La storia della barca a vela anni ’70 che planava a 30 nodi

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Exocetus Volans
Exocetus Volans

Talvolta gli ibridi sono intuizioni brillanti, altre volte, invece, sono esemplari destinati a rimanere degli unicum, esperienze singolari in apparenza fallite, ma forse neanche troppo. Questo caso, difficile da definire, ha ricevuto una risposta chiara da un mercato non ricettivo (comprensibilmente, forse). Ma il singolo tentativo sopravvive e il risultato è indubbiamente uno tra gli scafi più iconici, peculiari e improbabili del secolo scorso. Si tratta dell’Exocetus Volans, la barca a vela che correva come un offshorer a motore. Una barca così particolare che i giudizi vengono meno, a contare è l’esperienza.

Exocetus Volans, più che un semplice motorsailer

Altri tempi e altre menti. Era il 1976 e il cantiere LAG Nautica concepisce il “mostro”, una commissione molto specifica fatta ad un ingegnere altrettanto specifico: Renato Sonny Levi, ex-pilota RAF e mago delle carene veloci. Così nasce la storia di uno degli scafi più peculiari di sempre, un motorsailer planante forte di ottime prestazioni sia a vela che a motore. La ricetta è pressoché semplice: 480 cavalli, albero, running rigging e vele, scafo rigorosamente planante. L’obiettivo è uno, 33 nodi di velocità a motore, 8 a vela. Molto più facile a dirsi che a farsi…

Exocetus Volans
Exocetus Volans

Exocetus Volans – Problemi progettuali

Il problema numero uno si pone immediatamente: come coniugare i volumi e le linee necessarie alla navigazione a vela con le superfici e le resistenze minime di uno scafo planante tipo offshore? Una carena planante, infatti, richiede resistenze idrodinamiche minime, una barca a vela, pure, se vogliamo, ma per necessità richiede volumi immersi maggiori, basti pensare a deriva e timone. Elementi decisamente in scontro con le necessità opposte. Insomma, un rompicapo non indifferente in quanto gli elementi dell’una sono una necessaria problematica nella realizzazione dell’altra componente, e viceversa.

C’è poi la questione del rigging a entrare in contrasto. Necessariamente, albero e manovre fisse sono un corpo ingombrante. Un corpo non solo ingombrante, ma anche problematico: da una parte le sollecitazioni date dalle alte velocità ne potrebbero minare l’integrità, dall’altra parte aumentano il baricentro, offrono resistenze aerodinamiche immense e comportano un notevole squilibrio, una leva problematica in termini di agilità. Insomma, si tratta di progettare un complesso in cui le componenti necessarie ai due scopi si possano sposare tra loro, senza eccessivamente ostacolarsi. Nulla di più complicato.

Exocetus Volans – Il progetto

L’ostacolo sembra insormontabile, ma ricordiamo che al timone c’è Levi, a suo modo, un genio. Per far fronte alle problematiche quindi, la soluzione primaria si concentra sullo scafo e sui suoi volumi. Le sezioni sono date da geometrie necessariamente appiattite ma forti di sezioni a spigolo molto importanti. Un compromesso che garantisce buona efficienza in planata, ma che contemporaneamente sa adattarsi alla navigazione dislocante della propulsione a vela.

Exocetus Volans
Exocetus Volans – Pianetti

Il problema della deriva invece, e delle resistenze che ne derivano, è invece risolto con una soluzione tanto banale quanto efficiente: basta adottare una lama basculante, esattamente come su tanti natanti piuttosto che su alcuni progetti IOR, allora ancora ben presenti. La chiglia è, invece, l’aspetto forse più peculiare, con gli spigoli direzionati sì verso l’alto, verso lo specchio di poppa, ma forte di un corso dritto a fare da controchiglia, concluso in uno step poppiero affiancato da due flap regolabili. Soluzione che non solo consente la regolazione dell’assetto in planata, ma che esclude le eliche di superficie dalle turbolenze generate dallo scafo. Perché, certo, per far planare lo scafo erano presenti due eliche di superficie spinte da 240 cavalli l’una…

Exocetus Volans

A compensare l’assenza di zavorra in deriva, subentrava sempre quel lungo corso in chiglia, interamente zavorrato. Ovviamente, la soluzione non era sufficiente, ragion per cui diversi serbatoi di acqua di mare funzionavano da ballast e regolati in base alle necessità. Infine, il timone, era a sua volta adattato, rastremato verso il basso, appositamente per ridurre gli attriti nelle fasi plananti.

Exocetus Volans – Propulsione e Rigging

In termini di propulsione, a vedere il maggior compromesso fu il rigging. Per necessità, l’albero venne fin da subito molto ridotto, con conseguente superficie velica minima, comunque però sufficiente a far raggiungere allo scafo velocità a vela di 8 nodi e con angoli rispetto al vento anche di 30°.

La velocità a motore fu invece cosa ben più soddisfacente, con 33 nodi di velocità massima in planata grazie alla spinta fornita dai due Fiat AIFO da 240 cavalli, per un complessivo di 480 cavalli totali.

Exocetus Volans alla Venezia-Montecarlo

Pensata per la produzione in serie, la barca non vide mai grande consenso del pubblico, rimanendo esclusivamente un unicum, un prototipo avveniristico. Nel 1992, in compenso, spogliata del rigging e dell’armamento velico, partecipò alla gara offshore Venezia-Montecarlo. Entrò in collisione con un oggetto sommerso a 37 nodi di velocità, contatto che l’obbligo al ritiro. Ad oggi, senza albero, naviga ancora come motoscafo.

Exocetus Volans – Scheda Tecnica

Lunghezza Fuori Tutto (LOA) 11.89 m
Lunghezza al Galleggiamento  (LWL) 9.14 m
Baglio Massimo (B.max) 3.96 m
Pescaggio 0.51 m
Dislocamento a pieno carico 7 t
Motorizzazione 2x AIFO Diesel (FIAT) 240 cv
Potenza complessiva 440 cv
Velocità massima a motore 33 kn
Velocità massima a vela 8 kn
Cantiere Costruttore Lag Nautica
Materiale principale Lamellare
Progetto Renato “Sonny” Levi + Franco Harrauer

 

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7 commenti su “La storia della barca a vela anni ’70 che planava a 30 nodi”

  1. Fantastico quanto mai avveniristico per l’epoca progetto del grande Sonny Levi, che purtroppo si è scontrato con l’ordinario uso quotidiano o crocieristico di tale imbarcazione; rimanendo però uno studio di grande attualità aerodinamica!

  2. Valerio Monaco

    Barca unica e irripetibile che poteva essere concepita soltanto dal genio tecnologico di Renato Sonny Levi e dalla raffinata e colta creatività di Antonio Soccol, valente pilota offshore e geniale Direttore della raffinata rivista Sesto Continente. Entusiasmato dalla prova al timone dell’Exocetus Volans ne ho descritto le caratteristiche sul Catalogo Barche e Motori edito da Forza 7 di Claudio Nobis

  3. però ha aperto la
    strada ai vari Mcgregor e copie più o meno riuscite anche se di dimensioni e prestazioni inferiori ma accettabili…

  4. Fantastico..
    Unico..
    Geniale…
    Avveniristico….
    Raffinata creatività….
    Mago..
    Intuizione brillante…

    Insomma, in conclusione: ne carne ne pesce, inadatta a fare vela e pure a fare il motoscafo. Non ne hanno prodotte, hanno speso un botto e ci hanno rimesso tutto immagino.

    Ok, pensa te se al primo varo affondava, gli aggettivi si sarebbero sprecati ..vi sareste spellati le mani con gli applausi allora!

    1. “Inadatta a fare vela e pure il motoscafo”, “ci hanno rimesso tutto”…..boh??? Ma perché parlare senza avere la più pallida idea di ciò che si dice? Lei spara sentenze di cassazione, senza avere un briciolo di prova. Vede, tecnicamente la barca fu un successo straordinario, credo che l’articolo lo spieghi molto bene. Non fu però un successo commerciale (ma all’epoca tante barche venivano prodotte in un’unico esemplare) ed anche questo è molto chiaro. Il progresso e’ fatto di vari tentativi, di persone coraggiose che corrono rischi, di varia natura, che i più non rischierebbero. Però che Renato ‘Sonny’ Levi sia stato un fantastico, unico, geniale, raffinato mago capace di avveniristiche intuizioni, è una certezza è non dipende certamente da alcuna sua valutazione. Exocetus Volans fu certamente un esercizio progettuale difficilissimo e di grande successo tecnico. Come tutti i progetti di Levi, d’altronde.

      1. la valutazione personale è che è parecchio brutta, ma non mi sono espresso in tal senso infatti, ne facevo semmai una disanima tecnico/commerciale, questa barca ha avuto un seguito? No. L’innovazione ha avuto poi nei decenni successivi un riadattamento moderno grazie alle nuove tecnologie costruttive? No. Le hanno vendute? No. Ecco.. questo mi fa capire che il progetto è stato solo innovativo (certo) ma è rimasto un esercizio tecnico interessante ma controproducente sia a livello commerciale che di sbocchi futuri (non mi pare altri abbiano seguito le sue orme, si vero, con l’eccezione del MacGregor che ha una fetta di mercato piccolissima infatti).
        Cioè, fra tutte le innovazioni degli anni ’70 che perdurano tutt’ora e che sono stati precursori ci sono moltissime altre cose che hanno avuto un enorme successo (la resina epossidica West System, la costruzione di barche interamente in carbonio oppure progetti evergreen come il C&C 61 o lo Swan 411, il Solaris 47 il Baltic 39, insomma barche che hanno davvero sconvolto il mercato e tracciato una nuova linea da seguire ma anche i progetti più avveniristici come il Grifo per la Centomiglia del Garda, robe mai viste prima e diventate poi di ispirazioni per decenni a seguire).
        Per questo dico che, al netto di tutti i complimenti (geniale, fantastico, unico, innovativo ecc..) innovativo è l’unico che trovo adatto, perchè per quanto geniale è rimasto un esercizio a se stante, ed, in quanto tale, credo anche di scarso guadagno per questo credo che ci abbiano rimesso un botto.

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