Non mangeremo più le cozze per colpa della plastica

Brutte notizie per chi ama fare scorpacciate di cozze. In futuro questi mitili potrebbero essere sempre meno nei nostri oceani a causa degli effetti tossici delle microplastiche. Lo dimostra un esperimento scientifico portato a termine di recente in Inghilterra.

Tra i tanti modi di vivere il mare e le sue meraviglie c’è anche quello di concedersi un bel piatto di pesce fresco. Se poi lo si gusta a bordo il piacere è doppio. Un bel trancio di tonno, una frittura golosa oppure una zuppa di cozze da leccarsi i baffi. Chi rinuncerebbe a simili delizie? Ebbene, se continuiamo a riempire i nostri mari di plastica, in futuro quella rinuncia si trasformerà in obbligo. Perché di pesci e molluschi ne resteranno ben pochi.

Prendiamo per esempio le cozze. Un recente studio scientifico ha dimostrato per la prima volta che il contatto prolungato di questi mitili con le microplastiche presenti sui fondali ne condizionerebbe di molto la crescita e la qualità, oltre che renderle tossiche. Insomma le cozze diventano molto più piccole, meno buone e potrebbero anche avere effetti nocivi per la nostra salute. Con conseguenze devastanti non solo a livello gastronomico, ma anche per la cosiddetta “blue economy” e lo stesso ciclo vita dell’ecosistema marino.

Uno studio ricreato in laboratorio

Lo studio sulle cozze è stato messo a punto dal Plymouth Marine Laboratory, dell’Università dell’East Anglia e dell’Università di Plymouth. Il team, composto, ha esposto i giovani della specie di cozze mytilus a tre trattamenti di microfibra, che riflettono le concentrazioni attuali e future previste di microfibre di poliestere e cotone nel naturale ambiente. In pratica all’interno di un laboratorio a temperatura controllata con cicli notturni e diurni, sono state utilizzate microfibre di dimensioni comprese tra 10 e 500 µm (0.01 mm – 0.5 mm). Le cozze sono state esposte quindi a microfibre di poliestere a due concentrazioni, 8 e 80 microfibre per litro, e a microfibre di cotone a 80 microfibre per litro.

Quali sono stati i risultati dell’esperimento? Le cozze esposte a 80 microfibre di poliestere per litro erano significativamente più piccole delle cozze di controllo dopo 32 giorni di esposizione e il loro tasso di crescita era, in media, inferiore del 36% rispetto alle cozze di controllo. Al contrario i mitili esposti alle microfibre naturali di cotone non hanno mostrato alcuna diminuzione significativa della crescita.

La plastica modifica il sistema cellulare delle cozze

C’è peraltro un dato da prendere in considerazione. Ad oggi ogni anno i nostri oceani “inghiottono” da 4,8 a 12,7 milioni di tonnellate di plastica. Ma queste cifre sono destinate inesorabilmente ad aumentare nei prossimi anni. In futuro avremo quindi sempre più microplastiche sotto la superficie del mare che si presentano sotto forma di fibre sottilissime e per questo ancora più pericolose.

Ma perché le microplastiche inibiscono la crescita delle cozze? Il sistema biologico dei molluschi di fatto sposta il bilancio energetico dei mitili e ne altera il comportamento alimentare. In pratica utilizza l’energia destinata alla crescita e alla riproduzione per elaborare le microfibre ingerite o riparare i danni causati da queste microfibre. I tassi di crescita ridotti dei mitili condizionano l’intero ciclo alimentare del pianeta globali poiché i mitili più piccoli hanno meno valore nutrizionale, sia per i loro predatori nell’ambiente naturale che per noi consumatori di frutti di mare.

Poliestere, propilene e nylon le fibre più pericolose

Le microfibre derivate dalla plastica presenti in mare sono generate prevalentemente dalla frammentazione dei tessuti, a causa dell’uso quotidiano, il lavaggio dei vestiti, e poi una volta sul fondo degli oceani dall’erosione e dall’abrasione da parte di scogli, formazioni di coralli, ma anche reti e cime abbandonate. Le microfibre sono di norma composte da poliestere, polipropilene o nylon.

I risultati di questo primo studio inglese sui danni delle microplastiche su cozze e mitili sono piuttosto allarmanti. Altri esperimenti simili sono già in programma. E in ballo non ci sono solo le nostre cenette di pesce fresco in pozzetto…

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