La vela essenziale di Yann Quénet: piccola barca, grande avventura!

A 53 anni, il navigatore bretone Yann Quénet ha appena concluso un giro del mondo in solitario di 3 anni a bordo di una micro barca di appena 4 metri autocostruita. Ora ne sta progettando una nuova versione per ripetere l’impresa, questa volta esplorando anche i mari del Grande Nord.

La navigazione a vela in oceano da sempre costringe i marinai a imbarcare l’essenziale e sbarcare il superfluo. E anche sulle barche di oggi, sempre più tecnologiche e automatizzate, il sottile equilibrio tra risorse ridotte e sapienza nel gestirle è ancora efficace. Alcuni giramondo tuttavia estremizzano questa vela essenziale, la trasformano in minimalismo forzato e consapevole e rinunciano a qualunque idea di comfort. Lo fanno perché ritengono che in questa società ipertrofica, super connessa e sempre più controllata, sia l’unica strada per vivere la vera avventura. La più diretta, la più romantica e la più sostenibile.

La pensa così il velista bretone Yann Quénet di 53 anni che dopo avere concluso un giro del mondo in solitario su uno scafo di appena 4 metri completamente autocostruito, oggi ha voglia di ripartire con una rotta ancora più estrema, alle alte latitudini. E per farlo è tornato nel fienile di casa per costruire una nuova micro barca, più maneggevole, trasportabile e autosufficiente. “Piccoli mezzi, grande avventura” è il motto di questo signore dalla barba incolta, il cappello di lana calzato in testa e gli occhi scintillanti che ha scoperto la vela tardi. Anzi tardissimo. Basti pensare che ha cominciato a tirare i primi bordi da autodidatta solo qualche mese prima di partire per la sua impresa.

Photo by DAMIEN MEYER / AFP)

Un piccolo guscio, anzi un “fagotto”

Era il giugno del 2019. Aveva zero conoscenze, ma idee chiare e tanta voglia di divertirsi, viaggiare ed esplorare il mondo dal basso. Senza soldi, senza selfie, in completo anonimato e accontentandosi di poco, adattandosi a tutto e vivendo intensamente ogni momento di quell’esperienza. E neanche un primo tentativo fallito miseramente al largo delle Azzorre, con lui che in mutande sulla barca rovesciata viene recuperato da una nave cargo, lo ha spinto a desistere. La sua piccola barca l’ha chiamata Baluchon, ossia “fagotto”, come quelli dei viandanti. E lui dopo il naufragio quel mucchio di beni essenziali lo ha recuperato e riparato per ripartire.

E così ha mollato nuovamente gli ormeggi, quasi in sordina, dal porto di Le Légué a Saint Brieuc, la città dove è nato. Ed è riandato all’avventura su quel piccolo “scow” in legno di noce, costruito con le sue mani e costato appena 4.000 euro. A bordo solo uno smartphone che utilizzava come Gps e ricaricava con un piccolo pannello solare. Pochi viveri, tipo sardine in scatola, lattine di ravioli e spaghetti cinesi, frutta sciroppata. E poi acqua stivata in grandi bottiglie. Un materassino per dormire e stop.

Yann Quénet

Passo lento, tanti incontri e qualche brivido

Navigando al suo passo e fermandosi in qualche scalo a lavorare per rimpinguare la cambusa, Yann Quénet ha macinato oltre 30.000 miglia in tre anni. Caraibi, Sud America, Polinesia, Nuova Caledonia, isola di Reunion, Sudafrica, Brasile, Azzorre e poi di nuovo in Bretagna, dove è sbarcato nell’agosto del 2022. Nel mezzo tanto oceano, tanti incontri con altri marinai, gente locale, curiosi che visitavano affascinati e atterriti quel suo guscio a vela improbabile. Durante le navigazioni, la più lunga quella tra la Nuova Caledonia e Reunion, 77 giorni senza alcun contatto con essere umano, Yann leggeva, ascoltava la musica, ma anche i rumori della barca, i colpi, le vibrazioni, il suono del vento che spingeva la sua minuscola vela.

Naturalmente ha vissuto anche momenti duri. Tra il Brasile e le Azzorre, lui e il suo Baluchon sono stati sorpresi da un tornado nei cosiddetti “Doldrum”, una zona di convergenza intertropicale nell’Atlantico. Poi un guasto elettrico lo ha costretto a inventarsi un sistema di governo a vento di fortuna, assemblato con i mezzi di bordo e battezzato “Bébert”. Ma le scoperte, i sorrisi, i momenti belli del suo lungo viaggio hanno avuto la meglio sulle giornate difficili. Tanto che una volta rientrato a casa si è rimesso subito a lavoro per costruire una nuova barca.

Yann Quénet

Idee chiare per il “Baluchon 2”

Nella sua nuova versione, Baluchon 2, così l’ha battezzata Yann, ha le stesse linee del progetto originale, ma è più lunga di 20 centimetri e avrà una serie di modifiche per migliorarne prestazioni e trasportabilità. Anche il budget sarà leggermente più alto: 6.000 euro. Tra le nuove soluzioni spiccano la doppia chiglia sollevabile (ciascuna con bulbo da 60 kg) e il timone retrattile dalla forma più curva. Oltre a facilitare il trasporto della barca, queste modifiche dovrebbero nell’idea del velista bretone migliorare la traiettoria sotto vela, insomma ridurre l’effetto “zigzag” e fare meno strada inutile.

Yann Quénet ha in mente anche di ridurre notevolmente la superficie degli oblò in coperta per ottenere un migliore isolamento dal freddo e dal caldo che l’avventuriero incontrerà sicuramente nel suo nuovo viaggio intorno al mondo. Per quanto riguarda il rigging, lo skipper ha optato per una vela leggermente più piccola con un po’ più di volume nella parte superiore, grazie a uno “sprit” flessibile che avvolge l’albero abbattibile. Mentre a poppa un’asta gli permetterà di alzare l’antenna per il segnale Ais e di sollevare un po’ più in alto la luce di navigazione. Due elementi di sicurezza molto importanti su una barca così piccola.

Yann Quénet

Un occhio all’ambiente e il richiamo del Grande Nord

Poche modifiche invece all’interno, dove Yann ha previsto una piccola nicchia in cui installerà il suo materasso. Un modo per ottenere un po’ di comfort stando il più in basso possibile rispetto al rollio e aumentare un po’ di più lo spazio per la testa. Quanto infine alla costruzione, che dovrebbe iniziare nella primavera del 2023, il marinaio-progettista vorrebbe utilizzare un processo più virtuoso per il pianeta. Lo scafo sarà in compensato, mentre la coperta verrà realizzata in schiuma di PET riciclata da tappi di bottiglia. La laminazione invece sarà incentrata sulla fibra di basalto. E per il fondo della barca il progettista ha pensato a una schiuma PU di grandi dimensioni, come quella utilizzata dagli shaper di tavole da surf. Questo metodo, oltre al vantaggio del migliore galleggiamento, renderà più facile la costruzione e gli permetterà di risparmiare molto tempo.

Con la nuova barca Yann Quénet non vede l’ora di ripartire per una nuova avventura intorno al pianeta. Questa volta l’intenzione è di percorrere una traiettoria ancora più estrema, scandita da una lunga sosta tra i ghiacci del Grande Nord. In pratica una volta attraversato l’Atlantico, intende spingersi verso le alte latitudini. Le opzioni sono due: lungo la costa orientale per raggiungere il Labrador oppure lungo la costa occidentale degli Stati Uniti per raggiungere la Columbia Britannica. La partenza è prevista per l’estate del 2024.

Nel frattempo il navigatore francese ha pubblicato il resoconto del primo viaggio dal titolo “Il giro del mondo con il mio Baluchon”. E scommettiamo che la lettura di quelle pagine ispirerà tanti altri velisti a vocazione “minimalista” come lui. Sicuramente sognatori, magari un po’ folli, ma pur sempre grandi marinai.

 


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