Piccola guida per sognare la Sydney Hobart

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Buon Natale Velisti! Tra il cappone e i regali, non dimenticatevi però che domani parte la Rolex Sydney Hobart, la mitica regata d’altura di 628 miglia da Sydney, la metropoli australiana, fino a Hobart, in Tasmania, passando per il temibile Stretto di Bass. A Sydney c’è per noi l’inviato speciale Marco Cohen.

Ieri vi ha introdotto all’atmosfera che si respira in banchina e ha intervistato l’armatore del JPK 11.80 Sunrise, vincitore dell’ultimo Fastnet e sicuramente una delle barche da tenere sott’occhio in questa edizione della Sydney Hobart.

Oggi, visto che è Natale, ha deciso di “regalarci” un altro pezzo dal titolo…

Piccola Guida per sognare la Sydney Hobart

Cari lettori del Giornale della Vela, chiudete gli occhi per un attimo:

fa un freddo cane, è il 18 dicembre. Immaginatevi di salire su un aereo per 23 ore e ora, per velocizzare, riaprite gli occhi e vedete, davanti a voi, una baia strapiena di barche di ogni dimensione.

Benvenuti a Sydney, il paradiso della vela e dei surfisti. Un po’ come Newport, Cowes e il Fastnet rock solo che la temperatura è di 30 gradi e la flora e fauna, tropicale.

Dal mitico 100 piedi Wild Oats XI, designer Reichel/Pugh, che zigzaga e manovra come se fosse una deriva governato da una banda di 20 persone che non si scompongono mai, fino all’incredibile Komatsu Azzurro, che solo dal vero capisci quanto piccolo, scomodo e stretto sia.

Komatsu Azzurro – foto di Andrea Francolini

Uno Sparkman&Stephens di 10 metri che porta bene i suoi 41 anni, costato al proprietario 20.000 euro, direi a questo punto ben spesi… e  su cui avrei avuto dei dubbi a salire anche per una semplice 151 Miglia con maestrale.

Pochissimi anni fa ha rischiato di vincere overall, battendo i giganti in stile Comanche se non si fosse impantanata in una “cippa” da Tigullio sulle acque del fiume proprio a pochissime miglia dal traguardo di Hobart.

Un meraviglioso tutti contro tutti, o meglio Davide contro Golia, dove poi però spesso il terzo gode: ovvero i TP52 che da anni dominano la parte alta della classifica. Nel resto del mondo li usano prevalentemente come barche per regate tra le boe, ma in questa regata di inshore ci sono solo le prime 5 miglia .

Perché vi racconto questo:

perché nella lista delle cose da fare una volta nella vita mi sono messo, dopo il Triplete, partecipare alla Sydney Hobart. Mitica regata di 630 miglia.

Poi da velista da vermentino e focaccia nonché noto coniglio, ho modificato questa bucket list, con un più a misura di velista da Golfo dei Nesci (il Tigullio, ndr): “Andare a vedere la partenza della Sydney Hobart” .

Ho avuto la fortuna di andarci nell’ultima edizione pre-covid e ho scoperto che c’è solo una cosa più spettacolare della partenza della Sydney Hobart: le feste dopo la partenza della Sydney Hobart; il boxing day , giorno consacrato alla regata per gli australiani e considerato sacro come il Natale.

Ma procediamo con ordine. La vela prima di tutto. Mi sono reso conto che gli australiani la vivono in un modo completamente diverso da tutti. Certo anche a Trieste trovi uno spirito molto simile, solo che qua ‘sti pazzi hanno l’oceano e lo stretto di Bass (una sorta di macchina delle onde perfetta, prima della Tasmania, dove la bassa profondità, unita alle correnti e ai venti genera le onde offshore più micidiali del mondo) e al posto dei branzini dell’Adriatico hai l’imbarazzo della scelta tra squali e meduse killer.

Per loro andare a vela è come respirare. È una situazione naturale che si tramanda, non si insegna. Lo capisci dal loro disinteresse quasi totale per le condizioni meteo. Sole: si esce in barca; tempesta: si va a vela; pioggia: meglio in cerata in barca che a terra con l’ombrello.

E dall’incredibile numero e tipologia di barche a vela ormeggiate nella baia, alcune sotto casa manco fossero auto posteggiate in garage. E con alcune di queste, barche intendo che buona parte di noi schiferebbero, questi ci affrontano situazioni da forza 8 con una lattina di birra in mano sorridenti al timone.

Subito dopo la partenza, appena la flotta delle barche lascia la baia per il mare aperto, scattano le feste che onestamente non disprezzo e in cui soprattutto riesco a figurare meglio rispetto alle classifiche delle regate veliche.

Risparmio i dettagli, ma in relazione alla discreta faccia come….. che mi ritrovo, mi sono ritrovato, in stile Peter Sellers in Hollywood Party al party più esclusivo di Sydney.

marco cohen
Il vostro affezionatissimo Marco Cohen, in piscina alla festa di cui vi sta parlando

La sede della festa? Una modesta tenuta vista baia in cui il proprietario, uomo di gran gusto e soprattutto generoso a non buttar fuori gli imbucati come me, ha fatto ricostruire un castello irlandese di fine ‘800 con tanto di chiesa annessa alla piscina.

Forse sarebbe il caso di tornarci. Fatelo una volta nella vita…

Marco Cohen


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