“Incendio in barca all’improvviso. Ce la siamo cavata così”. Il racconto
IL REGALO PERFETTO!
Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

Hai appena finito il refitting della tua barca, il Rattin (un piccolo Zuanelli 25 del 1980, 7,30 x 2,52 m), non vedi l’ora di uscire per “farti due bordi” e godertela. Hai 71 anni e sei in pensione. Con te la tua compagna. Fuori dalla diga di Genova (lato ponente) c’è un filo di vento, il mare è piatto. Condizioni perfette, ti dici. A tutto puoi pensare, tranne che quella è l’ultima volta che navighi sulla tua barca perché un incendio improvviso te la distrugge completamente.
Incendio in barca, come ce la siamo cavata
Carlo Tulipiero e la sua compagna Claudia hanno visto le fiamme divampare in pochi minuti ed è grazie alla loro prontezza e sangue freddo (oltre che ad un encomiabile “eccesso di sicurezza”, come vedremo) che oggi sono qui a raccontarlo.

“Eravamo da poco usciti dalla diga foranea di Voltri”, spiega Tulipiero, “quando Claudia, scesa sottocoperta, ha avvertito come un filo di fumo che fuoriusciva dal vano motore. Mi ha subito avvertito e io, per prima cosa, ho spento subito il motore (un entrobordo 20 cavalli Lombardini del 2008, con meno di 600 ore motore, ndr). Sono sceso, ho alzato il portello e controllato il motore. Non era minimamente surriscaldato e la temperatura dell’acqua, da termostato risultava regolare. Però, ho sentito un odore intenso, come di cavi bruciati. Ho deciso subito di rientrare in porto sfruttando il fuoribordo di rispetto, un vecchio Johnson 5 cavalli quattro tempi”.
Incendio in barca, il fumo aumenta
Ma le cose peggiorano: “Mentre ci dirigevamo verso terra, il fumo da sottocoperta è aumentato. Me ne sono reso conto perché fuoriusciva da uno degli strumenti in pozzetto, guarda caso posto sopra il vano motore. Ho chiamato subito sia i Vigili del Fuoco che la Capitaneria, nel mentre il fumo aumentava esponenzialmente”.
Per fortuna, il tender è in acqua: “Avevo calato il tender di due metri in acqua poco prima, per provare come portarlo al traino in previsione della crociera estiva, meno male”. E non solo: Carlo aveva a bordo anche un terzo motore, un Yamaha 3 CV a gambo corto per il tender. Due motori di rispetto su una barca di 7,30 m: la sicurezza non è mai troppa!
“Con molta calma ma celermente – lo dico adesso, ripensandoci – e senza mai andare nel panico, ci siamo organizzati. Claudia è scesa sul tender, io gli ho passato il motore che era attaccato al pulpito. Sono riuscito a passarle alcuni oggetti, come il pilota automatico portatile e la sua borsa con il cellulare che per fortuna era in pozzetto, con cui avevamo chiamato i soccorsi.
Sono sceso sottocoperta solo una volta, per afferrare l’estintore e provare a placare l’incendio, ma nonostante l’estintore fosse sovradimensionato per la mia barca e perfettamente funzionante, non è servito a nulla, l’incendio era ormai troppo esteso. Di recuperare i miei documenti, che avevo lasciato nella cabina di prua, non se ne parlava proprio: sarebbe stato da pazzi provare ad attraversare i fumi sottocoperta!
Con Claudia che aveva slegato il tender e mi aspettava attaccata con le mani alla barca in fiamme, sono salito sul battellino e ci siamo allontanati il più velocemente possibile, prima pagaiando (il fuoribordo non si è acceso subito), poi con il motore. I serbatoi del gasolio potevano esplodere da un momento all’altro!”.

Che dire, bravi. Tulipiero va in mare da anni, Claudia ha meno esperienza ma hanno entrambi mostrato marineria, autocontrollo e sangue freddo in una situazione che, banale a dirsi, può capitare a tutti.
L’epilogo (e il costoso recupero e smaltimento)
Una volta allontanati, i due sono stati prima soccorsi da un gommone, poi da un gozzo che li ha ospitati e rifocillati con acqua fresca, in attesa dell’arrivo della Guardia Costiera e dei Vigili del Fuoco: questi sono intervenuti con l’elicottero Drago con i sommozzatori a bordo, via mare con un altro team di sub su un gommone e con la motobarca con una squadra a bordo.
Tulipiero è stato portato in ospedale perché sembrava respirare con qualche difficoltà, a seguito, probabilmente, dell’inalazione dei fumi. Ma ora sta benissimo. La causa dell’incendio? Non si sa, ma l’odore di cavi bruciati potrebbe essere riconducibile a un corto circuito.

La barca è affondata davanti alla spiaggia di Multedo, nel ponente genovese e il relitto è stato recuperato dai sub autorizzati che l’hanno recuperato per lo smaltimento a norma di legge. Il tutto a spese del povero Carlo, già affranto per aver perso la barca con cui andava per mare da una vita: “Ho scoperto che si è obbligati a pagare una assicurazione (RC) per ogni motore che si ha a bordo e che non include il recupero nemmeno in un’area portuale, a scapito della sicurezza di tutti…”.
E.R.
Condividi:
Sei già abbonato?
Ultimi annunci
I nostri social
Iscriviti alla nostra Newsletter
Ti facciamo un regalo
La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!
Può interessarti anche

Buon vento GM Fercioni, il marinaio che ha portato il tatuaggio in Italia
Gian Maurizio Fercioni se n’è andato a 80 anni lasciando dietro di sé una scia lunga una vita intera fatta di inchiostro e storie di mare. Per il mondo del tatuaggio è stato un punto di riferimento assoluto: il “papà”

“Io che non vado in barca amo la vela e vi spiego perché”
Francesco Vicario, giornalista esperto di dinastie reali per “Gente” e acuto osservatore della vita mondana, confessa cosa è la vela per lui. Quella vela che ha spesso raccontato e incrociato più volte nella sua carriera. Ne è venuto fuori uno

Crociere da incubo: cosa sta succedendo alla piattaforma Boataround?
Un numero crescente di velisti ha subito esperienze negative con l’agenzia di charter online Boataround, con barche non consegnate, pagamenti trattenuti e rimborsi mancanti. Le analogie con il caso Zizoo e l’importanza di affidarsi agli operatori affidabili quando si affitta

Tre mete esotiche per le vacanze invernali in barca: Isole Grenadines, Seychelles e Tailandia
Mentre il Mediterraneo entra in letargo e i porti si svuotano, dall’altra parte del mondo si apre la stagione perfetta per levare l’ancora. Acque calde e venti regolari, rendono le rotte tropicali perfette per chi vuole continuare a navigare anche














3 commenti su ““Incendio in barca all’improvviso. Ce la siamo cavata così”. Il racconto”
Un commento?
Odore di cavi bruciati? Operazione immediata STACCARE LE BATTERIE
La prima cosa da fare se c’è anche solo un filo di fumo o ci si avveda che i cavi ” scaldano” è staccare la batteria…
Forse questa cosa dovrebbe insegnare che delle volte il fai da te è sbagliato….se ti prende fuoco la barca appena finito il refitting ci sono buone probabilità che l’errore sia tuo…e di fesserie sulle barche se ne vedono tante…