C’è un italiano ai vertici della vela d’epoca internazionale. Ecco chi è

francesco foppiano
Francesco Foppiano è il nuovo vicepresidente del CIM. E’ un grandissimo appassionato delle barche d’epoca

Durante lo scorso aprile ci sono state le nomine delle nuove cariche del CIM – Comité International de la Méditerranée, nel consiglio è stato eletto con la carica di Vicepresidente anche l’italiano Francesco Foppiano. Il CIM è un ente internazionale che vede la sua fondazione nel lontano 1926, fu voluto dalle nazioni mediterranee per organizzare, regolare ed armonizzare le regate d’altura nel Mediterraneo.

Dalla fine degli anni ’90 è stato scelto per rappresentare a livello internazionale il mondo delle vele d’epoca e da allora ne organizza il circuito, ne ha creato ed affinato la regola di stazza e grazie alla sua attività mantiene vivo l’immenso patrimonio costituito dagli yachts d’epoca. Ha sede nel Principato di Monaco e al momento ne fanno parte Spagna, Francia, Monaco, Italia, Grecia ed a partire dal 2023 anche Malta.

Quindi non ci resta che chiedere a Francesco Foppiano come è arrivato a questa importante carica e quale è la sua visione per il futuro del CIM.

La nostra intervista a Francesco Foppiano

Francesco, come hai iniziato nella vela e come sei arrivato alle barche d’epoca?

Ho iniziato come tanti da bambino sugli Optimist, poi 420 ed Europa ma capii sin da ragazzino che era un mondo che non mi apparteneva del tutto in quanto ero più affascinato dal concetto “barca” piuttosto che dalla competitività. Da bambino mi appassionai subito alle barche d’epoca, erano qualcosa di estremamente affascinante per me, così iniziai a navigare su barche d’epoca grazie alla STA-I (Sail Training Association Italia ndr), era la fine degli anni 90 e stavo diventando maggiorenne (Francesco è del 1981 ndr) e lì scoccò subito la scintilla.

Nel 1999 Acquistai la mia prima barca d’epoca che restaurai tutta da me, un glorioso Flying Dutchman in legno del 1968. In quegli anni diventai anche Socio dello Yacht Club Italiano e cominciai a leggere tutto il possibile sulle barche d’epoca. Nel 2000 partecipai alla mia prima edizione delle vele d’epoca di Imperia, ero al timone dello Sloop di 32 piedi, il San Marco, insieme ad un equipaggio interamente STA-I composto da due cari amici e compagni di scuola, in 3 non arrivavamo a 60 anni complessivi ed io ero il più vecchio, finimmo proprio immortalati sulle vostre pagine come equipaggio più giovane di quel raduno e probabilmente di sempre. Fu una esperienza fantastica.

Poi hai continuato a regatare?

Oramai le barche d’epoca erano diventate la mia vita, mi mantenevo all’università facendo il rigger su barche d’epoca fra cui varie golette auriche ed il Tirrenia II, barca dell’allora presidente di AIVE e con quella feci altre regate di quegli anni. Ma la tappa più importante fu nel 2002 quando acquistai la mia prima barca d’epoca di dimensioni tali da poter partecipare al circuito di barche d’epoca, un Folkboat degli anni ’60 che restaurai completamente da me e che ribattezzai “Boadicea”.

Fu proprio con Boadicea che da appena 21 enne partecipai come orgoglioso armatore e ovviamente skipper alla edizione del 2002 di Imperia, anche qui con un equipaggio STA-I composto da allievi tutti più giovani di me. Poi partecipai anche negli anni seguenti ma poi il lavoro mi tolse il tempo per continuare.

Quindi ti sei dimenticato delle barche d’epoca?

Assolutamente no. Anche se nel frattempo lavorai, mi sposai e misi su famiglia, la barca d’epoca in legno lasciò il posto ad una altrettanto vecchia ma di vetroresina e mi concentrai principalmente sul discorso culturale. In questi anni collezionai e lessi avidamente tutti i libri possibili sulle barche d’epoca ed una decina di anni fa mi chiamarono da Ingegneria Nautica e Design Navale e Nautico di La Spezia, polo universitario unico nel suo genere in Europa, per tenere dei corsi sulla storia della nautica e sul restauro delle barche d’epoca.

Attualmente sono diventato professore a contratto ed insegno “evoluzione tecnica delle imbarcazioni da diporto” nei corsi di laurea magistrale, cercando il più possibile di seminare l’amore per le barche d’epoca nella nuova generazione di yacht designer ed ingegneri. Questo è un ruolo che mi ha dato molta soddisfazione in quanto vedere quanto possano appassionarsi i giovani a queste vecchie barche è alquanto emozionante.

Sei nuovo al mondo delle associazioni di barche?

Direi di no, nel 2015 fondai American Classic Yacht Association con lo scopo di promuovere e tutelare le imbarcazioni di origine a stelle e strisce, poi nel 2019 fui uno dei principali ideatori nonché uno dei fondatori della Federazione Italiana Barche Storiche – FIBaS, ovvero la prima federazione italiana delle associazioni di barche d’epoca, associazione che oggi ha federato direi l’80% del mondo della tradizione del mare e della nautica in Italia. Nel primo triennio ho occupato la carica di Segretario, ora sono consigliere e membro del comitato scientifico.

Inoltre sono il responsabile della biblioteca dello Yacht Club Italiano che per quantità e qualità è unica nel suo genere in Italia così come mi occupo dello YCI Heritage, divisione epoca del Club più antico d’Italia. Sono socio anche di AIVE, di ASDEC e di ARIE ed è grazie a questa mia trasversalità che lo Yacht Club Italiano, AIVE e FIV (che sono i tre soci italiani del CIM ndr) hanno deciso di presentarmi come candidato unico per l’ufficio di presidenza del CIM e ringrazio le figure dei loro rispettivi presidenti Gerolamo Bianchi, Giancarlo Lodigiani e Francesco Ettorre, in quanto senza la loro fiducia non ci sarei mai arrivato.

Insieme a me nel CIM è stato eletto come consigliere anche Gigi Rolandi, Segretario Generale di AIVE , un vero scienziato e figlio del mitico Carlo Rolandi, siamo noi due i rappresentanti italiani e sono molto onorato di essere con lui.

Direi che sei giovane per un ruolo così, come ti sei posto inizialmente con gli altri componenti del CIM?

La mia candidatura era stata inizialmente auspicata dal presidente uscente, l’ammiraglio francese Yves Lagane, il quale aveva ipotizzato una figura giovane che desse un segno di innovazione. Prima delle elezioni il CIM era abbastanza diviso fra innovatori e conservatori, il mio ruolo è stato quello di unire le due sponde e gettare le basi per un consiglio unito e senza rivalità.

La presidenza e la segreteria sono andate così ai francesi Frédéric Berthoz e Renaud Godhard della AFYT, poi le due vicepresidenze sono andate rispettivamente all’Italia con me e alla Spagna con Andrés de Léon. Monaco ha avuto il Tesoriere con Thierry Leret.

Personalmente sono estremamente soddisfatto del team, tutte persone estremamente competenti e valide sia sul piano umano che su quello tecnico. Sono il più giovane mai entrato nel consiglio e sin da subito ho detto che il mio sforzo si sarebbe concentrato sui piani culturali e comunicativi, nonché mi sarei adoperato per innovare.

Quindi sono questi ultimi i tuoi ruoli all’interno del CIM?

Assolutamente si, il CIM è diviso in 4 commissioni ed a me è andata la presidenza della commissione Comunicazione, Cultura, Relazioni ed Innovazione (CCRI). Per quanto riguarda la parte di comunicazione, sarà fondamentale far conoscere il più possibile il CIM ed il grande operato che ha svolto negli ultimi 25 anni del suo secolo di storia. Così come sarà importante iniziare a tessere relazioni anche con altre realtà che possono essere vicine per settore o per ideali a quelli nostri.

Vedo un programma ambizioso con al centro un mix di cultura ed innovazione, non sono due parole che potrebbero stridere fra loro?

Penso che la cultura sia l’elemento trainante principale, è l’amore per la storia e la tradizione che porta a regatare su barche che oggi sono anche ultracentenarie. Quello che vorrei è che la componente culturale sia sempre più importante. Questo grazie a mostre a tema, iniziative come il voto del pubblico alla barca più bella e concorsi di eleganza, così il pubblico, molto più numeroso in questo tipo di manifestazioni che in altre con barche moderne, potrà essere coinvolto attivamente e diventare protagonista dell’evento.

Grazie a questo avremo una differente consapevolezza del valore culturale che il patrimonio nautico ricopre, un patrimonio unico che deve essere tutelato e preservato, altrimenti andrà facilmente perso. Poi il tema dell’innovazione è altrettanto importante, ad oggi il CIM si occupa solo di barche a Vela, io ho proposto che in alcuni eventi si possa estendere l’invito anche a selezionate barche a motore d’epoca come avviene con successo già da anni a Monaco.

Quando gli elementi storici e culturali sono così predominanti, non vi è distinzione fra vela e motore, bisognerà solo far competere le due diverse tipologie in modi diversi. Recentemente a Cannes mi sono incontrato con Raffaele Chiulli, Presidente della UIM – Union International Motonautique, proprio per parlare di motonautica storica e la sintonia è stata assoluta, presto si vedranno grandi cose come prove di regolarità per quelle a motore e si dovranno fare dei concorsi di eleganza che vadano a premiare quelle restaurate in maniera più conforme alle origini e quelle conservate meglio.

Auspico che il CIM diventi un ente internazionale di riferimento per tutta la nautica d’epoca, esiste da quasi 100 anni e da quasi 25 si occupa di ciò.Infine auspico un gemellaggio fra il mondo del motorismo storico e quello delle barche d’epoca, mondi molto simili i cui appassionati potrebbero contagiarsi a vicenda. Per il mondo delle barche d’epoca è essenziale trovare nuovi appassionati che decidano di esserne futuri custodi, i proprietari di auto d’epoca sono quelli che probabilmente meglio si potranno prestare, quindi bisognerà organizzare dei raduni che facciano conoscere i due mondi, concorsi di eleganza combinati fra auto e barche così come esposizioni e raduni.

Proprio in Questa ottica, Il CIM ha nominato il famosissimo collezionista italiano di Auto d’epoca Corrado Lopresto (fra i più importanti al mondo, ndr) come ambasciatore della nautica d’epoca fra gli appassionati di motorismo storico.

Un’ottima visione per un prospero futuro del mondo della nautica classica, hai altre idee?

Alcune altre mie idee sono sempre state un po’ osteggiate da chi ha molti più anni di me. Faccio un esempio, attualmente sono ammesse al circuito nella categoria delle classiche solo le barche progettate prima del 1975, vuol dire un lustro prima che io nascessi.

Io, percependole in modo relativo, le avverto come molto datate e auspicherei che anche barche più giovani possano partecipare, ma altri che hanno il doppio dei miei anni, le percepiscono come moderne perché quando costruite, loro avevano la mia età di ora.

Penso che le date per l’ammissibilità andrebbero riviste e mi sono già attivato all’interno del CIM affinché di discuta dell’istituzione di una nuova categoria denominata che possa dare una dignità storica a tante barche costruite durante l’epoca IOR, quindi a partire dal 1970, classe che a parer mio dovrebbe arrivare fino al 1980-83 circa.

Questo permetterebbe a molte barche di questa tipologia di guadagnare uno status di barca classica, però a patto che sia perfettamente restaurata, conservata e conforme a come era stata varata.

Io sono favorevole anche all’introduzione di barche in vetroresina purché prodotte in piccola serie, d’altronde la vetroresina ha rappresentato una tappa fondamentale dell’evoluzione tecnologica e non possiamo dimenticarcene o ancor peggio continuare a denigrarla.

Vi posso annunciare in assoluta anteprima che il Consiglio di amministrazione del CIM ha appena valutato positivamente l’introduzione della categoria IOR Classic, categoria che racchiuderà le barche costruite fra il 1970 ed il 1983. Stiamo discutendo dei criteri di ammissione ma sicuramente verranno incluse anche quelle in vetroresina se perfette e costruite in piccola serie. Penso che sia una svolta epocale.

Quindi tu vedresti barche più moderne ed in vetroresina ai raduni di vele d’epoca?

Penso che i raduni dovranno essere in futuro diversificati, abbiamo molte manifestazioni di assoluta qualità che si differenziano solo per la posizione geografica o per il tipo di percorso. In futuro vedrei raduni uno diverso dall’altro e qualcuno dedicato a specifiche tipologie di barche.

Aumentando le tipologie di barche ammesse ci sarebbe lo spazio per creare nuovi raduni senza creare sovrapposizioni e senza togliere alcun prestigio a quelli già esistenti. Il mio sogno sarebbe quello di vedere una categoria dedicata alle barche classiche, ovvero con più di 40 anni (ma in perfette condizioni e mantenute come in origine), in tutte le regate che si disputano in Italia, questo sarebbe un modo per diffondere la nautica classica in tutta la penisola e dare a queste barche lo status che meritano.

Così si creerebbero moltissimi appassionati che un domani sogneranno di avere barche ancora più blasonate e porteranno avanti questa tradizione. Il mondo delle auto d’epoca docet, non troviamo Fiat 500 e 127 a Villa D’Este o alla Mille Miglia, ma ciò non toglie che queste auto non si possano definire storiche e che siano la base del motorismo storico, quella base che è indispensabile a creare nuovi appassionati ed a riempire raduni in tutta Italia. Quindi ad ogni barca, il proprio raduno, sperando che se ne creino sempre di più.

Un programma molto ambizioso e ed innovativo, non ci resta che augurarti buon vento!

Vi ringrazio, questo è per me un compito molto importante, una vera missione. Se non riusciremo a coinvolgere la nuova generazione, il patrimonio delle barche d’epoca andrà perso in al massimo un paio di decenni.

Bisogna mettere da parte preconcetti e dogmi ed operare per coinvolgere più appassionati possibile. Con le Automobili d’epoca il successo è andato oltre ogni più rosea aspettativa, speriamo che avvenga questo miracolo anche per le barche.

Un eventuale successo sarà grazie anche il vostro impegno nel raccontare questo mondo. Da troppi anni in Italia manca una stampa specializzata nelle barche d’epoca, auspico che a breve una testata giornalistica come la vostra possa dedicare sempre più spazio all’interno del vostro giornale, o perché no, dedicargli addirittura una edizione ad hoc…

Luigi Magliari Galante

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1 commento su “C’è un italiano ai vertici della vela d’epoca internazionale. Ecco chi è”

  1. CONGRATULATIONS FRANCESCO!  Your commitment to historical / vintage / classic boats touches my heart — you’re such an inspiration!  And your passion to invite the next generation to be collectors of yachts the way that classic automobiles are collected is brilliant! The historical / vintage /classic boating world comes alive because of you, Francesco. I’m sorry I couldn’t join you at the event, but I look forward to joining you next time!

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