A proposito del Passatore affondato alla Millevele di Genova…

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Passatore
Un Passatore, barca progettata nel 1971 da Finot e costruita dal Cantiere Nautico Sartini di Cervia, in legno lamellare. Il “Lazy”, la barca affondata a Genova durante la regata Millevele, era un Passatore come questo.

Sul numero di novembre del Giornale della Vela (ora in edicola e in digitale), a pag. 48, abbiamo pubblicato un articolo dal titolo infelice: “Occhio al compensato marino…” citando il caso di Lazy, il Passatore affondato alla Millevele di Genova. Nella descrizione dell’incidente, non entrando nel dettaglio del sistema costruttivo, abbiamo scritto che la costruzione dello scafo è in compensato marino.

passatore articolo
L’articolo pubblicato sul numero di novembre del GdV. La foto è quella primo prototipo di Passatore, in compensato marino e dotato di spigolo. Successivamente la tecnica costruttiva adottata fu quella del legno lamellare.

Invece i Passatore, escluso il prototipo (inserito in foto nell’articolo), sono costruiti con un sistema più robusto, in legno lamellare. Ben raccontato dalla nota che ci ha inviato la “Congrega del Passatore”, che riunisce gli armatori della barca progetto di Finot costruita dal Cantiere Nautico Sartini di Cervia. E che concordano con noi su un punto, espresso nell’articolo. Le barche in legno devono essere oggetto di costante manutenzione.


Come erano costruiti davvero i Passatore

Spett.le redazione,

in riferimento all’articolo pubblicato sul Giornale della Vela nel mese di novembre 2022, riguardante l’affondamento del Passatore “LAZY” nel corso della manifestazione “MILLEVELE” di Genova, come Congrega del Passatore, Asd che raccoglie gli armatori di questa storica barca, riteniamo opportuno intervenire per evidenziare alcune imprecisioni legate alla triste vicenda da Voi riportata, nel puro interesse della corretta divulgazione nel tempo dell’importante pagina di storia scritta proprio da questo tipo di imbarcazione.

Anzitutto riteniamo necessario specificare che il materiale di costruzione del Passatore, come di tutte le barche costruite dal Cantiere SARTINI di Cervia dal 1972 in avanti è legno “lamellare” e non compensato marino, come erroneamente riportato più volte nell’articolo.

passatore
Un Passatore in navigazione

Per quanto concettualmente i due materiali possano essere simili, il lamellare con cui veniva realizzato il Passatore era costituito da sottili fogli di mogano incrociati a 45° e incollati a caldo su un telaio predefinito fino al raggiungimento di uno spessore pari a 12mm. Tale procedimento permetteva di ottenere due semi-gusci che una volta assemblati costituivano uno scafo unico e solidale, per l’epoca rivoluzionario. E’ quindi inappropriato, parlare di “assi che si rompono” in quanto le “assi” sono presenti solo negli scafi in fasciame e non in quelli in lamellare.

Passatore, la corretta manutenzione

Condividiamo con Voi, certamente, la riflessione relativa all’età dei materiali, che nel caso del Passatore è di circa 50 anni. Tuttavia ricordiamo che la storia della nautica è costellata di meravigliosi racconti, anche contemporanei, di imbarcazioni anche più vecchie che navigano in tutta sicurezza.

E’ evidente che elemento fondamentale per barche di questa epoca è la corretta manutenzione. I nostri soci sono ben coscienti che una barca in legno deve essere oggetto di accurate ispezioni, da intensificarsi con l’avanzare dell’età.

Nello specifico caso del Lazy, lo sfortunato, triste episodio occorso a questa barca ci ha colpito profondamente anche perché si trattava di un esemplare particolarmente ben tenuto, rigorosamente custodito e oggetto di un recente e accurato restauro, a cui hanno fatto seguito le continue e puntuali manutenzioni necessarie. Affermiamo ciò conoscendo la perizia e la precisione dello sfortunato armatore.

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Un Passatore in navigazione

Cosa è accaduto al Passatore affondato?

Venendo all’evento specifico, l’armatore ci ha riportato che il 24 settembre il mare era mosso e il vento intorno ai 20 nodi: insomma nulla di preoccupante per un Passatore. L’unico pensiero quel giorno, era rivolto alle sofferenze del sartiame nelle ricadute dall’onda e non certo allo scafo. Quanto accaduto resta inspiegabile. L’armatore riferisce che la falla era lontana da prese a mare e va quindi escluso un loro cedimento.

Purtroppo la violenza con cui l’acqua è entrata a bordo ha impedito ogni indagine. Cos’è accaduto allora? Non è escluso neppure l’impatto con un ostacolo galleggiante; l’esperienza di chi frequenta quel mare è ricca di avvistamenti di pericolosi oggetti affioranti; ma tutto questo rientra nel campo delle ipotesi. Tuttavia, resta davvero difficile imputare la causa dell’affondamento semplicemente alla vetustà del lamellare. Aldilà di ogni considerazione, resta quindi l’amarezza per aver perso una barca della nostra flotta.

I Passatore navigano e sono più che solidi!

Il Passatore era e resta una barca solida, marina ed anche molto veloce. Nel 1992 il Passatore Attila compì la traversata oceanica da Fiumicino fino alle Piccole Antille, nel 2022 Beba IV un Passatore a noi associato si è distinto alla “Barcolana 54” giungendo 381esimo nella classifica generale e 13esimo nella sua classe crociera, in condizioni meteo marine quantomeno paragonabili a quelle della “Millevele” di Genova. La cosa potrà far anche sorridere, ma queste imprese sono segno sia di grande abilità dell’equipaggio, che di un’ottima qualità marina della barca, che permane a dispetto del tempo.

Ringraziamo fin d’ora la Redazione del vostro Giornale per il risalto che vorrà dare a questa nostra comunicazione, che ha il solo scopo di difendere la reputazione del Passatore, del suo Cantiere costruttore e, non ultima, quella del suo armatore, che tanto amore ha dimostrato per la sua barca!

La Congrega del Passatore ringrazia Andrea Foschini, direttore di “VELA E LEGNO” per la consulenza tecnica.

Roberto Valzania
(Presidente della Congrega del Passatore Asd)

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3 commenti su “A proposito del Passatore affondato alla Millevele di Genova…”

  1. Antonio Castellotti

    Sono armatore di una barca classica del 1973 completamente restaurata negli anni 2012/13 e manutenzionata in maniera direi impeccabile.
    Rilevo però che navigando con una barca d’epoca, bisognerebbe scendere a compromessi, ovvero evitare con mari e venti formati di regatare per non mettere troppo sotto stress le strutture, è un semplice discorso di resistenza a fatica o resilienza dei materiali e quindi rispetto del legno sul quale si naviga!!!!

    1. Elisa Sagramoso

      Buongiorno a tutti, mi chiamo Elisa Sagramoso e sono la figlia dell’ ingegnere Carlo Sagramoso, che è stato il primo armatore proprio del Passatore Lazy.
      Ricordo delle vacanze con tutta la famiglia ed alcuni amici, i miei fratelli Pierfrancesco e Gabriele hanno poi continuato con la passione per le barche a vela, ed ora persino io.
      Mi è dispiaciuta tanto questa notizia, penso al mio papà che ha amato questa barca davvero tanto. Ricordo che aveva fatto fare delle magliette per tutto l’equipaggio in colore blu scuro con la scritta Lazy ricamata in colore giallo che spiccava sul petto….. infine ricordo le foto dell’arrivo a Venezia con la Lazy, la mia famiglia al completo, fiera, felice ed orgogliosa.
      A leggere questo articolo mi è presa un po’ di tristezza, ma concordo sul fatto che era una grande barca per appassionati del mare e della vel. Addio Lazy, sei stata un’amica fedele.

  2. Roberto de Palo

    Da 11 anni sono un armatore di un bellissimo Passatore, Makò, numero 97, con cui faccio abitualmente navigazioni e che tengo regolarmente in ordine e controllato. Lo presi da un armatore che lo aveva abbandonato per diversi anni. Lo portai in cantiere, feci fare un refitting totale e, da allora, navigo per tutto l’Adriatico spesso in solitario, senza mai avere avuto problemi. Certamente lo tengo ben manutenuto, sartiame compreso, ed i problemi che si sono manifestati negli anni sono quelli tipici di ogni barca: cambiato sartiame, rifatta la linea d’asse (dopo 40 anni di onorato servizio della precedente (che mi pare doveroso per ogni barca, anche in VTR), ripreso delle verniciature della tuga non appena si intravede una rigatura (manutenzioni normali che, riibadisco, quando si presentano vanno fatte immediatamente su barche ben più moderne in VTR con la coperta in sandwich e che, se non fatte, causano problemi ben più gravi di quelli che, prudentemente, io cerco di prevenire), ma nulla più. L’interno è asciutto anche d’inverno.

    Ho preso 30 nodi di vento prendendo da solo (e senza pilota automatico) le mie mani di terzaroli, issato ed ammainato spi da solo fino a 15 nodi di aria e toccato 13 nodi di velocità sotto spi fumando tranquillamente il mio sigaro.
    Perché dubitare di questa meravigliosa creatura?

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