Ambrogio Beccaria racconta perché è un mitico navigatore “normale”

ambrogio beccaria
Ambrogio Beccaria assaggia il risotto tricolore che gli è stato offerto all’arrivo della Route du Rhum. “Era schifoso”, ha svelato il milanese: “D’altronde, cosa potevo aspettarmi da un risotto in Guadalupa?”

Oggi a Milano grazie ad Ambrogio Beccaria, 31 anni, con l’aiuto del giornalista sportivo Guido Meda è stato archiviato il mito della figura romantica del navigatore solitario oceanico del passato, e creato un nuovo mito, quello del navigatore oceanico “normale”.

Nel corso della presentazione del documentario video “Solitario ma non troppo” che trovate potete vedere in calce all’articolo, all’Auditorium Pirelli a Milano, presenti miti della vela oceanica italiana come Paolo Martinoni (qui la sua storia) e Ciccio Manzoli (qui la sua storia), Ambrogio Beccaria raccontato il suo lato di “mito normale” della vela del terzo millennio.

L’occasione è stata appunto la celebrazione del suo straordinario risultato, appena realizzato, di arrivare secondo, prima volta di un italiano, alla Route du Rhum, battendo decine di maestri francesi con il suo Class 40 Allagrande Pirelli.

Ambrogio Beccaria – Grande navigatore e uomo normale

Perché Ambrogio Beccaria è il prototipo vincente del navigatore solitario del terzo millennio?

Perché Ambrogio semplifica tutto e fa sembrare normale quello che invece è eccezionale. Per primo dice che è il suo lavoro, non racconta di voler fuggire dalla città e dalla società opprimente. Anzi.

La sua casa rimane Milano che gli piace e ci torna appena può. La sua passione è il risotto che si fa appena può anche nelle lunghe regate oceaniche.

A proposito di cibo, venera la pentola a pressione come strumento essenziale per la cucina di bordo.

Confessa che ha paura di salire in testa d’albero, come la maggior parte degli umani.

Racconta che non utilizza guru della motivazione, i mental coach. Di motivazione ne ha già, anche troppa.

Fa diventare normale anche il fatto che durante le regate oceaniche che durano settimane, senza bisogno di complicati corsi sul cicli del sonno, si riposa con un suo sistema: dormire per venti minuti, poi 5/10 minuti sveglio per controllare e regolare la barca, poi altri venti minuti di sonno e così via.

Questo è uno dei “metodi Beccaria” per andare più forte degli altri.

Ha svelato che questo gli dà un altro vantaggio, così sogna tantissimo e si ricorda il sogno. Come tutti noi, che vogliamo ricordare cosa ci dice l’inconscio.

Beccaria ha smitizzato anche la fama del solitario degli oceani introverso, musone, intrattabile.

Gli piace stare in compagnia, anzi ne ha bisogno. A tal punto che il gruppo che lo ha aiutato nell’operazione Allagrande Pirelli Class 40 sono tra i suoi migliori amici.

E poi ha una famiglia normale. La mamma e il papà presenti in sala sono il prototipo dei genitori affettuosi, semplici, umani che fanno una vita tranquilla e amano il loro figlio. 

Ambrogio Beccaria – Un post per non farlo mollare

Ma il momento più toccante dell’evento è stato quando il padre di Ambrogio Beccaria si è avvicinato a Guido Meda ringraziandolo per un post che il giornalista ha scritto nel momento di maggiore difficoltà della regata in solitario lunga ben 3.540 miglia in oceano Atlantico, quando si era capito che Ambrogio stava quasi per mollare vinto dalla stanchezza psicologica di una regata tutta all’attacco ma piena di continue traversie.

Ecco il post toccante e incentivante post di Guido Meda:

Il mio amico è da solo in mezzo all’Oceano. Oggi è stanco. Oggi ha bisogno di noi. È di Milano e si chiama Ambrogio, come il patrono di Milano. Ambrogio Beccaria – Navigatore. Beccaria di cognome , come il mio liceo. Potrebbe essere mio figlio per l’età, e invece è un amico vero, un navigatore strutturato, talentuosissimo e intraprendente. Al momento è tra la seconda e la terza posizione della #routedurhum , una regata , folle e mitica, per solitari attraverso l’atlantico da Saint Malo a Guadalupa. Un fenomeno ad essere lì davanti. Italiano pazzesco, ma umile tra decine di specialisti francesi. In due settimane scarse Bogi – è così per gli amici – ha attraversato tempeste e fatiche immani. Lo hanno fatto tutti i navigatori iscritti; qualcuno è naufragato, qualcuno si è ritirato. Ambrogio ha perso presto i sensori del vento che sono così cruciali per poter manovrare la barca e per affidarla al timone automatico in questo Aliseo finale verso i Caraibi. E invece niente,

È costretto dal danno a fare tutto da solo. Dorme a botte di venti minuti, cullato dagli schianti della barca che vola sulle onde oceaniche. La barca si chiama Allagrande , come dice lui quando gli chiedi come sta. Progettata, costruita e navigata da tre amici dell’università, #allagrandepirelli è un guscio leggerissimo, modernissimo e vuoto, per non pesare. Con un pouff fantozziano per dormire e scatole contate di cibo liofilizzato per nutrirsi. Il resto è competenza, naso per il vento, conoscenza del meteo, strategia e tattica di navigazione. Tutto nelle mani del mio amico Ambrogio che oggi, in questo video mandato dall’Oceano, mi fa tenerezza e ha bisogno del nostro tifo!

Abbraccio grande Bogi.

Guido

Come un uomo normale, anche il sostegno e la vicinanza di chi gli vuole bene in un momento difficile espressa da questo post, hanno aiutato Ambrogio Beccaria a superare le difficoltà psicologiche e ripartire. Per realizzare l’impresa di arrivare secondo con il suo Class 40 Allagrande Pirelli nella regata più affollata e prestigiosa dell’oceano. Ad un passo dalla vittoria.

Guarda il video “Solitario ma non troppo”

 

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2 commenti su “Ambrogio Beccaria racconta perché è un mitico navigatore “normale””

  1. Ringrazio il giornale della vela per aver realizzato questo filmato su Ambrogio Beccaria. Un velista come tanti (mi ci metto anche io) che ha in più la voglia e la capacità di gareggiare. Buon vento
    Gianpiero Porquier

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