Come attraversare l’Oceano in sicurezza con una barca da crociera

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attraversare l'oceano
Attraversare l’oceano Atlantico partecipando alla regata ARC Plus con suo figlio Giorgio era il sogno di Rino Anello (nella foto piccola). Per preparare il suo Grand Soleil 50 Giogia alla traversata ha chiesto aiuto a Luca Sabiu.

Come ci si prepara a una navigazione lunga e impegnativa, a vivere una grande avventura? Non improvvisando. Lo sa bene Rino Anello, imprenditore torinese che ha deciso di partecipare alla ARC Plus (traversata di 2700 miglia da Gran Canaria a Santa Lucia, con stop a Capo Verde come tappa intermedia) con il suo Grand Soleil 50 Giogia.

Si è affidato, per la preparazione della barca, al sailing coach e formatore Luca Sabiu per un percorso “one to one”. Sabiu racconta, nel dettaglio, come è avvenuta la preparazione della barca e dell’equipaggio. Tanti consigli utili da cui prendere spunto anche sulla vostra barca da crociera.

Come attraversare l’Oceano con una barca da crociera

Si è rivolto a me Rino Anello, un imprenditore e velista di Torino che per i suoi 50 anni ha deciso di fare la traversata dell’Atlantico insieme al figlio Giorgio di 15 anni e un gruppo di amici sul suo Grand Soleil 50 “Giogia” (14,97 x 4,56 m, progetto di Judel / Vrolijk). Per farlo si è iscritto alla Arc+ (Rally for Cruisers), la traversata in flottiglia ideata dal navigatore Jimmy Cornell (tutt’ora in corso). Rino vuole sfruttare quest’esperienza come momento formativo, ma anche celebrare, lì in mezzo alla natura, la passione che gli ha trasmesso suo padre e in cui, a sua volta, ha coinvolto il figlio. A supportare l’avventura di Rino Anello ci sono anche operatori del settore nautico, come il negozio di attrezzature nautiche MagellanoStore e la società leader di broker Abayachting, che ha seguito Anello, passo dopo passo, nella compravendita della barca (un amore nato dopo il periodo Covid).

Rino Anello e Luca Sabiu

Quello di Rino è il sogno di tanti armatori che spesso però si scontra con gli ostacoli della vita e fatica a tramutarsi in realtà. Lui tuttavia è determinato, una sorta di un “sognatore con i piedi per terra“ e soprattutto con una grande motivazione. Lui e la sua storia mi sono piaciuti molto e così ho accettato la proposta di fargli da coach per quest’avventura.

Sulla divisione dei ruoli a bordo sono stato chiaro fin da subito. Sua è la barca e suo il progetto, quindi è lui lo skipper della traversata. Io sarò il suo “secondo” e il mio compito è quello di lavorare per far sì che il suo obiettivo venga portato a termine nel miglior modo possibile.


Attraversare l’Atlantico – Preparazione

Ecco qual è stato in dettaglio il mio lavoro di sailing coach in questa Arc+ 2023 con Rino Anello. Sostanzialmente è diviso in tre fasi:

  • Preparazione a terra
  • Prepartenza
  • Navigazione

Fase 1. Lavori a terra: rigging, impianti e dotazioni della barca

In questi progetti di solito il mio lavoro a terra è enorme e parte da zero, ma devo dire che grazie al lavoro preventivo e la pianificazione di Rino (armatore) il mio lavoro sulla preparazione a terra di “Giogia” si è limitato a un obiettivo ben preciso, focus sui punti chiave per portare a termine l’obiettivo per cui sono stato chiamato. Ecco su cosa ho lavorato:

Albero, boma e rigging. Ho voluto verificare l’albero della barca a terra, compreso il sartiame, le pulegge, gli attacchi delle crocette, tutto lo scottame e i punti di tenuta dell’attrezzatura delle vele. Ho chiesto delle modifiche importanti, per esempio delle nuove volanti. La fortuna qui ha voluto che il rigger che aveva preso in carico il lavoro sulla barca è Antonio Caldini che è anche il mio “alberaio magico” di fiducia. Tutto così è stato più semplice e proficuo.

Timone e sistema di governo. Il check al timone ha previsto lo smontaggio della pala, la verifica dell’asse, la sostituzione della boccola e dei cavi dei settori e infine una verifica sulla barra di rispetto.

Autopiloti. Il sistema di autopiloti con possibilità di “switch” era già stato previsto dall’armatore. Avere due pistoni a bordo, invece di uno, è una sicurezza. Tutta la strumentazione relativa è Raymarine e interfacciata a radar, Ais e pc.

Vele. Con Rino abbiamo optato per questo set: una randa già presente a bordo con sistema Furling, ossia avvolgibile nel boma, genoa, trinchetta rollabile in Hydranet, gennaker A2 con calza che useremo per navigare “bassi” e gennaker rollabile da utilizzare nel meteo più perturbato con facilità nella chiusura rapida e quindi più sicuro nella fase dei groppi.

Sicurezza. Sul piano della sicurezza a bordo di “Giogia” abbiamo applicato lo standard che normalmente utilizzo in oceano e che permette di superare in modo impeccabile i rigorosi controlli degli organizzatori della Arc+: zattera oceanica, grab bag, bidone “survie” e dotazioni individuali e collettive.

Farmacia. La farmacia di bordo per l’oceano va preparata a terra con cognizione di causa: non basta “andare a fare a la spesa”. In caso di emergenza, la preparazione e quindi la rapidità farà la differenza.

Attrezzatura di rispetto. Sulle attrezzature di rispetto bisogna ragionare come chi naviga intorno al mondo: in barca può succedere qualunque cosa e non si avranno mai tutti i ricambi. Quindi è importante prevedere problemi e soluzioni a più interventi possibili: ricambi per il motore, cime in Dyneema scalzato, toppe per le vele, anelli ad alto scorrimento per creare bozzelli e pulegge, seghetto, resina, tessuto, etc.

Strumenti e connessioni. Barca connessa/barca non connessa, la differenza tra le due situazioni è enorme. Noi abbiamo scelto di non investire nel sistema Starlink, ma di utilizzare ancora il sistema Iridium Go, il Garmin inReach per la messaggistica e il telefono satellitare per la fonia. Nei prossimi anni sicuramente Starlink la farà da padrone in queste navigazioni sia per velocità di connessione che per costi d’utilizzo. La fonia però per me è importante e non voglio rinunciarci, soprattutto in un’emergenza medica.

Impianti. A bordo di “Giogia” sono state sostituite tutte le prese a mare e sono state aggiunte due pompe di sentina. La barca è dotata di un dissalatore (comodità che tuttavia non ritengo indispensabile), quindi c’è stata una verifica importante al motore e alla componentistica di questo dispositivo. Stesso check è stato previsto per i pannelli solari e il doppio alternatore.

Un equipaggio pronto e consapevole fa la differenza

Un’altra parte del lavoro di preparazione a terra ha riguardato l’equipaggio. Non conoscevo gli altri ospiti di “Giogia”, ma questo poco cambia: il metodo deve essere sempre lo stesso, senza eccezioni. Ho predisposto una sessione online per conoscerli di persona, chiedere le visite mediche opportune, compresa una dichiarazione del proprio dentista di una situazione dentaria stabile, oltre a chiarimenti sull’attrezzatura minima personale di sicurezza che dovevano avere a bordo. Farmacia e cambusa in una traversata oceanica richiedono sempre un momento di grande riflessione con l’armatore e l’equipaggio. Abbiamo quindi pianificato la gestione dei turni di guardia e di riposo per tutti, altro tema fondamentale e infine un lavoro sul meteo.


Fase 2. Prepartenza: check list e collaudo in mare

Il mio lavoro di sailing coach nel prepartenza di questa Arc+ è stata una verifica accurata della preparazione secondo il mio metodo personale. Durante i controlli stilo una check list che sarà poi la stessa che quotidianamente verrà usata a bordo per il check giornaliero. Quest’ultimo viene eseguito ogni giorno da un membro d’equipaggio diverso perché l’esperienza insegna che ognuno vede dettagli che l’altro non vede. Un bell’esempio di sicurezza applicata. La verifica del prepartenza consiste nel controllare tutti i dettagli di attrezzature, impianti e dotazioni: legature, tensioni, viteria, fascette dei tubi per le prese a mare, connessioni, etc.

Un consiglio che suggerisco sempre agli armatori è quello di sfruttare il tratto di navigazione Gibilterra-Canarie per fare una sorta di “tagliando di verifica” di tutti i lavori eseguiti in Mediterraneo. Non è una buona idea partire con lavori di rilievo fatti alle Canarie, senza la possibilità poi di testarli prima del grande “salto”.

Studio del meteo e allestimento della cambusa

Per quanto riguarda lo studio del meteo, a partire da 3 settimane prima della partenza della Arc+ ho iniziato a giorni alterni a far girare i “routage”. Tale lavoro con così largo anticipo serve a raccogliere tanti dettagli che piano piano delineano una situazione meteorologia di massima, compresi i possibili tempi di percorrenza e le percentuali alle varie andature. Tutti dati importanti su cui riflettere.

La cambusa, già discussa e pianificata in precedenza, viene allestita con una logica che è quella del numero di pasti per le persone a bordo. Per esempio 20 pranzi per 6 persone, e così via. I tempi di percorrenza stimati con i routage danno anche indicazioni importanti per calcolare le giuste quantità di viveri, ma la riserva deve comunque essere sempre calcolata con diligenza. In caso di regate estreme, dove il peso può fare la differenza, questi calcoli sono ancora più minuziosi.


Fase 3. Il compito del coach in navigazione

Infine il mio supporto a Rino Anello nel suo progetto Arc+ riguarda la parte della navigazione. Durante la navigazione i ruoli devono essere chiari, lo skipper (in questo caso anche armatore) decide e l’equipaggio esegue. Poi in separata sede ci si confronta, ma la tutela della gerarchia per me non è negoziabile e il mio lavoro è anche farla rimanere tale.

Nella lingua anglosassone il termine “coach” significa letteralmente “cocchiere”, ossia colui che aiuta un’altra persona a percorrere la propria strada nel miglior modo possibile. E questo vuol dire tarare tutto quello che fai, dici e pensi rispetto a questo obiettivo, soprattutto prevedere e prevenire il più possibile. Un altro obiettivo importante in questa fase è attuare la responsabilità della sicurezza a bordo, così come la creazione del piano di sicurezza di barca ed equipaggio. È un lavoro molto metodico. L’armatore in questo caso si affida alla tua competenza, ai tuoi successi pregressi e anche ai tuoi incidenti di percorso che se sei riuscito ad analizzare e trasformare in esperienza preziosa e occasione di crescita per gli allievi.

Luca Sabiu*


*Luca Sabiu, formatore e sailing coach, ha un ricca stagione di eventi e corsi formativi per la stagione 2024. I corsi pratici si svolgono a bordo della barca-laboratorio “Flow”, il suo Class 40 di ultima generazione, una barca al top della condizione e attrezzata specificamente per fare formazione. Info: www.lucasabiu.com.

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8 commenti su “Come attraversare l’Oceano in sicurezza con una barca da crociera”

  1. Avrei delle domande per il sig. Sabiu.
    In una traversata e in genere quando si pianifica navigazione fuori Area 1, il principio per le satcom -che suppongo noleggiate vista la scelta portatile- è la ridondanza e diversificazione. Vorrei chiedere come mai all’iridium go non ha considerato di affiancare l’inmarsat Explorer 700 per i servizi BGAN e ampiezza di banda invece del palmare isatphone 2.
    Poi quali scelte ha optato per il p.s., sappiamo delle lacune della prevista tabella A e se, visto che è un comandante e presumo si occupi della medi care a bordo, se le ha integrate con le dotazioni della tabella B.

  2. Buongiorno e grazie della possibilità di libera espressione.
    Ho navigato in Quasi tutti i Mari del Mondo, su Barche a Vela, dai 13 ai 60 metri, Facendo il Comandante o lo Skipper .
    Ho fatto del mare il mio lavoro.
    Sono proprietario di un HR 49,
    Ci sono le Barche da Diporto, e le Barche Oceaniche, queste sono completamente differenti le une dalle altre,lo sono nel DNA.
    Purtroppo quello che avete fatto, è sbagliato di base.
    La Barca dove avete investito tempo e denaro, rimarrà sempre una Barca da Giretti!
    Si, ne avete aumentato la Sicurezza intrinseca,le Performance Veliche, ma alla prima occasione di Mare veramente Duro! Cederà,
    Il timone per primo, se siete Fortunati, poi delaminera’ il bulbo,che in quella Barca è attaccato non proprio bene. ecc ecc.
    Fatevi un giro dentro il cantiere nautico a Las Palmas
    Sulla Dx internamente, vi è una distesa di Barche, senza Fare Nomi, la vostra è una di quelle!
    Le altre, hanno avuto fortuna ,e in qualche modo sono rientrate.
    Il consiglio migliore che l’esperto poteva dare,era quello di cambiare Barca!
    Saluti.
    Dott.Naval Ing.Fabio Hofler

    1. Alessandro Cabras

      Le sue considerazioni sono giuste anche se un po’ estreme. Non entro in merito al particolare modello che non conosco strutturalmente, ma bisogna intanto tenere conto della navigazione che stanno andando ad affrontare che non è paragonabile a navigazioni oceaniche “impegnative” , attraversare l’Atlantico alle latitudini degli alisei est-ovest, alle portanti, non è proprio un test dei più impegnativi! Fare il contrario, ovest-est effettivamente per una barca di serie, son d’accordo che potrebbe distruggerla!
      Inoltre una barca di serie non è dotata di paratie stagne il che in caso di collisione seria significa affondamento in tempi rapidissimi! Fare l’oceano con barca senza paratia anticollisione la reputo una cosa rischiosa.

  3. Ho conosciuto un signore di malta che con il suo HRassey di poco più di 10 metri in 4 anni ha fatto da solo il giro del mondo in solitario senza avere riscontrato problemi particolari il che la dice lunga sul tipo di imbarcazione, senza togliere nulla ad altri tipi di barche che magari prediligono le prestazioni a discapito della sicurezza soprattutto se sottoposte a continue sollecitazioni come può succedere nelle lunghe distanza

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