Trasforma una deriva in una barca d’altura e ci attraversa l’Atlantico

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Alessio Campriani, skipper umbro con alle spalle un’esperienza alla Mini Transat 2019 (l’edizione che incoronò Re Ambrogio), è partito lo scorso 27 febbraio per una nuova avventura: da Lanzarote a Guadalupa su una piccola barca di 5 metri autocostruita. Ecco la storia di questo “pazzo” progetto tutto made in Umbria, l’unica regione dell’Italia peninsulare a non essere bagnata dal mare.

Alessio Campriani
Alessio Campriani

Un progetto made in Umbria

La barca è stata autoprodotta da un gruppo di amici appassionati velisti che hanno condiviso questa avventura assieme ad Alessio fino dalle prime fasi. Durante la pandemia, a Città di Castello, un piccolo comune della provincia di Perugia, il team del Circolo Velico Centro Italia, composto da Stefano Provincia (maestro d’ascia), Federico Rossi (docente di Ingegneria dell’Università di Perugia), Franco Milli (vicepresidente del Circolo Velico) e Federico Minelli (fotografo professionista), ha realizzato, con il supporto di imprese e artigiani locali, una piccola barca d’altura con cui Alessio è partito per la traversata oceanica lo scorso novembre. Il segreto dell’economicità di questo progetto è la costruzione della barca sulla base di un Tridente 16, barca con la quale Alessio aveva già fatto un record certificato di lunga percorrenza con un disabile a bordo. In pratica hanno preso una barca già esistente e l’hanno ampliata. Questo ha permesso di evitare di dover realizzare uno stampo con costi decisamente maggiori.

Cepu Pinky I in navigazione
Cepu Pinky I in navigazione

CEPU Pinky I – la barca di Alessio Campriani

Lo scafo è lungo appena 5 metri, con un bulbo che pesca all’incirca 130 cm. Il bulbo non è stato realizzato in fusione, bensì è stato costruito unendo in un unico blocco delle lamelle in acciaio, sagomate in modo da ottenere la classica forma a siluro. Il blocco di lamelle è poi stato lavorato a mano e ricoperto con della vetroresina. Il peso del bulbo si aggira sui 130 kg complessivi. La prua è senza slancio, verticale, e molto stondata. Nel realizzarla hanno preso spunto dalle ultime novità in fatto di navigazione. A poppa, c’è una doppia timoneria e un baglio di 2 metri e 41 centimetri che consentono a questa barca di essere carrellabile per agevolare gli spostamenti. Il peso dello scafo complessivo è di 690 kg, ma se fosse stato fatto in carbonio si sarebbe fermato a 400 kg.

Il bulbo è stato costruito unendo in un unico blocco delle lamelle in acciaio
Il bulbo è stato costruito unendo in un unico blocco delle lamelle in acciaio

L’armo

L’albero, che viene anch’esso dal Tridente 16, è stato completamente personalizzato e implementato con due ordini di crocette. Tre sartie a dritta e tre a sinistra per una lunghezza di circa 7 metri. Il boma è di un FUN, adattato alle esigenze di una traversata atlantica. A bordo ci sono quattro vele di cui un gennaker di circa 40 mq. La vela principale è una square top di 13,5 mq in Dacron, molto resistente, con tre mani di terzaroli. Il fiocco, non terzarolabile, misura circa 8 mq ma può essere sostituito con uno di 4 mq. Il bompresso, su cui si inserisce il gennaker, è fisso e misura circa 1,5 m.

Barca piccola, poco spazio a bordo

Con una barca così piccola, gli spazi e l’attrezzatura a bordo devono essere ottimizzati al massimo. Nel pozzetto, integrato nella cella di sopravvivenza di 1 mq circa, trova posto il VHF, un GPS Raymarine, un pilota automatico GARMIN e due bussole. All’interno dell’abitacolo ci sono i comandi di luci, pilota automatico, strumenti per la gestione delle batterie e dei due pannelli fotovoltaici, necessari per la generazione di corrente elettrica. Nel pavimento un serbatoio di acqua da 40 litri, che si aggiunge a delle taniche di supporto per garantire acqua a sufficienza per i 30 giorni stimati di navigazione. La zattera di salvataggio è esterna, davanti alla barra del timone.

CEPU Pinky I di Alessio Campriani alla partenza da Lanzarote
CEPU Pinky I di Alessio Campriani alla partenza da Lanzarote

Alessio non molla

Costretto a tornare a terra, dopo un primo tentativo di attraversata con partenza dal Portogallo lo scorso novembre, a causa della rottura dell’attacco al pilota automatico, dovuto ad una caduta accidentale, e al conseguente trauma alla schiena, Alessio finisce sugli scogli e danneggia lo scafo. Nel tentativo di entrare a vela alle Canarie, dopo 700 miglia di navigazione, la sua barca, urtando accidentalmente sugli scogli, riporta dei danni allo scafo che necessitano di qualche settimana di lavori. Ripresosi dal trauma e riparato lo scafo, lo scorso 27 febbraio è ripartito per la traversata atlantica. Al momento sta facendo rotta verso Capo Verde, per uno scalo tecnico dovuto problema elettrico. A questo link è possibile seguire il suo viaggio.

Cepu Pinky I – Scheda tecnica

Lunghezza scafo 5 m carrellabile
Larghezza max 2,41 m
Pescaggio 1,30 m
Albero 7 m
Dislocamento
690 kg
Randa 3 mani di terzaroli – 13 mq square top
Fiocco1 8 mq
Fiocco2 4,5 mq
Gennaker 40 mq
Progetto S. Provincia – A. Bianconi – A. Campriani
Cantiere Soci Circolo Velico Centro Italia ASD

Foto di Federico Minelli

Giacomo Barbaro

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2 commenti su “Trasforma una deriva in una barca d’altura e ci attraversa l’Atlantico”

  1. Dovrei astenermi da commenti visto che sono il progettista ed il costruttore ma non riesco proprio a farne a meno.
    Pinki va davvero bene ed ha una buona stabilità sia di forma che di peso, noi i primi giorni la chiamavamo la barca matriosca perché come scritto racchiude un tridente del quale è rimasto ben poco.
    Vai Alessio e sempre buon vento

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