Giancarlo Lodigiani, quando la vela è una passione di famiglia

Giancarlo Lodigiani felice su prua Voscià. Oggi
Giancarlo Lodigiani felice a prua di Voscià oggi (Foto di Paolo Amodei)

Vi abbiamo raccontato le idee di Giancarlo Lodigiani, presidente AIVE (Associazione Italiana Vele d’Epoca) e la sua ricetta per il rilancio delle barche IOR. Adesso è il momento di raccontarvi la sua storia personale. Una storia di mare, di barche, di vela. E soprattutto, una passione di famiglia. Abbiamo deciso che il modo migliore per trasmettervela fosse quello di far intervistare Giancarlo Lodigiani a sua sorella Francesca, esperta velista e giornalista.

Un’intervista-conversazione con un testimone che ha vissuto in prima linea 50 anni della vela italiana: dalle derive ai One Tonner, dalle tavole a vela a Voscià, yawl marconi a deriva mobile costruito da Sangermani nel 1959, la sua attuale barca. E in mezzo, c’è anche un naufragio…

Giancarlo Lodigiani, la vela nel sangue

Curiosa esperienza intervistare il proprio fratello. Oltretutto di sette anni più giovane. Per certi versi simile, per altri diverso. In comune una grande passione: il mare vissuto a vela.

L’ idea, venuta al vicedirettore del GdV Eugenio Ruocco, è stata sposata in pieno dal direttore Luca Oriani. Lodigiani vs Lodigiani. Bell’amico. Probabilmente, senza realizzarlo, un qualche IOR col quale regatavo negli anni 70/80 tra Liguria, Toscana e Sardegna, non ha dato acqua a qualche Lunic della sua famiglia. E l’Oriani non dimentica….

Scherzi a parte tutto nasce a Cagliari in attesa del varo dell’LEQ12 di Luna Rossa, il prototipo dalla sorprendente livrea optical nero, bianco e rosso. Uno di quei momenti in cui si chiacchiera e si rievoca. Da lì il discorso su mio fratello, da poco Presidente dell’AIVE…

Nato a Milano da genitori genovesi, 61 anni, segno zodiacale Toro, mio fratello Giancarlo (che a seconda delle ere geologiche e delle latitudini è noto anche come Giampi, Gianca o Gianchi…..) è sposato con Georgia da più di 30 anni e ha 2 figlie. Subito dopo la laurea in Economia e Commercio, conquistata col massimo dei voti e il valore aggiunto di far la tesi con Federico Caffè (famoso economista keynesiano, ndr), ha trascorso un lungo periodo a Londra nella City dove sono nate Irene e Giulia, spesso suo equipaggio.

Giancarlo Lodigiani
Immagine di Voscià tratta dal video Amaremare realizzato all’Argentario da Dolcenera per Greenpeace (più di 5 milioni di visualizzazioni su YouTube).

Giancarlo vive a Roma – è CFO di un gruppo alberghiero- ma appena può va a vedere come sta Voscià, l’amata yawl Sparkman & Stephens varata da Sangermani nel 1959, comprata e restaurata nel 2006 il cui re-incontro è un bel gioco di destino e coincidenze. Ma ci ritorneremo.

La tua prima barca?

Un Sunfish. Avevo 9 anni e fu un regalo di mia madre che si sentiva un po’ in colpa per avermi “abbandonato” per un mese in un Kinderheim in Germania a consolidare il tedesco, visto che andavo alla scuola tedesca.

Giancarlo Lodigiani a bordo del Sunfish Pippo, la sua prima barca.
Giancarlo Lodigiani a bordo del Sunfish Pippo, la sua prima barca.

Con lui ho scorrazzato in lungo e in largo nel Golfo del Tigullio dotato di spugna, pagaia e cappello. A volte un pezzo di focaccia. Però è stato solo arrivando all’Argentario, a Porto Ercole, a 12 anni che ho “scoperto” veramente il vento….Belle termiche e sciroccate di settembre, mai più usata la pagaia.

La scuola vela allo Yacht Club Italiano?

A 14 anni. Abitavamo ancora a Genova e mi hanno iscritto alla scuola vela dello Yacht. Primo anno Eau Vive (era già tramontato il tempo del mitico Squalo ndr) poi FJ e 420. Mi ricordo ancora come istruttore Nico Reggio che ci spiegava il regolamento. Indimenticabili le prime cene rigorosamente in giacca e cravatta e anche alcune compagne di corso molto carine.

Le prime regate in deriva?

Allo YCI al timone prima in FJ poi in squadra agonistica con il 420, ma confesso che era quasi più per divertirsi che per vincere. Il mio prodiere, Chicco Lagorio, ed io eravamo entrambi piuttosto miopi e le boe a volte erano un vero rebus da individuare.

Giancarlo Lodigiani e il mare?

A me piace il mare in tutte le sue forme: sopra, sotto, a guardarlo. Vado in apnea da piccolissimo, con le bombole dai 18 anni, windsurf, sci nautico, tuffi, qualsiasi cosa. Uno dei ricordi più antichi è a Santa Margherita, davanti a casa, scappato alla signorina e ho corso lungo il pontile per saltare su una lancetta e fuggire a remi nel porto. Peccato che abbia sbagliato la mira e sia finito in acqua. Avevo probabilmente 4/5 anni, non sapevo ancora nuotare, e sono andato giù come un sasso.

Giancarlo Lodigiani
La famosa lancetta degli ormeggiatori davanti a casa al mare a Santa Margherita oggetto di abituale sottrazione…

Poi ho aperto gli occhi, ho visto una cima, l’ho agguantata e mi sono tirato a galla: quando sono riemerso, gli strilli della signorina e un marinaio che stava svestendosi per venirmi a recuperare. Io però ero tranquillo, non ho avuto paura e da quel momento mi son portato dentro la sensazione che il mare mi sia amico. Un amico che rispetto perché ne conosco la furia quando è di cattivo umore. E sono felice di aver trasmesso questa passione alle figlie.

Che tipo di velista ti consideri?

Contrariamente a te, costantemente alle prese in feroci regate sulle boe in Dinghy, di legno o di plastica che sia, la mia vera passione è andare per mare. Qualche regata mi diverte farla, ma la mia passione è navigare, passare il tempo in mare, galleggiare insomma.

giancarlo lodigiani
Giancarlo Lodigiani a 11 anni prodiere sul 470 di Francesca, 18enne.

Giancarlo Lodigiani Istruttore di vela e windsurf?

Ho iniziato a farlo verso i 14 anni al CNVA (Circolo Nautico e della Vela Argentario, ndr) nella scuola per i figli dei soci, istruiti a loro volta da giovani soci. Poi durante l’università – nel frattempo da Genova ci eravamo trasferiti a Roma – tra un esame e l’altro ho fatto l’istruttore di vela e windsurf nei Villaggi Vacanze. In Sardegna e alle Maldive.

L’era dei Soling?

Fabrizio Serena, uno dei fondatori del CNVA, era un appassionato regatante anche in Soling e mi ha arruolato come prodiere. Sono stati degli anni entusiasmanti a far regate in giro per tutta Italia.

Epoca del Soling Giancarlo Lodigiani
L’epoca del Soling: da sinistra Fabrizio Serena di Lapigio, Giancarlo Lodigiani e Vittorio Bragadin.

Un’esperienza nell’esperienza: sfrecciare velocissimi con una tonnellata di Soling sul carrello. Inutile dire che l’altra passione di Fabrizio, all’epoca presidente CSAI, erano le corse automobilistiche.

Attaboy?

L’amata Attaboy! (sospiro) S&S di 27 piedi, la barca che avevi a Porto Ercole in società con Roberto. Vi lamentavate sempre che le batterie erano scariche, l’acqua dei serbatoi puzzava….A quel punto la proposta: vi faccio io da marinaio.

Se posso usare la barca vi garantisco che la troverete sempre a posto, pronta per prendere il largo. Avevo già la patente nautica, ero all’università, ogni weekend ero all’Argentario dove avevamo casa, e mi sono occupato di Attaboy con grande piacere.

Giancarlo Lodigiani
Georgia, la moglie di Giancarlo, assicurata alla draglia in una navigazione impegnativa su Attaboy.

Ho trascinato diverse fidanzatine per mare, in tutte le stagioni, molte non sono tornate. Georgia invece si, ha sempre navigato volentieri. Quando ero militare ci abbiamo passato tutta la mia licenza: tre settimane felici. Da allora non ci siamo più lasciati. “Quella Santa donna che ti sopporta”, come diceva Papà.

Accademia,Ufficio Benessere e Morosini?

Sono un Ufficiale di Marina di complemento, un “baule” come ci definiscono gli ufficiali di Marina di carriera. Ho un bel ricordo dell’Accademia, anche se ho fatto molti giri di piazzale e di barra sul brigantino. Dopo l’Accademia l’Ufficio Benessere dello Stato Maggiore al Ministero a Roma. La parte più divertente però sono state le ultime settimane del servizio militare. Mi arriva infatti una chiamata del Comandante Di Giovanni: Giancarlo, ti piace Venezia?” Certo che si! E Mario mi manda al Morosini a Venezia dove ogni anno a giugno si tenevano i corsi di vela per i ragazzini. Un’esperienza che ricordo veramente con grande piacere.

Londra e il Laser regalo di nozze di Georgia?

Ero a Londra, Giulietto, un caro amico arriva da Roma col Laser sul tetto della macchina e mi chiede di ospitare il suo Laser.. Come no, mi fa piacere vedere una barchetta in giardino! Poi lui e Paolo, PO di Star, iniziano a fare regatine al Queen Mother Reservoir, uno dei laghetti artificiali vicino all’aeroporto Heathrow. E’ così che Georgia ha deciso di regalarmi un Laser come dono di nozze. Chiudevo gli occhi e mi immaginavo di navigare con un bel maestrale in Feniglia. Mi ha aiutato a sopportare il clima di Londra, anche se l’acqua non era salata…

Londra e l’esperienza week end con marea?

Ah, il mio naufragio, una buffa storia….Il mio capo, Sam van Holte, aveva un magnifico Sweden Yacht 38, con cui aveva fatto il giro del mondo. Un’estate invita il mio braccio destro Andrea, che era velista, Stefano, altro collaboratore, un milanese mai uscito in barca prima, e me per un weekend in barca sulla Manica.

Lo Sweden 38 e l'incontro... troppo ravvicinato con le maree della Manica
Lo Sweden 38 e l’incontro… troppo ravvicinato con le maree della Manica.

Quando ci siamo incontrati a Londra Sam continua a dire che dobbiamo sbrigarci per via della marea, è agitato e ansioso e noi francamente non capiamo la sua agitazione. Quando finalmente usciamo dalla chiusa del porto, che é in cima a un fiordo, dobbiamo seguire un percorso tra le mede per navigare nel canale navigabile con l’acqua che defluisce. Sto tirando su la randa quando sento un urlo di Sam. Non so nulla di maree e non mi rendo bene conto: in quella zona sono anche di 4 metri….a farla breve, Sam ha lasciato una meda sul lato sbagliato, ci incagliamo, la marea defluisce e ci troviamo con la barca sdraiata su un’ isola che prima non c’era, mentre le altre barche ci sfilano accanto salutandoci….

Abbiamo dovuto passare tutta la giornata aspettando che la marea tornasse. Approfittando del fornello basculante, per tenere alto il morale, ho fatto una pasta al sugo che è stata molto appezzata! Alle 10 di sera galleggiavamo di nuovo, molto molto sollevati.

Astarte II?

Tornato in Italia a Roma, la priorità è stata comprare una barca e riprendere a navigare. Ho fatto vedere a Georgia un Grand Soleil 39 e un bellissimo One Tonner S&S costruito da Gallinari nel 68. Georgia è rimasta entusiasta del One Tonner: “Se vuoi che le figlie e io veniamo in barca, compra quella bella, di legno”.

Astarte II (fonte https://nautipedia.it/)

Purtroppo la cosa non è andata, ma alla fine ho trovato un altro One Tonner: Astarte II, progetto Sciarrelli costruito da Craglietto a Monfalcone, ben nota per le tante regate in Adriatico. Lo abbiamo visto a Viareggio dopo una regata e sotto un grande acquazzone: tutto bagnato dentro, vele alla rinfusa, armatore trepidante che temeva che non ci sarebbe piaciuta. Invece noi ci siamo innamorati, stretta di mano e il 31 Marzo 2001 era nostra.

Le figlie, nate nel ’93 e ’95, ci sono cresciute sopra. Tutti i weekend eravamo tra Giglio e Giannutri, poi le crociere in Corsica e all’Elba. Ce la siamo proprio goduta. Da subito ho partecipato all’ Argentario Sailing Week dove il primo anno abbiamo avuto un danno in coperta, con Georgia che minacciava pesanti ritorsioni se il cantiere non avesse rimediato in tempo per la crociera…..

Voscià?

Le figlie crescevano e Astarte II era diventata piccola nel senso che non stavano più nelle loro cuccette. È a quel punto che Luca, amico armatore di Ella, mi segnala una barca che secondo lui avrebbe fatto al caso nostro: Voscià. Vado a vederla a Portofino dove è in secca in banchina sotto al Pitosforo. Un colpo di fulmine!

Irene e Giulia Lodigiani a bordo del Voscià
Irene e Giulia Lodigiani a bordo del Voscià

Parlo con il maestro d’ascia Mino che mi mette in contatto con l’armatore, che dopo 32 anni ha deciso di venderla. Viene fuori che Voscià prima si chiamava Givare. Non posso crederci: era del marito di un’amica di mia madre, il Comandante de La Penne (non voleva lo si chiamasse Ammiraglio, lui era il Comandante.) e io ci ero stato a bordo da piccolo.

Gigi Durand de La Penne, Giancarlo e papà a Portofino
Così Francesca: “Gigi Durand de La Penne, mio fratello Giancarlo e nostro papà a Portofino”.

I lavori da fare sono molti, la barca è andata parecchio giù.

Ci penso sopra.

Voscià di Giancarlo Lodigiani
Voscià durante l’Argentario Sailing Week dello Yacht Club Santo Stefano. In una edizione vince il Panerai (foto James Robinson Taylor)

Alla fine però se uno non prova a realizzare i sogni questi da soli non lo fanno. Decido di imbarcarmi nell’avventura: incontro l’armatore, parliamo di prezzo e ci stringiamo la mano ad aprile, per una consegna della barca dopo l’estate.

Il restauro inizia a ottobre 2006, la barca viene varata a giugno 2007, e finalmente iniziamo a navigarci.

15.Voscià in navigazione nel Golfo di Napoli
Voscià in navigazione nel Golfo di Napoli

Il primo commento di Georgia quando la vede da terra è : “Ma è chiattona!”. Si, la differenza tra un One Tonner slanciato e una yawl dalle forme morbide è evidente, ma è anche quello che rende Voscià una barca molto speciale: linee d’acqua sinuose e grande comodità dentro. Che risate si è fatto Piero Ottone quando ha sentito il commento di Georgia…

Francesca Lodigiani


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