Ziggurat 916: half-tonner d’eccezione, figlio del genio di Vallicelli

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Ziggurat 916
Ziggurat 916 – Immagine Pubblicitaria; CPR, 1976 circa.

Complice la International Offshore Rule (IOR Racing Rule), gli Anni Settanta e Ottanta videro la nascita di diversi progetti eccellenti, barche veloci e marine, ideali sia per la regata che per la crociera. Dai grandi Maxi fino ai più piccoli scafi, il mercato fu popolato da disegni performanti e competitivi, eccellenti motori per una vivace crescita del settore. Tra queste, più in sordina rispetto alle grandi e blasonate, un’intera classe di ‘piccole’ barche crebbe velisti e designer, gavetta insostituibile per la scalata ai vertici: gli half-tonner. E, proprio tra queste, troviamo un piccolo 9 metri italiano, scafo prestante, veloce, nonché primo progetto di una delle migliori matite dell’architettura nautica nostrana: lo Ziggurat 916, progettato da Andrea Vallicelli.

Ziggurat 916

Realizzato dai cantieri C.P.R. di Fiumicino, dal 1976 fino al 1989, lo Ziggurat 916 fu un half-tonner competitivo, primo tra i progetti di Vallicelli – destinato, poi, a realizzare barche iconiche quali Brava (1980) e Azzurra (1983). Lungo 9.16 metri fuori tutto, 7.90 al galleggiamento e largo appena 3.10 al baglio massimo, lo Ziggurat 916 rimane tutt’oggi una barca veloce per la categoria, rivelandosi molto bolinera e manovrabile in ogni condizione. Armato a sloop in testa d’albero e dotato di un’importante superficie velica, il 916 presenta un dislocamento particolarmente leggero (3.1 t x 1.55 di zavorra) a guadagno di una facile velocità iniziale, anche con poco e medio vento.

Ziggurat 916
Ziggurat 916 – Thethuthinnea; 1993
[immagine di proprietà dell’autore]

Ziggurat 916 – Progetto e Costruzione

Prima tra le opere di un giovane Vallicelli, lo Ziggurat 916 fu costruito per oltre un decennio presso il cantiere C.P.R. di Fiumicino, tra i pionieri nella lavorazione della vetroresina in Italia. Per quanto riguarda il disegno, lo scafo del 916 presenta linee d’acqua particolarmente filanti, un bulbo non eccessivamente profondo e un rapporto tra opera viva e piano velico decisamente ben riuscito, il tutto a guadagno di buone performance anche con venti risicati. Realizzato in vetroresina rinforzata (resina poliestere isottalica e fibra di vetro), lo scafo presenta spessori variabili tra i 10 e i 20 millimetri, assicurati – in termini di rigidità strutturale – da trasversali e longitudinali in vetroresina a sezione scatolare. Coperta e pozzetto sono invece realizzati in sandwich (balsa e vetroresina), rinforzati nei punti di maggior sforzo da scatolati in vetroresina come, appunto, per lo scafo.

Ziggurat 916 – Thethuthinnea; 1993
[immagine di proprietà dell’autore]
Il bulbo, zavorrato in ghisa per circa 1.550 tonnellate (o in piombo, come nel caso di alcuni modelli), risulta generosamente imbullonato alla chiglia in corrispondenza dei madieri, realizzati in acciaio inossidabile. Il timone invece, privo di skeg e dotato di asse in acciaio inossidabile, è costituito da un’anima di poliuretano espanso a cellula chiusa, sigillata in un guscio in vetroresina. Infine, peculiare per gli standard odierni, lo Ziggurat 916 non era esclusivamente prodotto ‘prêt-à-porter’, ma veniva reso disponibile anche in due differenti kit: uno che forniva esclusivamente lo scafo e, l’altro, navigante ma privo di interni. Una nota interessante ai tempi, come oggigiorno, poiché se originariamente si ampliava il range di accessibilità in termini anche economici, è oggi implicita la presenza di barche anche ben diverse tra loro per interni, set-up e, probabilmente, qualità.
Ziggurat 916 – Ziggurat [Immagine d’Archivio]

Ziggurat 916 – Armo e Piani Velici

Distinto in versione da Regata e, successivamente, da crociera, lo Ziggurat 916 è uno sloop armato in testa d’albero. Di serie, vedeva fornito un albero rastremato in alluminio anodizzato, completo di due ordini di crocette a profilo alare, sartie basse, intermedie, alte, volanti e stralletto. Le drizze, tutte passanti, erano portate in pozzetto, come del resto tutte le altre manovre, garanzia di una coperta particolarmente sgombra e di un pozzetto da cui, virtualmente, gestire tutto in sicurezza. L’attrezzatura di coperta risultava infatti ben posizionata, agevolando così le manovre e garantendo sia ordine che ergonomie operative. La versione standard prevedeva, infatti, la presenza di due winch per le scotte e due per le drizze, quest’ultime rinviate lungo la coperta e strozzabili attraverso stopper dedicati. Non sono pochi però, i modelli cui sono stati aggiunti due winch per lo spinnaker e due in più per le drizze. Soluzione non prevista dai progetti originali, ma cui diversi armatori hanno deciso di optare.

Ziggurat 916 – Thethuthinnea; 1993
[immagine di proprietà dell’autore]
In termini di superficie velica, lo Ziggurat 916 presentava piani velici originali ben dimensionati, efficienti sin dalle prime brezze e ben gestibili anche nelle condizioni più impegnative e in equipaggio ridotto. Salvo eventuali modifiche a discrezione degli armatori, la pianificazione originale prevedeva una superficie velica pari a 50 metri quadri per le andature boliniere, suddivisa nei 16.20 mq della randa e 34.00 del Genoa 1. Spostandosi verso le andature portanti e, soprattutto, nei laschi e nelle poppe, ulteriori 77,30 mq di spinnaker si aggiungevano ai 16.20 della randa, portando la metratura complessiva ben oltre i 90 mq. Un blooper poteva, inoltre, migliorare le prestazioni, anche aumentando la stabilità nell’andatura di poppa sopperendo, in parte, alla ridotta riserva di galleggiamento dovuta alla conformazione della stessa. Ulteriormente, oltre a un Genoa ridotto di 30 mq, erano previsti un fiocco di 13 mq e una tormentina di appena 6.7 metri quadri.
Esempio di Blooper in utilizzo sul Guia III (sx) e su Mandrake (dx). Estratto da il Giornale della Vela, 07-1975

Su alcuni scafi, a opera degli armatori, sono presenti rotaie aggiuntive poste sulla tuga, a pruavia dell’albero. Tale aggiunta consentiva l’armo di un fiocco olimpico, con le scotte passanti all’interno delle sartie. Una scelta d’armo che aumentava ulteriormente le performance boliniere della barca, rendendola potente ed entusiasmante anche con venti forti.

Piani Velici Originali Ziggurat 916
Randa 16.20 mq
Genoa 1 34.00 mq
Genoa 2 30.00 mq
Fiocco 13.00 mq
Tormentina 06.70 mq
Spinnaker 77.30 mq

Ziggurat 916 – Interni

Contestualizzando con gli standard dell’epoca, gli interni di serie del 916 si rivelano sobri ma accoglienti, migliorando negli anni sia per compartimentazioni che per qualità – nonostante già dagli albori fossero ben studiati sia nei particolari costruttivi che nelle soluzioni tecniche, a partire dalla tuga a scomparsa, garante di un’abitabilità interna degna di barche di dimensioni superiori. In termini di layout trattasi di una compartimentazione standard, con cucina, carteggio, toilette separata e un complessivo di sette cuccette.

Ziggurat 916 – Pianetti Originali

Non appena passato il tambuccio, lo Ziggurat 916 accoglie con due distinti spazi: cucina completa, a sinistra, e carteggio a dritta, quest’ultimo appena antecedente la cuccetta di guardia, ricavata sotto il pozzetto. Appena oltre troviamo il quadrato, completo di quattro cuccette, tavolo amovibile e albero passante. La struttura qui è mirata a ottimizzare gli spazi, con due prime cuccette inferiori fruibili anche come divani, mentre altre due rialzate, a murata, ideali anche come area di stivaggio. Separato da una paratia, procedendo verso prua, si trova una toilette a tutto baglio, a sua volta distinta dalla cuccetta prodiera da una paratia anti collisione in vetroresina. Qui si rendono invece disponibili due opzioni: normali cuccette in compensato o, sotto specifica, cuccette in tela e tubolare.

Zigurat 916 – Cucina e cuccette del quadrato in un’immagine d’archivio

Nel caso delle versioni specificatamente pensate per la regata, il layout varia, arretrando il quadrato a poppavia, non appena innanzi il tambuccio. Qui le cuccette superiori risultano parzialmente abbattibili, mentre, appena a poppa dell’albero, compaiono cucina e carteggio. Anche a prua cambiano le disposizioni, dove lo spazio viene principalmente destinato alla funzione cala vele. Infine, a prescindere dalla variante, tutte le paratie strutturali sono realizzate in compensato marino e saldate allo scafo con vetroresina, concorrendo attivamente alla robustezza del tutto mentre, il vano motore risulta accessibile sia dall’interno che dal pozzetto, attraverso un’apertura ricavata nel gavone principale.

Ziggurat 916 – Thethuthinnea; 1993
[immagine di proprietà dell’autore]

Ziggurat 916 – Mercato e Considerazioni

Complessivamente considerato dai più come uno scafo divertente, duttile e ottima gavetta, lo Ziggurat 916 è indubbiamente una barca che ha lasciato il suo segno e che, tutt’oggi, continua a navigare felicemente, merito anche del recente revival della Half Ton Class. Ideale come prima barca, si presta bene sia alla piccola crociera che alla regata, certo sono però da tenersi a mente gli standard di riferimento, profondamente differenti da quelli a noi contemporanei.Per quanto riguarda il mercato dell’usato, non di rado si trovano annunci relativi lo Ziggurat 916.

In termini di prezzo, le cifre medie si aggirano tra i 10.000 e i 13.000 euro, sebbene siano presenti scafi in vendita fino a 18.000 euro. Certo è che, passati così tanti anni, il prezzo sarà dettato non solo dalle condizioni dello scafo stesso, ma anche dalle attrezzature installate a bordo, o dai refit compiuti. Indicativamente quindi, le cifre si muovono da prezzi inferiori ai 10mila euro fino a cifre quasi raddoppiate, ma risulta importante, in primis, capire le motivazioni dietro tali numeri, non dimenticando nelle proprie considerazioni, la presenza o assenza di attrezzature, refit e varie ed eventuali.



Sempre sull’onda di articoli legati alle barche del passato, siano grandi classici, intramontabili youngtimer o semplicemente piccole gemme perse nella memoria, non perdete gli articoli precedenti, come quelli che verranno. Nel dubbio, qui il link ai precedente Dufour 35 e Nautor Swan 65, rispettivamente progettati da Michel Dufour nel 1971 e da Sparkman & Stephens nel 1969.


Ziggurat 916 – Scheda Tecnica

Ziggurat 916 Andrea Vallicelli – 1976
Lunghezza Fuori Tutto (LOA) 9.16 m
Lunghezza al Galleggiamento (LWL) 7.90 m
Baglio Massimo 3.10 m
Dislocamento 3.10 t
Zavorra 1.550 t
Pescaggio 1.7 m
Materiale Costruttivo Vetroresina rinforzata (GRP)
Motorizzazione Originale Renault 12 / 16 HP
Armo Sloop armato in testa d’albero
Superficie Velica 50 mq
Cuccette 7
Cantiere C.P.R. (Roma, Fiumicino)

Articolo redatto anche attraverso le esperienze dirette dell’autore (Ziggurat 916; 1978).

a cura di Doi De Luise

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3 commenti su “Ziggurat 916: half-tonner d’eccezione, figlio del genio di Vallicelli”

  1. il mio ziggurat è del 1986, e rispetto i modelli antecedenti ha una tuga più larga e più lunga a poppa un albero appoggiato con conseguente maggiore abitabilità interna. Il pozzetto sempre asciutto è protetto da alti paraonda. Provabilmente negli anni i odelli si saranno evoluti migliorando il confort di bordo. Confermo le doti boliniere della barca, molto reattiva e veloce anche con venti leggeri. Divertente anche con vento fresco e con mare formato.

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