Regolazioni “fuori moda”: il pendolo sotto spinnaker, ecco come evitarlo

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Lo spinnaker è una vela che in parte è andata fuori moda ma che continua a conservare un fascino impagabile e un’obiettiva utilità in alcune situazioni. In crociera non si usa più, sostituito dai più comodi gennaker, anche se la capacità di uno spinnaker di portare la barca alla poggia resta poco pareggiabile da altre vele. Si usa ancora molto nel mondo delle regate ORC, dove convive con gli asimmetrici e risulta molto adatto soprattutto per le barche poco plananti che avrebbero scarsi benefici a utilizzare i gennaker. Tuttavia, come accennavamo, resta la vela più adatta a navigare nella vera andatura di poppa, e c’è chi continua ad avere nostalgia delle care e vecchie impoppate sotto spi.

Spinnaker con vento forte, gli equipaggi tremano

Quando arriva il momento di issare lo spinnaker con vento forte gli equipaggi meno esperti iniziano a sentire l’ansia, e fatidica potrebbe “scappare” da qualcuno in pozzetto la domanda: “Lo issiamo, o meglio andare solo randa e fiocco”? Facciamo finta che per questa volta la risposta sarà “Si, lo issiamo”, e andiamo a vedere allora come gestire una delle vele più “temibili”.

Spinnaker con vento forte, tutto parte da una buona issata

Partiamo appunto dalla sua issata. Se ci troviamo in regata sullo spinnaker devono lavorare in sincronia quattro membri dell’equipaggio: il timoniere, il drizzista, il trimmer alla scotta e il suo aiuto al braccio. L’issata parte, gradualmente, qualche lunghezza prima della boa. Il prodiere deve, precedentemente, allungare una parte della base della vela, la porzione che porta alla bugna della scotta, fuori dal sacco e stenderla sul bordo in modo da facilitare l’apertura della vela non appena questa prenderà vento. Soprattutto se l’issata avviene con brezza tesa il timoniere dovrà posizionare la barca già quasi in poppa per evitare il rischio della straorza facendosi sorprendere con un angolo al vento troppo stretto.

Una volta che l’issata parte l’errore più comune dei trimmer è di avere subito l’ansia di cazzare la scotta. Niente di più sbagliato. Cazzando la scotta in anticipo non faremo altro che nascondere la vela, che non sarà ancora perfettamente quadrata mentre la issiamo, dietro la randa. Facendo ciò lo spinnaker avrà difficoltà a prendere aria e gonfiarsi, il timoniere dovrà orzare, la vela si gonfierà all’improvviso mettendo sotto stress l’attrezzatura e rischiando di andare fuori controllo subito.

Spinnaker e strapoggia? No grazie

IOR
Alassio, 1979.
Il Brava in strapoggia, il suo armatore Pasquale Landolfi che è mezzo sott’acqua e guarda stralunato il fotografo che riprende la scena: è un giovane di Como, tale Carlo Borlenghi. Il Brava è una delle icone del periodo IOR, barche spesso difficili da condurre sotto spinnaker.

Strapoggiare è una delle esperienze meno gradevoli che possano accadere in barca a vela, soprattutto perché la cosiddetta “strambata involontaria”avviene ovviamente sotto spinnaker. Succede quando si naviga molto bassi in poppa con vento forte, ed è la porzione di spinnaker esposta sopravvento quella che spinge la barca alla poggia con tutto ciò che ne consegue. Il gioco è quindi di tenere lo spinnaker quadrato quanto basta per scendere abbastanza poggiati, ma non troppo. Con 25-30 nodi non terremo mai il tangone completamente esposto come faremmo magari con 12-15, ma occorre essere un po’ più conservativi, tenere la vela meno esposta e non cercare sempre la massima poggia, per evitare spiacevoli conseguenze.

Spinnaker, occhio all’effetto pendolo

In queste condizioni occorre avere i barber delle scotte dello spinnaker cazzati, per tenere la vela più stabile e ferma, e stare attenti a quando si innesca il cosiddetto “Pendolo”. La barca, soprattutto se c’è onda e tanto vento, inizia a oscillare sopravvento e sottovento a causa del carico sulle vele. Se lo scafo plana, e riduce il carico “scappando” in velocità, questo effetto diminuisce o quasi si annulla, se la barca non è troppo rapida e resta in modalità dislocante il pendolo è in agguato.

Quando la barca pendola sopravvento, in strapoggia, significa che siamo troppo poggiati di angolo e con lo spi molto quadrato: il timoniere deve quindi orzare leggermente, il trimmer al braccio lasca qualche centimetro e quello alla scotta cazza. Facendo così la barca torna in equilibrio perché abbiamo la vela con un baricentro meno esposto sopravvento, meno quadrata e potente. Attenzione però al modo in cui facciamo queste correzioni: se il braccio viene mollato in eccesso, o se il trimmer cazza troppo la scotta, la vela si sposterà velocemente verso sottovento e in condizioni di aria tesa e onda questo può innescare il pendolo contrario e una quasi inevitabile straorza.

Spinnaker, i trucchi del trimmer

Il trimmer, dopo l’issata, deve aspettare che la vela prenda aria, si gonfi, e solo a quel punto cazzare leggermente la scotta per averla in controllo. A quel punto l’aiuto del trimmer dovrà avere già quadrato il tangone in base all’andatura che si intende fare. Più si naviga bassi più la vela sarà esposta sopravvento, e viceversa.

I due trimmer devono lavorare in sincronia. Se la scotta viene lascata il tangone va quadrato, e viceversa, questo per quando riguarda le macroregolazioni. Per quanto riguarda la regolazione di fino non sarà mai statica. Il trimmer cercherà di continuo, praticamente senza sosta, l’orecchia della vela. Ovvero lascherà fin quando il bordo di entrata sopravvento della vela non farà la tipica “orecchia”. A quel punto cazzerà leggermente, e poi ripartirà subito dopo a lascare. Portare uno spinnaker troppo cazzato, senza andare a cercare l’orecchia, significa tenerlo troppo sotto la randa, depotenziarlo e perdere cavalli.

Mauro Giuffrè

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1 commento su “Regolazioni “fuori moda”: il pendolo sotto spinnaker, ecco come evitarlo”

  1. Risposta: parasailor. Vietato in regate IMS e sconsigliato per le regate inshore (bastoni e triangoli) dove comunque la fanno da padrone code 0 e gennaker, per il resto rimpiazza A2 (runner) e spi da ventone (oltre 35kt). Dal traverso al lasco si può portare anche con due mani di randa.

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