Alain Gerbault, l’uomo che sfidò l’oceano e ispirò Moitessier
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MARINAIO E SCRITTORE
Gerbault ha narrato la sua traversata atlantica a bordo del Firecret in un bellissimo libro, ora edito anche in Italia (Cento giorni in solitario attraverso l’Atlantico, Ed. Endemunde, 10 euro). Con una prosa secca e asciutta, Gerbault riesce a portarci a bordo con lui, esprimendo perfettamente gli stati d’animo, gli imprevisti, i guasti e rischi di una navigazione di questo tipo in un’epoca così lontana.
GERBAULT E LA TEMPESTA


E quando il mare si infuria ancora di più, sola la prontezza di riflessi di Gerbault gli salva la vita in più occasioni: “Era mezzogiorno in punto; il Firecrest navigava quasi con vento al traverso, quando all’improvviso vidi sopraggiungere un enorme cavallone la cui cresta bianca ruggiva e superava in altezza tutte le altre. Stentavo a credere ai miei occhi: era una visione magnifica e spaventosa al tempo stesso; quella enorme montagna d’acqua si stava abbattendo su di me con un rumore di mille tuoni. Sapendo che, se restavo sul ponte, sarei andato incontro a morte sicura, ebbi appena il tempo di salire sull’albero maestro e quando arrivai a metà l’ondata travolse furiosamente il Firecrest, che sparì sotto tonnellate di acqua inferocita e spumeggiante. Il piccolo guscio esitò sotto l’urto di una forza immane, e io mi domandai se sarebbe stato in grado di risalire alla superficie”. Il Firecrest ce la fa, ma i danni e le rotture sono all’ordine del giorno e, per recuperare il fiocco finito in mare a causa del cedimento della drizza, Gerbault si ritrova a fare un bagno non certo voluto: “Camminando sul bompresso (…) ecco che una delle sartie si spezza sotto il mio peso, e io cado in mare. Per fortuna riesco ad aggrapparmi alla sottobarba e a ritornare sul ponte. Me la cavo con un bagno forzato di qualche secondo, ma la barca in quel momento faceva più di tre nodi e, se non avessi avuto la fortuna di afferrare la sottobarba, sarei restato solo in pieno oceano”.
UN BICCHIERE D’ACQUA AL GIORNO PER SOPRAVVIVERE

IL MANIFESTO DELLA LIBERTA’
In Gerbault, come in Moitessier, il rifiuto della civiltà e la volontà di tornare a una vita più legata alla natura è evidente. E’ lo stesso Alain a scrivere, forse senza rendersene conto, quello che può essere oggi considerato un vero e proprio manifesto della libertà: “Benché da secoli l’uomo sia abituato a vivere schiavo della civiltà, io non sarò costretto a fare la stessa vita servile e convenzionale. Padrone della mia barca, me ne andrò attorno per il mondo, ebbro di aria, di spazio, di luce, facendo la vita semplice del marinaio, bagnando nel sole un corpo che non è stato creato per essere prigioniero delle case costruite dagli uomini. E tutto felice di aver trovato la mia strada e realizzato il mio sogno, mentre sto alla barra , recito le mie poesie preferite sul mare…”.
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