La barca più “brutta del mondo” costa troppo all’Italia: 7 milioni

Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza polemizza sulle spese salatissime per il mantenimento del mega yacht A del magnate russo Andrej Melnichenko tenuto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza.

 

Quando era stato varato nel 2015 il mega yacht A aveva scatenato una pletora di sdegno da parte dei puristi della vela e gli amanti del mare. Tre alberi, 143 metri di lunghezza, 25 di larghezza, 12.600 tonnellate di stazza e un’altezza pari a un palazzo di 8 piani. Tutto bianco, smisurato, blindatissimo. Qualcuno era arrivato a definirlo un “mostro”, come a dire uno sfregio non solo ai canoni estetici classici degli yachts, ma anche alle attuali emergenze ecologiche ed energetiche, non solo di chi va per mare.

Oggi invece quel mega panfilo a vela progettato da Philippe Stark è al centro di polemiche meno legate ai gusti personali e che toccano da vicino l’Italia. Il Mega Yacht A si trova infatti da 10 mesi ormeggiato nel Golfo di Trieste messo sotto sequestro dalla Guardia di Finanza in esecuzione delle sanzioni decise dall’Unione Europea contro gli oligarchi russi dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. L’armatore della barca risulta essere il magnate russo Andrey Melnichenko, uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato di 27,5 miliardi, legato soprattutto al carbone e ai fertilizzanti.

mega yacht A

Guardia, pulizia e manutenzione del gigante

Il problema per il nostro Paese sono i costi di mantenimento dello yacht. Lo Stato italiano deve infatti pagare l’equipaggio di 20 uomini che accudisce la barca che sotto custodia non può deteriorarsi. Bisogna anche fare le pulizie e la manutenzione a tutti gli impianti che permettono al mega yacht di funzionare e alimentare il suo super generatore che rimane acceso giorno e notte. Spese che fino a oggi ammontano a 7 milioni di euro. È il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, a sollevare la questione. Il primo cittadino sostiene che il mantenimento di questa barca sotto sequestro costa troppo, soprattutto nell’ipotesi in cui questi soldi potrebbero non ritornare nelle casse dello Stato.

A complicare ulteriormente le sorti di A è la stessa proprietà del panfilo. Nei mesi scorsi infatti alle istituzioni italiane è arrivata una comunicazione in cui si dice il panfilo non appartiene a Melnichenko, ma a un trust gestito da un fiduciario indipendente. Inoltre non batte più bandiera dell’isola di Man, ma della Sierra Leone. Dettagli però che non hanno trovato nessun riscontro né presso la stessa Guardia di Finanza né presso l’Agenzia del Demanio

mega yacht A

Proprietà controversa, ma decisiva ai fini del blocco

La legge italiana prevede che nel caso in cui il sequestro non dovesse diventare definitivo e la società proprietaria volesse riavere lo yacht dovrebbe prima pagare tutte le spese di mantenimento e sin tanto che non lo fa, sulla base del diritto di ritenzione che ha un qualsiasi cantiere nei confronti dei mezzi che custodisce, non potrà riavere la barca. La Guardia di Finanza pertanto ha tenuto a rassicurare il sindaco di Trieste che tutti i soldi spesi per il sequestro dello yacht non andranno perduti.

Insomma una situazione di stallo in cui nulla è certo. Se non che lo skyline di Trieste rimarrà ancora per molto spezzato dalla sagoma luccicante di questo gigante del mare.

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2 commenti su “La barca più “brutta del mondo” costa troppo all’Italia: 7 milioni”

  1. Una barca del genere ha bisogno di manutenzione perche non si deteriori, poi bisogna pagare venti persone di equipaggio, sempre per il mantenimento.
    Io l’anno scorso in luglio sono stato in porto a Santa Maria Di Leuca, appena entri sulla destra c’è una banchina non servita da corrente e da acqua dove puoi ormeggiare, ci sono due imbarcazioni a vela di dodici tredici metri sotto sequestro, con le vele tutte rotte che svolazzano, queste pero nessuno le manutenziona, stanno marcendo, che cosa hanno di diverso da quella Russa.

    1. Antonino Gandolfo

      Caro Paolo,
      la legge non è uguale per tutti purtroppo! I soldi forse non faranno la felicità ma è sempre meglio averli che non.

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