Addio Giuseppe Carnevali, l’uomo che inventò il chartplotter
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Se ne è andato dopo una lunga malattia a 78 anni Giuseppe Carnevali, ingegnere, imprenditore e velista. Fondatore di Navionics, con il suo chartplotter ha rivoluzionato il nostro modo di navigare rendendolo più facile e sicuro.
Dietro al nostro modo di navigare, nei piccoli gesti che facciamo in modo automatico quando siamo a bordo, dobbiamo sempre pensare che ci sono storie di grandi uomini e di idee geniali. Un genio a suo modo lo è stato anche Giuseppe Carnevali, ingegnere e fondatore di Navionics, che è scomparso a Camaiore (Lu) lo scorso 18 novembre a 75 anni dopo una lunga malattia. A lui noi tutti amanti del mare dobbiamo una cosa non da poco: l’invenzione della cartografia elettronica.
Se da anni infatti a bordo delle nostre barche teniamo sotto controllo la rotta senza squadrette e compasso, ma semplicemente consultando lo schermo illuminato di un chartplotter cartografico, è merito dell’intuizione di questo talentuoso signore, il primo a sfruttare il segnale satellitare per localizzare la posizione di una barca. Era il 1984 quando Carnevali lanciò sul mercato il Geonav, il primo plotter cartografico che all’epoca era ancora una sorta di grossa scatola con tastiera esterna. Poi arrivarono dispositivi elettronici sempre più piccoli, precisi e sofisticati. Ma la sua innovazione è stata epocale nella storia della navigazione e tra i prestigiosi premi gli valse anche l’Innovator Lifetime Achievement Award della National Marine Manufacturers Association (NMMA).
Fondò Navionics ispirandosi a James Bond
Ingegnere navale e meccanico, esperto velista, pilota di elicotteri e piccoli aerei, appassionato di filosofia e politica, Carnevali nel 2007 abbandonò la produzione dei plotter per dedicarsi interamente alla cartografia elettronica. E la sua azienda Navionics in pochi anni è diventata leader del mercato.
L’aveva fondata a Viareggio sull’onda di un’intuizione che gli ispirò il famoso film “Goldfinger” con James Bond. In particolare lo aveva colpito una scena in cui l’agente segreto britannico visualizza i suoi nemici su una mappa elettronica: una fantasia cinematografica di lì a breve Carnevali tradusse in realtà con uso immediato e diffusione capillare in ogni mare del mondo.
Le sue carte più precise dell’istituto Idrografico
Per avere un’idea dell’importanza di Navionics all’epoca di Carnevali basti pensare che l’azienda impiegava 400 persone tra Italia, Stati Uniti, Estonia e India. Migliaia di barche si registravano su quella piattaforma e davano il loro contributo per la creazione e l’aggiornamento di carte elettroniche sempre più sicure che sfruttavano l’intelligenza artificiale. Tanto che nel tempo le carte Navionics sono diventate più precise di quelle degli istituti idrografici. Per questo vennero impiegate dalla Marina degli Stati Uniti e dalle marine di molti altri paesi del mondo. Una bella rivincita per Carnevali visto che all’inizio dovette scontrarsi proprio con l’ottusità dei certi militari che giudicavano il suo chartplotter un’idea folle che non avrebbe mai preso piede.
Dopo la malattia, l’attività di filantropo
Poi nel 2017, a 68 anni, per Carnevali ci fu l’arrivo della malattia e la scelta di vendere l’azienda Navionics a Garmin. Fu in quell’anno che l’imprenditore decise di dedicarsi all’attività della Fondazione Carnevali insieme alla moglie Jacqueline. L’ente opera ancora oggi in India, Etiopia e Nepal aiutando centinaia di orfani e gestendo scuole per bambini poveri, seguendoli fino alla maggiore età. Fa bene all’anima pensare a un italiano come Giuseppe Carnevali, un uomo geniale e generoso, che fino alla fine ha aiutato gli altri a trovare la rotta, in mare e sulla terraferma.
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