Maledetta burocrazia! Il caso kafkiano del porto di Civitavecchia

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Porto di Civitavecchia - 2 copia
Così sarebbe dovuto essere il Porto di Civitavecchia. Ma dopo 7 anni… tutto bloccato per colpa della burocrazia

La carenza di porti, marine e infrastrutture per i diportisti e superyacht sono da anni un punto critico che penalizza il turismo nautico in Italia. 

Gli spazi ci sono, abbiamo aree costiere e portuali da riconvertire e la domanda di posti barca, approdi, campi boe e servizi è di gran lunga superiore all’offerta. Anche i soldi non mancano. Società e cordate di investitori italiani e esteri chiedono in concessione le aree demaniali per realizzare, a loro spese, le opere  milionarie di riqualifica che i comuni non sono in grado di sostenere. 

Ma allora, perché in Italia non si riescono a creare nuove infrastrutture portuali per il turismo nautico? 

Colpa della burocrazia. La complessità del sistema legislativo e giuridico rende tutto impossibile, ritardi ricorsi e cavilli fanno fuggire gli investitori. 

Ecco, a titolo di esempio, la kafkiana storia del Porto di Civitavecchia. Sette anni di burocrazia che si concludono con un “tutto da rifare”.

porto di civitavecchia

Un progetto già approvato e pronto a partire, viene rimandato all’infinito e, sul punto di iniziare i lavori, una sentenza delibera che è tutto da rifare. Purtroppo è una storia che continuerà a ripetersi finché il legislatore non metterà mano alla normativa, e la giustizia amministrativa non produrrà risposte in tempi certi. 

Maledetta burocrazia. Il caso del Porto di Civitavecchia

2016: Una società vuole investire prendendo in concessione l’area del Porto storico di Civitavecchia per costruire un porto turistico. 

Qualsiasi progetto per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto deve essere approvato mediante la “conferenza dei servizi”, (DPR 509/1997) finalizzata al rilascio di beni del demanio marittimo per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto. Una procedura, in concorrenza,  specializzata e finalizzata proprio a sostituire sia l’ordinario procedimento concessorio che quelli edilizi, che viene di conseguenza attivata dalla Autorità Portuale. 

Porto di Civitavecchia, iniziano i problemi

Nel 2016 cinque società presentano i propri progetti, ma il c’è un problema a monte. 

Il perimetro delle aree di intervento nonché il “quadro di insieme” non viene definito.

Lasciando tutto alla creatività dei proponenti, molti dei progetti ricevuti sono del tutto inadeguati o troppo fantasiosi. Addirittura, per mancanza di linee guida chiare, si andava  ad occupare spazi già dati in concessione a terzi.    

porto di civitavecchia

L’ Autorità Portuale resasi conto del pasticcio,  nel maggio 2017, rimanda indietro tutte le proposte e concede altro tempo a tutte le società concorrenti per ridefinire i progetti, indicando questa volta specifiche più precise e  una griglia con dei criteri di valutazione. Già un anno viene perso cosí.

Delle cinque società di investitori,  ne restano solo tre a presentare delle proposte adeguate alle prescrizioni ricevute. 

A questo punto una delle tre società  presenta una denuncia alla Guardia di Finanza per anomalie nello svolgimento della procedura, contro una delle società concorrenti. 

Questo genera uno stallo perché, pur non essendo legato il procedimento penale al procedimento amministrativo, di fatto il Comune, che era il trainante della conferenza dei servizi,  si mette in attesa dell’esito della decisione dei giudici. 

Passano altri due anni dall’avvio delle indagini, poi il giudice del Tribunale di Civitavecchia archivia il caso perché non ha ravvisato elementi tali per proseguire l’accusa di presunta turbativa d’asta, che risulta infondata. Altri  anni persi per nulla e l’immagine di una gruppo di investitori messo inutilmente in cattiva luce.

Vane nel frattempo le richieste da parte delle società di procedere comunque in parallelo durante questa fase processuale con la conferenza dei servizi,   per non perdere altro tempo. 

Uscita di scena la Procura della Repubblica si arriva tra varie vicissitudini alla svolta nel  Febbraio 2022, la Conferenza dei Servizi,  decide (finalmente) che la sola proposta che soddisfa l’interesse pubblico e i criteri definiti dalla griglia di valutazione è proprio quella della società che era stata vittima della denuncia penale rivelatasi infondata. 

Si entra così nella fase del progetto definitivo. Iniziano i lavori? Assolutamente no, a questo punto interviene la Soprintendenza, perché il contesto del porto di Civitavecchia è storico e di grande pregio architettonico, per cui si perde un altro anno tra riunioni di ingegneri e architetti, valutazioni , rimpalli di modifiche al progetto e infinite attese di risposte e benestare da parte della Soprintendenza, che arriva solo nell’estate 2023. 

Nel frattempo si riescono anche a  superare alcuni ricorsi al Tar,  e ottenere persino il parere  favorevole dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Dopo 7 anni, nulla di fatto!

19 Luglio 2023, unanimità! Si arriva all’approvazione definitiva unanime della Conferenza dei Servizi. Sono passati sette anni. Sette anni di burocrazia, per scegliere il progetto di una società che, con soldi propri si intenda,  vuole, dal 2016, investire in Italia  per realizzare un nuovo porto turistico,  in un’area che ne ha un disperato bisogno. 

Tra modifiche, pandemia, costo materie prime e rivoluzione del mercato lavorativo, i costi previsti del progetto originale sono lievitati da 23 milioni a 32 milioni. La società tuttavia è ancora disposta a farsene carico. 

Agosto 2023, la società assegnataria è in attesa della convocazione da parte dell’Autorità Portuale per la definizione della concessione demaniale marittima. Tutti sono confidenti che finalmente inizieranno i lavori.

11 Agosto 2023: TUTTO DA RIFARE. I giudici del Consiglio di Stato nella sentenza del 11 Agosto, annullano tutto e in sostanza riportano il calendario al 2016, con una sentenza che riscontra un “evidente conflitto di interesse e l’assenza di imparzialità che hanno condizionato l’intero svolgimento della procedura”, nonostante i pronunciamenti del TAR e dell’ANAC! 

E quindi? Si ricomincia da zero…

Ecco spiegato con questa storia di burocrazia il perché sia impossibile creare nuovi porti e investire sul diporto in Italia. Se voi foste un investitore o un semplice cittadino volenteroso a migliorare la situazione, non scappereste verso altri lidi… a vele spiegate?

Luigi Gallerani

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