Giancarlo Lodigiani: “Così faremo rivivere le barche IOR che hanno fatto la storia”

IOR
Alassio, 1979. Il Brava in strapoggia, il suo armatore Pasquale Landolfi che è mezzo sott’acqua e guarda stralunato il fotografo che riprende la scena: è un giovane di Como, tale Carlo Borlenghi. Il Brava è una delle icone del periodo IOR. Barche mitiche che il neopresidente AIVE Giancarlo Lodigiani vuol far riscoprire

Giancarlo Lodigiani, da poco presidente dell’AIVE, ha le idee chiare su come rivitalizzare il mondo delle vele d’epoca e classiche. Ci piace molto uno dei suoi obiettivi programmatici, ovvero far rivivere gli IOR, i protagonisti di una stagione velica indimenticabile negli anni ’70 e dei primi anni ’80. Come? Definendo una nuova categoria: i “Classic IOR”.

Abbiamo chiesto a sua sorella Francesca, esperta regatante e giornalista, di intervistarlo per noi e di farsi raccontare la sua ricetta per allargare gli orizzonti delle “vele d’epoca” (le virgolette sono d’obbligo) e per avvicinare i giovani a questo splendido – e a volte dimenticato – mondo. Un’intervista che si trasforma in una lezione di cultura nautica…

Francesca Lodigiani intervista Giancarlo Lodigiani

Curiosa esperienza intervistare il proprio fratello. Oltretutto di 7 anni più giovane. Per certi versi simile, per altri diverso. In comune una grande passione: il mare vissuto a vela. L’ idea, venuta alla redazione del Giornale della Vela. Lodigiani vs Lodigiani. Begli amici! Scherzi a parte tutto nasce a Cagliari in attesa del varo dell’LEQ12 di Luna Rossa, il prototipo dalla sorprendente livrea optical nero, bianco e rosso. Uno di quei momenti in cui si chiacchiera e si rievoca con il direttore Luca Oriani. Da lì il discorso su mio fratello, da poco Presidente dell’AIVE – Associazione Italiana Vele d’Epoca, che con il suo Consiglio, insieme al CIM (Comité International de la Méditerranée, ndr: il suo vicepresidente è italiano, ve ne abbiamo parlato qui), vuol far rivivere gli IOR, i protagonisti di una stagione velica per molti indimenticabile.

giancarlo lodigiani IOR
Giancarlo Lodigiani. Foto di Paolo Amodei

Nato a Milano da genitori genovesi, 61 anni, segno zodiacale Toro, mio fratello Giancarlo (che a seconda delle ere geologiche e delle latitudini è noto anche come Giampi, Gianca o Gianchi…..) è sposato con Georgia da più di 30 anni e ha 2 figlie. Subito dopo la laurea in Economia e Commercio, conquistata col massimo dei voti e il valore aggiunto di far la tesi con Federico Caffè (famoso economista italiano), ha trascorso un lungo periodo a Londra nella City dove sono nate Irene e Giulia, spesso suo equipaggio.

Giancarlo vive a Roma – è CFO di un gruppo alberghiero – ma appena può va a vedere come sta Voscià, l’amata yawl Sparkman & Stephens varata da Sangermani nel 1959, comprata e restaurata nel 2006 il cui re-incontro è un bel gioco di destino e coincidenze. Ma ci ritorneremo in un prossimo articolo. Adesso è il momento di parlare della sua ricetta per dare nuova linfa al mondo delle vele d’epoca.

– Il bilancio dei primi 10 mesi da Presidente AIVE?

“Senz’altro molto positivo. L’Aive non è una “one man band”. L’uomo solo al comando non funziona, vince invece la squadra unita e motivata. Posso contare su un Consiglio Direttivo propositivo e collaborativo – siamo molto uniti – e sulla collaborazione di una persona speciale, Gigi Rolandi (figlio di Carlo Rolandi storico presidente della Federazione Italiana Vela, ndr), il Segretario Generale, che mi dà una grandissima mano facendo funzionare l’Aive concretamente.

Grazie a sua moglie Ariella Cattai, grande velista di Monfalcone ed esperta di informatica, abbiamo rifatto anche il nostro sito con le magnifiche foto di Franco Pace, rendendolo più funzionale e vivace. L’Aive è il “sindacato degli armatori”. La nostra priorità è di assicurare che gli armatori possano godersi le loro barche con soddisfazione e divertendosi.

Con Gigi ci siamo impegnati da inizio anno, facendo anzitutto il giro dei circoli velici che organizzano le nostre regate per rinsaldare i rapporti e abbiamo intensificato i rapporti con la FIV, dopo la pandemia era necessario e opportuno. A fine aprile, d’intesa con YCI e FIV abbiamo rinnovato il Consiglio del CIM inserendo diverse persone italiane sia nel nuovo Consiglio, che nelle diverse commissioni: oggi l’Italia è presente e ben rappresentata all’interno del CIM.

Abbiamo parlato con decine di armatori per ascoltare e capire cosa fare per arrestare la diminuzione di soci riscontrata negli ultimi anni, in particolare dopo la pandemia. Abbiamo partecipato a quasi tutti i raduni del Tirreno e a molti di quelli in Adriatico: è stato un tour de force, ma oltre che divertente, era necessario per farci un’idea dello stato delle cose.

Grazie allo YCI, che ci ha messo a disposizione un locale, abbiamo potuto riunire il nostro archivio storico, che era sparso in diversi luoghi, e abbiamo rimesso a posto la biblioteca all’interno della biblioteca dello YCI, intitolandola al mitico segretario generale di molti anni, Luigi Lang.

Abbiamo fatto un accordo con la LNI, per avvicinare giovani al nostro mondo e per cooperare su temi di cultura. Abbiamo fatto un accordo con My-matchrace.com per facilitare il contatto tra armatori in cerca di equipaggio e giovani velisti desiderosi di imbarcarsi sulle nostre belle barche. Abbiamo identificato alcuni problemi e soprattutto soluzioni.

Una delle soluzioni, dopo aver notato quante barche d’epoca fossero sparite dai campi di regata, è stata quella di suddividere le barche d’epoca in classi più omogenee, ad esempio separando le barche d’epoca nate per le regate, leggere e velocissime come i NY 30 o i 12 metri S.I., da quelle ben più pesanti e lente nate per la crociera, meno veloci. Se il numero di iscritti è sufficiente, dividere barche d’epoca in “cruisers” e “racers” assicurerà regate che daranno più soddisfazione agli armatori dei cruiser. Abbiamo provato a Imperia e Viareggio, e funziona.

Stiamo lavorando anche per rendere le categorie e la suddivisione in classi più omogenee. Fermo restando la capacità del sistema di stazza CIM di rendere possibile il confronto in tempo compensato tra barche diverse tra loro, molti armatori ci hanno detto che non si divertono affatto se vedono l’avversario solo in partenza e poi a causa delle prestazioni molto diverse, ognuno fa la regata per conto suo.

Molti lamentano che nella categoria classici si mischiano barche con prestazioni troppo diverse: i RORC anni 50 e fino al 65, con i RORC post 65, e gli IOR dal 70 in poi.

Il 1965 è una anno importante: Dick Carter ha rivoluzionato il mondo delle regate con il suo storico Rabbit, e ha iniziato il trend di progettare le barche cercando di “ottimizzarle”, in modo da avere rating più competitivi. Prima di Carter infatti il progettista disegnava la barca in modo che fosse veloce e sicura, “seaworthy” come diceva Olin Stephens. Poi la si stazzava e se ne scopriva il rating.

Con Carter si è iniziato a ottimizzare le barche in funzione della formula di stazza, cercando i buchi nel regolamento e sfruttandoli il più possibile.

Oggi nella categoria “classici” abbiamo barche tranquille, barche da regata ottimizzate per il RORC, e da fine anni 60 barche da regata ottimizzate per lo IOR: Sciarrelli ha disegnato la sua prima barca ottimizzata per lo IOR, Astarte II, varata nel 1969. Ecco, queste barche diversissime tra loro per prestazioni, forma e peso oggi sono tutte nella stessa categoria, non sembra la cosa giusta da fare, e la logica conseguenza è stata che diversi armatori, non divertendosi più, hanno abbandonato i raduni. Questa non è una cosa bella e per questo ci siamo impegnati per risolvere la situazione cercando di avere categorie e classi più omogenee.

Molti sono anche i “mugugni” sull’assegnazione dei rating, in particolare per quel che riguarda i coefficienti discrezionali. Perciò abbiamo creato un Comitato Tecnico e di stazza e rivisto la modalità di assegnazione dei coefficienti discrezionali e dei rating, proprio per dare una risposta concreta ai problemi rilevati”.

– Programmi e obiettivi?

“Far aumentare il numero di soci e delle persone che si appassionano e apprezzano le nostre belle barche, in particolare i giovani. Coordinare il calendario degli eventi per facilitare la partecipazione.

Occuparsi non solo di regate ma anche di cultura, intesa come diffusione di informazioni sulla storia e le tradizioni della nautica, con bollettini, mail ai soci, mostre fotografiche, iniziative editoriali. Abbiamo istituito il comitato cultura proprio per seguire questi aspetti, non secondari. Per fortuna tra i nostri soci e socie ci sono persone piene di idee ed energia, qualcuno è addirittura vulcanico. Con le loro idee e il loro aiuto sono sicuro realizzeremo delle belle cose.

Rappresentare gli armatori nel confronto con i circoli, le autorità e gli sponsor che organizzano i raduni.

Quando un armatore delle nostre barche decide di partecipare a un raduno o a una regata, deve essere molto motivato per decidere di fare il notevole sforzo, anche economico, di preparare la barca, mettere insieme un equipaggio, organizzare trasferimenti, alloggio dell’equipaggio, ristoranti, cambusa e quant’altro necessario per portare la sua barca a un raduno.

Cosa spinge un armatore a farlo? Anzitutto il campo di regata con le condizioni di vento giuste. Poi che le regate siano ben organizzate, e che ci vadano anche gli amici armatori con cui divertirsi e stare bene.

I gadget offerti dallo sponsor, la cena di gala e il bicchiere di champagne alla premiazione, possono far piacere, ma non sono sicuramente ciò che fa decidere all’armatore a quale dei raduni partecipare. Ecco, questo è uno dei ruoli dell’Aive”.

– Il progetto IOR: perché, come e quando.

“Ragionando sulle date che definiscono se una barca sia d’epoca o storica, date fissate ormai 40 anni fa quando fu fondata l’Aive, ci siamo resi conto che occorre aggiornarle, perché quello che 40 anni fa era moderno, per un giovane di oggi è diventato storico. Siamo diventati “storici” e con i capelli banchi anche noi, che negli anni 70 eravamo bambini.

Stiamo definendo una nuova categoria: i “Classic IOR”, le barche degli anni 70 e prima parte degli anni 80, quelle delle Ton Cup (Mini, Half, One e Two) e delle squadre italiane all’Admirals’ Cup e alla Sardinia Cup. Penso a Mandrake, a Brava ai tanti scafi mitici di allora.

Pensiamo ai one-off e ai prototipi, anche a quelli in vetroresina perché è ora di abbattere questo tabù, naturalmente solo per la categoria “Classic IOR”: gli epoca e i classici saranno sempre solo quelli in legno o metallo.

Queste barche IOR hanno fatto la storia. Pensiamo vadano riscoperte, che a molti piacerebbe vederle ritornare sui campi di regata, e che si darebbe una seconda vita a barche troppo spesso abbandonate nei cantieri, barche in vetroresina che altrimenti creerebbero problemi di smaltimento. Sarebbe bello “allungare” la vita di queste barche.

Gli anni 70/80 sono stati gloriosi per la vela in Italia. La magnifica avventura di Azzurra, le creazioni dei tanti architetti, italiani e non, che hanno fatto la storia a iniziare dal “papà” di Azzurra Andrea Vallicelli.

Lo IOR è in qualche modo un “personaggio in cerca di autore”, nel senso che i nostalgici di quei tempi straordinari sono tanti e le barche, essendo in vetroresina, anche se sono abbandonate in cantiere da anni, si possono rimettere in ordine in tempi molto più rapidi e con costi minori rispetto alle barche in legno.

Parlando con gli amici Beppe Zaoli e Umberto Zocca di Montelupo che hanno organizzato lo IOR revival a Sanremo, e ragionando sulle Half Ton Cup in Tirreno, mi sono reso conto che la singola regata attira, ma funziona fino a un certo punto, mentre se ci fosse un circuito IOR la motivazione a rimettere a posto uno IOR per fare una serie di regate, e rivedere vecchi amici, oggi, appunto, con i capelli grigi, sarebbe molto maggiore. Come AIVE un circuito con un nutrito calendario di raduni lo abbiamo già. Abbiamo parlato con i circoli che li organizzano proponendo di aggiungere praticamente a costo zero una categoria, i Classic IOR. Tutti hanno aderito con entusiasmo.

A questo punto il futuro circuito Classic IOR potenzialmente esiste già, occorre solo farlo sapere in modo che gli armatori possano preparare barca, vele ed equipaggio per il 2023 e il gioco è fatto”.

Francesca Lodigiani

 


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