Non è una Coppa America per “vecchi”? Ainslie, Hutchinson, Barker, quando i senatori vanno in crisi

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Parafrasando un famosissimo titolo cinematografico dei Fratelli Coen, potremmo dire che “Non è una Coppa America per vecchi” quella nata ormai da qualche anno con gli AC 75. Non siamo noi a dirlo, ma i fatti che fino ad ora si sono visti in acqua tra l’edizione di Auckland e le Regate Preliminari di Vilanova e Jeddah che ci condurranno fino a Barcellona 2024.

I casi Dean Barker e Therry Hutchinson

17/01/21 – Auckland (NZL)
La scuffia di American Magic

La sensazione che qualcosa stesse cambiando l’abbiamo già avuta nella passata edizione, quando su American Magic due volti storici della Coppa America che fu, come Dean Barker e Therry Hutchinson, sembrarono in grande difficoltà. Dean al timone di un mezzo che spesso non sembrava avere sotto controllo, Therry in affanno a cercare di fornire chiamate tattiche mentre era impegnato testa bassa a grinderare. Proprio Hutchinson rischiò seriamente la vita nella scuffia di American Magic, rimanendo legato alla sua postazione e venendo liberato da un compagno di barca, evento che per sua stessa ammissione gli causò uno shock importante.

Nessuno dei due sarà a bordo come equipaggio per la Coppa America 2024: Barker è diventato una sorta di allenatore di Alinghi Red Bull Racing, Hutchinson è sempre a capo di American Magic ma adesso ha un ruolo prevalentemente manageriale.

Al posto di Barker il sindacato americano ha promosso Paul Goodison (prima randista), oro olimpico Laser con grande esperienza sui Moth, e gli ha affiancato un fenomeno come Tom Slingsby che con Goodison ha una carriera professionale molto simile (ma Slingsby oltre all’oro olimpico in Laser ha anche vinto la Coppa con Oracle a San Francisco 2013).

Coppa America – Ben Ainslie non sa più vincere

Ben Ainslie

Uno dei mostri sacri apparsi in difficoltà è stato anche Sir Ben Ainslie, alla guida di Ineos Britannia. La scorsa edizione aveva per le mani una barca quanto mai problematica, resa performante solo nella ultima parte della selezione sfidanti ma non in tempo per essere veramente competitiva contro Luna Rossa.

La novità di questi mesi di Regate Preliminari con gli AC 40 è che Big Ben continua a essere in difficoltà anche con i monotipi. Ineos Britannia ha infatti sempre inseguito durante le tappe di Vilanova e Jeddah, non vincendo mai neanche una regata. Non esattamente un idillio per uno come Ainslie abituato nella sua carriera olimpica a demolire qualsiasi avversario.

Coppa America – I giovani di Luna Rossa

Marco Gradoni e Ruggero Tita

Di contro abbiamo assistito a cosa è successo con le new entry di Luna Rossa Prada Pirelli. Con pochissime ore di allenamento Marco Gradoni, Ruggero Tita, Vittorio Bissaro e Umberto Molineris (quest’ultimo l’unico membro che era anche presente alla tappa di Vilanova) si sono mostrati perfettamente a loro agio con gli AC 40 e ci sono ragionevoli possibilità che lo possano essere anche con gli AC 75.

Luna Rossa è apparsa velocissima in tutte le condizioni, a dispetto di un equipaggio che aveva navigato insieme solo poche volte. Tita e Gradoni al timone sono sembrati perfettamente in sintonia, quasi fosse assolutamente naturale per loro (e probabilmente lo è), ragionare a 35 nodi di velocità prendendo scelte tattiche precise e calcolandone le conseguenze.

Proprio Gradoni sui pontili di Jeddah era uno dei nomi più “chiacchierati”, e ha ricevuto i complimeti di diversi “Senatori” anche fuori da Luna Rossa, primo fra tutti proprio da Ben Ainslie, ma anche una vecchia volpe della Coppa come Glenn Ashby ha tessuto le lodi del 19enne italiano.

Coppa America – L’esempio dei kiwi

Peter Burling, sguardo killer, ha battuto nettamente due volte James Spithill, la prima a Bermuda quando Spith correva per Oracle, la seconda quando era già con luna Rossa. Foto Studio Borlenghi

La Coppa America del resto si decide con le barche e la loro progettazione, ma anche scegliendo gli uomini giusti al posto giusto. La fantasia progettuale di Team New Zealand e le intuizioni in conduzione di Peter Burling e compagni nella finale della Coppa di Auckland misero spalle a muro Luna Rossa, che aveva fin li dimostrato di potersi giocare la Vecchia Brocca. I kiwi in questo senso hanno fatto la loro scelta da tempo, puntando su una generazione di velisti completamente nuova, inizialmente guidata dal senatore Glenn Ashby nella Coppa di Bermuda, poi diventata vincente anche senza “vecchi saggi” a bordo, come dimostrato nella finale contro Luna Rossa.

La Coppa America quindi, non è più uno “sport per vecchi”? A vederla così sembrerebbe che ci sia poco posto per gli over 40 a bordo. Attenzione però a parlare di rottamazione troppo velocemente. Perché un team di Coppa non sono solo gli 8 uomini che vanno in barca per le regate, ma parliamo di squadre di oltre 100 persone, tutte importanti per raggiungere l’obiettivo. Se forse a bordo adesso c’è meno spazio per le vecchie generazioni di velisti, la loro cultura sportiva, la visione d’insieme, la capacità di sapere reggere le pressioni e l’esperienza di cosa significhi partecipare alla Coppa, non passeranno mai di moda e queste qualità sono comunque fondamentali per mettere le mani sulla Vecchia Brocca. Anche se non si è a bordo.

Mauro Giuffrè

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2 commenti su “Non è una Coppa America per “vecchi”? Ainslie, Hutchinson, Barker, quando i senatori vanno in crisi”

  1. domenico argento

    Condivido tutto quanto considerato da Mauro Giuffrè e del resto si verificano situazioni simili anche negli altri ” sport di velocità” . Non dovrebbero rattristarci questi fatti, semmai per la compransione da casa delle dinamiche delle regate è ovvio che gli spettatori ci capiscono veramente poco durante la regata. Non credo di essere nostalgico ma mi piacerebbe che oltre alla tecnologia volante resti un po di spazio per i monoscafi semiplananti le cui manovre e scelte tattiche sono un po più alla portata. La vela è comunque e sempre bella ed il mio augurio rimane ” buon vento”.

  2. La vela come la F1 , l’aeronautica sportiva e altri eventi agonistici in cui la tecnologia ha un fattore importante sul mezzo che si usa, a mio personalissimo avviso, è assolutamente normale se non dovuto che debba evolversi e tendere sempre ai massimi livelli, fermo restando per il nostro bellissimo sport, che sia sia sempre la cultura velica tradizionale e le barche classiche, sia tra le derive (vedi fenomeno Dinghy) che nell’altura.
    Questa è la Coppa America , che da sempre e sempre sarà così, il banco di sperimentazione del top delle tecnologie veliche, fin dai suoi esordi, ricordiamoci dello schooner America che attraversó l’atlantico per sbaragliare a casa loro tutto il paludato yachting inglese , con un scafo rivoluzionario per l’epoca. buon vento ACC 75

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