La vela abbassa la pressione arteriosa (e allunga la vita). Lo dice la scienza

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La vela fa bene e allunga la vita. Lo sapevamo già, ma a dimostrarlo scientificamente ci ha pensato un esperimento, servito come base per una tesi di laurea in Ingegneria Meccatronica al Politecnico di Torino. Tre anziani velisti hanno fatto “da cavie” e sono stati monitorati a livello medico durante una crociera di sei giorni nel sud della Sardegna.

Ebbene, si è scoperto che solo lo stare in barca a vela produce una diminuzione della pressione arteriosa del 20%. Pensate che i farmaci per la pressione sono considerati efficaci quando riescono a determinare già una riduzione pressoria del 10%!

A raccontarci come è avvenuto questo esperimento, nell’articolo che segue è il professor Andrea Loviselli, docente della scuola di specializzazione Endocrinologia dell’Università Cattolica Roma e di scienze della nutrizione all’Università  di Cagliari.

La barca a vela riduce la pressione arteriosa

Sul Giornale della Vela  l’11 gennaio 2023 è stato pubblicato un articolo in cui si riportava che il mare in inverno ha effetti benefici sulla salute dovuti al vento ricco di iodio e microelementi, al colore dell’acqua ed al relax antistress.

E’ anche vero però che andare per mare da cauto diportista è sempre stato considerato uno sport fondamentalmente statico e di riposo in quanto in genere nelle andature portanti e nelle traversate si sta generalmente seduti in coperta o in pozzetto una volta stabilizzate le manovre. Questa andatura può andare avanti per ore ed è ormai scientificamente assodato che stare seduti per ore costituisce un danno per il sistema cardiovascolare, da cui ne deriverebbe una controindicazione allo sport velico!

Pressione arteriosa -20% con il “sailor sitting”

Ma stare seduti su una sedia in ufficio risulterebbe ben diverso dallo stare seduti in pozzetto anche in ormeggio in porto!

Infatti i risultati sperimentali pubblicati nello scorso Dicembre su una tesi di Laurea Magistrale in Ingegneria Meccatronica, discussa da Pietro Bianco presso il Politecnico di Torino (supervisori il professor Andrea Manuello Bertetto, Ordinario di Meccanica Applicata presso lo stesso Politecnico e il professor Alberto Concu, già Ordinario di Metodi e Didattiche delle Attività Sportive presso l’Università di Cagliari), rivelano che il “sailor sitting” produce una riduzione del 20% della pressione arteriosa, che risulta assai significativa se si pensa che i farmaci per la pressione sono considerati efficaci quando riescono a determinare già una riduzione pressoria del 10 % !!

Come è avvenuto l’esperimento

Questi risultati sono stati ottenuti da uno studio effettuato su tre diportisti diversamente giovani (75/80 anni) e in buone condizioni di salute, che compivano una crociera di sei giorni lungo le coste sud-occidentali della Sardegna su una barca a vela di 14 metri e con intenti prettamente diportistici, ormeggiandosi per la notte nelle acque calme dei vari porti che si trovano lungo il percorso.

I tre baldi navigatori sono stati monitorati per via telematica per numerosi parametri cardiometabolici che il neo dottore magistrale in ingegneria meccatronica Pietro Bianco ha elaborato nella sua tesi dimostrando che le involontarie periodiche accelerazioni longitudinali del capo, causate dall’onda di rollio, producevano nei tre diportisti una diminuzione del volume di sangue in uscita dal cuore ad ogni battito, significativamente inferiore al valore riscontrato quando essi si trovavano in condizioni di riposo a terra!

Tutto merito del rollio

Questo benefico effetto è legato alle variazioni di accelerazione lineare subite dalla testa dei diportisti a causa delle oscillazioni dello scafo generate dal rollio attorno al suo asse longitudinale che, tramite un dispositivo giroscopico opportunamente posizionato all’interno del quadrato della barca, venivano acquisite in remoto.

Pertanto il rollio della barca ormeggiata può essere considerato alla stregua di un presidio terapeutico antiipertensivo del tutto non invasivo e privo di controindicazioni di natura farmacologica. Alla base di tale evidenza sperimentale vi è l’attività dei due organuli vestibolari, contenuti nell’appartato uditivo destro e sinistro, ciascuno posto all’interno dell’omologo osso temporale.

Più precisamente, si tratta dell’attività nervosa che si genera in due piccole cavità vestibolari: l’utricolo e il sacculo, rivestite internamente di cellule specializzate dotate di un sottile stelo alla cui sommità sono attaccati dei minuscoli sassolini, gli otoliti.

Per via della forza d’inerzia, ogni qualvolta che la testa viene sospinta in avanti o in dietro a causa dell’accelerazione/decelerazione generata dall’onda di rollio della barca, per qualche istante gli otoliti tendono a mantenere la precedente posizione nello spazio, per cui si genera un piegamento dello stelo della cellula in senso opposto alla direzione del moto imposto dal rollio.

Tale breve deformazione cellulare genera scariche di impulsi nervosi che raggiungono anche i centri cerebrali che controllano l’attività cardiovascolare producendo un effetto di tipo inibitorio, da cui deriva la riduzione della volume di sangue in uscita dal cuore osservata.

Il team dietro all’esperimento

I risultati sperimentali qui presentati sono stati resi possibili grazie anche al contributo di due imprese con vocazione fortemente innovativa: la 2C Technologies Srl, spin-off dell’Università di Cagliari il cui amministratore è il professor Alberto Concu già sopra nominato e la Nomadyca Ltd con sede presso il Mulago Hospital di Kampala in Uganda, il cui amministratore è l’ingegner Andrea Fois. Il profilo cardiodinamico dei tre marinai è stato costantemente acquisito in remoto presso la centrale medica di supporto, coordinata dal professor Andrea Loviselli (responsabile dell’Unità Complessa di Endocrinologia del Policlinico Universitario di Cagliari e lui stesso sailor di provata esperienza) e dalla Dott.ssa Fernanda Velluzzi responsabile della UOS di Gestione dell’ obesità dello stesso policlinico.

La vela fa bene e ora sappiamo il perché

Il “Take Home Message” che discende da questi primi risultati sperimentali è che lo stare in barca a vela fa bene alla salute non solo, come è ben risaputo, quando si veleggia ma anche quando si sta comodamente seduti nel quadrato, mentre la barca è ormeggiata e ci si fa piacevolmente cullare dal suo rollio, magari usando il bolentino come l’articolo dell’ 11 gennaio consigliava.

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5 commenti su “La vela abbassa la pressione arteriosa (e allunga la vita). Lo dice la scienza”

  1. Tutto vero infatti i miei problemi di ipertensione son cominciati dqquando nel 2012 ho venduto la mia barca a vela con la quale anche in inverno gironzolavo nel basso tirreno.

  2. Costantino Mancusi

    Avevo 43 anni quando, alla vigilia di un campionato. Italiano classe meteor, io prodiere, mi fu diagnosticata una grave cardiopatia ischemica con proposta di 5 bay pass. Feci quel campionato contro il Parere medico,non avendo avuto mai sintomi. Domenica u. s., Regata di circolo, raffiche fino a 30 nodi, ho regatato come ho sempre fatto in questi quasi trenta anni, coperto solo da terapia medica. Conto adesso 71 anni. LA VELA FA BENE ALLA SALUTE.

  3. Complimenti vivissimi al neo laureato.
    Sono un velista su deriva di 78 anni.
    Mi potete vedere su youtube Gae di bolina
    La vela fa veramente bene!

  4. E per quanto riguarda la salute mentale?
    Nell’ultimo mio libro “Vela passione folle” sostengo che la vela mi ha curato della schizofrenia e lo sostengo da psichiatra….d’esperienza

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