiamo con un’altra bella storia di un ragazzo che aveva un sogno e che ha lavorato sodo per realizzarlo. Pietro Giolli, 27 anni, è un milanese “expat” in Finlandia che lavora in un grande cantiere di barche a vela. Pietro vuole una barca a tutti i costi, ma il portafoglio piange. Trova un vecchio X-79 (7,96 x 2,88 m) del 1981 (Relax, questo il nome della barca) e decide che la sua barca DEVE essere quella.

traversata del baltico - 33
Pietro Giolli

Trova un accordo con il vecchio armatore e riesce ad acquistare la barca usata a rate. Pietro abita lontano dal luogo in cui la barca è in secca e per prepararla alla messa in acqua si fa 200 km al giorno in macchina dopo essere uscito dal lavoro. In una settimana la barca è in grado di navigare.

giovani
Il “prima e dopo” dei lavori a bordo di Relax, la barca con cui Giolli ha intrapreso la traversata del Baltico

Pietro porta la barca via mare vicino a casa sua, a Pietarsaari. Lì inizia i restauri, conservativi e certosini, effettuati con le sue mani. Nel maggio del 2022 la barca è finalmente pronta, bellissima grazie ai lavori di Giolli. Una bella storia, culminata con la traversata del Mar Baltico (dalla Finlandia alla Danimarca, più di 1.000 miglia), per andare a incontrare al cantiere X-Yachts il costruttore storico dell’X-79.


“Un Arpège è la casa con cui esploro il Mediterraneo”

A 25 anni va a vivere in barca, la rimette a posto e parte alla scoperta del Mediterraneo, sulle orme di Ulisse. Questa è l’ultima storia che vi raccontiamo oggi. Quella di Marco Martinez, pisano di origini napoletane, che vi abbiamo raccontato qualche anno fa (sappiamo che Marco vive ancora oggi in barca).

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Marco Martinez

Il nonno lo portava in mare a Procida con il suo gozzo e questo è stato il “virus” della passione per la navigazione di Marco. Quando arriva nel 2020 il lockdown decide di dare una svolta alla sua vita di studente che sta concludendo un dottorato in storia economica. Trova un vecchio Arpège (9 metri) del 1973 a Genova. E’ sano, ma in disarmo. Lo porta sul Lungarno di Pisa, città dove risiede e lo rimette in sesto. Anzi, fa di più. Ci va a vivere. “Con la levigatrice ho tolto decine di strati di antivegetativa, accumulati in cinquant’anni. Ho rimesso in sesto la barca che vivevo 24 ore al giorno.

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Un Arpège come quello di Marco Martinez

Nel 2021 è partito con il suo Arpege dall’ormeggio lungo la foce dell’Arno diretto a sud, proseguendo poi verso oriente e raggiungendo la Turchia.


Giovani e vela, ci sono tante altre storie bellissime

Abbiamo scelto tre storie di giovani “pazzi per la vela” ma, negli anni, ve ne abbiamo raccontate tantissime. Citiamo anche quella di Paolo Naccari, che vive in barca con la sua gattina Morghy, oppure quella di “Bonzo”, che si è trasferito in Australia e ha partecipato a cinque Sydney Hobart, quella della neozelandese Stephanie Dawn, che vive su un piccolo 28 piedi.

 

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1 commento su “Bamboccioni a chi? Tre storie di giovani pronti a tutto per la vela”

  1. Sono solo tre, ce ne saranno senz’altro altri che non conosciamo. Quanti giovani ci sono in Italia, la maggior parte non è come quei tre ragazzi, bravissimi, fanno bene a fare quello che fanno e che gli piace fare. Ma ce ne sono tanti che vorrebbero fare, ma non hanno la possibilità, soprattutto finanziaria. Quindi non sono tutti “bamboccioni”

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