Velista ucciso da una barca a motore. L’accusato non va in carcere

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Vi ricordate il caso del velista ucciso da una barca a motore tra Liscia Ruja e l’Isola dei Soffi (Sardegna)? Il giudice ha appena sospeso la pena al conducente della barca che ha causato l’incidente (che non farà quindi neanche un giorno di carcere) e cancellato il reato dalla sua fedina penale.

Velista ucciso da una barca a motore, cosa era accaduto

Sono passati più di due anni dall’incidente del giugno 2021 nel golfo di Cugnana in cui ha perso la vita il velista 69enne Alberto Filosi ed è stata gravemente ferita sua moglie Elena Rizzi. Un fisherman (le barche da pesca in stile americano) di 12 metri (Argo 1), lanciato a tutta velocità, aveva speronato in pieno giorno davanti a Portisco una barca a vela di poco meno di 10 metri (il Sea Fever), scaraventando Filosi fuoribordo, poi dilaniato e ucciso dalle eliche del motoscafo.

A bordo del fisherman, l’imprenditore bergamasco Angelo Gino Zambaiti e altre tre persone. Dopo due anni, arriva la sentenza: nonostante l’accusato, secondo la procura della Repubblica, abbia causato la morte di Filosi contravvenendo alle leggi di navigazione (in primo luogo aveva chiesto il patteggiamento, negato da un primo giudice), il nuovo giudice ha stabilito la sospensione condizionale della pena ed anche quella della non menzione nella fedina penale.

La lettera della vedova del velista

A seguito della sentenza, ci ha scritto, amareggiata, proprio Elena Rizzi. Se da un lato qualche mese fa è stato fatto un passo importante verso l’equiparazione dell’omicidio nautico a quello stradale, attualmente In corso di esame in Commissione Parlamentare (“Art. 589-bis. – (Omicidio stradale o nautico) – Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o della navigazione marittima o interna è punito con la reclusione da due a sette anni”), è anche vero che, comunque, la legge non può essere applicata retroattivamente.

Pubblichiamo la lettera della vedova Rizzi, lasciando a voi lettori la libertà di esprimere le vostre opinioni sul fatto.

Non è stata fatta giustizia

di Elena Rizzi

Stai navigando a vela con il compagno di una vita in una tranquilla mattina di fine maggio del 2021 lungo un tratto di costa sarda tra Liscia Ruja e l’Isola dei Soffi. Il mare è calmo, la visibilità ottima, una leggera brezza gonfia le vele, non si vedono imbarcazioni all’orizzonte.

Ma improvvisamente, da dritta, un grosso motoscafo si avvicina a velocità sostenuta e sembra non accorgersi della vela sulla sua rotta. Sono vani i tentativi di evitare la collisione da parte della barca a vela ed il motoscafo centra in pieno la barca a vela salendo letteralmente sulla sua poppa, la attraversa, centra in pieno e trascina in mare il timoniere provocandone così la morte “per shock traumatico emorragico” e causando anche lesioni gravi all’altro componente dell’equipaggio.

La persona uccisa si chiamava Alberto Filosi ed era marito e padre amatissimo nonché medico stimato.

La persona ferita sono io.

Il conducente del motoscafo si chiama Angelo Gino Zambaiti ed è un noto industriale bergamasco.

La procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania stabilirà che “il comandante del motoscafo contravveniva ad una serie di disposizioni di legge in materia di sicurezza della navigazione contenute nel regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare e segnatamente che non teneva in debito conto tutti i pericoli della navigazione ed i rischi di abbordaggio, non manteneva un servizio di vedetta visiva (in pratica non era ai comandi),non manteneva una velocità di sicurezza (procedeva a 20 nodi, che significa quasi 40 km/h), non manovrava allo scopo di evitare l’abbordaggio e provocava la morte per shock traumatico acuto di Alberto Filosi e lesioni personali gravi ad Elena Rizzi”.

Aggiungo che non solo dall’imbarcazione a motore nessuno si è interessato delle mie condizioni, né tantomeno ha cercato di avvicinarsi per prestarmi soccorso, ma in due anni nessuno ha mai trovato il modo di scusarsi per quanto accaduto o di conoscere le mie condizioni di salute.

L’imputato, tramite i suoi avvocati, chiede il patteggiamento ad 1 anno, 11 mesi, 23 giorni di reclusione con la sospensione condizionale della pena e non menzione. In prima battuta il Giudice non concede il patteggiamento e chiede un riesame della vicenda. Siamo a dicembre 2022.

Nel frattempo viene nominato un altro Giudice che il 6 giugno di quest’anno, a due anni dall’incidente,  esprime parere favorevole e viene stabilito che “ in considerazione della natura e delle modalità del fatto e della personalità dell’imputato (il noto impreditore bergamasco) oltre che dello stato di incensuratezza, possono essere concesse le circostanze attenuanti generiche ed al medesimo può essere riconosciuto il beneficio della sospensione condizionale della pena ed anche quella della non menzione nel certificato penale.

Questa totale impunità mi ha lasciata profondamente amareggiata e delusa nei confronti della giustizia. La mia esistenza è stata completamente stravolta da questo incidente ed ora è come se nulla fosse accaduto.

Se l’omicidio nautico venisse finalmente equiparato all’omicidio stradale forse questa vicenda avrebbe avuto un epilogo diverso. Ma non ne sono così convinta.

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23 commenti su “Velista ucciso da una barca a motore. L’accusato non va in carcere”

    1. Franco Ghiraldo

      Mi chiedo come si possa avere fiducia di questo tipo di magistratura, una sentenza del genere è come rilasciare la licenza di uccidere, non ho parole

  1. Come la scuola e la sanità, anche la giustizia si avvia verso la privatizzazione. Chiunque potrà, si farà giustizia da solo o tramite apposite “organizzazioni”. Gli altri saranno vittime di “imprenditori” o “youtuber”. I tempi sono maturi

  2. Avevo seguito la vicenda con apprensione e l’epilogo mi lascia amareggiato per colpa di una giustizia a tante velocità, dipende chi sei…
    Mi stringo nel tuo dolore Elena.
    Un abbraccio Corrado

  3. Pierfrancesco

    Per un giudizio sereno, bisogna leggere la motivazione della sentenza… tenendo conto che il fatto è precedente il nuovo codice della navigazione. Certo lascia l’amaro in bocca.

    1. … se andiamo avanti così arriveremo a farci giustizia da soli! Una sentenza priva di ragioni e dall’amaro sapore dell’assurdità! Come prima cosa io farei togliere quella stupida frase presente nei tribunali: “LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI”, non è assolutamente vero, chi ha denaro, addirittura tanto, non ha lo stesso trattamento di un miserabile! Poi farei pagare ai giudici quando emettono una sentenza sbagliata o assurda!

  4. leggo… ” in considerazione della natura e delle modalità del fatto e della personalità dell’imputato (il noto impreditore bergamasco) oltre che dello stato di incensuratezza, possono essere concesse le circostanze attenuanti generiche…..”
    Mi dispiace che sia Bergamasco… lo sono anch’io…
    mi dispiace che sia un imprenditore… lo sono stato anch’io… (adesso sono un semplice pensionato…)
    Essere incensurato… mi sembra una cosa civile e normale…
    La personalità dell’imputato…??? QUESTA PROPRIO NON L’HO CAPITA……!!!
    Per me un CRETINO… resta UN CRETINO…!!!
    Ed un ASSASSINO resta un ASSASSINO…!!!
    Ma di quali attenuanti sta parlando quel giudice…???
    quelle di un CRETINO che sfreccia incosciente col pilota automatico inserito… standosene beato al sole…??? o con la bionda di turno…???
    Son queste le attenuanti…???
    Per me SONO AGGRAVANTI…!!!
    Ma probabilmente quel giudice dorme sotto l’ombrellone…

    1. Concordo PIENAMENTE in tutto; vorrei vedere che faccia ha questo giudice…..giusto per capire se sprizza intelligenza e coscienza…!!! Ma ho seri dubbi….!!!

  5. Vergogna, vergogna, vergogna !! Purtroppo la legge non è uguale per tutti, in Italia ci sono sempre 2 pesi e 2 misure, si cerca di fornire tutte le garanzie possibili a chi commette reati, mentre le vittime raramente sono tutelate. Sfortunatamente questa è la Legge che quasi mai coincide con la Giustizia, sarebbe ora di cambiare davvero le cose mettendo mano al codice penale. Da velista e da donna, sono dispiaciuta ed indignata per quello che ti è accaduto Elena e, per quello che vale, hai tutta la mia solidarietà ed il mio sostegno.
    Un abbraccio, Silvi

  6. Premetto di non essere d’accordo con l’introduzione dell’equiparazione tra strada e mare. Il problema infatti non é che non esiste una legislazione in materia, anzi.
    Quanto espresso da Elena é assolutamente evidente e vorrei esprimerle la mia solidarietà da antico velista. Come dicevo il problema risiede nella giustizia, non nella legislazione. Condivi
    do l’idea di una giustizia a più velocità, dovremmo proporre di togliere quella scritta sugli scranni dei tribunali che dice: “La Legge é uguale per tutti”.

    1. Sono veramente turbato da questo racconto che non conoscevo, esprimo tutto il mio affetto per la signora a cui hanno rovinato la vita forse per la seconda volta ignorando colpe così gravi ed evidenti. Ancora condoglianze cara signora la giustizia nn è di questo mondo purtroppo

  7. Cara Elena,
    Innanzitutto desidero esprimerle tutto il mio cordoglio per la perdita di suo marito. Mi dispiace davvero.
    Siamo tutti velisti, navighiamo coi nostri cari…e può succedere quello che non dovrebbe mai accadere…

    Sulla vicenda del mancato soccorso da parte dei responsabili, in aggiunta alla incoscienza e delinquenza manifestata nel portare una barca lanciata a venti nodi senza alcun controllo, questo li squalifica ancor di più. Gente abominevole.
    Certo sarebbe utile anche leggere le cosiddette motivazioni, che tuttavia hanno già l’aria di un pretesto, guidato da chi sà quali circostanze, data la precedente sentenza e data l’evidenza del fatto e la triste gravità dell’esito.
    Mi piacerebbe anche conoscere il nome del secondo giudice. Per curiosità…

    Ha tutta la mia solidarietà e le invio
    Un forte abbraccio.
    Mario

  8. mi auguro di non trovare mai sulla mia rotta un “imprenditore di grande personalità, incensurato” e così incurante dei pericoli a cui sottopone gli altri da non preoccuparsi di avere almeno un incompetente di vedetta. non è la Legge a sbagliare ma la vergognosa interpretazione che alcuni ci propongono.

  9. Purtroppo i giudici sono una categoria a se stante. Pur non condividendo quasi nulla del pensiero di Berlusconi, devo dire che quando (per altre sue ragioni personali) affermava che erano antropologicamente una razza differente da quella dell’homo sapiens, purtroppo devo riconoscere che diceva la sacrosanta verità….

  10. Massima e sincera solidarietà alla famiglia della vittima; ma l’omicidio colposo di regola per nessun colpevole comporta l’incarceramento. E la sospensione condizionale della pena è stata applicata secondo legge. Pur cercando di comprendere e rispettare il dolore della vedova e dei suoi famigliari, è anche necessario ricordare i nostri principi di diritto che derivano da una coscienza e cultura garantista e non giustizialista che gli Italiani hanno sempre appoggiato. Questo il mio sommesso commento, nel rispetto della vicenda e del suo triste esito.

    1. Di solito non commento gli articoli, ma in questo caso non posso fare a meno di esprimere la mia solidarietà per la signora Elena e i suoi figli, nonché il rancore per questo assassino che se la cava in questo modo. Obiettivamente concordo in parte con il commento di Davide, in quanto si tratta di omicidio colposo e non volontario… in parte, perché se è vero che esistono delle attenuanti come il fatto di essere incensurato, d’altra parte esistono delle aggravanti ben maggiori, ovvero la condotta pericolosa (se questo tizio guida l’auto come conduce un imbarcazione presto o tardi ucciderà anche su strada), l’omissione di soccorso (e non è che se uno se ne frega in mare a terra si trasforma nel buon samaritano), e la totale mancanza di pentimento dimostrata dal fatto che non si è nemmeno degnato di scusarsi con i parenti della vittima, nonché con la signora che ha direttamente ferito. Tutto ciò a mio avviso fanno del signor Filosi un individuo pericoloso, da rinchiudere non semplicemente per infliggergli una punizione (che sarebbe comunque pienamente meritata), ma per salvaguardare la salute e la vita di persone innocenti che potrebbero avere la sfortuna di incrociare il suo cammino. Le disgrazie non le auguro a nessuno, ma spero che il giudice viva con gli incubi.

      1. Chiedo scusa per l’errore nell’indicare il nome del colpevole, purtroppo non è possibile modificare il post. È Zambaiti il nome del colpevole.

  11. Complimenti Italia !!! a questo BAST… ASS,,,, spero di cuore che gli capiti a Lui o alla sua famiglia, quello che gli è capitato a Lei. Sono fiducioso, il tempo le darà ragione.

  12. Elena, innanzitutto condoglianze per il suo lutto. Non capisco perchè, dal momento che l’imputato ha riconosciuto il suo errore, almeno sul piano legale, visto che ha chiesto un patteggiamento a 1 anno e 11 mesi, venga praticamente penalmente assolto. La richiesta di patteggiamento possiamo considerarla un riconoscimento di aver sbagliato? Oppure forse è solo un tentativo di evitare guai peggiori, perchè se chiedi quasi 2 anni significa che il tuo avvocato sa perfettamente che potrebbero infliggerti una pena peggiore. In definitiva: se un magistrato in grado successivo lo assolve pienamente, qual’è il significato? Caso di buonismo? O dobbiamo pensare che quel magistrato potesse avere un interesse? I magistrati dovrebbero forse essere più attenti? Noi in cosa dobbiamo avere fiducia? Caro magistrato: se il de cuius fosse stato tuo marito, tuo padre, tuo figlio, ti saresti comportato esattamente così? Esiste ancora una coscienza? La coscienza può far si che tu come magistrato e come uomo trovi gli strumenti giusti per applicare la legge? E’ la tua coscienza che ti ha suggerito così? A te, caro magistrato, questa sentenza, sembra GIUSTA? Ti sembra GIUSTA? E’ GIUSTA? Se si, se puoi spiega a noi uomini comuni perchè è giusta! E non avremo altre parole che di ammirazione per te.

  13. Lorenzo Anfosso

    A prescindere dalla pena e dalla “ …considerazione della natura e delle modalità del fatto” , resta che il Giudice ha tenuto conto “… della personalità dell’imputato (il noto impreditore bergamasco)” ciò IN CONTRASTO CON l’ art. 3 della Costituzione:
    “Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di CONDIZIONI PERSONALI e sociali.”
    La Repubblica Democratica dovrebbe garantire IN TEMPI BREVI non solo la difesa dell’ imputato ma anche l’ accusa delle vittime!
    Se il giudizio fosse informatizzato dall’ Intelligenza Artificialel e tra le 120 mila leggi quelle ambigue e cotrastati sarebbero elimiate e i tempi di attesa sarebbero inesistenti, a vantaggio di vittime e accusati e ogi discrezionalità non potrebbe essere manipolata dagli Azzeccagarbugli !
    Ma questo non giova a una classe politica corrotta,!
    Siamo tornati al tempo di “Renzo e Lucia” o meglio di Lucia e Renzo!

  14. Carissima Elena,
    un abbraccio fraterno da noi tutti anche per questo durissimo colpo.
    Chi non sta al timone vigile, dovrebbe almeno permettersi di farlo solo in mare aperto, e sicuramente solo dopo essersi assicurato che nessuno possa diventare vittima della sua incoscienza.
    Fossi in lui, non riuscirei più a dormire, non andrei più per mare e avrei solo incubi spaventosi.
    Con tantissimo affetto per te, per la tua Eli e per Alberto che non è più con noi ma solo nei nostri cuori e nei nostri pensieri.

  15. Carissimma Elena le invio un abbraccio forte di solidarietà per quanto accaduto, stra-assurda tragedia !
    Il suo racconto è agghiacciante perché si tratta di qualcosa che potrebbe essere acaduto a qualsiasi altro di noi che se ne va tranquillamente per mare in una giornata di brezza leggera e mare calmo; e purtroppo potrà maggiormente accadere ancora in futuro grazie alla sentenza che ha dovuto subire, di totale impunità di chi ha avuto un comportamento assassino. Tale sentenza potrà indurre altri a non dover poi fare tanta attenzione ai comandi di una barca a motore, tanto non sembra considerato poi così grave uccidere qualcuno per totale, delinquenziale, negligenza..
    Fra pochissimo ci sarà operativa la nuova legge emanata riguardo l’omicidio nautico, con pene che dovrebbero essere date in automatico in caso di condotta contraria al codice marittimo causando vittime o feriti gravi, ma speriamo che poi altri giudici molto interpretativi a modo loro come lo è stato il giudice del suo caso, non vadino ad inficiare l’efficacia anche della nuova legge.

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