Alessandra Lauria: “Ero una food youtuber, ora sono chef di bordo”

Alessandra Lauria, youtuber e chef di bordo

Cosa succede quando uno chef abituato a cucinare solo a terra scopre la vela e comincia a lavorare su barche e catamarani da charter? L’esperienza di Alessandra Lauria, che dopo aver fondato una scuola di pasta online è salita a bordo e ci è rimasta tutta l’estate.

Alessandra Lauria, da youtuber a chef di bordo

Negli ultimi anni la cultura del buon cibo viene sempre più spesso associata a una dimensione di benessere più ampia che riguarda il nostro stesso stile di vita. Mangiare bene è ancora più appagante quando si fa una vita sana, ci si tiene in forma, si vive il più possibile all’aria aperta. Per questo il mare e la navigazione a vela possono essere il contesto ideale per dedicarsi anche ai piaceri della tavola. E questo non vuol dire per forza scendere a terra e gustare i piatti proposti da ristoranti e trattorie marinare sparse lungo la costa.

Oggi la vera tendenza è la cucina fai-da-te e sotto questo aspetto le barche moderne hanno spazi funzionali e attrezzati per vivere al meglio l’esperienza di cucinarsi pietanze prelibate e manicaretti appetitosi. Se poi non si è capaci, si può sempre invitare uno chef a bordo e farsi preparare i propri piatti preferiti o, perché no, farsi addirittura insegnare l’arte della cucina.

Cucinare a bordo è faticoso, ma il mare ripaga

Un po’ come è successo ad Alessandra Lauria, un’intraprendente ragazza siciliana di 36 anni appassionata di gastronomia che dopo aver fondato una scuola di pasta online che si chiama “The Pasta Studio”, la scorsa estate ha scoperto il mondo della vela come perfetto laboratorio per unire la sua passione gastronomica all’amore per la natura e lo stile di vita sano.

Per lei abituata a lavorare come chef solo sulla terraferma per realizzare cene personalizzate e video tutorial gastronomici su Instagram, Tik-Tok e You Tube, la vita a bordo di due catamarani impegnati nel charter internazionale è stata un’esperienza di lavoro emozionante, durissima ma anche molto appagante. E con qualche piacevole sorpresa…

– Alessandra, raccontaci brevemente chi sei e cosa fai nella vita…

“Mi definisco un’imprenditrice del cibo itinerante. Da sempre infatti adoro l’arte di cucinare trasmessami da mia nonna e così diversi anni fa ho deciso di farne una professione. Dopo avere ottenuto il titolo di Pastaio Artigiano a Padova, durante la Pandemia ho fondato una scuola di pasta online che si chiama “The Pasta Studio”. A parte la scuola online che ha corsi pre-registrati, quindi le persone possono apprendere quando e dove vogliono, il mio lavoro consiste nel cucinare in posti speciali, organizzare eventi, dare lezioni di cucina e realizzare contenuti on line per promuovere la cultura gastronomica italiana e straniera. Sono itinerante perché ho lasciato la Sicilia tanti anni fa per vivere a Londra e svolgo il mio lavoro prevalentemente in lingua inglese in modo da fare arrivare a chiunque il “Made in Italy” a tavola: pasta “home made” naturalmente, ma anche molto altro, puntando sulla località, stagionalità e quello che è realmente sano”.

– E come hai pensato di abbinare il tuo lavoro alla navigazione a vela?

“Intanto sono nata sul mare, a Licata, quindi il legame con l’ambiente marino è in qualche modo dentro di me. In realtà però l’idea concreta mi è venuta tramite un caro amico skipper che mi raccontava del suo lavoro. A un certo punto gli ho espresso il desiderio di creare eventi a sfondo nautico e cucinare anche a bordo di barche. Così mi ha introdotto un po’ in questo ambiente a me del tutto sconosciuto e nel giro di breve tempo ho ricevuto tantissime opportunità di lavoro. Dovevo solo scegliere dove e con chi salire a bordo”.

– Che tipo di imbarchi hai fatto e dove hai navigato?

“Ho iniziato lavorando a chiamata alle Eolie a bordo di un Lagoon Sixty 5. Poi, convinta a farmi tutta la stagione, mi sono trasferita a Salerno su un Bali 5.4 per conto di una società di charter siciliana. L’equipaggio era formato dal capitano, il marinaio e io come hostess e cuoca. La nostra base era Marina D’Arechi e navigavamo tra la Costiera Amalfitana e il Cilento. Ho esplorato tutti i borghi marinari della Costiera come Amalfi, Ravello, Positano, Capri, Sorrento e Nerano. Bellissimi ma un po’ congestionati in alta stagione.

Preferivo il Castello Aragonese dell’isola d’Ischia e il suo vino intenso oppure Procida con i suoi pasticciotti al limone e i suoi colori pittoreschi. Siamo stati anche in Cilento, un posto incantevole e ancora poco conosciuto con un mare limpido e pulito. Tornerei molto volentieri a Castellabate, Palinuro e Scario. Una volta abbiamo fatto anche la traversata da Salerno alle Eolie a tutta vela. Ricordo ancora le mie grida di gioia dopo aver visto i delfini”.

– Per una come te abituata a cucinare a terra, com’è farlo in barca?

“La cucina delle barche a vela è molto diversa da quella di casa, di un ristorante o di uno spazio allestito per un evento. Devo dire però di essere stata fortunata perché ho trovato cucine abbastanza attrezzate. Certo, si può sempre migliorare l‘uso degli spazi ridotti rendendoli più funzionali. Mi viene in mente per esempio il concetto di “smart homes”, ossia la possibilità di gestire in maniera automatica o da remoto impianti e dispositivi per risparmiare energia e garantire la sicurezza delle persone. Anche in barca funzionerebbe benissimo. A bordo è importante anche la qualità dell’attrezzatura di servizio. Per esempio, non dovrebbero esserci bicchieri di vetro, ma solo in materiale acrilico o plastica riciclata. Per non parlare della difficoltà nella gestione del frigo con l’enorme volume di liquidi tra acqua e bevande per le esigenze giornaliere. Però devo dire che ho amato tanto poter cucinare ogni giorno guardando il mare e in posti incantevoli”.

– C’è stato qualche momento difficile a bordo?

“Non posso dimenticare la mia prima sera a bordo del Lagoon. Il mare era mosso, non conoscevo la cucina e non sapevo come fosse sistemato il cibo. Avevo la nausea e mi veniva da rimettere. Ma non potevo fare altro che cucinare per sfamare un gruppo di sette americani. Con il capitano del secondo imbarco, invece, abbiamo concordato fin da subito orari e metodo di lavoro. Durante la navigazione non cucinavo, specialmente con mare formato. E poi dovevo applicare costantemente il principio del “KISS”, ossia Keep It Simple Stupid. L’idea era quella di preparare pietanze buone, semplici e veloci nel più veloce tempo possibile e senza troppo sforzo. Non sempre quindi mi era concessa la spaghettata perché a me piace risottare e servire con il mestolo piatto per piatto”.

– Come deve essere secondo te la cucina ideale in barca?

“Credo che debba essere semplice. Basta un bel piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino e tante buone insalate. Ma se si cucina per gli ospiti, l’ideale è avere un buon grill all’esterno. Non so quante volte ho grigliato verdure, saltato pesce e carne! Ma in piastra sui fornelli mi scioglievo dal caldo. Poi è bene avere un ottimo robot tipo il Bimby, così da preparare impasti veloci per pizze, pesti, zuppette calde e sorbetti. Sono utili anche un tostapane e uno spremi agrumi: per la mia cucina utilizzavo 3-4 kg di limone a settimana! Servono anche barattoli trasparenti per spezie e frutta secca, la macchinetta del caffé, una buona lavastoviglie e almeno un frigo grande, uno piccolo e due freezers. Il ghiaccio non deve mai mancare! Per quanto riguarda l’organizzazione, mi sarebbe piaciuto preparare in anticipo delle conserve e dei fermentati per completare i piatti, invece di farle al momento o utilizzare quelle del supermercato”.

– Quale era il menù previsto per l’equipaggio?”

“Variava ogni settimana. Ricevevo una scheda di preferenze dal capitano la settimana prima e su quella impostavo il menù e facevo l’ordine della spesa. Questa arrivava la mattina del sabato, quando i vecchi ospiti sbarcavano e preparavamo la barca per il gruppo successivo. Essendo al mare, la richiesta più comune per l’equipaggio era pesce e frutti di mare. Il mio menù prevedeva comunque anche pasti vegetariani, se non addirittura vegani, come per esempio il riso Venere condito con una caponatina di verdure, hummus di vario tipo e crudité”.

– Ti lasciavano spazio creativo in cucina?

“Assolutamente sì. Come chef di bordo Avevo un menù e delle ricette che ripetevo ogni settimana per motivi organizzativi, ma non sempre era lo stesso perché dipendeva da quello che desiderava l’equipaggio durante la giornata. Di solito comunicavo la mia idea dei pasti e poi mi confrontavo con gli ospiti e con il capitano, specialmente se pensavano di pranzare o cenare a terra.

– Per organizzare la cambusa come procedevi?

“Organizzavo tutto io, comprese le bevande, i vini e gli alcolici. Nella mia cucina utilizzo molto gli alimenti freschi, quindi dopo aver fatto uno schema di menù e conoscendo il numero di persone che aspettavamo a bordo, mi regolavo con le quantità. La cambusa doveva bastare più o meno per tutta la settimana. Poi se qualcosa veniva a mancare, si comprava nelle isole. Per esempio, per gli ospiti americani un frigo pieno di uova non sarebbe bastato! Ne compravo almeno 7-8 confezioni. Se poi veniva richiesto qualcosa di specifico, lo si acquistava successivamente. La mia preoccupazione era di sprecare il meno possibile. Sono un’ambientalista convinta e quel poco che rimaneva della cambusa, lo davo o alle donne delle pulizie o ai nostri vicini, una volta terminata la settimana. Diciamo che lo spreco, lo smistamento ben fatto dei rifiuti e i prodotti eco da utilizzare in barca era la mia “predica” giornaliera all’equipaggio. Per dire, se il Tetrapak aveva il beccuccio in plastica, io lo differenziavo!”.

chef bordo

– Ci sono state delle richieste bizzarre o divertenti da parte dell’equipaggio?

“Devo dire che le richieste più strane erano più per i cocktails che per il cibo. Certo, mi è capitato di avere persone che mangiavano “gluten free” e una volta, dopo aver preparato il ceviche, ossia del pesce crudo in tipico stile peruviano, ho dovuto accendere nuovamente i fornelli e preparare degli gnocchi perché avevano dimenticato di comunicarmi che non mangiavano il crudo. Per il resto, il ketchup come accompagnamento alle uova strapazzate può essere inserito tra le richieste bizzarre?”.

– Partecipavi anche ai turni di guardia, per esempio alle manovre o alla pulizia della barca?

“Come chef di bordo non avevo dei turni di guardia stabiliti, ma quando si levava il vento, puntualmente mi svegliavo. Come mi svegliavo per qualsiasi altro rumore strano. Una volta ho dovuto cacciare dalla barca due estranei ubriachi che per curiosità, erano saliti in barca mentre tutto l’equipaggio dormiva. Quanto alle pulizie della barca, non me ne occupavo io, ma ero comunque responsabile dello sporco in cucina e della “dining room”. Agli esterni della barca e a tutta la coperta ci pensava il marinaio”.

– Hai imparato a timonare o a fare un ancoraggio?

“Purtroppo non ho avuto tempo di imparare a condurre la barca, però ho portato il tender assieme al marinaio. Quel che mi premeva imparare erano i nodi principali e alcuni compiti del marinaio, quindi ho provato ad aiutare in tutto quel che riguarda l’ancoraggio, l’ormeggio in porto, il rassetto delle cime e l’apertura (e chiusura) delle vele. Mi piaceva molto tenere una cima in mano e fare i giri alla bitta”.

chef bordo

– Descrivici come era una tua giornata tipo a bordo

“La sveglia per lo chef di bordo era alle 6. Mentre sorgeva il sole dedicavo un po’ di tempo a me scrivendo il diario di bordo, ascoltando musica o facendo yoga. Dopodiché iniziavo a preparare la colazione per gli ospiti mettendo su la moka. A metà mattinata dopo avere rassettato la cucina riempivo il frigo di bevande e pianificavo il menù del pranzo. Molte volte capitava di andare ad acquistare qualcosa al volo, come il pane, le uova, la frutta o a prendere delle vongole fresche per la spaghettata, uno dei piatti più richiesti ed anche uno dei più apprezzati della settimana. Verso le 12 preparavo l’aperitivo e alle 13,30 servivo il pranzo. Quindi rassettavo di nuovo tutto e fino alle 18 ero a riposo. Prendevo il sole, nuotavo, etc. Verso le 18 ricominciavo con aperitivo e alle 20 servivo la cena. Solo verso le 23 circa riuscivo a rilassarmi con un bicchiere di vino e a mezzanotte a nanna”.

 – Cosa ti piace della vita in barca e cosa invece detesti?

“Ho amato quasi tutto della vita in barca. Il poter svegliarmi la mattina osservando l’alba e andare a dormire con il chiarore della luna. L’imprevedibilità del mare, la magia delle vele issate, imparare dove rompe un’onda. Dopodiché amo il mio lavoro di chef ed essere al servizio di persone provenienti da tutto il mondo, amo prendermi cura degli altri attraverso l’arte della mia cucina. Non amavo invece cambiare le lenzuola e mi è venuta un po’ di tachicardia durante una tempesta a Positano. Diciamo che è faticoso rimanere tranquilli con 60 nodi di vento e vedere tutta la cucina sotto sopra! Però alla fine ho amato anche quello. Ciò che veramente ho detestato è non trovare sempre i cassonetti con la differenziata all’interno dei porti, così come vedere altri armatori pulire la barca inquinando il mare. Si deve veramente fare qualcosa a riguardo, come utilizzare detersivi più naturali possibili. Io li andavo a comprare anche se costavano di più!”.

chef bordo

– Come è stato il rapporto con gli armatori e il resto dell’equipaggio?

“I rapporti in barca sono condizionati dagli spazi ristretti, dalle mansioni e le responsabilità di ciascuno, dal rapporto di gerarchia. Tutto questo può pesare parecchio a chi non ci è abituato. Come chef di bordo ho avuto comandanti rigorosi, ma anche generosi che mi hanno trasmesso la cultura del mare e della navigazione. Uno degli skipper scherzando mi diceva: “Non posso addossarti le colpe perché sei terrestre!”, però poi mi spiegava i termini marinareschi, la navigazione, le correnti, le costellazioni, i venti. È stato un apprendistato prezioso, e nobile per certi versi. In alcuni casi mi spiegavano come il lavoro in barca deve essere dosato e ottimizzato per non arrivare distrutti a fine stagione. A volte il cibo che preparavo a loro sembrava fin troppo sofisticato e sfizioso, ma a me piace cucinare sempre al meglio. Spesso i clienti venivano a dirmi di nascosto del capitano “Tu sei la persona più importante dell’equipaggio. Noi amiamo mangiare bene!” Dopodiché anche a bordo a livello professionale i rapporti migliori sono quelli fondati sul rispetto e la fiducia reciproci”.

– Cosa ti aspetta nei prossimi mesi?

“Non c’è ancora niente di definito, ma voglio assolutamente mettere a frutto l’esperienza che ho fatto in barca. Intanto studio per conseguire diversi attestati marittimi. Poi voglio iscrivermi alla Gente di Mare per mettermi in regola e accedere a nuove occasioni di imbarco per offrire esperienze personalizzate della mia cucina a bordo. Ma soprattutto sui miei canali vorrei proporre nuovi contenuti dedicati proprio al benessere in mare, raccontando l’importanza del saper vivere in barca e rimanere completamente appagati. Mi piacerebbe trasmettere la cultura del cibo anche attraverso lezioni di cucina a bordo. Sono convinta che mangiare bene è una parte importante della nostra vita, sulla terraferma, ma soprattutto in mare, dove la vita scorre ancora più intensamente”.

 

 

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19 commenti su “Alessandra Lauria: “Ero una food youtuber, ora sono chef di bordo””

      1. Simpatica Laura e chi come te vuole intraprendere questa carriera, devo fare alcune correzioni. Dato che non hai ancora l’iscrizione alla gente di mare e le abilitazioni STCW commerciali (non lo direi in giro che sei stata imbarcata come shef/hostess, suppongo invece imbarco alla pari…) Forse non sai che le navi e imbarcazioni da diporto adibite a noleggio o locazione che hanno home port in Italia sono soggette alle stesse regole dei B&B e alla HACCP.

        1. Quindi monoporzioni per la colazione, escluse preparazioni con uova crude (che hanno anche il brutto difetto di rompersi) assolutamente NO a “conserve e pre-preparazioni fatte da te” o altrove in locali non autorizzati. Per quello su fb ti suggerivo prodotti horeca e limitare la lista della spesa al supermercato degli ospiti al fresco locale per i giorni di navigazione, alla marca preferita di pasta e scatolame ed al beverage.

  1. Senza togliere nulla a Laura, anzi complimenti per la sua intraprendenza e le capacita di crearsi del lavoro, Certo è che ben diverso e’ cucinare a bordo di un monoscafo solo con fornelli a gas e senza generatore dal cucinare in un catamarano con grandi spazi, corrente 220v e attrezzattura elettrica ( tostapane, bimbi, microonde, icemaker ecc….) con condizioni identiche a quelli di un ottima cucina di casa, se non di un piccolo ristorante. Eppure non ci crederete ma a bordo del mio monoscafo in questi anni abbiamo fatto un po’ di tutto con grande aprezzamemto degli ospiti!
    P.s. Laura se vorrai cucinare a bordo di una barca a vela sei la benvenuta a bordo!

    1. Ma grazie Mario! Si, comunque posso solo immaginare… credo che dopo aver cucinato per un principe della Arabia Saudita in un festival nel deserto ed in qualsiasi spazio a Londra, mi manca solo la vela! Contattami per email su info@alessandralauria.com

  2. Mi spiace anche disilludere la tua idea di “cucina smart” che non troverai nemmeno sullo yacht di Briatore… Troverai sempre cucine basculanti e un frigo da 40 litri (già un minibar in quadrato o in pozzetto per le bevande è LUSSO) e fare i conti con batterie da 200 A. Il tuo amico skipper che ti ha imbarcato alla pari avrà avuto simpatia a non rimproverarti per tutta quella roba che attaccavi alla presa 220 V

    1. La mia era solo un’idea per far pensare… il mio Capitano non era un amico, ma una persona con quasi 15 anni d’esperienza e mi teneva ad occhio anche sulle batterie, fidati!

  3. Quindi non spacciarti per “chef di bordo” che non lo sei ancora e non scrivere cavolate. Un mozzo che mi fa rischiare multe per la HACCP e mi scarica la batteria per una spaghettata, la scarico al primo porto!

    1. Hahah credo che tu debba sapere aspettare le risposte dall’interessato prima di giungere a conclusioni. Sono con titoli e non ho mai scaricato una batteria proprio per questo adottavo il metodo K.I.S.S.! Ho sicuramente strada da fare e c’e’ sempre da imparare ed io sono pronta a farlo. Grazie per esserti preso del tempo per scrivere commenti. Buona serata, Alessandra 😉 PS: se vedi il mio lavoro sui social, non diresti tutto questo.

      1. Aspè, non ho detto che non sai cucinare, ci mancherebbe. È che farlo su uno yacht di proprietà parziale e farlo su uno yacht commerciale con SERVIZIO di colazione e “ristorazione galleggiante” (scusa la pignoleria ma tanto è alle normative) Sono cose diverse. Come pure, per tua ammissione, senza STCW commerciali, gli imbarchi che hai fatto erano alla pari sotto la responsabilità dello skipper, le autocertificazioni le firmava lui. Spero ci siamo chiariti. Detto questo, rimane valido il concetto che meno tempo stai “ai fornelli” meglio è per te e l’economia della barca, devi pensare come se stessi gestendo un B&B

  4. Se poi avrai occasione di fare imbarchi su motonavi e maxi, ti troverai pure a dover gestire una dieta per l’equipaggio tenendo conto dei turni ed un menù per gli ospiti (internazionale o continentale) come un hotel.

    1. Da ultimo, e chiudo, considera anche che, con acqua dissalata microfiltrata, devi compensare i minerali e gli elettroliti. Insomma, dimentica la ristorazione a terra.

  5. Quindi, fai mente locale che il tuo riferimento è il Regolamento n. 852/2004/CE, che offri un servizio di Boat & Breakfast + extra.

    1. Tornando alla spesa. Una linea horeca ti da diversi vantaggi. Il primo è economico, come sai, più margine oppure offerta migliore per gli ospiti che spendono meno di cambusa dalla cassa comune. Il secondo, la gestione dei rifiuti, i formati grandi sono meglio dei prodotti per 4 del supermercato. Il terzo, ovviamente, la gestione dello spazio in cambusa, ho fatto riferimento generico alle “referenze fuori frigo”, certo non ti suggerisco i primi pronti, ma per esempio le basi precotte (riso, cereali, quinoa ecc.) ti fanno risparmiare mezz’ora di lavoro e di propano (o corrente). Stesso discorso i preparati per forno od i concentrati per succhi, è una stupidaggine ma li scrivi in un gavone e non ti impicciano. Ecc. Ecc., Sei del mestiere, fai banqueting, ci siamo capiti. Ci sono anche linee per la nautica che ti forniscono tutto, dalla cambusa alla biancheria ai prodotti igiene biodegradabili, con notevole risparmio se la società di charter ha un magazzino al posto barca.

  6. L’obbiettivo dell’armatore, quindi il tuo, deve essere un badget di € 3,00 a testa per la colazione e € 20 a persona alla settimana per lenzuola e biancheria; aperitivi e cene extra.

    1. …e per “colazione” si intende International o Continental, il pasto principale con ogni ben di Dio per affrontare la navigazione fino a sera che non torni a spadellare in rada o all’ormeggio.

      1. … quindi oltre a soddisfare il palato, devi fare “educazione alimentare” agli ospiti e badare al profitto dell’armatore.

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