La “nuova” barca del papà di Luna Rossa è un P-Class del 1909

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P-Class
Il P-Class di Patrizio Bertelli: Amoret; progetto di George Owen, 1909 – Immagine d’Archivio, fonte: MIT Museum

Il “signor Luna Rossa”, Patrizio Bertelli, ha una nuova opera d’arte, un nuovo pezzo di storia della vela, rarissimo, varato 114 anni fa, da inserire nella sua grandiosa collezione di barche storiche. Il suo “museo personale” si arricchisce quindi di una nuova chicca, uno scafo ancora da restaurare ma indubbiamente eclatante. Si tratta di Amoret, un P-Class del 1909 realizzato su progetto di George Owen (#37) e parte di una classe ormai rara sviluppata in una box-rule nata a partire dalla Universal Rule del 1903, la formula ideata dal “Leonardo Da Vinci della vela” in persona, il grande Nathanael G. Herreshoff. Sì, la stessa da cui emerge anche la mitica J-Class e i Coppa America dal 1914 al 1937. Ecco cosa ne sappiamo e, soprattutto, cosa sono i P-Class.

La “nuova” barca del papà di Luna Rossa è un P-Class del 1909

Capita, talvolta, che ci si innamori di un’idea, di un’oggetto. A volte rimane un sogno, alle volte, in base alle disponibilità del singolo, invece, si avvera. La P-Class è un segmento raro, attivo nei circuiti d’epoca e soprattutto in Costa Azzurra. Gli scafi sono rarissimi, e ottenerne uno è pressoché impossibile. Amoret era probabilmente l’ultimo. Quasi un relitto, ormai sverniciato e con il fasciame a vista, aperto, è stato scovato in un cantiere dall’altra parte dell’oceano, nel Maine, Nord-Est degli Stati Uniti, per essere riportato “a casa”, in Toscana, in attesa di un restauro importante. Così come si addice ad un capolavoro, ad un’opera d’arte.

P-Class
Joyant (1911); P-Class; Nathanael G. Herreshoff; Bristol, Rhode Island; United States of America – Immagine d’Archivio, fonte: MIT Museum

Cosa sono i P-Class

Ma perché parliamo di opere d’arte? La P-Class è una classe particolare, una classe poco nota. È quasi un esercizio di stile, un esercizio firmato dai più grandi progettisti mai esistiti, tra cui appunto George Owen, firmatario di Amoret, e Nathanael G. Herreshoff, il più grande progettista mai esistito(vi spieghiamo qui perché). Ma per capire la P-Class, va fatto un passo indietro, guardando alla Coppa America e al più incredibile defender di sempre, il Reliance di Herreshoff.

Reliance; 1903

L’America’s Cup di fine 1800 e inizio 1900 era diventata quasi una sfida a due tra Sir Lipton (armatore dei contender britannici) e Herreshoff, progettista dei defender americani. Con la coppa del 1903 gli USA schierano il Reliance, un mostro. È lo scafo più estremo di sempre (contestualizzando) – in proporzione, come se un Imoca si fosse presentato alla prima Whitbread Round the World Race, nel 1973. Ovviamente stravince, sbaragliando tutte le carte in tavola e ponendo un’interrogativo – ve lo spieghiamo QUI. Nasce la necessità di un sistema per considerare l’Handicap, una regola Universale per correre in compenso. Nel 1903 Herreshoff sviluppa così la Universal Rule. All’interno di questa prendono vita le cosidette “Development Classes”, box-rule per avvicinarsi ad una monotipia in regata. Emergeranno da qui le classi dalla I alla S, tra cui i J-Class (Coppa America 1914-37) e i nostri P-Class.

Prove in acqua per il Reliance, 1903 (notare la penna, l’albero era telescopico per aumentare la velatura con poco vento…)

I parametri non sono semplici, ma sono presto definiti in termini di rating: se i J-Class lavorano su un rating da 65 a 75 piedi, le successive vanno a scendere, con la P-Class in rating tra i 25 e i 31 piedi. Poi, come ogni regola, evolve nel tempo. Il 1909 fu il grande anno dei P-Class, con diversi progetti a venire varati, tra cui appunto Amoret, di Owen, e il Naulanka e il Joyant di Herreshoff, per citarne alcuni.

P-Class
Naulanka (1909); P-Class; Nathanael G. Herreshoff; – Immagine d’Archivio, fonte: MIT Museum

Ad oggi, diversi P-Class ancora corrono, un circuito d’elite al pari dei J, ma su proporzioni inferiori e forse più adrenaliniche. E, non appena restaurata, Amoret si unirà a queste, continuando a tenere in vita uno dei periodi progettuali più interessanti ed innovativi della storia della vela.

Quali sono le altre opere d’arte di Bertelli? Eccone alcune

Per partire con un piccolo capolavoro, firmato proprio dal grande Herreshoff, questa “piccola” di Bertelli è anche un grande bolide: lo Scud. Varato dal cantiere dello stesso Herreshoff nel 1904, è una di 13 barche identiche della classe “Bar Harbor 31-footers”, misura 14.80 metri fuoritutto, 9,60 metri al galleggiamento e ha il classico baglio stretto della sua epoca, appena 3,20 metri. In termini di classe, a suo tempo era la più piccola barca da crociera in grado anche di partecipare a regate di club. È stata sottoposta ad un grand restauro filologico da Federico Nardi del Cantiere Navale dell’Argentario e, nel settembre 2021, ha subito vinto nella sua categoria a Les Voiles de Saint Tropez. Al timone, il fuoriclasse brasiliano Torben Grael. (Per approfondire, ve ne parliamo QUI)

lo Scud al Les Voiles de Saint Tropez

La seconda barca in collezione è sempre firmata Herreshoff: Linnet, il decimo dei diciotto esemplari di New York 30, la prima classe One Design della storia, sviluppata appunto da Herreshoff utilizzando il suo sistema di calcolo del 1903, la “Universal Rule”. Linnet (LOA 13,26 m; LWL 9,10 m; BMAX 2,67 m) nacque come barca per i soci del prestigioso New York Yacht Club (da lì il nome della classe) con sede a mare a Newport (Rhode Island), famosa per essere stata per decine d’anni il teatro delle sfide di Coppa America. Ad oggi, solo 10 di 18 scafi risultano naviganti.

patrizio bertelli linnet
Linnet, il New York 30 di Bertelli

L’amore per le classiche nasce però con lei, Nyala, 12 Metri SI firmata da Olin Stephens nel 1938. Stephens è stato il mago dei 12 m SI (lunghi 21 metri e larghi 3,60 m) ma, nonostante il pedigree e la destinazione d’uso, l’America’s Cup, Nyala ebbe la sfortuna di nascere nel 1938 per l’edizione 1941 della Coppa, mai svoltasi a causa della seconda guerra mondiale. Dopo gli anni ‘60 venne abbandonata, per rinascere poi negli anni ‘90 grazie a Bertelli che la fece restaurare dal fido Cantiere dell’Argentario nel 1996.

Il Nyala di Patrizio Bertelli in regata a Les Voiles de Saint Tropez. Foto di Gilles Martin Raget
Il Nyala di Patrizio Bertelli in regata a Les Voiles de Saint Tropez. Foto di Gilles Martin Raget

Negli anni 2000 arriva Vanessa, piccolo capolavoro del geniale Giulio Cesare Carcano. Inconfondibile sotto ogni aspetto, dal profilo della tuga al timone, “appeso” allo specchio di poppa (nonostante i suoi 15 metri), con deriva retrattile e doppio pozzetto.

Vanessa, il prima classe IOR di 15 metri in lamellare di mogano, realizzato nel 1975 dal cantiere Gallinari di Anzio, è stato acquistato e recuperato dal patron di Luna Rossa Patrizio Bertelli.
Vanessa, il prima classe IOR di 15 metri in lamellare di mogano, realizzato nel 1975 dal cantiere Gallinari di Anzio, è stato acquistato e recuperato dal patron di Luna Rossa, Patrizio Bertelli.

Nel 1987 uno sconosciuto imprenditore australiano raggiunge la finale di Coppa America come difensore del titolo. Costruisce tre barche con poche differenze tra loro. Delle tre, sfida gli americani Kookaburra III, ma a detta di tutti la più veloce era il Kookaburra II. Quella che Bertelli ha acquistato nel 1995. Bellissima.

Kookaburra II

Scopri tutte le altre barche del collezionista bertelli, le trovi qui:

Tutte le barche del collezionista della storia dello yachting: Patrizio Bertelli

 

 

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