Buon vento Luca. E grazie di essere stato Luca Bontempelli

Luca Bontempelli
Luca Bontempelli (foto tratta dal profilo Facebook di Luna Rossa)

Luca Bontempelli è morto a 61 anni dopo una lotta di sette mesi con un tumore al cervello. Se ne è andato, troppo presto, uno dei migliori giornalisti di vela italiana.

Luca, livornese di famiglia elbana, uomo di grande cultura, non solo ha scritto (anche per il Giornale della Vela) pagine indimenticabili, non solo è l’uomo del “che bella la vela”, motto divenuto celebre durante le dirette su Telemontecarlo da Auckland all’America’s Cup del 2000 (e poi su La7), ma è stato, in primis, velista di razza.

Campione mondiale sui 12 m Stazza Internazionale nel 1984, aveva corso la Louis Vuitton Cup 1985/86 su Italia dello Yacht Club Italiano di Genova e partecipato alle selezioni olimpiche del 1987/88 sul Soling, giusto per citare due importanti “step” nella sua carriera. Poi migliaia di articoli, spesso al vetriolo, scritti senza guardare in faccia nessuno, libri. L’ultimo, monumentale, L’invenzione della Regata. Una vera e propria enciclopedia delle competizioni veliche che Bontempelli aveva scritto (e autopubblicato) dopo anni di ricerche e studi.

Come definire Luca Bontempelli? Non ci sono parole, era unico. Era, semplicemente, Luca Bontempelli.

Ecco il ricordo del direttore del Giornale della Vela Luca Oriani sull’esordio di Luca Bontempelli al GdV.

L’esordio di Luca Bontempelli al Giornale della Vela

Erano gli anni ‘70. Il GdV appena nato cercava giovani collaboratori che sapessero andare a vela. Se poi sapevano scrivere decentemente, meglio.

Il nostro redattore Luigi Ciccarone ci segnala un suo amico elbano.

“Bravo in barca lo è di sicuro, a scrivere dovete vedere voi”. Detto e fatto, questo Luca Bontempelli viene convocato a Milano, appuntamento dal direttore Mario Oriani che di giornalismo se ne intendeva. E anche di vela. Tutta la redazione fa finta di lavorare, in realtà non aspetta altro che arrivi Bontempelli.

Che però non arriva. Buca completamente l’orario dell’appuntamento. Dopo una mezz’oretta arriva una telefonata: Bontempelli ha forato con la sua 127 gialla. Sta arrivando. Il direttore Mario Oriani si innervosisce.

E se è di cattivo umore per i collaboratori spesso sono guai. Passa un’altra mezz’ora e Luca Bontempelli arriva trafelato. Mario Oriani con voce tonante lo convoca nel suo ufficio che sembra quello del comandante degli ammutinati del Bounty.

“Bontempelli, ho poco tempo fammi vedere cosa hai scritto”. Bontempelli era stato imbeccato, estrae un pezzo di carta scritto con la macchina da scrivere. Oriani lo prende, inforca gli occhiali e inizia a leggere. Silenzio di tomba in redazione.

Sino a quando l’imponente direttore si alza, prende Bontempelli per la spalla e lo porta verso una scrivania vuota. “Siediti qui Luca. E comincia a scrivermi un pezzo sul fenomeno del Laser. Per domattina”.

Lo sconosciuto Luca Bontempelli aveva passato l’esame del temibile direttore. E non erano molti a farcela.

Pochi anni dopo Luca era la punta di diamante dei giornalisti del Giornale della Vela. Memorabili le sue interviste senza peli sulla lingua. Perché Luca di peli sulla lingua non ne aveva. Mai. E scriveva sempre quello che pensava. Sempre scritto da Dio, talvolta opinabile. Qualche volta impubblicabile. Ma sempre originale e unico.

Ciao Luca.

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2 commenti su “Buon vento Luca. E grazie di essere stato Luca Bontempelli”

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