INCHIESTA Mercato delle barche. Cosa sta accadendo, cosa accadrà

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mercato delle barche
Il First 44 è una delle novità del mercato delle barche

Abbiamo battuto le banchine dei tre principali saloni nautici d’autunno, visitato decine di imbarcazioni, analizzato i dati del mercato delle barche italiano e mondiale per capire cosa sta succedendo nel mondo della nautica e quali sono i trend. Il risultato della nostra inchiesta? Lo stato di salute è buono, la vela ha un grande futuro. Ma c’è ancora tanto da fare

Il mercato delle barche

Euforia. Girando tra le banchine dei principali tre saloni nautici autunnali di Cannes/Genova/Montecarlo si respirava tra gli operatori e i visitatori (record di presenze) un ottimismo spensierato.

In netto contrasto con la situazione economico/politica attuale, che non può che destare preoccupazione. Sono i numeri del fatturato della nautica in costante crescita e il portafoglio pieno di ordini delle aziende per il 2023/2024, che spingono gli operatori all’ottimismo. è l’onda lunga, nata durante la pandemia da Covid, verso una vita meno stressante che spinge il pubblico all’uso della barca come antidoto ai problemi personali e di lavoro. La barca e il mare come cellula protettiva che ti fa vivere meglio.

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In questa infografica la fotografia attuale del mercato delle barche da diporto. Clicca sull’immagine per ingrandirla

Mercato delle barche – Quando parliamo di numeri

Sta di fatto che i cantieri e la nautica italiana nel 2021 hanno festeggiato il ritorno, dopo ben 14 anni, ai livelli  record di fatturato del  2007/2008. E la prospettiva per il 2022 che si sta per chiudere è di sfondare i sei miliardi di euro di fatturato raggiunti dall’industria cantieristica e accessoristica italiana. Ma non è un isolato fenomeno nazionale. Anche nel mondo la situazione è positiva. Le aziende della cantieristica e degli accessori non sono cresciute come in Italia, ma anche a livello globale la crescita è a doppia cifra. La stima mondiale 2021 è di un mercato da 31 miliardi di dollari, gli analisti pensano che entro il 2025 si potranno raggiungere 38/40 miliardi di dollari di fatturato nel comparto “recreational boat” che, è giusto ricordarlo, comprende dal piccolo natante di 3 metri al megayacht a vela di Jeff Bezos di 125 metri che da solo vale 500 milioni di euro.

Se diamo un’occhiata ai dati, nel 2021 sono state prodotte 821 barche sopra i 24 metri. Poche barche, altissimo fatturato. Si fa presto a capire che una bella fetta del fatturato mondiale della cantieristica nautica se l’accaparrano i super mega yachts, la maggior parte a motore. Ma non bisogna farsi abbagliare da questi dati. Non è vero che la nautica è un mondo solo per ricchi. A supporto di questa tesi ci sono i numeri che ha fornito l’NMMA (National Marine Manufacturers Association). Nel 2021 negli Stati Uniti d’America sono stati 420.000 gli acquirenti di imbarcazioni nuove e usate, ritrovando i numeri degli anni d’oro della nautica del 2007/2008. Il dato sorprendente è che ben il 34% ha acquistato una barca, a vela o a motore, per la prima volta. Mai si era raggiunto un numero così elevato di “new entry”. L’effetto pandemia, anche qui,  ha avvicinato nuovi armatori al mondo della nautica.   

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Dopo 14 anni il fatturato torna quello del 2007/2008. Come si vede nel grafico sopra: nel 2021 il fatturato totale dell’industria italiana della nautica è risalito a 6,11 miliardi di euro eguagliando il picco raggiunto nel 2007/2008. La ripartizione dei 6,11 miliardi di euro di fatturato 2021 è la seguente: 4,09 riguardano la cantieristica (barche nuove/riparazioni/rimessaggio/refit), 1,57 miliardi sono di pertinenza del comparto accessori e 0,45 miliardi dei motori. Del fatturato di 4,09 miliardi del segmento principale della cantieristica nel 2021, 3,733 miliardi sono attinenti alle nuove imbarcazioni da diporto. La ripartizione percentuale dei 6,11 miliardi è la seguente: 20,5% produzione per il mercato italiano, 65,1% per l’esportazione, 14,4% importazioni. Il segmento della cantieristica a vela nel 2021 ha fatturato 148,5 milioni di euro (4,1 del totale) di cui 77,5 destinati al mercato italiano e 71 all’esportazione. Quello delle barche aperte e gommoni 187 milioni di euro (5%) di cui 58 destinati al mercato italiano e 129 all’esportazione. La parte del leone la fanno le barche a motore con entrobordo che hanno fatturato nel 2021 3.282 milioni di euro (90%) di cui 311 destinati al mercato italiano e 2.971 all’esportazione. Nel 2021 l’Italia ha prodotto 407 yacht superiori a 24 metri su un totale 821 unità.

Barche a vela? La nicchia del Made in Italy

Tornando all’analisi del mercato italiano, ci siamo nuovamente immersi nei dati che forniti dai cantieri e quelli del nuovo studio della Confindustria Nautica Italiana (Nautica in cifre). Scorrendo i numeri ci è sorta una domanda: possibile che il comparto della vela sia così piccolo? I dati non mentono. Si è così, se guardiamo la produzione di barche a vela nuove. Le barche a vela prodotte nel 2021 valgono solamente l’11,2 del mercato mondiale, pari a una stima di 3,5 miliardi di dollari. In Italia i cantieri italiani di barche a vela nel 2021 fatturano “solo” 150 milioni di euro di fatturato, circa il 50% destinato all’esportazione. è la conferma che la produzione nazionale è di nicchia. Oggi le barche a vela prodotte in Italia sono solo della categoria “premium”. Barche bellissime, dall’impronta sportiva/esclusiva, lussuose. Una nicchia di altissima qualità, che solo il Made in Italy può concepire. Sono come delle Ferrari o Maserati del mare. La produzione industriale dai grandi numeri la lasciamo agli altri.

Mercato delle barche – Le vele non sono così poche

Ma tornando alle dimensioni globali del mercato delle barche a vela ci siamo posti una semplice considerazione, davanti agli occhi di tutti. Se vai in un qualsiasi porto turistico del mondo, il numero delle barche a vela ormeggiate non è poco più del 10% come recita la quota di mercato mondiale delle nuove costruzioni. Se allarghiamo lo sguardo verso le barche naviganti il risultato cambia.

La stima mondiale delle barche effettivamente naviganti assegna il 35% alle barche a vela e il 65% a quelle a motore. Altro dato rilevante, l’85% delle barche naviganti sono sotto i 10 metri. Il perché della distonia tra barche a vela costruite (11,2% nel 2021) e quelle effettivamente naviganti (35%) ce lo spiega uno dei principali broker del mercato dell’usato. “Una barca a vela ‘dura’ di più di una barca a motore e ha quindi una vita attiva molto più lunga rispetto a quelle a motore.

Innanzitutto il proprietario medio cambia barca almeno ogni 10/15 anni mentre l’armatore del “motore” cambia barca molto più frequentemente. La longevità poi di uno scafo a vela è molto superiore di quello di una barca a motore e non diventa obsoleto e “fuori moda”. Per finire, viene usata con costanza per anni, manutenzione refitting compresi, mentre quelle a motore spesso finiscono tirate a secco, abbandonate, in attesa di un compratore. E veniamo ad un altro elemento del mercato, nientaffatto trascurabile: quella del mercato dell’usato. 

Il mercato dell’usato esplode

Il mercato dell’usato è esploso in questi ultimi due anni, dopo un lungo periodo di stagnazione e di prezzi calanti. La fotografia ce lo fornisce il mercato francese, che ha fornito dati attendibili. In Francia nel 2021 sono state vendute 114.134 barche a vela e a motore d’occasione, l’89% in più rispetto all’anno precedente. Di queste il 20% sono a vela. In Italia, anche se non ci sono dati aggregati, il fenomeno è analogo. “Non ci sono più barche usate di qualità da vendere e quelle che vengono immesse sul mercato sono acquistate in pochi giorni” ci racconta il broker interpellato che segnala un’impennata dei prezzi dell’usato, ritornati a valori più congrui al reale valore delle imbarcazioni. 

Due freni alla crescita delle vendite

Ci sono però due problemi evidenti che potrebbero essere un freno alla crescita della cantieristica nel futuro. Il primo è il prezzo delle barche. Negli ultimi due anni il prezzo d’acquisto del nuovo è cresciuto in media del 20/30%. I motivi sono noti: costo crescente delle materie prime, dell’energia, della mano d’opera. Il secondo elemento di criticità al proseguimento del trend positivo riguarda i tempi di consegna delle barche. Si sono dilatati sino ad arrivare a due/tre anni dall’acquisto alla effettiva consegna della barca.  Non stiamo parlando di barche “custom” di grandi dimensioni, ma di barche di produzione industriale. è un atteggiamento miope da parte del management dei cantieri quello di non curarsi di questi due probemi, forti dell’avere già in casa il fatturato dei prossimi anni. Conviene ricordarsi  della regola base del commercio: soddisfare il cliente che oggi c’è, ma poi potrebbe scomparire. Il passato insegna.

Mercato delle barche – Noleggio e condivisione: la nuova Mecca

Ma lo stato di salute del mercato della nautica non si misura solo con le barche nuove prodotte, acquistate usate, refittate, rinnovate negli accessori. è costituito anche dal mondo delle barche noleggiate, che in buona parte sono a vela, se si esclude il mercato dell’affitto di superyacht e dei piccoli natanti. Qui i dati che abbiamo reperito sono clamorosi. 

Secondo l’autorevole società di ricerche Future Market Insights nel 2022 il fatturato totale del noleggio di ‘recreational boats” raggiunge 17 miliardi di dollari e nel 2031 raggiungerà i 28 miliardi di dollari. Stiamo parlando del noleggio di un qualsiasi oggetto navigante, dal gommone con piccolo fuoribordo per uscite di poche ore al megayacht. Anche qui una bella spinta l’ha data il cambiamento dei comportementi sociali avviato dalla pandemia. La formula dell’uso di una barca senza possederla, o possedendone una porzione, è la nuova mecca annunciata della nautica, stando alle analisi della finanza mondiale.

Una grande opportunità per il definitivo sviluppo del turismo nautico in Italia, se si saprà cogliere l’occasione adeguando infrastrutture portuali, servizi al cliente e l’offerta turistica integrata. L’analisi di Future Market Insights afferma che il 32% delle scelte di noleggio sarà ad appannaggio dell’Europa, con il Mediterraneo a fare la parte del leone. Diciassette miliardi di dollari del mercato noleggio mondiale in tutte le sue varie componenti sono un’enormità, sono il 50% del totale del fatturato del 2021 della cantieristica mondiale, stimato in 31 miliardi di dollari.  Logico quindi che influenzi il mondo della produzione di barche a vela e a motore e il modo di venderle e di utilizzarle. Partiamo dall’influenza nella produzione.

I catamarani e la rincorsa delle tradizionali

L’esempio più eclatante lo si è visto girando per le banchine dei Saloni Nautici. A Genova, ma ancora di più a Cannes la quantità di catamarani di ogni taglia in esposizione ha superato per numero di modelli esposti quella dei monoscafi. è logica conseguenza del boom del noleggio.

Il catamarano a vela è l’oggetto perfetto per una vacanza a noleggio in barca. Offre  spazi che lo fanno assomigliare più ad una casa che a una barca tradizionale. La barca perfetta per chi non vuole diventare un marinaio/velista ma vuole solo fare una vacanza sul mare. Anche le barche tradizionali, per stare al passo, aumentano a dismisura i loro spazi abitabili, ingigantendosi sempre di più. Solo così possono essere competitive per  il mercato del noleggio, che è destinato a diventare il 50% del totale della destinazione d’uso delle barche a vela che si producono.

Ma, state certi, avrà uno sviluppo anche nel mondo del motore, se riusciranno a ridurre i costosi consumi di carburante che oggi ne limitano l’utilizzo per il noleggio. 

Non possederla ma usarla

Il mercato della nautica futuro ha quindi un punto fermo,  la conquista di nuovi clienti che non vogliono possedere una barca, ma solo usarla. Per un giorno, per una settimana, per mesi. Poco cambia. L’importante è non avere nessun onere e impegno che il possesso implica. Le scelte del cliente vanno in questa direzione. Chi avrebbe pensato, sino a pochi anni fa, che si potesse usare un’auto senza possederla o affittare una casa vacanza per un solo weekend. L’opportunità per la nautica è ghiotta.

Tanti problemi sono già stati risolti, nuove possibilità di usufuire di una barca prescindono dall’acquisto. Gli operatori del noleggio offrono molteplici soluzioni alternative al noleggio settimanale di un’imbarcazione a vela o giornaliero per una barca a motore di dimensioni ridotte. Il più noto e diffuso è quello denominato  in Italia “barca in gestione” che permette di usare la barca senza avere oneri di gestione e manutenzione. Ma già oggi si sviluppano soluzioni analoghe a quelle già utilizzate nel mondo delle auto, come sharing e condivisione attraverso piattaforme web e App. Siamo solo all’inizio di un mondo in parte inesplorato, che privilegia l’uso di una barca ed elimina il possesso.

Saperci andare resta un problema

Rimane un problema, essenziale. Non essere costretto a saper condurre in barca per poterla utilizzare. Il grande limite allo sviluppo della nautica è questo: saperci andare. Grandi passi in  avanti sono stati fatti. Oggi una barca a vela moderna si manovra in due persone sino a dimensioni impensabili un tempo. Ma, come nell’automobile bisogna saper guidare per andare per strada, così per andare per mare sono necessarie ore e ore di pratica per raggiungere dimestichezza e abilità per navigare in sicurezza. Altrimenti ti affidi ad uno skipper. Costa, ma sono soldi ben spesi.


Focus / 1 – Mercato delle barche. Come acquistare

Tutti vogliono la barca. Ma come comprarla? Tutto quello che dovete sapere se avete intenzione di acquistare una barca. Nuova o usata

Se compro una barca oggi quando me la consegnano?

Uno dei “temi caldi”, in grado di porre un freno alla crescita del settore, è quello dei tempi di consegna del nuovo. Dopo due anni di covid, la barca viene percepita ancora di più come un luogo sicuro, un “bene rifugio” per il quale sono sempre di più le persone disposte a spendere.

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Ma la crisi delle materie prime, dell’energia e della mano d’opera ha fatto sì che si siano dilatati i tempi di consegna, sino ad arrivare a due/tre anni dall’acquisto alla effettiva consegna della barca. Non stiamo parlando di barche “custom” di grandi dimensioni (che da sempre necessitano di tempi molto più lunghi), ma di barche di produzione industriale, quelle “di serie”. Proprio come sta accadendo nel mondo dell’automobile. Per contrastare l’inflazione, ad ogni modo, conviene chiudere subito l’acquisto di una barca nuova con la formula del “prezzo bloccato”.

A caccia dell’usato doc

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I lunghi tempi di consegna del nuovo hanno causato un’esplosione del mercato dell’usato. Si stima che in Italia siano state vendute, solo nel 2021, circa il 90% in più di barche rispetto all’anno precedente. Le più richieste? Le “youngtimer”, barche di qualità tra i 10-25 anni di vita (come il First 40.7, sopra).

Non la compro più ma la uso quando voglio

C’è un’altra grande tendenza che abbiamo rilevato. Il boom delle barche noleggiate (nel 2022 il fatturato totale del noleggio di ‘recreational boats” raggiunge 17 miliardi di dollari e nel 2031 raggiungerà i 28 miliardi), ma non solo.

Sono sempre di più gli armatori che comprano una barca affidandone la gestione a una società di charter (il cosiddetto boat management): compri la barca a un prezzo di listino scontato, la metti a reddito guadagnando con il noleggio e nel tempo ti rifai dell’acquisto., dimenticandoti di burocrazia e manutenzioni. Tu usi la barca nel periodo concordato con la società, e sei tranquillo (sopra, un Lagoon 51, che puoi acquistare con un programma di gestione presso dealer come NSS Charter o Spartivento).


Focus / 2 – Mercato delle barche. Come cambiano

Come cambia il mondo delle barche? Quali sono le tendenze progettuali del momento e la clamorosa evoluzione dei servizi post-vendita

Club degli armatori, app, servizio post vendita

La parola chiave è “fidelizzazione”. Chi compra una barca sta comprando anche un’esperienza e chi lo ha capito ha fatto bingo. Sono sempre di più i cantieri che organizzano eventi e rendez-vous per i loro armatori. Swan lo fa dal 1984, ma avere una “Cup” che raduni le imbarcazioni dello stesso brand oggi è fondamentale: Grand Soleil, Solaris, Ice solo per citare alcuni.

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Questo vale anche per le “piccole”: il caso più eclatante è RS. L’RS21 (foto sopra) in Italia ha un ricco calendario di classe (cinque eventi nel 2022), a cui puoi partecipare sia con la tua barca che noleggiandone una. Un altro modo per fare “club” è… digitale. Beneteau e Jeanneau hanno lanciato Seanapps, con cui non solo monitori la barca ma, proprio come accade nel mondo dell’automobile, programmi la manutenzione, le scadenze, puoi condividere nel “cloud” con gli altri armatori la tua posizione e i tuoi consigli. Ma non è finita qui: se compri la barca… ti insegno ad andarci. Questo servizio post-vendita viene offerto da molti cantieri (Solaris attraverso il ricenditore Race Nautica, ad esempio, oppure Cantiere Del Pardo) per aiutare gli armatori a familiarizzare subito con le barche.

Da crociera a sportiva basta che sia comoda

Come cataloghiamo, oggi, le barche? Parlando in termini tradizionali sono cruiser (crociera), fast cruiser (crociera veloce/sportiva, anche per regate di club), bluewater (adatte a lunghe navigazionicon misure da 15 m in su). Ma le barche, proprio come nel mondo delle auto, si ibridano declinandosi in modelli “crossover” (nella foto sotto, la “gran turismo” del mare, l’Elan GT6).

Con un unico comune denominatore: più spazio. Soprattutto da quando si è capito che un conto è la carena (opera viva) stretta e un conto è l’opera morta (larga). Una tendenza arrivata prima nel mondo delle barche a motore, con i “walkaround” e che adesso anche la vela ha fatto sua.

Quando 70 piedi sono una barca di serie

Se fino a qualche anno fa le barche di serie venivano costruite sino ad una dimensione di massimo 55/60 piedi), oggi non è più così. Su dimensioni più importanti, anche oltre i 70 piedi, si vedono barche che sono sì uniche, in quanto personalizzabili a piacimento, ma che costituiscono delle vere e proprie mini-serie.

E’ il caso delle barche “premium” all’italiana come Advanced, Ice, Grand Soleil, Ice, Solaris (sopra, il nuovo 74), Mylius. Poi ci sono i grandi cantieri francesi che “unicizzano” barche di serie (Jeanneau 65, Dufour 61…) rendendole semicustom.

La rivincita dei catamarani, una casa che naviga

L’esplosione dei catamarani non è solo legata al fenomeno del noleggio. Il catamarano è diventato la tipologia di barca “doc” per chi vuole vivere comodo come in una casa sul mare. Anzi, una villa sul mare visti gli spazi, interni ed esterni, che i due scafi sono in grado di garantire, flybridge compreso. Al giorno d’oggi (al netto dei tempi d’attesa per la consegna del nuovo) c’è un mondo intero da scoprire per chi si affaccia al mercato dei catamarani.

I “colossi” (Fountaine Pajot, Lagoon, Bali) propongono modelli di ogni misura, da 11 a 20 metri: si tratta solo di scegliere la “casa” della misura che interessa. Volete catamarani più sportivi? Vi vengono in aiuto marchi come Excess o C-Catamarans. Li volete “alla francese”, per navigare lungo e veloce? Outremer e i trimarani Neel fanno al caso vostro. Nella foto sopra, l’Aura 51 di Fountaine Pajot.

Continuavano a chiamarlo pozzetto…sbagliando

Un tempo la forma del pozzetto “giustificava” il suo nome. Era chiuso, “scavato”, con il solo obiettivo di riparare l’equipaggio in navigazione. Oggi non è più così e non ha più senso chiamarlo pozzetto perché è una vera e propria terrazza sul mare, aperta (molto spesso sullo stesso livello della coperta), dove vivere anche e soprattutto quando la barca è ferma in una baia.

Magari approfittando anche della plancia di poppa che estende lo spazio vivibile in modo impensabile rispetto a qualche anno fa. Nella foto a sopra, il “pozzetto” del First 53.

Non ci sono ai saloni ma le piccole esistono!

Al Salone di Genova sono venute varie persone al nostro stand lamentando di non trovare barche piccole tra quelle esposte. Non esiste mercato al di sotto dei 9 metri? Tutt’altro, ma non lo vedi alle fiere.

Basta aver voglia di cercare tra derive (RS Sailing è il maggior produttore al mondo, ne ha per tutti i gusti), piccole sportboat (First 14, First 18, J/70, il già citato RS21…) o daysailer (Saffier, B Yachts, Esse Boats, De Cesari, Tofinou…) e trovare la “piccola” giusta per assaporare il contatto con l’acqua e il piacere di andare a vela (spendendo meno rispetto a un cabinato). Non dimentichiamoci che il parco nautico navigante è per il 90% fatto di barche sotto ai 10 metri! Nella foto sopra, un piccolo grande daysailer: il Saffier SC 6.50 Cruise.

A cura di Luca Oriani ed Eugenio Ruocco

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